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martedì 29 ottobre 2024

Recensione: Figlia del temporale, di Valentina D'Urbano

Figlia del temporale, di Valentina D’Urbano. Mondadori, € 20, pp. 312|

L'amore, per Valentina D'Urbano, è una cosa seria. In un mondo editoriale in cui parlare di sentimenti è guardato con pregiudizio, lei osa storie di amori assoluti, totalizzanti, tragici. Questa volta, a oltre dieci anni dal suo esordio, ci porta nell'Albania degli anni Settanta, su un altopiano popolato da uomini col fucile e donne al focolare. C'è un valico proibito a separare l'Albania dal resto del mondo. È possibile sconfinare? L'autrice, che nell'insuperato Isola di Neve aveva inventato con dovizia di particolari la geografia di un'isola che non c'era, è chiamata a rievocare i rituali di un piccolo mondo antico con l'approccio documentaristico del cinema di Maura Delpero. Le descrizioni sono meticolose come non mai. I costumi albanesi ci si svelano nel loro fascino e nelle loro contraddizioni: si legge il futuro nei fondi di caffè, durante le nozze le spose vestono di rosso e gli sposi ricevono in dote una cartuccia di fucile, e qualche volta le donne possono sfuggire a un destino prestabilito rinunciando per sempre alla loro femminilità. Le chiamano vergini giurate. La protagonista, Hira, è una di loro. 

La natura la puoi nascondere, però non la puoi fermare.

Quand'è che una ragazza di città come lei, figlia di un comunista prezzolato, si è trasferita sulle Montagne Maledette? Perché si è rasata i capelli, si è trasferita in un tugurio e ha fatto suo un nome di lupo, un nome di maschio: Mael? Prima del rifiuto di essere sposa o madre, sono necessarie duecento pagine in cui la natura è la protagonista incontrastata: anche a discapito della trama. È lì, tra gelate, miseria e retate, che Hira si scopre attratta dal cugino Astrit: un ragazzo silenzioso come uno spettro, per il quale la montagna non ha segreti e il cui lessico sentimentale è fatto di morsi e grugniti, di tenerezza mista a ritrosia. Più trattenuta, D'Urbano fa sua la reticenza di un'altra cultura. L'intreccio si assottiglia, e si ha la sensazione che troppo sia stato riassunto in quarta di copertina. Lo sguardo, sempre riconoscibile, è fisso su un personaggio talmente forte che le sue scelte, a tratti, appaiono radicali, troppo repentine. Il tema delle vergini giurate, centrale in un bel film di Laura Bispuri, ha un potenziale non completamente sfruttato.

Anche le bestie a volte non sono capaci di stare da sole. 

Si sarebbe potuto parlare di rapporti di genere, perfino di omosessualità o disforia all'occorrenza. L'amore tra Hira e Astrit ricalca invece quello tra Alfredo e Beatrice, Celeste e Nadir, lasciando che l'aderenza ai precetti del Kanun diventi poco più che un espediente: il giuramento, infatti, è il mezzo per rendere ancora più ostacolato un amore già impossibile. Ma la natura, per fortuna, è inarrestabile. Anche quella umana. E il seno strepita, anche quando compresso nelle bende. E il sangue mestruale scorre, anche in calzoni maschili. Allo stesso modo appare contro natura arrestare il desiderio, in un romanzo in cui c'erano i prerequisiti per parlare più approfonditamente di dinamiche rimaste inedite.

Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Beyoncé - If I Were A Boy

giovedì 1 luglio 2021

Recensione: Tre gocce d'acqua, di Valentina D'Urbano

| Tre gocce d’acqua, di Valentina D’Urbano. Mondadori, € 19, pp. 372  |

Alla nascita l'hanno chiamata Celeste per via della sua pelle traslucida, pallidissima. Successivamente è stata ribattezzata Riccio di mare: da bambina, affetta da osteogenesi imperfetta, si è scoperta fragile e in balia della corrente. A suo fratello Pietro – più grande di una decina d'anni, figlio dello stesso padre ma di una madre diversa – la protagonista deve tutto, compreso il nome. Protetta da un esoscheletro di sarcasmo, isolata dal resto dei coetanei per scongiurare litigi, Celeste nutre un'adorazione viscerale verso il ragazzo, con cui condivide la camera e i dolori. Lui, ribelle e impegnato sin dall'adolescenza, giura di proteggerla da tutto. Ma le ossa di Celeste sono cave, come quelle degli uccelli, e basta poco a incrinarle: un salto di trenta centimetri dallo scivolo le rompe una gamba; colorare energicamente un disegno le spezza le dita. Cosa potrebbe accadere dall'incontro-scontro con Nadir – suo coetaneo, fratello di Pietro –, che nelle estati in piscina a Feudi gioca ad affogarla? Con gli occhi di colori diversi e il viso scavato dall'acne, spigoloso dentro e fuori, Nadir è una bestiaccia maleducata dai modi pericolosi: nella collisione fatale quei due potrebbero ammazzarsi; potrebbero amarsi.

Guardo i miei nove anni impressi sulla pellicola dalla macchina fotografica di Lucrezia. Ho un piede scalzo, i capelli scorciati male e un paio di pantaloncini di cotone rosa a righe bianche. Una serie di lividi scuri affiora sulle gambe nude, a guardarli da qui sembrano una costellazione. Dall’altra parte, Nadir tiene le braccia conserte. Ha un aspetto scontento, anonimo, antipatico, di ragazzino viziato. Proprio come me. In mezzo a noi c’è Pietro. Pietro che posa le mani sulle nostre spalle, come se fosse in procinto di stringerci a sé. In realtà stava cercando di separarci, di sedare l’ennesima zuffa, almeno il tempo necessario per scattare la foto. Lucrezia ci aveva sfiancati per farci mettere in posa, ma di sorridere proprio non se ne parlava. Era il 1994. Era la nostra prima vacanza tutti insieme. Non facemmo altro che litigare.

