Visualizzazione post con etichetta The Affair. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta The Affair. Mostra tutti i post

domenica 30 dicembre 2018

[2018] Top 10: Le serie TV


10. Kidding
Quand'è che lo spettacolo deve continuare? Se lo chiede un Carrey in forma smagliante, rinnovando su Showtime il sodalizio con Gondry. Ci mettono l'intensità del cinema indie, un po' di stop-motion, la malinconia degli ultimi sognatori.

9. Killing Eve
Produzione BBC affatto ingessata, ti corteggia con l'ironia e gli sguardi giusti prendendosi nel mentre poco sul serio. Cosa c'è in ballo, con una seconda stagione già annunciata? Se in un thriller scoppiettante in cui le donne fan da padrone, potremmo confidare nei trucchi che nascondono in borsetta – oggetti contundenti compresi.

8. American Vandal
Un giallo con le problematiche dei nostri ragazzi e gli incastri della Christie. Un esperimento sociale che schiera in campo l'intelligenza degli autori, l'originalità dei mezzi, per vandalizzare un genere ormai abusatissimo e dagli scarabocchi osceni, dai virus intestinali, far nascere i germi della rivoluzione.

7. The Marvelous Mrs. Maisel – Stagione II
Riecco Midge, già pronta per il tour. Ha un nuovo flirt, nuovi cappelli per gli abiti da cocktail e quache difficoltà a gestire la sua doppia vita. Se si sente la mancanza dei suoi numeri di cabaret, messi da parte per lasciare spazio a personaggi con meno appeal, compensano le battute al solito fulminanti, gli invidiabili colori pastello e un'eroina contro i tabù.

6. The Affair – Stagione IV
Ci sono meno rancori, meno bugie, ma tanti segreti. Scarseggia il sesso, nella stagione più matura delle quattro, e ci si dà a confessioni struggenti e a qualche rara caduta di stile. Ci si prova a rimpiazzare come si può, nell'impossibilità di dimenticarsi. Lo stesso può dirsi anche di una serie tornata agli alti livelli di un tempo, che invece, sfiduciato, davo già per persa.

5. BoJack Horseman – Stagione V
Sempre un gioiello di scrittura, l'inossidabile serie animata si cimenta con altri impeccabili esercizi di stile, spesso al limite dello sperimentale, che trovano facilmente terreno fertile da queste parti – viva i soliloqui teatrali, viva gli incastri audaci. Accendete: c'è l'esistenza in onda. Magari in binge watching?

4. Daredevil – Stagione III
La serie Marvel che non ha i superpoteri ma è comunque super. Una granitica crime story che lascia da parte la lentezza della stagione introduttiva, gli affollamenti della seconda, e trova con successo una dimensione noir atipica per il genere.

3. Homecoming
Le geometrie di Kubrick, gli split screen di De Palma, l'aspect ratio di Dolan. Esmail è andato a scuola dai migliori. E nobilita, così, un thriller psicologico che più classico non si può: rigoroso ma non senza ironia, algido ma non senza sentimento; rétro eppure modernissimo.

2. L'amica geniale
Le abbiamo lette, le abbiamo supportate, le abbiamo immaginate. E le abbiamo riconosciute a colpo d'occhio nella serie che doveva farcele conoscere in carne e ossa e che, per fortuna, ha compiuto il miracolo.

1. The Hauting of Hill House
Si confondono realtà e immaginazione. Si viene a patti, in una terapeutica seduta di ipnosi, con la delusione di cinque bambini impreparati al mondo esterno. Prigionieri prima di quelle stanze buie, poi del ricordo, i Crane spergiurano, falliscono, commuovono e perdonano su una via per l'elaborazione che porta dove tutto ha avuto inizio. Ci viene richiesta un'identica assenza di logica per prestare fede all'amore, per credere all'orrore. Il resto, direbbe Nell, sono coriandoli.


I PREMI COLLATERALI

Miglior attore protagonista: Jim Carrey (Kidding), Jonah Hill (Maniac), Charlie Cox (Daredevil);
Miglior attrice protagonista: Julia Roberts (Homecoming), Rachel Brosnahan (The Marvelous Mrs. Maisel), Jodie Comer (Killing Eve);
Miglior attore non protagonista: Vincent D'Onofrio (Daredevil), Joshua Jackson (The Affair), Alan Arkin (Il metodo Kominsky);
Miglior attrice non protagonista: Yvonne Strahovski (The Handmaid's Tale), Mandy Moore (This is us), Sissy Spacek (Castle Rock).



