mercoledì 1 agosto 2018

Mr. Ciak: Hereditary | Obbligo o verità

A volte ci sono cose peggiori delle magioni infestate, dei paesaggi post-apocalittici, delle infezioni purulete che ti trasformano in bestia. Forme di dannazione istituzionalizzate che richiedono il sacrificio dei pranzi a Natale, rinunce grandi e piccole, libbre di carne viva: le famiglie. Tutte uguali, quelle felici. Maledette a modo loro, invece, le rimanenti. Perché la famiglia è un microcosmo cannibale che, pur di sopravvivere, spesso divora sé stessa: come un Ugolino che non in una torre, bensì su una casa in cima all'albero, incorona e mangia conti e contessine, affinché la follia abbia lunga vita. All'apparenza non sembrerebbero più strani di altri i Graham: una mamma sull'orlo perenne di una crisi di nervi, un papà moderatore per natura, due figli inconciliabili. A unirli e dividerli, facendoli riflettere sul peso di lasciti che appaiono sin da subito improrogabili, è la scomparsa dell'anziana matriarca: donna perseguitata dalla sfortuna con strani amicizie, strani riti, strani geni. A lezione si parla di come il fato abbia sempre la meglio sugli eroi del mito, e dettagli dissonanti – i cenni alla decapitazione e il disgustoso brulicare delle formiche dappertutto, l'esistenza di nipoti prediletti e l'onnipresenza di un simbolo a mo' di stemma araldico – suggeriscono allo spettatore attento il peggio in agguato. E semplici pedine in balia di una sorte cieca, così, ci appaiono i protagonisti. Piccoli, smarriti, al pari delle miniature dipinte tanto da Annie quanto dall'esordiente Ari Aster: regista, autore e cesellatore di una vicenda semi-autobiografica che trasfigura le tare genetiche in presenze infernali. Ecco allora spiegati i campi lunghi e lo spirito tragico che lo accomuna con l'ultimo Lanthimos in sala. Ecco allora la solidità inattaccabile della prima parte – un logorante dramma domestico con gli straordinari Toni Collette e Alex Wolff impegnati a restituirci a suon di urla tutta l'irrazionalità e la scompostezza del cordoglio – scendere a malincuore a patti con le canoniche evocazioni spiritiche della seconda. L'eredità del titolo è triplice: alla matriarca si devono infatti il talento artistico, gli episodi di sonnambulismo che sfociano di frequente nella schizofrenia, e qualcos'altro. Una predestinazione all'orrore che spoglia Hereditary delle sottili metafore iniziali, dell'umano all'insegna del fantastico, rendendo calzanti ma infruttuosi i paragoni con i vicini ficcanaso del miglior Polanski o i posseduti secondo Friedkin. Mentirei, eppure, se dicessi che le immagini della delirante e grossolana deriva finale non agghiaccino il sangue, provocando un disturbo difficile da scacciare. Se dicessi che quando Euripide diventa la versione autoriale di The Visit per discutibili logiche di mercato non faccia paura comunque. Lì i difetti che dividono pubblico e film in due. Da lì il desiderio di non sentire oltre il suono assillante della lingua di Milly Shapiro schioccata contro il palato. O di scorgere nuovi virgulti, nuove radici, in un albero genealogico dove non fioriscono che i fiori del nostro male. Ad atterrire è l'orrore di una madre che ammette fuori dai denti che il suo primogenito non è che un rimpianto, un errore di percorso. Atti notarili a cui è impossibile sottrarsi. La tentazione di scappare lontano per poi ritornare dove si annidano parenti e altri demoni, sempre punto e a capo: a casa. (7,5)

Quando l'horror arriva assieme all'estate, se ne subodora già la pochezza: è nell'aria. In cerca di brividi facili, di un pubblico giovanissimo da richiamare all'attenzione con la scusa dell'attore o dell'attrice del cuore, i distributori finiranno per ignorare automaticamente i prodotti da intenditori – vedasi Revenge, rimandato a settembre – in nome dei pop-corn, delle arie televisive, della perdonabile banalità in casa Blumhouse. Come resistere, però, se alla leggerezza del genere è difficile rinunciare? Non si può, e senza aspettativa alcuna ci si concede Obbligo o verità: come volevasi dimostrare, trascurabile ma non così pessimo. Il regista del secondo capitolo di Kick-Ass accompagna i suoi sfaccendati personaggi in Messico. Se lo spring break aveva portato Ashley Benson fra le braccia di Harmony Korine, all'amica Lucy Hale – compagna sul set di Pretty Little Liars – toccano le chiese vandalizzate e morire al tempo di snapchat. Ai protagonisti, fra i quali il Tyler Posey di Teen Wolf, è chiesto infatti di rispettare alla lettera le regole del gioco. Impossibile tirarsi indietro, impossibile eludere le richieste più folli: chi ci prova non arriva al turno successivo. Come in The Ring, per salvarsi è necessario scaricare la maledizione – non una videocassetta, ma una sfida letale – su un altro gruppo. Come in un Perfetti sconosciuti adolescenziale possono sfuggire le situazioni di mano, e di bocca i segreti scomodi, i tradimenti annunciati, quei dissapori che portano alla tomba senza neppure l'intervento del soprannaturale. Gli standard televisivi si avvertono, forse non soltanto per la suggestione data dal curriculum dei due protagonisti; sulla faccia degli sfidanti e delle vittime future spicca un ghigno stupido, che presubilmente vorrebbe essere inquietante; il finale, oltre che scontato, è pure parecchio brutto. Non abbastanza da minacciare, a sorpresa, i piccoli pro del resto: la scrittura convincente dei drammi interpersonali, degli intrighi e delle ipocrisie, ad esempio, nei passaggi in cui il paranormale appare una buona scusa per riflettere fra le righe sui meccanismi di causa-effetto che regolano le relazioni interpersonali. L'obbligo: rimanere sul divano di sabato sera, con la sveglia puntata presto per l'indomani e poca voglia di impegnarsi. La verità: che il sacrificio sull'altare della mainstream mordi e fuggi, questa volta, non spiace troppo. (6)