Vicenda lunga vent'anni a proposito di un triangolo viscoso e ossessivo che suscita invidia nelle persone tagliate fuori, che suona talora ambiguo, Tre gocce d'acqua è raccontato dall'unica donna dell'equazione: bloccata al quarto piano di un appartamento senza ascensore, imbottita di antidolorifici che poco servono contro le domande angosciose o i ricordi laceranti, una Celeste ormai adulta fa i conti con la misteriosa sparizione di quei fratelli giramondo. Zoppicante, ha fatto sempre fatica a stare al passo con le loro utopie reazionarie. A nove anni dal successo del Rumore dei tuoi passi, Valentina D'Urbano torna in libreria con un romanzo che sembra una versione più adulta del suo esordio. L'autrice è uscita sana e salva dalla Fortezza. Adesso ne sa di politica internazionale. È brava in biologia. Per nostra fortuna, non è diventata più educata. Porta con sé la lingua scabrosa che abbiamo imparato ad amare, i pensieri urticanti, le relazioni proibite. Porta con sé, immancabile, il crepacuore. Sai già che colpirà basso. Ma non sai come né quando. Farà male, e da lì la scelta precisa di centellinare le pagine conclusive; di rimandare il finale, prevedibilmente struggente, per paura che possa coglierti scomposto, brutto e inconsolabile, in lacrime, sul treno del ritorno.

Noi sappiamo cos’era Pietro, la materia insopprimibile e misteriosa che lo animava da dentro. È la nostra stessa radice.

Uniti a lei da una fedeltà simile al masochismo, questa volta la seguiamo in vacanza in Grecia – sono gli anni dell'università: danze, canne, alcol, follie – e, soprattutto, tra gli orrori della guerra civile in Siria. Pietro, single impenitente, ha imbracciato il kalashnikov e si è arruolato volontario per combattere in prima linea. Nadir, fotografo reduce da due divorzi, lo segue pur di fuggire dall'attrazione impossibile per Celeste. Fatto di distanze invalicabili, di angosciosi silenzi alla cornetta e di attese su attese, l'ultima D'Urbano ricorda i migliori Paolo Giordano e Margaret Mazzantini per la narrazione ad ampio respiro. È una storia d'amore e resistenza, di resistenza all'amore, in cui i martiri non muoiono. E gli amanti? Ci sono innumerevoli paradossi in questo romanzo, che è una storia di fuochi incrociati ma ha un altro elemento – l'acqua – nel titolo. Spetta infatti a Celeste, all'apparenza la più debole del trio, ergersi a custode dei fardelli di questa strana famiglia allargata. E spetta a una narratrice notoriamente spietata maneggiare il cuore e le ossa di una protagonista di vetro. Valentina D'Urbano è in ogni piede in fallo, in ogni scivolone, in ogni ecchimosi. È il punto di sutura che unisce insieme i lembi strappati di queste tre giovinezze perdute. Ma, a sorpresa, è anche la gommapiuma con cui incartare spigoli e pomelli affinché Celeste non si ferisca.

Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Vasco Brondi – Ci abbracciamo

mercoledì 6 marzo 2019

Recensione: Tu sei parte di me, di Bosco, Caboni, D'Urbano, Greco, Sànchez, Scotti, Sparaco

| Tu sei parte di me, di autrici varie. Garzanti, € 17, 90, pp. 192 |

Si chiama Isabella ma, per ironia della sorte, bella non è. Merito di una mamma come Virginia, ex stella del cinema, famosa per l'umorismo impietoso e l'allontanamento dalle scene – gli amanti celebri, i matrimoni falliti, il tentato suicidio. Vive a Roma, in una casa mausoleo, assieme una figlia che giudica votata alla mediocrità: badante di una capricciosa e inquietante Bette Davis, ormai cinquantenne, Isabella si domanda se sia troppo tardi per affrancarsi. Troppo, ancora, per sperare che in un momento d'insania – o forse di lucidità – quella genitrice spietata ci rivolga finalmente una parola gentile?
Barbara, donna d'affari, è seduta in una sala d'attesa: aspetta il verdetto del ginecologo di fiducia e medita intanto su come sarà il suo destino di mamma single. Meglio coinvolgerlo oppure lasciare da parte, un uomo poco propenso agli impegni a lungo termine? La gravidanza è una rivoluzione. Invita a ragionare sul peso dell'incomunicabilità: in una relazione sentimentale, nel ruolo futuro di genitore.

E continuerò a ripeterlo, perché il silenzio è una barriera inutile, mentre l'amore è complicità e condivisione.

Veronique, indossatrice lontana dalle passerelle, costringe la figlia Lenora a stringersi in una taglia 38: messa a stecchetto, costretta a realizzare i sogni di qualcun altro, l'adolescente risponde con rabbia e voracità ai dettami della mamma manipolatrice. La ribellione è abbuffarsi a piacimento, senza mai chiedere scusa; scegliere una taglia comoda, vestiti non più appariscenti, concedendosi un sorriso davanti al tavolo imbandito.
Cara e la piccola Vita, sole per un po', hanno aperto la porta alla gentilezza di Carlo: un uomo che sognava di diventare papà e di possedere una casa spaziosa, con un cedro in giardino. Davanti a una seconda gravidanza, al trasloco, Cara rimpiange i segni sul muro e la passata routine. Ne sentirà nostalgia? Non è possibile portare la vecchia casa con loro tre? La lezione, importantissima, arriverà da chi meno te lo aspetti.
È subdola, iperprotettiva, maniaca del controllo. Un altro esemplare di madre che desidera molto, forse troppo, per una figlia eppure senza particolari doti imprenditoriali. All'indomani del divorzio, come mantenere lo stesso stile di vita se non dandosi alla macchia, spingendosi fino all'omicidio a sangue freddo di una rivale sbucata da una soap opera latino-americana?
Da una commedia grottesca, con un finale dalle tinte sanguinolente, si passa poi alle contraddizioni e al fascino del profondo Sud Italia. A ruoli invertiti, questa volta, è una figlia a prendersi cura della mamma retrocessa al ruolo di bambina indifesa: la protagonista ha una colpa da farsi perdonare da Adua. Manipolata dal padre crudele, da bambina era stata artefice in prima persona della follia della madre: il suo gioco preferito, farla impazzire.
Un passeggino che sparisce al centro commerciale. Una donna in lacrime, sull'orlo di una crisi di nervi, troppo spossata dalle notti in bianco per stare sul chi va là: la paura di perderlo, all'improvviso, acuisce l'attaccamento naturale verso un neonato sentito a lungo come estraneo.

