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lunedì 20 maggio 2019

Pillole di recensioni: Enrico (Francesca Garofalo) | Respira con me (Raffaella Romagnolo)

Enrico, di Francesca Garofalo
Bookabook, € 11, pp. 123
★★★½
Sono nato negli anni Novanta e mi sento fortunato. Ho conosciuto le lire, i televisori con il tubo catodico, le videocassette e i walkman, i floppy disk. E mi ha cresciuto, fra librerie e cinema, una J.K. Rowling a cui resto tutt'ora affezionatissimo. Su un quaderno era nata perfino una storia su quei mondi: Harry Potter, occhialuto come me, era più vicino di quanto pensassi. Abbastanza da diventarmi amico. A fantasticherie simili devono essersi dati anche Francesca Garofalo, che frequenta l'ambiente cinematografico e si sente, e il suo adorabile protagonista. In un paesello di centoventinove abitanti, l'ingenuo Enrico rischia ogni primo settembre una commozione cerebrale. Pensando che l'invito da Hogwarts non sia giunto per i ritardi delle poste, si schianta contro i muri della stazione di Zapponè. Che fine ha fatto il binario 9 e ¾? Proprio come Harry, l'omonimo pugliese ha una cicatrice che pulsa – il graffio di un topo sul naso –, un volatile in gabbia – un piccione affetto da dissenteria –, una famiglia disfunzionale – nato dall'amore di un giostraio e una giramondo, è cresciuto con la zia in un bar che disconosce gli aperitivi cenati, figuriamoci la burrobirra. Enrico e i suoi inseparabili amici hanno fatto di una cava il santuario della Divina Rowling. Ma quel paese senza librerie e senza internet non è un posto per fanboy. Ed Enrico Epitaffio, trentacinque anni, non ha più l'età per sognare. Questo esordio divertentissimo, con personaggi degni di Fabio Bartolomei e una spigliatezza invidiabile, è la storia di un ultimatum. Il protagonista sta pensando di rinunciare alle pozioni fai-da-te, alle visite presso i robivecchi, alla coltivazione delle erbe mediche. L'autrice gli dipinge attorno un mondo crudele e pessimista, che ordisce truffe e sbeffeggiamenti ai danni dei puri di cuore. E se i servi del Signore Oscuro si fossero davvero trasferiti a un passo da lui? Nato come soggetto cinematografico, a Enrico si addice bene il formato del racconto lungo nonostante il desiderio di averne ancora. Con la scusa che ci sarebbe altro da dire, che vorrei sapere sviluppati meglio sketch comici e comprimari, ammetto che mi piacerebbe volentieri ritrovarmi a Zapponè. Non domando mica una saga in sette volumi: soltanto qualche capitolo in più! Don Chisciotte combatteva mulini a vento, Enrico insegue binari invisibili. Si sollazza nel mentre con caciocavallo e vini rossi, e attinge con leggerezza al folklore del Sud, facendo del malocchio l'antenato degli Horcrux. Il suo romanzo potrebbe somigliare alle pozioni che inventa, un semplice pasticcio: in realtà, è pieno di magia. Ogni lasciata è persa. Il proverbio vale anche per i treni in transito? Quello per Hogwarts, speriamo da oggi, farà tappa anche in Puglia.

Respira con me, di Raffaella Romagnolo
Pelledoca Editore, € 15, pp. 133
★★★
L'ho conosciuta con Tutta questa vita, romanzo per ragazzi con una protagonista femminile memorabile, e l'ho ritrovata al premio Strega con La figlia sbagliata, dramma domestico con la tensione della tragedia greca. Da poco è tornata in libreria con Destino, saga familiare tradottissima e già in attesa sul mio comodino. Ma Raffaella Romagnolo, insegnante prestata alla narrativa, non ha scordato i suoi ragazzi né l'importanza delle loro letture. Insieme a lei ci ha pensato anche un editore in crescita, specializzato sin dal nome in storie da (piccoli) brividi, mentre l'alta montagna ha prestato sfondi e pericoli. Siamo a ottobre, ma sembra estate. Lontano dalle nebbie di Milano, un padre e un figlio ai ferri corti si spingono su alture dove volano le aquile. Amedeo soffre di vertigini: sotto il cappuccio calato si finge impavido e adulto come può, ma la sua idea di natura corrisponde a un balconcino fiorito per il gatti Oliver. L'adolescente, nell'indifferenza generale, marina la scuola da un mese. Colpa di una mamma che se n'è andata all'improvviso, lasciando liste della spesa incomplete e portando con sé il segreto delle parole giuste. Colpa di un padre che ci prova, sì, ma a mancare sono purtroppo il dialogo e la sincerità. Quale famiglia felice si regge su una messinscena? Tagliato fuori dal mondo per due giorni, e per di più con un genitore che sente estraneo, il protagonista abbandona a malincuore il cellulare nel cruscotto e si accompagna con le schitarrate dei Pearl Jam nelle orecchie. Fino a quando prima un rifugio chiuso per ristrutturazioni, poi una frana, lo costringeranno a diventare eroe della sua stessa avventura: lui che, in balia del lutto, aveva rinunciato a vivere. Semplice e immediato, fatto di capitoli lampo e grandi consigli musicali, Respira con me è un survival intimista e toccante ma inferiore all'affine Voce di lupo. Un inno alla resistenza, fisica e psicologica, i cui esiti prevedibilmente lieti annullano ogni suspance. Nella sua ora d'aria lontano dai romanzi più impegnati, così, Raffaella Romagnolo corre pochi rischi e non sorprende nel cambio di genere, ma garantisce un discreto viaggio interiore all'ombra di una natura splendida perché terribile.

