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giovedì 8 novembre 2018

In pre-ordine dal 12 novembre: Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe

Lunedì ho condiviso con voi annuncio e agitazione. Leggere i vostri commenti mi ha messo il cuore in pace e, abbiate fede, fra una lassa di Filologia da tradurre e qualche altro preparativo da ultimare, prometto di rispondervi uno a uno, piano piano.
Domani mi apriranno le porte sia Pensieri Cannibali con un'intrigante playlist a tema, sia Un libro per amico con un assaggio dell'incipit nella rubrica Chi ben comincia.
Il 12 novembre, invece, il lancio ufficiale previsto per il tardo pomeriggio: una volta online sul sito Bookabook, ve lo ricorderò sui social e con un piccolo banner nella colonna laterale del blog. Vi ho parlato di date, cifre e scadenze. Delle mie immancabili ansie da tenere a freno e del progetto di crowdfounding, gradino poco convenzionale che a tratti spaventa. Resta, a questo punto, la cosa più importante: il romanzo da presentarvi. Con tanto di nota biografica e quarta di copertina, che ritroverete nel mezzo della campagna, e un'immagine promozionale. Essendo la pubblicazione in forse non ho una copertina da diffondere, ma l'editore mi ha dato carta bianca e libero accesso a quell'immenso archivio di scatti che è il sito Unsplash. Avevo in mente un unico dettaglio fondamentale – una lampadina incandescente nel buio – e il tocco magico della mia amica Sara, eccezionale padrona di casa di My Caffè Letterario, ha trasformato poi una semplice foto in una meraviglia. Avrete senz'altro modo di sentirmi parlare qui e lì di Malanotte, di com'è nato, quando o perché. Potrete chiedermi di leggere o sfogliare una bozza del romanzo non appena lo avrò riletto e impaginato – sarà compito di un editor professionista, in caso venga raggiunto il goal dei 250 lettori, ma da perfezionista insicuro quale sono preferisco avere l'ultima parola e, soprattutto, il tempo di tirare di nuovo le fila. Mi eclisso lasciando la parola al mio Milo: un taglio netto del cordone ombelicale. Spero vogliate avere cura di lui. E attraverso di lui, così, anche di me.

| Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe. Cartaceo, € 16.00. Ebook, € 5,99. pp. 280 |

SINOSSI
Cronometro alla mano per lavarsi i denti, i lacci delle Converse a far pendant con gli stati d'animo e corde del bucato su cui sventolano i capolavori di Beethoven. Milo Jenkins, sedici anni, è un virtuoso del pianoforte, ha mille nevrosi e il fantasma di un pesce farfalla per migliore amico. I suoi lunghi silenzi e un candore senza età hanno reso sicura la diagnosi: è affetto da una forma di autismo ad alto funzionamento. Un ragazzo speciale, lo definirebbe qualcuno. Se vivi in una città che somiglia alla cupa Eureka, però, non ci sono parole gentili per un orfano di madre con gli occhiali a fondo di bottiglia, la schiena ricurva sotto il peso dei libri e gli incisivi a zappa. La svolta tanto sperata ha la gonna troppo corta e le occhiaie viola di Iris, forestiera bella come un film di Tim Burton. Sulla tela della loro adolescenza, uno schizzo rosso sangue. Sotto una coltre di foglie secche, cadaveri innocenti. Corre, Milo. Ma verso Iris o lontano da lei? Un diario ritrovato, un'eredità improrogabile, due storie parallele che si incontrano seguendo il filo conduttore della musica. Truce e dolce, Malanotte. Lettera aperta a una cara catastrofe è una fiaba splatter dove i baci hanno un retrogusto segreto e tra sogno e delirio, amore e morte, non c'è grado di separazione.