Bisognerebbe sempre avere un nome che corrisponda a ciò che siamo, altrimenti tutta la nostra vita diventa una bugia.

Sette autrici famosissime, sette racconti che oscillano dalla fiaba nera al dramma psicologico senza mai uscire fuori traccia: con l'avvicinarsi dell'otto marzo si parla infatti di mamme e figlie, di donne. Moderne, spregiudicate, verissime, rifiutano a sorpresa il politicamente corretto e si raccontano in pagine oneste, a volte perfino brutali, in cui ad appassionare sono soprattutto i rapporti al limite e i grandi soprusi: con il rischio stonino un po', così, i racconti più delicati. Ci sono le grandi conferme – Federica Bosco e Valentina D'Urbano –, le autrici che definitivamente non fanno per me – Cristina Caboni e Clara Sànchez –, le sorprese inattese – Carmela Scotti, con il racconto migliore – e firme amiche da cui era lecito aspettarsi qualcosa un po' di più – Evita Greco e Simona Sparaco. La lettura, varia ed emozionante, si è comunque rivelata superiore alle attese: attratto soltanto da un paio di nomi in copertina, con la convinzione che mi sarei limitato a piluccare le storie fra un romanzo e l'altro, ho scoperto nella raccolta Garzanti ben più che un semplice riempitivo infrasettimanale. Bensì capitoli di guerre civili, di prospettive agli antipodi, che aprono gli occhi e spesso atterriscono. Cosa significa essere scrittrici – mamme, figlie – oggi, con maggiore voce in capitolo sul lavoro, sul corpo, sulla volontà di vedersi o meno genitrici? Le protagoniste, intrappolate in rapporti di amore-odio, sono figlie dei nostri tempi. Rancorose, piene di dubbi ed errori, talora recidive, descrivono spietatamente gli effetti della gravidanza sul corpo e sulla psiche. Rabbia e tenerezza si compensano. I figli, infatti, sono un legame per la vita: un'eredità e un vincolo. A volte proteggono, altre tarpano le ali. Metastasi benevole cresciute tuo malgrado: inscindibili e dolorosissime parte di te.
Il mio voto: ★★★ +  
Il mio consiglio musicale: Fiorella Mannoia – Quello che le donne non dicono

sabato 29 dicembre 2018

[2018] Top 10: Le mie letture


10. The Outsider | Stephen King
Lo scriveva già Shakespeare: ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia. Nell'ultimo Stephen King ce n'è qualcuna in più.

9. Sotto il falò | Nickolas Butler
Lo scorso luglio ho salutato Butler fuori stagione. Aveva nel bagaglio a mano dieci storie, dieci ballate, che parlavano di paternità, amicizie al maschile, campagna contro città. È tornato a emozionarci sottovoce, così, con la malinconia che solo lui, Haruf e pochi altri cowboy romantici sanno suggerire. In pillole.

8. Dai tuoi occhi solamente | Francesca Diotallevi
Chi era Vivian Maier, la tata francese che dava false generalità, colleziona storie, fuggiva per la paura di essere abbandonata? Nella finzione letteraria a far breccia nella sua corazza sono le attenzioni della famiglia su cui veglia. In libreria, invece, l'arduo compito spetta a Francesca Diotallevi, qui alle prese con il più fascinoso e sfuggente dei suoi personaggi.

7. Se la strada potesse parlare | James Baldwin
Se la strada potesse parlare ti racconterebbe una storia bellissima già diventata film. Una favola d'amore e denuncia che, con la discrezione dei piccoli grandi classici, non diventa mai una celebrazione fine a se stessa del Black Power né un canonico dramma giudiziario. 

6. Vittoria | Barbara Fiorio
Un siamese, un po' di magia, il nome di Barbara in copertina. L'indispensabile, insomma, in una commedia sulla difficoltà di riprendersi in mano la vita, tra conti in rosso, cuori infranti e fotomanzia. Dentro, tutta la leggerezza del mondo e, a sorpresa, tanto di più. 

5. L'animale femmina | Emanuela Canepa
L'apprendistato di Rosita presso lo studio di Lepore, avvocato spregevole ma magnetico, dura il tempo di una prigionia e di un romanzo ambiguo. Quanto costa cara l'indipendenza, in un piccolo harem della Padova bene dove la parola resilienza è blasfema e il valore di una segretaria si giudica dai caffè che serve?

4. Salvare le ossa | Jesmyn Ward
Ritratto di famiglia con tempesta, come in un film di Hirokazu Kore'eda. Un padre, un pitbull, quattro fratelli contro la distruzione di un uragano che porta il nome di donna, in un microcosmo eppure declinato al maschile. Tutto è bellissimo, incantevole e terrificante come letto nelle recensioni venute prima della mia. Ho conosciuto i Batiste in ritardo, e adesso non me li scordo più.

3. Isola di Neve | Valentina D'Urbano
Siamo a Novembre: un'isola che non c'è. Siamo alla ricerca del concerto per violino di Andreas Von Borger: un musicista tedesco, in realtà, mai esistito. Eppure, sovrappensiero, ti viene da cercare su Google articoli che parlino di tutti loro. Solo per scoprire con un po' di amarezza e un po' di stupore che sono l'invenzione di una scrittrice forse qui al suo meglio.

2. Vincoli | Kent Haruf
Ritorni inaspettati in quel di Holt. Anche se non tutto è oro quel che luccica in campagne in cui l'eredità della terra, i legami di sangue ti vincolano vita natural durante. Quanto decoro però, quanta bellezza: a tal punto che ti viene da dire, Kent, grazie, mi fermo qui a leccarmi le ferite. Quasi quasi resto a Holt. 

1. Divorare il cielo | Paolo Giordano
Un grande romanzo o un romanzo grande? Nel dubbio, una straordinaria storia corale che contiene una generazione ribelle, perfino il cielo, grazie alla scrittura di un Giordano ufficialmente stanco della solitudine del suo primo successo. 