mercoledì 3 aprile 2019

Pillole di recensioni: Stai composta (Cosima Spinelli) | Elena di Troia (Loreta Minutilli)

Stai composta, di Cosima Spinelli
Bookabook, € 13, ★★★½
Ognuno raccoglie ciò che ha seminato. Io, a un passo dalla laurea magistrale, mi accorgo di aver seminato poco. Alla proclamazione, infatti, vedrò qualche parente e amici sulle dita di una mano. Dev'essere per questo che la lettura di Stai composta ha suscitato in me un vago dispiacere. Parlandosi di amicizie storiche, in tempo di inviti da inoltrare e bilanci, quanto rimproverare al mio carattere schivo e quanta invidia, invece, per le tavolate festose di Cosima Spinelli. Con gli stessi sentimenti le spia anche la narratrice: una presenza anonima che, guardando senza essere guardata, spia le confidenze intime, gli amori e i segreti degli amici di sua mamma. Quattro scapestrati figli degli anni Ottanta che in un'atmosfera distesa e conviviale, di brindisi balli e risate, condividono a cena i ricordi di una sera del 1994. Nell'anno in cui sarei nato io, avevano accettato di darsi appuntamento durante una sera di pioggia e tuoni. C'erano tutti: Claudio, il padrone di casa sopravvissuto all'infanzia in un quartiere difficile, con un pastore tedesco accucciato ai piedi e la tendenza a scappare dall'altra parte del mondo; Anna, infatuata non corrisposta, che si accompagna agli uomini senza trasporto e fa i conti con un passato di molestie; Marco, emarginato per le sue preferenze sessuali e costretto a un noioso lavoro d'ufficio per quieto vivere; Sara, mamma di due gemelle in crisi matrimoniale. Sembrano un po' i Perdenti di It, un po' i commensali del cinema di Ozpetek e Muccino. Come dimenticare il leggendario concerto dei Pink Floyd nella laguna di Venezia? Come non lavare i panni sporchi fra amici stretti, se non è tutto oro quel che luccica? Non sappiamo bene cosa sia stato di loro, se a tavola ci sia un posto vacante o meno, chi sia il padre della voce narrante. Un'adolescente ficcanaso senza nome, ma non senza personalità, che impara a essere figlia e donna occhieggiando le loro nostalgiche rimpatriate. Il passato non avvisa, scivola frequentemente nel presente, e la narrazione in terza persona si alterna al corsivo di quella in prima. Stai composta, consigliatissimo agli amanti di Federica Bosco e Chiara Gamberale, è il lascito fedele di quella notte temporalesca. Una lettura lieve e introspettiva, che emoziona con delicatezza con una storia in cui amicizia rima con famiglia. Ci sono attimi fortuiti che non scegli da te. Puoi compensare, per fortuna, con le persone giuste. Quelle che tengono un coperto aggiunto a tavola, il piatto in caldo e la memoria, sempre, viva.

Elena di Sparta, di Loreta Minutilli
Baldini & Castoldi, € 17, ★★★
Ne hanno fatto la causa di tutti i mali. Una novella Pandora che scoperchiò un vaso di violenza soltanto per capriccio; solo per amore. Chi era realmente la mitica Elena? Una moglie trofeo, una vanitosa sciagurata, o forse una femminista ante litteram? In un momento storico in cui la voce delle donne ha diritto a un'eco maggiore, l'esordiente Loreta Minutilli ha dato a una famigerata femme fatale l'ultima parola. Classe 1995, laureanda in Astrofisica ma con alle spalle un diploma classico, la giovane autrice si è fatta notare al premio Calvino prestandosi alla scrittura con un rischioso lavoro d'introspezione. Può un ventiquattrenne portare il peplo, un bagaglio carico di sensi di colpa e immedesimarsi, così, in un mondo perduto cantato già da aedi e rapsodi? Sin dalle prime pagine l'operazione risulta convincente: metà umana e metà dea, splendida e impreparata al mondo, la narratrice appare una anti-eroina che impara con le cattive che la bellezza è un'arma a doppio taglio. Abusata da Teseo, andata in moglie a quel Menelao sinceramente innamorato, infine amante di Paride e Deifobo, Elena scorge nella guerra una promessa di novità. Non ha né voce in capitolo né autorità, e allora sceglie di sovvertire lo status quo accelerando i tempi del conflitto: fa un affronto al prossimo, essere libera, e scappa a Troia. Ma la reclusione non si confà alla più bella della reggia di Priamo: anche se la profetessa Cassandra le si dimostra amica e complice; anche se il laconico Ettore, l'esatto contrario del fratello, non ne sottovaluta l'intelligenza. Sotto le mura della città sono accampati Agamennone, Achille e Odisseo: per chi batte il cuore di lei, dalla parte di chi è schierata? La guerra non scoppiò per lussuria. Non c'entrarono i dardi di Cupido. Cominciò e finì in nome di una donna incuriosita dall'altra metà del mondo, che tanto perse – la nipote Ifigenia, la madre Leda, la figlia Ermione – e, per forza di cose, a tanto dovette rinunciare. Riassunto condensato di dieci anni di guerra, Elena di Sparta racconta il conflitto da una prospettiva eccezionalmente femminile: un punto di vista sì inedito, ma anche limitato. Servita e riverita, protetta, la protagonista bramava invano un ruolo d'azione. Peccato che nessuno le chiedesse un'opinione personale, che nessuno le domandasse di raccontarsi. Ci ha pensato la Minutilli, attraverso un soliloquio difficile e rigoroso, dal taglio teatrale. Scritto meravigliosamente ma senza capitoli, senza paragrafi, il romanzo non risulta di immediata lettura. Una strenua difesa, piuttosto, verso la goccia che che fece traboccare il vaso. Un esercizio stilistico di grande maniera e senza anacronismi, ma ispirato a un mito che avvince più in esametri.