L'AUTORE 
Michele Del Vecchio (Palermo,1994) nasce su un'isola, passa le estati della sua infanzia all'ombra del Vesuvio e a otto anni si trasferisce nella regione che, stando a torto alla pagina Facebook, non esiste. Vive tra Termoli e Pescara con quel che resta della sua famiglia e l'irresistibile Ciro, un tigrato europeo che odia tutti e in cui spera fermamente di reincarnarsi in un’altra vita. Fondatore nel 2012 del blog Diario di una dipendenza e plurifinalista ai Macchianera Internet Awards nella categoria Miglior sito letterario, sta lavorando a una tesi magistrale in Letteratura teatrale italiana.

lunedì 5 novembre 2018

Ho scritto qualcosa, sono stato contattato da un editore, mi pubblicano (forse)


Scrivevo queste esatte parole. Ai fedeli degenti di Diario di una dipendenza, che hanno creduto
Purtroppo, nel mentre, al solito, non ci ho creduto io. Rischiando che le dediche in apertura andassero sprecate e che le mie storie, sotto silenzio, finissero nel cassetto della scrivania in cui tengo le foto di famiglia che non guardo più e un pacco di pastelli dalla punta ben temperata, ormai inservibili per chi, con l'inattività, ha dimenticato quanto gli piacesse disegnare da bambino. Ho rispolverato il tutto, in questi giorni, perché ho trovato infine il coraggio di fare una cosa molto poco da me: in cerca di salvezza dal pantano di un settembre bruttissimo, e forse lo avrete percepito fra le righe di qualche post, ho mandato in giro una cosa scritta qualche anno fa e presto messa da parte. È successo che qualcuno, a sorpresa, mi ha risposto nell'arco di un mese. Ho ricevuto un contratto editoriale, una chiamata a casa con il prefisso di Milano, una data che cadrà proprio il prossimo lunedì. La vita, sarò sincero, mi ha preso in contropiede. Neanche il tempo di riuscire a domandarmi tra me e me: in cosa mi sono imbarcato proprio adesso, con gli ultimi esami, la tesi magistrale, un alloggio da fuori sede per le mani? Ho accolto la notizia con un misto familiare di orgoglio e paura. Nel momento più giusto e sbagliato dell'anno. Al pensiero che quel treno, poi, sarebbe passato oltre. Ho scritto un romanzo un po' sui quaderni a righe del liceo classico, un po' all'università. Bookabook mi ha dato il via libera. Mi pubblicano (forse).

Bookabook e il crowdfounding
In una parentesi tonda, eccola lì: l'incertezza. Perché la proposta di pubblicazione non è il traguardo, questa volta, ma il punto di partenza. Bookabook, editore indipendente giovane ma dalle idee brillanti, lascia che la parola decisiva spetti ai lettori. Dopo la regolare selezione, infatti, finirò in prevendita nella data pattuita: sul loro sito troverete a breve una sinossi, una breve nota biografica, un'immagine promozionare ancora da definire e, soprattutto, venti pagine da sfogliare in anteprima. Parleranno i numeri, parlerà chi mi acquista. Per quale motivo arrischiarsi a pubblicare un romanzo che nessuno vorrà leggere, se l'editoria è satura di novità e di pessimi investimenti? Dal 12 novembre sarò allora in prevendita, in versione cartacea (€ 16,00) e in ebook (€ 5,99). Limpidissimi, i ragazzi della Bookabook mi ospiteranno sul loro sito per cento giorni, fino alla chiusura della campagna: cosa avrò raccolto nel mentre? Si spera, abbastanza lettori – minimo 250, che pochi non sono – per andare avanti nel mio percorso: essere seguito da un editor, pubblicato, distribuito nelle librerie fisiche e virtuali. Cosa succede se il goal delle campagna di crowdfounding non dovesse essere raggiunto? I diritti del romanzo torneranno miei, il denaro delle prevendite sarà restituito agli acquirenti e, al di sopra delle 60 copie vendute, pur non essendoci chance di pubblicazione, l'editore si impegnerà comunque a far ricevere copie limitate e corrette ai lettori di buona volontà che, a scatola chiusa, si son fidati di me. Non vi nascondo che, giacché timidissimo, pessimo a vendermi, più abituato a parlare delle cose altrui che delle mie, il gradino da superare mi pietrifica. Cosa ho da perdere, d'altra parte? Me lo domando da giorni, e così facendo mi faccio forza. Qualcosa bolle in pentola, vero, ma a un passo da Halloween ho avuto paura a sollevare il coperchio. 
Mi guardo intorno – vi leggo, vi vedo – e mi rassicuro già. Mi butto (lo prometto: non via).