I PREMI COLLATERALI

Miglior thriller: Ellie all'improvviso Lisa Jewell
Miglior fantasy/distopico: Paesaggio con mano invisibile M.T. Anderson
Miglior young adult: Montpelier Parade Karl Geary
Miglior romanzo LGBT: Le ferite originali Eleonora C. Caruso 


Esordi memorabili: Guasti Giorgia Tribuiani
Graphic Novel, che scoperta: S. Gipi
Storie d'amore: Anonimo veneziano Giuseppe Berto
Romanzo kleenex: Eleanor Oliphant sta benissimo Gail Honeyman 


Memoir: Non mentirmi Philippe Besson
Tanto rumore per nulla: Vox Christina Dalcher
Guarda un po' chi si rivede (la sorpresa): Il sole è anche una stella Nicola Yoon
Be', dai, ci siamo visti (il flop): L'ultima volta che siamo stati bambini Fabio Bartolomei

sabato 15 settembre 2018

Recensione: Isola di Neve, di Valentina D'Urbano

| Isola di Neve, di Valentina D'Urbano. Longanesi, € 19,90, pp. 500 |

L'acqua ha fiuto, l'acqua ha storia, l'acqua ha memoria. Qualche volta prende e qualche volta dà. Al pari di un'autrice romana, qui alla sua sesta fatica, che non ci lascerebbe mai annegare. L'ultima Valentina D'Urbano me l'ha data in regalo l'alta marea. Tutte le onde, così, portano a Novembre attraverso la strada più corta. Si avvicinano progressivamente alle esalazioni di salsedine e marcescenza del porto, centro nevralgico di un paese alla deriva nel Mediterraneo che di pesca e vacanzieri riesce a sopravvivere. Si infrangono sul basalto della prigione di Santa Brigida, abbandonata a sé stessa più di mezzo secolo fa, fino a eroderlo implacabilmente. Leitmotiv sempiterno, sono appunto le onde a far veleggiare il peschereccio di Neve e la barca a motore di Manuel ed Edith: lei isolana ferma alla seconda elementare, loro visitatori incalzati dal giallo di un Guarnieri scomparso, sono separati in realtà da cinquant'anni di storia italiana e dall'ingombro di due generazioni. A ben vedere hanno gli stessi capelli biondi, gli occhi che cambiano colore così come cambia il tempo, la pelle riarsa. Stonano da morire su quello scoglio di gente piccola e nera. Forse, non avrebbero mai dovuto incrociare le loro reciproche rotte. Ma il caso vuole che in certi luoghi dell'anima, in certi romanzi ad ampio respiro, la serendipità sia un'incantevole presenza e il tempo soltanto una convenzione. C'erano una volta, negli anni immediatamente successivi al dopoguerra, una diciassettenne incompresa e l'ultimo prigioniero di un carcere fuori norma destinato di lì a poco a chiudere i battenti: l'adolescente si chiamava Neve ma si presentava con l'accrescitivo di Tempesta all'esimio criminale che proveniva dai bombardamenti di Dresda e la faceva innamorare suonando il violino come un diavolo, ma promettendole come un angelo custode un futuro insieme in una Roma da cartolina. Li aspettava, non troppo a sorpresa, l'oblio di un finale disperato; nel nuovo millennio, purtroppo, non c'è più nessuno che sappia di loro. Che si sono divisi teneramente tra le sbarre cioccolato dolce e amare verità, che si sono protetti pensandosi a vicenda quando il padre di Neve la pestava a sangue e un lume acceso non bastava a rischiarare la cella di Andreas Von Berger, compositore senza gloria.

Per un sacco di tempo ho pensato che prima o poi mi sarei ammazzata. Mi sarei buttata dalla scogliera. Adesso non lo penso più. Adesso non ho più tanta voglia di ammazzarmi. È meglio, è peggio, chi lo sa. So solo che adesso mi va di vivere.

Oggi, invece, in una stagione che scoraggia i vacanzieri, ci sono due figli degli anni Ottanta che si immaginano per un po' gli unici abitati di un'isola in stato di abbandono, gli ultimi amanti al mondo: Manuel fugge dal senso di colpa e, messo con le spalle al muro, si rifugia nella casa dei nonni Livia e Libero come un bambino bisognoso in cerca dei sapori e del conforto di un'infanzia sperperata troppo presto; la tedesca Edith, piercing dappertutto e qualche chilo in più, a quel ventottenne con i vestiti da vecchio fa la barba e prepara un'ottima carbonara. Si scaldano la notte, quando fuori soffia il maestrale, e insieme si imbucano alle feste in piazza. Lei si fida ciecamente di lui, anche se non dovrebbe. E insieme scoprono il pericolo e lo stupore dello scoprirsi compagni di avventure, in una caccia al tesoro spesso a confine con la ghost story. Che fine ha fatto il concerto per violino solo di Andreas, cos'è stato della giovane ribelle che rese degna di essere vissuta quel poco di vita che gli restava? Giuro che a metà lettura l'ho fatto, sì: ho cercato informazioni su Google, sovrappensiero, per scoprire amaramente che le isole di Novembre e Santa Brigida non esistono mica; che non potrò sentire un concerto di Von Berger perché non c'è stato nessun musicista con quel cognome. Com'è possibile, se ci sono stato in visita per cinque giorni? Com'è possibile, se io l'ho sentito suonare Vivaldi?

Se ami davvero qualcosa, la ami a tal punto da farti del male.

Valentina D'Urbano avvisa i naviganti. Inventa vite sott'acqua e scorci paesaggistici, ricordi che questa volta ingannano per quanto appaiono reali. Tiene lezioni di nuoto e di respiro a beneficio di personaggi che scelgono di restare lì, con un'isola che sembra una prigione e una prigione che sembra un'isola da spartirsi in due. Tralasciando i difetti evidenti nella caratterizzazione della vendicativa ex di Manuel, Greta, personaggio secondario tanto fuori posto da sembrarmi la comparsa di un indegno romanzo rosa, Isola di Neve approda per il resto dalle parti di Acquanera, il mio preferito: atmosfere cupe, apparizioni evanescenti e sogni impossibili, promontori ai confini della realtà come nella brughiera di Heatchliff. L'intensità e l'emozione sono assicurate. Valentina infatti parla sempre d'amore, e sempre in maniera diversa dalla precedenze. Come ci riesca, onestamente, non lo so. 
A spaziare nei generi pur conservando una riconoscibilissima coerenza di fondo. 
A sopravvivere ogni volta alle sue storie, che stremano il cuore. 
A rinunciare ai personaggi che ha messo al mondo e reso memorabili, con il rischio che dalla sua penna ne arrivino poi altri, magari nel romanzo subito successivo, a scalzarli in fretta dai ricordi. Noi lettori abbiamo una memoria da elefante, a volte, e profonda riconoscenza. Perché ai nomi indimenticabili di Alfredo, Vadim e Fortuna se ne affiancano semplicemente altri, senza rimpiazzarli né tradirli – incommensurabile la commozione per l'eponima Neve, che mi ha ricordato la straordinaria Lila di Elena Ferrante. E alla generosità emozionale dell'autrice non si può rispondere perciò che con altra generosità, di rimando, con il groppo in gola, soprattutto in un anno di letture che di rado mi hanno coinvolto altrettanto.