lunedì 4 febbraio 2019

Recensione: La falena dalle ali d'ombra, di Francesca Di Maro

| La falena dalle ali d'ombra, di Francesca Di Maro. Bookabook, € 16, pp. 400 |

Valentine Klein, ventotto anni, codardo, attore, si è ribellato alla famiglia alto-borghese andando a vivere in un casermone affacciato sulla città senza connotati né nome di un romanzo di Donato Carrisi. Deve guardarsi attentamente alle spalle, quando rincasa, e schivare le siringhe nascoste nell'erba alta. Barcamenarsi, ancora, in un pittoresco vicinato che conta maghe, prostitute, spacciatori e fornai maneschi, mentre al lavoro non trova pace. Si divide fra tre occupazioni per sbarcare il lunario – interprete teatrale, dogsitter, insegnante privato – e si dividerà fra tre donne – la collega Sarah, la spogliarellista Fara, la pittrice Wendy –, come il suo animo irrequieto esige. Valentine Klein è un assassino efferato, ma soltanto a parole. Guai a entrare nella sua lista nera: ha dato fuoco alla dispotica dirimpettaia, guardato un faretto schiantarsi in mille pezzi sulla testa del regista, gettato un nerboruto buttafuori in fondo al fiume, e le cose non sono andate meglio né a una mamma con cui ha qualche conto in sospeso né ai suoi allievi irritanti. Frustrato tanto sul palcoscenico quanto in privato, il protagonista condivide questi cattivi pensieri con Amleto: il principe shakespeariano a cui presta volta nell'ennesimo rifacimento, interiorizzando un bellissimo monologo che parla di spettri, colpe e redenzione. Sì, perché in questa versione del copione l'eroe tragico accarezza la speranza nell'atto conclusivo: farà lo stesso anche Valentine, che merita l'assoluzione dei nuovi inizi?

Credi davvero che ci siano persone non disturbate a questo mondo? È la vita che ci disturba, nasciamo già così, scomodati a venire alla luce, strappati dalla “non esistenza” che era il nostro nascondiglio caldo. No, tu non sei disturbato più di chiunque altro. Hai solo più fantasia di tutti noi messi insieme; il tuo talento è la tua condanna!

La falena dalle ali d'ombra spartisce con il suo protagonista una doppia personalità, un doppio fondo, una doppia natura. Diviso in due e per questo, forse, riuscito a metà. All'efficacia della prima parte, irresistibile mattanza nello stile di You e American Psycho, segue la vaghezza della seconda. Che prende avvio altrove, lontano, e ci racconta un altro aspetto di Valentine, una storia d'amore che all'inizio disorienta un po'. Dov'è il sociopatico represso? Dove, il thriller? Ci si sposta a Cape Town, in una vacanza/fuga in Sudafrica, e qui conosciamo l'espiazione nella dolcezza di Wendy: il lungo e ozioso soggiorno da innamorati si conclude con il ritorno dove tutto ha avuto inizio, ma con lei accanto che intanto arreda un appartamento spoglio e con pazienza scaccia via gli incubi. Questa volta va in scena Romeo e Giulietta e Valentine approfitta del piccolo ruolo di Mercuzio per lavorare a un copione tutto suo. Qual è il confine fra realtà e immaginazione? Quando un pensiero rompe le dighe e gli argini, riversandosi nel reale? L'esordiente Francesca Di Maro, attraverso una scrittura raffinatissima e descrizioni particolareggiate non soltanto nell'orrore, lavora così a un accurato scavo psicologico in cui gli estremi della cartella clinica sfuggono e le etichette si confondono. Il suo protagonista è forse colpevole, se gioca al tristo mietitore giusto fra sé e sé? La falena dalle ali d'ombra è un thriller, se la seconda parte subisce tutta un'altra virata con un certo rammarico degli appassionati del gore, del teatro, delle figure borderline? Mi domando come sarebbe stata la stessa storia con qualche taglio strategico qui e lì, senza il contrappeso dell'entrata in scena di Wendy. Ne avrebbe guadagnato in sveltezza, per quanto scorrevole risulti comunque, e avrei sentito meno la nostalgia dei divertentissimi scatti d'ira degli inizi, delle accese sfumature pulp, stemperate a malincuore man mano che il personaggio va facendosi tragico, dannato, romantico.

Gli sembrava di vederla, la sua essenza, fumosa e scura, librarsi dal corpo come una farfalla notturna; lentamente, con ali spiegate che si allungavano come ombre deformi sui muri grigi della notte, della sua notte. Fu in quel momento che diede il titolo all'opera: La falena dalle ali d'ombra, che altro non era che la sua anima, o addirittura la rappresentazione di tutte le anime, sorelle gemelle, aliti identici di un'unità superiore.