I passi da fare
Non ho intenzione alcuna di snaturare il mio blog, in cui continuerò a parlare di cinema, serie TV e romanzi con cadenza regolare – non del mio, tranquilli! Non voglio darmi allo spam selvaggio, né costringervi a post a tavolino o a blog tour in nome di una lunga conoscenza. Non vi annoierò: liberissimi, anzi, di essere interessati ai miei post e non al resto. Come si fa a consigliare spassionatamente, tra l'altro, un romanzo ancora in forse? Qualcosa che c'è e non c'è al tempo stesso? Un gatto di Schrodinger? Devo chiarirmi le idee: cerco consigli spassionati e un po' di pubblicità, che non guasta. Oggi stesso scriverò all'editore – a tal proposito ringrazio pubblicamente la redazione, e in particolare Chiara, che perora instancabilmente la mia causa e risponde senza batter ciglio alle mie domande più stupide – e spero di potere inviare a coloro che lo vorranno il banner, la sinossi ufficiale e un estratto per un'anteprima a tema. Poco ma sicuro, venerdì mattina sarò ospite sul blog Pensieri Cannibali per parlarvene un po' attraverso una speciale playlist.

Il romanzo: Malanotte
In questi giorni l'ho sfogliato di nuovo, sapete? La rilegatura scricchiolava, talmente tanto era il tempo passato dall'ultima volta. Maestro nell'autodemolirmi, così come avevo cercato invano l'inghippo in un contratto oggettivamente inappuntabile, volevo convincermi che i miei personaggi, la mia storia, non mi parlassero più. Invece sono cresciuto, sono cambiato, ma a sorpresa non ho smesso di volere loro bene. Ho un difetto, infatti: mi affeziono a tutto quel che faccio, anche se mi dicono spesso che non dovrei. E così mi sono scoperto affezionato ancora a loro, che mi hanno fatto compagnia durante l'ultimo tratto dell'adolescenza e nei pensieri dei quali, ormai ventiquattrenne, potrò rispecchiarmi ancora per poco. Ci vuole un'età per tutto, credo: certamente per essere credibili. Ci vuole un foglio volante che tenga traccia di chi e come sono stato: l'adolescenza, per quanto atipica sia stata, penso vada tenuta stretta. Era nato così Malanotte (che per ragioni editoriali molto probabilmente avrà un sottotitolo). Per dire che alcune città alla Stephen King di giorno possono sembrare rassicuranti, ma la notte qualcosa cambia nell'ululato del vento. Per dire che se hai sedici anni, gli occhiali a fondo di bottiglia, i denti storti e mille piccole manie certe notti possono sembrare cattive da morire. Per dire, soprattutto, qualcos'altro. 
Se non hai il physique du rôle, nella migliore delle ipotesi, altrove ti ridurrebbero infatti a una spalla comica; a un figurante anonimo che non ha diritto strada facendo a qualche colpo di testa o di cuore. Qui, invece, ti ritrovi tuo malgrado voce narrante e protagonista assoluto: puoi risolvere all'occorrenza il giallo di macabri omicidi rituali, innamorarti dell'ultima arrivata in città mentre in un cinema d'essai guardate Cantando sotto la pioggia, avere finalmente voce in capitolo. A partire dalla settimana prossima, a tal proposito, potrete avere voce in capitolo anche voi, che ringraziavo già in quella dedica programmatica. Miei sostenitori sulla fiducia, spero, capaci di farmi credere nei miracoli della lettura e in com'è che gira il mondo ancor prima che aprissi bocca. Per questo e per altro, per questi sei anni e mezzo di blog ad esempio, già grazie.