Tra molti anni, Neve, solo tu ti ricorderai di questa cosa. Sarà svanita nel nulla, sparita dalla memoria di tutti, ma non dalla tua. Un uomo ha bisogno di una cosa sola nella vita. Ha bisogno di qualcuno che continui costantemente a perdonarlo. E tu mi devi fare questo favore. Tu mi devi perdonare. Per tutta la vita, bambina.

Ci vogliono cinquecento pagine pienissime affinché si sciolgano i misteri di Neve, affinché si plachi la Tempesta su quel che resta di Santa Brigida, affinché si possa lasciare Novembre già nel mese di settembre. Nel bel mezzo di questi miracoli meteorologici e di questi giochi di parole, Valentina D'Urbano inventa i trascorsi di un musicista mai nato, e dunque mai morto, e uno scorcio di Mediterraneo che non troveresti sulle mappe. 
La biografia di un'isola pulsante, la geografia di un cuore a picco, che forse esistono davvero ma, come nella leggenda di una novella Atlantide, si nascondono negli abissi con le mareggiate. 
Per riaffiorare poi quando il mare letargico se ne va a dormire, congedati da bravo padrone di casa gli ospiti festanti e i turisti stranieri, lasciando sul bagnasciuga d'un tratto spoglio una storia bellissima in un messaggio in bottiglia e conchiglie parlanti. Accostane qualcuna all'orecchio, potresti sentirci rimbombare dentro gli schiaffi dei cavalloni e il suono dei violini. Potrebbero parlarti di tutti loro.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Elisa – The Waves

lunedì 29 agosto 2016

Recensione: Non aspettare la notte, di Valentina D'Urbano

Non ti innamori delle cose perfette, senza segni. Le cose perfette sono di tutti. Ti innamori delle zone d'ombra, delle crepe, delle storture che vedi e senti dentro, che ti appartengono. Ti innamori di chi è riuscito a sopravvivere.

Titolo: Non aspettare la notte
Autrice: Valentina D'Urbano
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 377
Prezzo: € 16,90
Sinossi: Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché Tommaso ha una malattia degenerativa agli occhi e sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...
                                                   La recensione
Le interiora aggrovigliate, gli arrovellamenti interiori, il senso d'amaro in fondo alla gola. Sensazioni familiari, con un'autrice come Valentina D'Urbano. Sanguigna e spietata. Una che scrive di pancia: pane al pane, vino al vino. Una che, a fine lettura, ti strema, nella testa e nel fisico. L'ho scoperta qualche estate fa, di questi tempi. E, nel ritardo imperdonabile, la felicità di avere qualche altro romanzo dei suoi da recuperare, ritornando sui miei passi. La felicità, o una specie: quella concessa da storie rabbiose, ruvide, vere. Senza pace. Non sono tagliato per la gioia eterna, si sa, e i libri sul comò assecondano stati d'animo a cui non si sfugge con una semplice alzata di spalle. Quelli di Valentina li ho letti in stato febbrile e son finiti in fretta; poi li ho aspettati, autunno dopo autunno. Nel mentre, sbocconcellavo le quarte di copertina, leggevo le interviste e le prime indiscrezioni, ingannavo l'attesa dedicandomi ad altro. Per poi mollare tutto – romanzi iniziati e subito riposti, gente, mondo – al trillo del postino. Quest'anno, la notte prima ho sentito il letto ballare; i telegiornali del mattino mi hanno spiegato perché. E l'arrivo del pacco da scartare, della posta, si è caricato di un altro significato. I libri, la sola cosa bella in una giornata passata col fiato trattenuto e la tivù che saltava impazzita da un canale all'altro, come se l'angoscia, poi, non fosse già abbastanza. Non aspettare la notte non ha fatto eccezione. Arrivato a destinazione, è stato un pensiero fisso e ricorrente per qualche giorno. Un ospite che ho accolto sulle lenzuola sfatte. E, all'ultima pagina, le sensazioni erano quelle lì, ormai ricorrenti. Ma cambiava il senso: il nodo da marinaio alle budella, il rumore dei pensieri, il gusto dell'amaro in agguato... Non aspettare la notte mi ha voluto pensieroso e incupito, stranamente silenzioso. Dentro, più combattuto che mai. Il mio dubbio, di solito, fa così: se la D'Urbano ferisce personaggi e lettori, allora com'è che le si vuole così bene? Questa volta, invece, mi chiedevo: perché questo patema d'animo, questo groppo giusto qui, se quello che provo non è struggimento? Pronto a farmi spezzare il cuore ancora, mi sono accorto che gli effetti erano simili, ma la causa scatenante era un'altra: le storie che non fai tue fino in fondo, infatti, frustrano e amareggiano. E alle cattive letture non dai peso, anzi: ti ci fai una bella risata su. Quelle che non metti a fuoco e ti sfugge il motivo, al contrario, ti fanno ricercare il bandolo della matassa: tornare sulle tue orme, in rewind, per sapere dove tu e i protagonisti, a un certo punto, vi siete persi di vista. Mando indietro veloce, e il sole estivo anticipa il buio del titolo: ci sono due ragazzi, vent'anni tondi tondi, che in un'estate degli anni Novanta s'innamorano a piccoli passi in un borgo della Toscana. 
Lei, ricca e in vacanza. Lui, cameriere povero in canna che da lì non si è mai schiodato. Anticipano la loro comparsa in paese un cappello scuro, a tesa larga, e l'assordante crescendo di un Ciao a pezzi. Le voci. Angelica ha un nome che è una presa in giro: sul corpo, un reticolo di cicatrici insanabili; in eredità, l'inferno di una madre suicida che ha cercato di trascinarsela appresso nel salto fatale. Veste a lutto, parla poco, e quando parla risponde a tono. Tommaso, alto e allampanato, i capelli come un cespuglio indomabile, è mezzo cieco, e rischia di diventarlo completamente: la sua diagnosi parla forte e chiaro. Si vedono – be', lui non la vede bene, perciò le scatta una foto con la Polaroid – e si fanno bene a vicenda. Male, infine, come succede quando vorresti proteggere l'altro dai tuoi demoni, dalle tuo prognosi, e per sbaglio lo calci via. Incurante, lì per lì, che l'amore è forte ma l'orgoglio di più, e che qualcuno potrebbe tenere a noi abbastanza da esaudire alla lettera i nostri desideri segreti. Anche se sono sbagliati. La formula è quella vincente: un grande amore, due protagonisti tormentati e cocciuti come muli, la tragedia che affiora. Quella scrittura di cui ti fidi, questa volta, si cimenta con un sottile cambiamento a cui, nonostante le quattrocento pagine, non ti abitui. Non ho preso bene le misure, io. Non ho considerato che, con i sentimenti in prima fila, Non aspettare la notte potesse non essere nelle mie corde. Ma non erano i sentimenti, forse, la benedizione e la rovina dei ragazzi della Fortezza? Alfredo e Beatrice, nelle loro palazzine occupate, non parlavano a lungo d'amore? 
Perché sui precedenti non si incollavano le etichette e le scusanti, quando quest'ultimo ha la stessa autrice, lo stesso editore, la stessa ispirazione, le stesse insidie? Ci ho pensato, mi sono dato ai confronti, ma alla resa dei conti non ho capito cosa questi Angelica e Tommaso, sfortunati e imperfetti, credibilissimi, avessero di sbagliato. La D'Urbano cambia, e mi ha trovato in un giorno in cui ero retrivo alle modifiche, distratto, e più sorridente e speranzosa, positiva, quasi non la riconoscevo nel traffico dell'ora di punta. Gli ambienti sono confortevoli e un po' polverosi, quelli dei luoghi di villeggiatura; il punto di vista è prevalentemente femminile, e io preferivo Tommaso ad Angelica; la dimensione corale, di solito così accentuata – Vadim e Alan chi se li scorda? -, rinuncia a qualche comprimario significativo per concentrarsi sui due. Se un amore assoluto è il cardine, non c'è trucco e non c'è inganno. Le maniglie non cigolano, il legno della struttura non cede e Valentina D'Urbano rende fruibile un dramma che, se non fosse stato per il suo nome in copertina, non avrei letto. E, forse, non ne avrei sentito la mancanza. Non pensavo mi si addicesse. Non pensavo le si addicesse. La voce da fumatrice si addolcisce, le parole pure. E mi è mancato il resto. Le ossa e i nervi. La bile che sale. Il graffio, qui attenuato: un raschio in sottofondo. Non aspettare la notte è più adolescenziale (ma io ho ventidue anni, mica duecento), lieto (ma ci sono giorni buoni anche per i disgraziati), a modo (ma, se il motorino non parte, parte in automatico la bestemmia). Eclatante nei gesti di bontà e romantico, come succede in quei film che, nel momento clou, strappano l'applauso. E' una notte meno cupa: artificiale. Non la si teme per davvero. Le serrande abbassate, le tende tese e del buio in sala, per una volta, poca paura. Nelle ombre, non si muovono i mostri dell'infanzia. Il vociare in platea te lo giura: finalmente, andrà bene. Il fascio di luce del proiettore picchia sullo schermo: sembra la fine del tunnel. Si vede sin da qui.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Le luci della centrale elettrica – Macbeth nella nebbia