Valentine Klein, ventotto anni, codardo, attore, eppure è un personaggio carismatico come non ne incrociavo da tempo. Enfatico, melodrammatico, originalissimo, è un oratore talmente incisivo e affascinante che trovare la sua compagnia indispensabile è un attimo. Se non l'empatia, infatti, è assicurata la fascinazione verso i suoi modi, i suoi mondi, le sue esistenze parallele. Artefice di omicidi a tinte splatter e di monologhi interiori dalla notevole levatura drammaturgica, risente a tratti degli equilibri altalenanti di una farsa satirica dove la finzione – che sia la minuziosa scrittura di Francesca o il mestiere dell'interprete poco importa – è bellezza da preservare, anche con la violenza. La falena si brucia perché attratta dalla luce. Per fortuna non si bruciano i pregi di un esordio di grande stile ma dalla tessitura incerta, attratto ora dal troppo di sottotrame, divagazioni e comprimari che sul lungo tratto stroppiano; ora dal merito delle luci della ribalta.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: The xx – Fiction

mercoledì 2 gennaio 2019

Recensione: Seguimi con gli occhi, di Nadia Galliano

Seguimi con gli occhi, di Nadia Galliano. Bookabook, € 15, pp. 261 |

I romanzi per ragazzi e la malattia, dalla commozione post Colpa delle stelle in avanti, hanno sempre avuto un rapporto stretto. Ispiravano amori tragici mai passati di moda e riflessioni importanti su testamenti morali e check-up da concedersi con frequenza regolare. Ci sono malattie e malattie però: alcune quasi nobilitanti, che chiamano a sé amici solidali e compagni di battaglia; altre tabù, sotto silenzio, che al contrario provocano un ingiustificato imbarazzo. Toccherebbe infatti parlare di sesso non protetto, droghe, eredità genetiche. È il caso dell'HIV: cosa da tossicodipendenti o drammi LGBTQ, diremmo con un'alzata di spalle; un morbo estraneo alle persone perbene. Lo scopre a proprie spese Emma, ragazza all'ultimo anno di liceo, con un canale YouTube piuttosto popolare e un fratello maggiore, Nicola, che in seguito a una polmonite aggressiva scopre di essere sieropositivo: è troppo tardi. Quel ragazzo dai capelli lunghi che derideva gli hashtag e amava viaggiare, leggendo fumetti alternativi o imbarcandosi in quattro e quattr'otto per mete accattivanti, è morto da due anni. In un letto di ospedale, dietro una veneziana d'ordinanza, accanto a una sorella disinformata che a un certo punto aveva perfino paura di tenergli la mano: come se il virus, mortale se non localizzato in tempo, si diffondesse con un semplice contatto.

Lo persi senza lottare. Fu un colpo intenso, ben assestato. Tra il torace e l'addome, diretto al diaframma. Lì, su due piedi, mi mancò il respiro. Non per un attimo, non per qualche minuto. Anche quello, come il cuore, mi scappò via per un tempo immenso. Persi il cuore e il respiro tutto d'un fiato, tutto d'un colpo. 

La protagonista ha confessato il proprio dolore in rete e in risposta sono arrivati i leoni da tastiera, i diffamatori di quel Nicola da lei stessa guardato con il filtro del pregiudizio. Adesso ha un appuntamento fisso con un loquace terapista – Emma parla poco, attratta piuttosto dagli origami ipnotici sulla scrivania di lui – e, proprio quando credeva non ci fosse via di fuga al senso di colpa, ecco giungerle in soccorso la brochure di un gruppo di supporto colorato e un po' glamour ospitato in un palazzo del centro. La ragazza sta sulle sue, osserva e presta ascolto, impara. Noi lettori insieme a lei. 
Ci sono Met, passato dal mondo delle passerelle al ruolo delicato di moderatore; Teresa e Camilla, donne di mezza età con figli a carico e una diagnosi da ingannare ricercando forti emozioni con un biglietto aereo; Carlo, volontario attratto dalla ritrosia di Emma e con il sogno alquanto insolito a vent'anni di diventare notaio; Adele, artista di strada fragilissima e autolesionista, tutta risposte secche e tagli profondi per richiesta d'aiuto. 
C'è un'asta di beneficenza da organizzare, soprattutto, affinché quel giovane disperato che tanto ricorda Nicola – Leonardo, senza una casa all'indomani dei risultati allarmanti delle analisi – non finisca in mezzo a una strada.

Tutto è nato da un sentimento che si è trasformato in diagnosi.

Seguimi con gli occhi, in campagna prima con Bookabook e infine scelto dai lettori, è un romanzo di (in)formazione dolcissimo e didascalico solo di rado. Il linguaggio semplice e pertinente di Nadia Galliano – medico con una specializzazione in psichiatria – è quello di un'addetta ai lavori prestata alla narrativa con buoni risultati. Perfino la dimensione corale, tanto spiccata da far perdere a tratti il punto di vista di Emma nella pluralità di storie e membri della Heart to Haart Foundation, è in linea con lo spirto di comunità che hanno fatto di anonimato e solidarietà la loro regola. Per fortuna, ad aggiungere un tocco di letterarietà in più è l'emozionante capitolo finale alla Sliding Doors, con l'inedito punto di vista del compianto Nicola. La malattia ha distrutto contemporaneamente il suo sistema immunitario e il cuore ancora innocente della sorella.

La vita non ti viene ad amare, la devi amare tu.