18 commenti:

  1. Tanto è bello, e potentissimo, il primo, quanto è insignificante il secondo. Horror entrambi, sì, ma su due pianeti diversissimi.

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    1. E l'eccezione alla regola, d'estate, è purtroppo Hereditary se i teen horror abbondano e guadagnano.

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  2. Due film che mi attirano, ma per motivi diversi: il primo perché pare un film fatto bene davvero, trash puro con potenzialità di risate infinite il secondo.

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    1. Il primo solidissimo davvero, nonostante una deriva finale che divide. Il secondo trash sì, ma mica tanto: non si prende sul serio, come da programma, ma qualche riflessione piccola piccola potrebbe anche ispirarla.

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  3. Ehm...horror? Hai detto horror?
    Ok passo :-D [Soprattutto il primo]

    Troppo fifona :-P

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    1. Peccato, Angela, perché il primo ha un'introspezione psicologica che tanti romanzi si sognano. ;)

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  4. Pensavo di non riuscire a dormire questa notte dopo Hereditary, invece la paura si è manifestata questa mattina, con il giovine a lavoro e una camera ancora buia. Ne parlerò presto, ma non tutto mi ha convinto, anche se la colpa va anche agli sghignazzi in sala.
    Il secondo... troppo lieve e teen per i brividi che cerco quest'estate, anche se ad ogni nuova visione echeggia da lontano un: "chi me lo fa fare?!"

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    1. L'incubo dei ragazzini in sala: cosa ne sa la Collette, cosa?
      Ti dico solo che ho cambiato posto tre volte, cosa mai fatta, pur di cercare un po' di pace e una specie di tregua (dai commenti, dalle risate insensate, dagli idioti che schioccavano la lingua perché sì).

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  5. Non mi ispira nessuno dei due, ma in estate l'horror va sempre, quindi vedrò di recuperarli in vacanza.

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    1. Con il primo, Ford, fai male.
      Anche se tra la visione della famiglia che hai tu e quella che hanno i Graham, a voler ridimensionarsi, c'è un abisso!

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  6. Come sai, il primo mi è piaciuto davvero molto. Il secondo… credo di poterne fare a melo ^^' anche perché "Pretty Little Liars" mi porta brutti ricordi alla mente...

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    1. Brutti ma belli, dai. Come nella peggior tradizione del trash! :-D

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  7. Questo Hereditary lo state esaltanto tutti un po' troppo... mi sa che potrei ridimensionarlo, come già capitato con i vari Babadook e The Witch in passato. Per carità interessanti, ma non mi pare siano poi rimasti come delle pietre miliari del genere. Chissà, magari con questo le cose andranno diversamente.

    Con Obbligo o verità mi sono divertito abbastanza. Il classico horrorino estivo che fa il suo. Anche se certo lo spring break di Ashley Benson era parecchio migliore rispetto a quello dell'amichetta bugiardella. :)

    E interessante l'accostamento a Perfetti sconosciuti.

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    1. Non penso che andranno diversamente, per te, ma sicuramente entrerà a pieno diritto in quel filone di nuovi horror di qualità che tu elenchi. Come dicevo a qualcuno, ad avercene...

      Più fortunata la Benson, sì: la Hale, tra amici morti ammazzati e serie TV cancellate sul nascere, bene non se la passa. Eppure era la bugiardella più carina del gruppo.

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  8. Hereditary mi ispira parecchio, Obbligo o verità, invece, per niente! Una mezza idea di guardarlo, però c'è, vista la presenza di Tyler Posey :)

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    1. E visto che al cinema lo si vede così poco, Posey, forse ti tocca il recupero. ;)

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  9. Obbligo o Verità mi ha divertito molto: Lucy Hale mi è stata molto simpatica e il film si è lasciato guardare senza problemi, nonostante qualche momento WTF.

    Su Hereditary quasi mi dispiace aver ricevuto così pochi commenti, ma il post me lo sono giocato male male. Io il film l'ho adorato, dall'inizio alla fine - finale a parte che mi ha convinto relativamente. Registicamente pazzesco, interpretazioni da Oscar sia da Toni Collette sia da Alex Wolff, persone da insultare su Facebook che dicono che sia un film stupido... Non avrei potuto chiedere di più!

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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