giovedì 18 agosto 2016

Coming This Fall [2016] - Parte I

Buongiorno, amici lettori. Come state? Qui il caldo va e viene, i turisti ci soffieranno i parcheggi in centro fino a sabato sera e, ufficialmente, si inizia a studiare Storia Contemporanea. Oggi, in attesa che vi recensisca il mio primo e magnifico Genovesi, racchiudo in una carrellata divisa in due parti – al momento, almeno – le prossime uscite. Tra le cose buone dell'autunno, accanto a tè, maglioni e giornate uggiose, le case editrici che riaprono i battenti dopo il letargo delle ferie. Partiamo dai romanzi italiani e da quelli del mistero. Tornano D'Urbano, Gazzola, Bartolomei; De Carlo passa dalla fedele Bompiani alla Giunti; esordisce Carmela Scotti, e attira tanto, e l'amica blogger Lucrezia, dopo il successo di Te lo dico sottovoce, ci ha preso gusto a stare dall'altra parte. Attesissimi i membri della premiata ditta King – padre e figlio, ormai, si sfidano a colpi di genio e bestseller a cena -, il David Mitchell di Cloud Atlas che cede al fascino immenso del romanzo gotico, Federico Axat (che avevo intervistato qui, anni e anni fa) con una Longanesi che si spera gli dia maggiore visibilità; meno, invece, la curiosità nutrita per La coppia perfetta. Ennesima copia malfatta di Gone Girl, oppure fidarsi delle prime, promettenti recensioni?

                                                                   Made in Italy 
Titolo: Non aspettare la notte
Autore: Valentina D'Urbano
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 350
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 25 agosto
Sinossi: Giugno 1994. Roma sta per affrontare un’altra estate di turisti e afa quando ad Angelica viene offerta una via di fuga: la grande villa in campagna di suo nonno, a Borgo Gallico. Lì potrà riposarsi dagli studi di giurisprudenza. E potrà continuare a nascondersi. Perché a soli vent’anni Angelica è segnata dalla vita non soltanto nell’animo ma anche su tutto il corpo. Dopo l’incidente d’auto in cui sua madre è morta, Angelica infatti, pur essendo bellissima, è coperta da cicatrici. Per questo indossa sempre abiti lunghi e un cappello a tesa larga. Ma nessuno può nascondersi per sempre. A scoprirla sarà Tommaso, un ragazzo di Borgo Gallico che la incrocia per caso e che non riesce più a dimenticarla. Anche se non la può vedere bene, perché Tommaso ha una malattia degenerativa agli occhi e sono sempre più i giorni neri dei momenti di luce. Ma non importa, perché Tommaso ha una Polaroid, con cui può immortalare anche le cose che sul momento non vede, così da poterle riguardare quando recupera la vista. In quelle foto, Angelica è bellissima, senza cicatrici, e Tommaso se ne innamora. E con il suo amore e la sua allegria la coinvolge, nonostante le ritrosie. Ma proprio quando sembra che sia possibile non aspettare la notte, la notte li travolge...