Magra ai limiti dell'anoressia, Emma scopre il piacere di riprendere a mangiare in un ristorante al buio uscito dalla migliore sequenza di Questione di tempo; avanza verso il microfono, si apre, abbandonando il sottile egoismo che a lungo l'ha fatta concentrare soltanto sul proprio dolore. Accusando dello sfacelo familiare una perfetta sconosciuta – la ragazza del fratello, la cui identità sarà svelata in prossimità del finale con un riuscito colpo di scena –, quando in realtà la colpa spettava soltanto alla mancata precauzione. Coloro che vengono colpiti, infatti, hanno paura di chiedere aiuto al prossimo, ignorano i segni finché è possibile. Fino a quando l'avanzare del virus è ormai irrimediabile. In questo caleidoscopio non senza tocchi di lirismo, non senza tocchi d'ironia, l'autrice segue da vicino vittime, superstiti e testimoni invitandoci a fare altrettanto. A seguire con gli occhi la rinascita di un'adolescente ancora incapace di voltare pagina, i segni e le diagnosi, se prevenire leggendo è meglio che curare.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Martina Attili – Cherofobia

mercoledì 12 dicembre 2018

Lotteria di Natale | Vinci un romanzo con Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe


Con l'organizzazione non sono bravo. Con i ringraziamenti, purtroppo, meno ancora. Imbarazzato e un po' commosso, mi incarto nelle frasi fatte e nei luoghi comuni, nel già sentito. La mia piccola avventura editoriale è cominciata precisamente un mese fa: Malanotte – Lettera aperta a una cara catastrofe è online da trenta giorni e siamo già a metà dell'opera. Non canto vittoria: adesso arriva la parte difficile. Ma credetemi se dico che potrei non andare avanti, mancare il goal per un soffio, e tra me e me sarei contento lo stesso così. Abbiamo superato la soglia minima dei 60 lettori e quindi, nonostante la distribuzione in libreria ancora in forse, mi leggerete senz'altro: dovesse trattarsi anche di una semplice edizione numerata. Il Natale in arrivo, festività che come saprete infonde in me soltanto tristezza da qualche anno a questa parte, significa amicizia, condivisione e regali. E dato che mi avete mostrato il significato delle prime due cose, il regalo spero di farvelo io. L'idea mi bolliva in testa già da un po': un giveaway aperto ai più fedeli dei miei sostenitori, e a chi fedelissimo vorrà magari diventarlo presto. Un'occasione buona per diffodere il verbo, parlare dei romanzi in palio (e con quelli anche del mio) a suon di condivisioni, in cambio di un pensiero per la vostra sconfinata pazienza; in nome del sostegno. Le regole sono poche, semplicissime, e non vogliono assolutamente essere vincolanti. Liberissimi di non supportarmi in questa avventura, di non volermi leggere, e amici come prima: grazie a Bookabook ho sempre con me la lista aggiornata dei sostenitori della campagna di crowdfounding (saranno i benvenuti, ovviamente, anche i ritardatari), e questo giveaway nasce per loro. Si concluderà dopo due settimane, il 26 dicembre, e l'indomani contatterò personalmente i vincitori. Al plurale, sì: ho messo infatti dodici titoli di vario genere in palio, e ci saranno tre estrazioni, tre fortunati, nell'impossibilità di premiarvi malauguratamente tutti. Nel pacchettino troverete il romanzo richiesto e, soprattutto, una sorpresa speciale a tema Malanotte. Un abbraccio e buone letture.

I passi da seguire:
Commentare il post, lasciando nome e indirizzo e-mail;
Essere lettori del blog, della pagina Instagram, del mio romanzo in pre-ordine online;
Condividere l'iniziativa e lasciare il link delle eventuali condivisioni;
Indicare il titolo di vostro interesse.

sabato 24 novembre 2018

Recensione: Ora che il tempo non vola più, di Lorenzo Arrais

| Ora che il tempo non vola più, di Lorenzo Arrais. Bookabook, € 11, pp. 124 |

Quando mi sono avvicinato per la prima volta al catalogo Bookabook, l'editore milanese che per i prossimi ottantotto giorni darà alla mia storia dal destino ancora in forse una bella vetrina online (a proposito: tutti i romanzi sono a metà prezzo fino a domani), mi è venuto naturale avvicinarmi a un autore della mia età: tanta, infatti, la scelta; troppi i generi. Nel palmo della mia mano, allora, ecco la sola bussola della solidarietà anagrafica. Ho letto l'esordio di Lorenzo Arrais, classe 1994, nel dubbio impellente; a scatola chiusa. Un volume sottile ed elegante, poche pagine e, in parte come nel caso del mio Malanotte, una narrazione epistolare: sempre lettere aperte, ma non a una catastrofe bensì a Mandorla. La ragazza – non di pura finzione, ho immaginato – colpevole di avere donato al narratore i migliori sorrisi e di averli richiesti poi indietro con interessi da usuraio. 
Non importa chi. Non importa quando. Non importa perché. Conta soltanto il come. Lui e lei, studenti di Medicina passati in un lampo dai ripassi insieme alla convivenza da innamorati, si sono lasciati. L'uno porta un nome puntato, l'altra quello di un seme. Sono gli anni dell'università, delle ultime ribellioni, dei primi sogni spariti con il sopraggiungere dell'alba. Forse c'entra un tradimento commesso da una giovane caustica e irrequieta, forse è colpa di un eterno romantico più bravo in teoria che in pratica. Dettagli inesistenti perché, in fondo, ininfluenti.

Da quando sei volata via il mio tempo non vola più, non riesco più a sentire il tic-tac dell'orologio, quel rumore che odiavi così tanto e che il destino beffardo ha voluto zittire nello stesso istante in cui i tuoi passi hanno smesso di fare eco dentro casa, ma non dentro di me.