Titolo: Un po' di follia in primavera
Autore: Alessia Gazzola
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 350
Prezzo: € 17,60
Data di pubblicazione: 26 settembre
Sinossi: Quella di Ruggero D'Armento non è una morte qualunque. Perché non capita tutti i giorni che un uomo venga ritrovato assassinato con un'arma del delitto particolarmente insolita. E anche perché Ruggero D'Armento non è un uomo qualunque. Psichiatra molto in vista, studioso e luminare dalla fulgida carriera accademica, personalità carismatica e affascinante... Alice Allevi se lo ricorda bene, dagli anni di studio e dai seminari che ha frequentato con grande interesse, catturata dal magnetismo di quell'uomo all'apparenza rude ma in realtà capace di conquistare tutti con la sua competenza e intelligenza. E con le sue parole. L'indagine su questo omicidio è impervia, per Alice, ma per fortuna non lo è più la sua vita sentimentale. Ebbene sì, Alice ha fatto una scelta... Ma sarà quella giusta?

Titolo: La distanza tra me e te
Autore: Lucrezia Scali
Editore: Newton Compton
Numero di pagine: 288
Prezzo: € 9,90
Data di pubblicazione: 1 settembre
Sinossi: Isabel abita a Roma, è poco socievole, precisa e abituata a programmare ogni dettaglio della sua vita, non sopporta le sorprese e non le piace cambiare i suoi piani all’ultimo momento. Andreas vive in un piccolo bilocale a Torino, gestisce l’officina del padre, ama la compagnia, il rischio e l’avventura. Due mondi incompatibili, uniti solo da un particolare: la passione per i cani. Ed è proprio quando li accompagnano a una gara che Isabel e Andreas s’incontrano. Quasi per gioco, iniziano a scriversi su Facebook. All’inizio brevi messaggi, che col tempo diventano frecciatine condite da ironia e malizia. E allora innamorarsi sarà un attimo. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che Isabel è sposata e Andreas è fidanzato. Il racconto tenero e romantico di un amore scomodo, capace di usare l’autoironia come arma contundente. Perché il lieto fine, se ci sarà, avrà un prezzo per tutti.

Titolo: L'imperfetta
Autore: Carmela Scotti
Editore: Garzanti
Numero di pagine: 208
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 25 agosto
Sinossi: Per Catena la notte è sempre stata un rifugio speciale. Un rifugio tra le braccia di suo padre, per disegnare insieme le costellazioni incastonate nel cielo, imparare i nomi delle stelle più lontane e delle erbe curative, leggere libri colmi di storie fantastiche. Ma da quando suo padre non c’è più, Catena ha imparato che la notte può anche fare paura e può nascondere ombre oscure. L’ombra delle mani della madre che la obbligano al duro lavoro nei campi e le impediscono di leggere, quella degli occhi gelidi e inquieti dello zio che la inseguono negli angoli più remoti della casa. Le sue sorelle sembrano non vederla più, ormai è la figlia imperfetta e il ricordo del calore dell’amore di suo padre non basta a riscaldare il gelo nelle ossa. Catena ha solo sedici anni e decide che non vuole più avere paura. E l’ultima notte nella sua vecchia casa si colora del rosso della vendetta. Poi, la fuga nel bosco, dove cerca riparo con la sola compagnia dei suoi amati libri. È grazie a loro e agli insegnamenti del padre che Catena riesce a sopravvivere nella foresta. Ma nel suo rifugio, fatto di un cielo di foglie e di rami intrecciati, la ragazza non è ancora al sicuro. La stanno cercando e per salvarsi Catena deve ridisegnare la sua vita, la vita di una bambina che è dovuta crescere troppo in fretta, ma che può ancora amare di un amore, forse imperfetto, ma forte come il vento.

Titolo: La grazia del demolitore
Autore: Fabio Bartolomei
Editore: E/O
Numero di pagine: 280
Prezzo: € 18,00
Data di pubblicazione: 25 agosto
Sinossi: Tra Davide e l'inizio di una brillante carriera sulle orme del padre, uno dei costruttori più ricchi e spietati della città, c'è solo l'abbattimento di una vecchia palazzina popolare nella quale abita un'ultima inquilina, Ursula, una ragazza cieca. Lui è bello, cinico, forte di un'illimitata disponibilità economica, lei è poco attraente, povera di mezzi, già rassegnata al suo destino eppure basterà un imprevedibile malinteso per modificare gli equilibri delle forze in campo e portare Davide, con la complicità di uno sgangherato gruppo di muratori, a imbarcarsi in un delirante progetto di salvataggio. Tutto all'insaputa di Ursula. La grazia del demolitore è la cronaca di una guerra combattuta in segreto, la storia di un amore che ha la straniante poesia di un tango ballato a distanza.

Titolo: L'imperfetta meraviglia
Autore: Andrea De Carlo
Editore: Giunti
Numero di pagine: 336
Prezzo: € 18,00
Data di pubblicazione: 30 Settembre
Sinossi: Succede in Provenza, d'autunno, stagione che mescola le prime umide nebbie con un lungo strascico di calore quasi estivo. I borghi e le ville si stanno vuotando di abitanti e turisti. Ancora un grande evento però si prepara. Quasi a sorpresa, sul locale campo di aviazione, si terrà il concerto di una celebre band inglese, i Bebonkers, un po' per fini umanitari un po' per celebrare il terzo matrimonio di Nick Cruickshank, vocalist del gruppo e carismatico leader. I preparativi fervono, tutti organizzati dal piglio fermo di Aileen, futura moglie di Nick. In paese c'è una gelateria gestita da Milena Migliari, una giovane donna italiana che i gelati li crea, li pensa, li esperimenta con tensione d'artista. Un rovello continuo che ruota attorno all'equilibrio instabile del gelato, alla sua meraviglia imperfetta perché concepita per essere consumata o per liquefarsi, per non durare...
                                                                                     Da brivido 
Titolo: The Fireman – L'uomo del fuoco
Autore: Joe Hill
Editore: Sperling & Kupfer
Numero di pagine: 324
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 6 settembre
Sinossi: Mantenete il sangue freddo. Arriva l'uomo del fuoco. Nessuno sa dove e quando sia iniziata. Tutti hanno imparato a loro spese che la nuova epidemia si diffonde più velocemente di qualsiasi altra malattia, e che ha già decimato la popolazione di grandi città come Boston, Detroit, Seattle. Per i medici il suo nome è Trichophyton draco incendiarius, per la gente si chiama Scaglia di Drago, perché il suo primo sintomo è un marchio d'oro e nero sulla pelle e l'ultimo è la morte. Per autocombustione. Milioni di persone sono infette; gli incendi scoppiano dappertutto. Non esiste antidoto. Nessuno è al sicuro. Harper Grayson, bravissima infermiera che non si lascia abbattere da niente e nessuno, ha curato migliaia di malati prima che il suo ospedale fosse ridotto in cenere. Lei e il marito Jakob si erano promessi di farla finita, in caso d'infezione, ma ora che anche lei porta i segni terribili del Drago, Harper vuole vivere. Almeno fino al termine della sua gravidanza. Incinta, abbandonata dal marito terrorizzato, perseguitata dalle feroci Squadre di Cremazione a caccia di infetti, Harper sembra destinata a soccombere. Se non fosse per il misterioso straniero vestito da pompiere che arriva in suo soccorso. L'unico uomo che sappia controllare il fuoco. Anche quello malato che cova dentro il suo corpo. The Fireman è un romanzo apocalittico appassionante, diviso in due parti: L'uomo del fuoco e L'isola della salvezza.

Titolo: Fine turno
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Numero di pagine: 448
Prezzo: € 19,90
Data di pubblicazione: 18 ottobre
Sinossi: Nella camera 217 dell’ospedale qualcosa si è risvegliato. Qualcosa di malvagio... Brady Hartsfield, il killer della Mercedes, è rimasto in coma per cinque anni, ma dietro lo sguardo vitreo, l’assassino è vigile. E padrone di un potere distruttivo, il cui primo obiettivo è il detective Bill Hodges. Per fermare il mostro dotato di poteri sovrannaturali, questa volta Hodges dovrà ricorrere a qualcosa di più forte dell’intelligenza e del cuore. La sua anima.

Titolo: I custodi di Slade House
Autore: David Mitchell
Editore: Frassinelli
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 19,00
Data di pubblicazione: 6 settembre
Sinossi: Voltato l’angolo di una via di Londra, proprio dove occhieggiano le vetrine di un popolare pub inglese, lungo il muro di mattoni che costeggia un vicolo strettissimo, se tutto gira per il verso giusto, troverete l’ingresso di Slade House. Un perfetto sconosciuto vi accoglierà chiamandovi per nome e vi inviterà a entrare. La vostra prima reazione sarà la fuga. Ma presto vi accorgerete che allontanarsi è impossibile. Ogni nove anni, l’ultimo sabato di ottobre, gli abitanti della casa - una sinistra coppia di gemelli – estendono il loro particolare invito a una persona speciale, sola o semplicemente diversa: un adolescente precoce, un poliziotto fresco di divorzio, un timido studente universitario. Ma che cosa succede, veramente, dentro I custodi di Slade House? Per chi lo scopre, è già troppo tardi…

Titolo: Un altro da uccidere
Autore: Federico Axat
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 450
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 25 agosto
Sinossi: Ma proprio quando sta per premere il grilletto e farla finita, Ted viene interrotto da un insistente scampanellio alla porta di casa. Nessuno sa che si trova lì, nessuno sa cosa sta per fare. Eppure, adesso che apre gli occhi e abbassa lo sguardo, solo adesso Ted nota un biglietto sul tavolo. Una nota scritta da lui stesso, ma della quale non si ricorda affatto. Poche parole: “Apri la porta, è la tua ultima via d’uscita”. Ted appoggia la pistola sul tavolo. Apre la porta. E inizia l’immersione nell’incubo più agghiacciante della sua vita già tormentata. L’uomo alla porta si chiama Lynch e ha una soluzione per lui. Invece di suicidarsi, con tutto il carico di dolore che rimarrebbe a gravare sulla sua famiglia, Ted deve compiere un assassinio. Deve ammazzare qualcuno che, come lui, desidera morire. E qualcun altro, a tempo debito, farà di lui la vittima di un omicidio e non un suicida. È così che Ted McKay diventa un altro da uccidere… Ma è così, anche, che inizia un gioco macabro, fatto di illusioni, di manipolazioni, di cerchi concentrici, in un vortice che lo trascina sempre più nel cuore dell’abisso. Perché c’è qualcuno che lo conosce meglio di chiunque altro, qualcuno che lo costringerà a fare i conti con il suo passato, qualcuno di cui è impossibile fidarsi, anche se è l’unica scelta rimasta.

Titolo: La coppia perfetta
Autore: B. A. Paris
Editore: Nord
Numero di pagine: 406
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 1 settembre
Sinossi: Jack: affascinante, avvocato di successo, marito innamorato. Grace: elegante, moglie impeccabile, in pericolo… Chiunque avesse l’occasione di conoscere Jack e Grace Angel penserebbe che sono la coppia perfetta. Lui un avvocato di successo, affascinante, spiritoso. Lei una donna elegante e una padrona di casa impeccabile. Chiunque allora vorrebbe conoscere meglio Grace, diventare sua amica, scoprendo però che è quasi impossibile anche solo prendere un caffè con lei: non ha un cellulare né un indirizzo email, e comunque non esce mai senza Jack al proprio fianco. Chiunque penserebbe che in fondo è il classico comportamento degli sposi novelli, che non vogliono passare nemmeno un minuto separati. Eppure, alla fine, qualcuno potrebbe sospettare che ci sia qualcosa di strano nel rapporto fra Grace e Jack. E chiedersi per esempio perché, subito dopo il matrimonio, Grace ha lasciato un ottimo lavoro sebbene ancora non abbia figli, perché non risponde mai nemmeno al telefono di casa, perché ci sono delle sbarre alle finestre della camera da letto. E a quel qualcuno potrebbe venire il dubbio che, forse, la coppia perfetta in realtà è la bugia perfetta…