Ci si preferisce concentrare sulla sofferenza del dopo, sui postumi di una sbornia d'amore. Brutto andare in giro senza meta, di notte; peggio ancora stare a casa in solitudine aspettando che qualcuno ci raggiunga nel letto dalla porta del bagno semiaperta. Si ripensa al primo incontro, si tenta di ricordare l'ultimo bacio. Soprattutto, si scrive – su un muro con il pennarello nero, sulle superfici umide con il polpastrello dell'indice, sull'agenda Moleskine che spunta puntualmente dal camice stirato di fretta. Quello che non saranno più, le parole che avrebbero voluto ma alla fine non si son detti, i segreti per imparare a farne a meno, il pensiero di temprare la volontà smettendo di fumare, le bugie rivolte a una lontananza da ingannare con messaggi mai inoltrati. Fragile, empatico e naturalmente inadeguato davanti alla felicità, L. non butta gli oggetti rotti, piange con Bambi alla tivù, aiuta sconosciuti con le buste pesanti della spesa. Pensa al futuro, suo chiodo fisso, a costo di non godersi il presente. Dice di sognarsi scrittore per vivere per sempre e specialmente per parlare con lei, Mandorla: che l'ha sbriciolato come fosse un croissant e ormai vive in lui, di parole e basta. E non si perdona, no, nell'incapacità di nutrire rancore verso di lei – che forse dalla sua torre d'avorio non soffre né lo pensa, almeno non quanto lui.

Ogni mattina ci promettevamo che la volta dopo saremmo rimasti a letto, al caldo del nostro piumone a fare l'amore tutto il giorno. Adesso invece mi basterebbe che tu tornassi a prepararmi la colazione, ché ho finito anche la marmellata. Torna e usa la marmellata che vuoi, anche quella di agrumi, non mi importa. Però torna.

Riflessivo e romantico, con un linguaggio un po' social che fa pensare a Chiara Gamberale, Arrais propone uno struggimento per voce sola che non si fa mai dialogo eppure riesce magicamente a interloquire con i lettori. Perfino con il sottoscritto, che di rado si lascia intrattenere da questi flussi di coscienza; che da bravo razionale pretende il più delle volte una vicenda che abbia inizio, svolgimento, fine. Facilitano la lettura i capitoli agili, passi da leggere a voce alta per meglio farli propri, una schiettezza che anche in mancanza della nota biografica mi avrebbe fatto riconoscere Lorenzo come figlio della mia stessa generazione. Ora che il tempo non vola più ha due protagonisti appena: i nomi fittizi, un background semisconosciuto, un prosieguo sentimentale incerto. Non è un romanzo epistolare, non è una storia d'amore: non in senso stretto almeno. Ma resterà forse la lettura più giusta nell'attesa che il tempo di noi, eterni romantici, riprenda a scorrere. Rendendo finalmente l'innamorarsi legale, in questa eterna ora solare.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Thegiornalisti – Senza

lunedì 12 novembre 2018

Post scriptum: sono (anzi, siamo) ufficialmente online

Appena una settimana fa trovavo il coraggio di condividere con voi un'altra parte di me. 
Una storia scritta e riposta, con il serio rischio di tradirmi dimenticandola, finalmente in cerca di una casa sua. Ancora prima che presso un editore – e di questo devo dirvi grazie, mille volte grazie – l'ha subito trovata in voi. Che l'avete accolta con curiosità, condivisa e suggerita, fatta un po' vostra a scatola chiusa. Nei giorni scorsi ho cercato di vestirla al meglio per non deludervi. Nelle venti pagine di anteprima previste della Bookabook ho cercato così di imbrogliare come potevo, fra tagli strategici e un font minore, mettendoci tutta la dolcezza di Milo, scorci delle ombre di Eureka, una nuova arrivata che fa il suo ingresso proprio sul più bello. 
Ho inseguito i colleghi blogger per il passaparola, scritto due post – questo è il terzo e ultimo, giuro –, limato i capitoli introduttivi nei limiti delle mie possibilità (e che fatica incastrare incombenze grandi e piccole, ma ce l'abbiamo fatta anche questa volta mascherando il fiato corto). Come ti senti, mi ha chiesto qualcuno? Felice, agitato, dubbioso? L'ansia è andata sbollendo man mano, sarò sincero, come succede in fila agli esami decisivi, e adesso non mi resta che quel moto di rassegnata accetazione che sulla mia faccia somiglia vagamente alla pace dei sensi. Ho fatto il mio, infatti, e da quando lo scorso venerdì ho inviato il file Word all'editore ho ripreso a respirare più piano dedicandomi alle cose di sempre: sfoltire la barba cresciuta nel mentre, ripetere Romanza per l'imminente appello per laureandi, pulire il bagno e fare la spesa, scrivere recensioni arretrate che tuttavia non hanno perso d'urgenza. Da domani si riprende con la solita vita, con il solito blog – lo stesso che con quasi 4000 voti, ho scoperto, si è classificato sesto ai Macchianera Internet Awards. Oggi, invece, sono online.


Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe. Cartaceo, € 16.00. Ebook, € 5,99. pp. 280 |

giovedì 8 novembre 2018

In pre-ordine dal 12 novembre: Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe

Lunedì ho condiviso con voi annuncio e agitazione. Leggere i vostri commenti mi ha messo il cuore in pace e, abbiate fede, fra una lassa di Filologia da tradurre e qualche altro preparativo da ultimare, prometto di rispondervi uno a uno, piano piano.
Domani mi apriranno le porte sia Pensieri Cannibali con un'intrigante playlist a tema, sia Un libro per amico con un assaggio dell'incipit nella rubrica Chi ben comincia.
Il 12 novembre, invece, il lancio ufficiale previsto per il tardo pomeriggio: una volta online sul sito Bookabook, ve lo ricorderò sui social e con un piccolo banner nella colonna laterale del blog. Vi ho parlato di date, cifre e scadenze. Delle mie immancabili ansie da tenere a freno e del progetto di crowdfounding, gradino poco convenzionale che a tratti spaventa. Resta, a questo punto, la cosa più importante: il romanzo da presentarvi. Con tanto di nota biografica e quarta di copertina, che ritroverete nel mezzo della campagna, e un'immagine promozionale. Essendo la pubblicazione in forse non ho una copertina da diffondere, ma l'editore mi ha dato carta bianca e libero accesso a quell'immenso archivio di scatti che è il sito Unsplash. Avevo in mente un unico dettaglio fondamentale – una lampadina incandescente nel buio – e il tocco magico della mia amica Sara, eccezionale padrona di casa di My Caffè Letterario, ha trasformato poi una semplice foto in una meraviglia. Avrete senz'altro modo di sentirmi parlare qui e lì di Malanotte, di com'è nato, quando o perché. Potrete chiedermi di leggere o sfogliare una bozza del romanzo non appena lo avrò riletto e impaginato – sarà compito di un editor professionista, in caso venga raggiunto il goal dei 250 lettori, ma da perfezionista insicuro quale sono preferisco avere l'ultima parola e, soprattutto, il tempo di tirare di nuovo le fila. Mi eclisso lasciando la parola al mio Milo: un taglio netto del cordone ombelicale. Spero vogliate avere cura di lui. E attraverso di lui, così, anche di me.

| Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe. Cartaceo, € 16.00. Ebook, € 5,99. pp. 280 |

SINOSSI
Cronometro alla mano per lavarsi i denti, i lacci delle Converse a far pendant con gli stati d'animo e corde del bucato su cui sventolano i capolavori di Beethoven. Milo Jenkins, sedici anni, è un virtuoso del pianoforte, ha mille nevrosi e il fantasma di un pesce farfalla per migliore amico. I suoi lunghi silenzi e un candore senza età hanno reso sicura la diagnosi: è affetto da una forma di autismo ad alto funzionamento. Un ragazzo speciale, lo definirebbe qualcuno. Se vivi in una città che somiglia alla cupa Eureka, però, non ci sono parole gentili per un orfano di madre con gli occhiali a fondo di bottiglia, la schiena ricurva sotto il peso dei libri e gli incisivi a zappa. La svolta tanto sperata ha la gonna troppo corta e le occhiaie viola di Iris, forestiera bella come un film di Tim Burton. Sulla tela della loro adolescenza, uno schizzo rosso sangue. Sotto una coltre di foglie secche, cadaveri innocenti. Corre, Milo. Ma verso Iris o lontano da lei? Un diario ritrovato, un'eredità improrogabile, due storie parallele che si incontrano seguendo il filo conduttore della musica. Truce e dolce, Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe è una fiaba splatter dove i baci hanno un retrogusto segreto e tra sogno e delirio, amore e morte, non c'è grado di separazione.

L'AUTORE 
Michele Del Vecchio (Palermo,1994) nasce su un'isola, passa le estati della sua infanzia all'ombra del Vesuvio e a otto anni si trasferisce nella regione che, stando a torto alla pagina Facebook, non esiste. Vive tra Termoli e Pescara con quel che resta della sua famiglia e l'irresistibile Ciro, un tigrato europeo che odia tutti e in cui spera fermamente di reincarnarsi in un’altra vita. Fondatore nel 2012 del blog Diario di una dipendenza e plurifinalista ai Macchianera Internet Awards nella categoria Miglior sito letterario, sta lavorando a una tesi magistrale in Letteratura teatrale italiana.

lunedì 5 novembre 2018

Ho scritto qualcosa, sono stato contattato da un editore, mi pubblicano (forse)


Scrivevo queste esatte parole. Ai fedeli degenti di Diario di una dipendenza, che hanno creduto
Purtroppo, nel mentre, al solito, non ci ho creduto io. Rischiando che le dediche in apertura andassero sprecate e che le mie storie, sotto silenzio, finissero nel cassetto della scrivania in cui tengo le foto di famiglia che non guardo più e un pacco di pastelli dalla punta ben temperata, ormai inservibili per chi, con l'inattività, ha dimenticato quanto gli piacesse disegnare da bambino. Ho rispolverato il tutto, in questi giorni, perché ho trovato infine il coraggio di fare una cosa molto poco da me: in cerca di salvezza dal pantano di un settembre bruttissimo, e forse lo avrete percepito fra le righe di qualche post, ho mandato in giro una cosa scritta qualche anno fa e presto messa da parte. È successo che qualcuno, a sorpresa, mi ha risposto nell'arco di un mese. Ho ricevuto un contratto editoriale, una chiamata a casa con il prefisso di Milano, una data che cadrà proprio il prossimo lunedì. La vita, sarò sincero, mi ha preso in contropiede. Neanche il tempo di riuscire a domandarmi tra me e me: in cosa mi sono imbarcato proprio adesso, con gli ultimi esami, la tesi magistrale, un alloggio da fuori sede per le mani? Ho accolto la notizia con un misto familiare di orgoglio e paura. Nel momento più giusto e sbagliato dell'anno. Al pensiero che quel treno, poi, sarebbe passato oltre. Ho scritto un romanzo un po' sui quaderni a righe del liceo classico, un po' all'università. Bookabook mi ha dato il via libera. Mi pubblicano (forse).

Bookabook e il crowdfounding
In una parentesi tonda, eccola lì: l'incertezza. Perché la proposta di pubblicazione non è il traguardo, questa volta, ma il punto di partenza. Bookabook, editore indipendente giovane ma dalle idee brillanti, lascia che la parola decisiva spetti ai lettori. Dopo la regolare selezione, infatti, finirò in prevendita nella data pattuita: sul loro sito troverete a breve una sinossi, una breve nota biografica, un'immagine promozionare ancora da definire e, soprattutto, venti pagine da sfogliare in anteprima. Parleranno i numeri, parlerà chi mi acquista. Per quale motivo arrischiarsi a pubblicare un romanzo che nessuno vorrà leggere, se l'editoria è satura di novità e di pessimi investimenti? Dal 12 novembre sarò allora in prevendita, in versione cartacea (€ 16,00) e in ebook (€ 5,99). Limpidissimi, i ragazzi della Bookabook mi ospiteranno sul loro sito per cento giorni, fino alla chiusura della campagna: cosa avrò raccolto nel mentre? Si spera, abbastanza lettori – minimo 250, che pochi non sono – per andare avanti nel mio percorso: essere seguito da un editor, pubblicato, distribuito nelle librerie fisiche e virtuali. Cosa succede se il goal delle campagna di crowdfounding non dovesse essere raggiunto? I diritti del romanzo torneranno miei, il denaro delle prevendite sarà restituito agli acquirenti e, al di sopra delle 60 copie vendute, pur non essendoci chance di pubblicazione, l'editore si impegnerà comunque a far ricevere copie limitate e corrette ai lettori di buona volontà che, a scatola chiusa, si son fidati di me. Non vi nascondo che, giacché timidissimo, pessimo a vendermi, più abituato a parlare delle cose altrui che delle mie, il gradino da superare mi pietrifica. Cosa ho da perdere, d'altra parte? Me lo domando da giorni, e così facendo mi faccio forza. Qualcosa bolle in pentola, vero, ma a un passo da Halloween ho avuto paura a sollevare il coperchio. 
Mi guardo intorno – vi leggo, vi vedo – e mi rassicuro già. Mi butto (lo prometto: non via).

I passi da fare
Non ho intenzione alcuna di snaturare il mio blog, in cui continuerò a parlare di cinema, serie TV e romanzi con cadenza regolare – non del mio, tranquilli! Non voglio darmi allo spam selvaggio, né costringervi a post a tavolino o a blog tour in nome di una lunga conoscenza. Non vi annoierò: liberissimi, anzi, di essere interessati ai miei post e non al resto. Come si fa a consigliare spassionatamente, tra l'altro, un romanzo ancora in forse? Qualcosa che c'è e non c'è al tempo stesso? Un gatto di Schrodinger? Devo chiarirmi le idee: cerco consigli spassionati e un po' di pubblicità, che non guasta. Oggi stesso scriverò all'editore – a tal proposito ringrazio pubblicamente la redazione, e in particolare Chiara, che perora instancabilmente la mia causa e risponde senza batter ciglio alle mie domande più stupide – e spero di potere inviare a coloro che lo vorranno il banner, la sinossi ufficiale e un estratto per un'anteprima a tema. Poco ma sicuro, venerdì mattina sarò ospite sul blog Pensieri Cannibali per parlarvene un po' attraverso una speciale playlist.

Il romanzo: Malanotte
In questi giorni l'ho sfogliato di nuovo, sapete? La rilegatura scricchiolava, talmente tanto era il tempo passato dall'ultima volta. Maestro nell'autodemolirmi, così come avevo cercato invano l'inghippo in un contratto oggettivamente inappuntabile, volevo convincermi che i miei personaggi, la mia storia, non mi parlassero più. Invece sono cresciuto, sono cambiato, ma a sorpresa non ho smesso di volere loro bene. Ho un difetto, infatti: mi affeziono a tutto quel che faccio, anche se mi dicono spesso che non dovrei. E così mi sono scoperto affezionato ancora a loro, che mi hanno fatto compagnia durante l'ultimo tratto dell'adolescenza e nei pensieri dei quali, ormai ventiquattrenne, potrò rispecchiarmi ancora per poco. Ci vuole un'età per tutto, credo: certamente per essere credibili. Ci vuole un foglio volante che tenga traccia di chi e come sono stato: l'adolescenza, per quanto atipica sia stata, penso vada tenuta stretta. Era nato così Malanotte (che per ragioni editoriali molto probabilmente avrà un sottotitolo). Per dire che alcune città alla Stephen King di giorno possono sembrare rassicuranti, ma la notte qualcosa cambia nell'ululato del vento. Per dire che se hai sedici anni, gli occhiali a fondo di bottiglia, i denti storti e mille piccole manie certe notti possono sembrare cattive da morire. Per dire, soprattutto, qualcos'altro. 
Se non hai il physique du rôle, nella migliore delle ipotesi, altrove ti ridurrebbero infatti a una spalla comica; a un figurante anonimo che non ha diritto strada facendo a qualche colpo di testa o di cuore. Qui, invece, ti ritrovi tuo malgrado voce narrante e protagonista assoluto: puoi risolvere all'occorrenza il giallo di macabri omicidi rituali, innamorarti dell'ultima arrivata in città mentre in un cinema d'essai guardate Cantando sotto la pioggia, avere finalmente voce in capitolo. A partire dalla settimana prossima, a tal proposito, potrete avere voce in capitolo anche voi, che ringraziavo già in quella dedica programmatica. Miei sostenitori sulla fiducia, spero, capaci di farmi credere nei miracoli della lettura e in com'è che gira il mondo ancor prima che aprissi bocca. Per questo e per altro, per questi sei anni e mezzo di blog ad esempio, già grazie.