Muchacha sexy: Debby Ryan (Insatiable), Elizabeth Lail (You), Kiernan Shipka (Le terrificanti avventure di Sabrina);
Bello e impossibile: Daniel Sharman (I Medici), Christopher Gorham (Insatiable), Bill Skarsgard (Castle Rock);
La coppia più bella del mondo: Barden-Lawther (The End of the F***ing World), Oh-Comer (Killing Eve), Barrymore-Olyphant (Santa Clarita Diet);
Nice to meet you: Elisa del Genio e Ludovica Nasti (L'amica geniale), Eliza Scanlen (Sharp Objects), Stephan James (Homecoming).




Sing it back: I Feel You (Sense8), Shall We Dance? (The Marvelous Mrs. Maisel), Renaissance (I Medici);
Psycho Killer: Jodie Comer (Killing Eve), Darren Criss (The Assassination of Gianni Versace), Wilson Bethel (Daredevil);
Cry me a river: La morte di Jack (This is us), Il monologo di Nell (The Haunting of Hill House), L'alzheimer di Sissy Spacek (Castle Rock);
Let's talk about sex: Il ménage à trois (Élite), L'orgia di addio (Sense8), Amy Adams e Chris Messina (Sharp Objects);
Ops, I dit it again – Guilty Pleasure: You, Élite, The Generi

lunedì 15 ottobre 2018

I ♥ Telefilm: Élite | The Affair S04

Indossano le divise inamidate e le facce da schiaffi dei rampolli di Gossip Girl. Condividono i legami pericolosi e i segreti di How to get away with murder. Si parla di sesso e stupefacenti come in Skins, e non si ha paura di esporre generosamente i corpi o di rivolgersi all'occorrenza allo spacciatore di fiducia. È da una versione meno politicamente corretta di Tredici, però, che si prendono in prestito il cadavere di un'adolescente scomoda e tabù a fantasia. L'enorme differenza è che non siamo né nell'Upper East Side né in una serie a tesi pensata per un pubblico di adolescenti pudibondi. A spalancarsi, infatti, sono le porte di una scuola privata spagnola in cui non esistono censure o benpensanti. Si assisterà agli intrighi e agli amori dei teen drama di ogni dove, quindi, ma calcando la mano. Spesso esagerando non poco, vero, fra omosessualità e fondamentalismo religioso, truffe e gravidanze in forse, zuffe e discriminazione. Ma sono uno spettatore che rinnega talora le mezze misure e, se si tratta di guilty pleasure, pretendo siano così: divertenti e svergognati. Dopo La casa di carta, Netflix e la Spagna sono pronti a mostrarci lo scoppio della rivoluzione in un laccatissimo microcosmo impreparato all'ingresso del proletariato. A scuola ci sono tre nuovi studenti da scrutare con la puzza sotto il naso, infatti, e vengono dai bassi fondi: il timido cameriere Samuel nasconde un fratello galeotto e una cotta per una ragazza impossibile; Cristian, belloccio pronto a svendersi in cambio di un posto al sole, si lascia coinvolgere in un allettante mènage à trois da una coppia di fidanzatini in crisi, pronti a contenderselo per infantile capriccio; Nadia, musulmana praticante, indossa il velo a lezione, diventa l'oggetto di una scommessa erotica alla Cruel Intentions e protegge un fratello gay (in coppia proprio con un tennista della stessa scuola) dalle reazioni repressive di una famiglia troppo religiosa. Li unisce, li divide e li fa scoppiare, gettando prima il sasso e nascondendo poi la mano, la sfuggente Marina: sedicenne ribelle che si trasforma pian piano in vittima imperfetta, con una doppiezza e un'ambiguità che la collega Hannah Baker – capro espiatorio come lei – probabilmente si sognerebbe. Chi l'ha uccisa? Anzi, maestra di frequenti inimicizie quale era, chi l'avrebbe voluta viva? Gli spagnoli si confermano insuperabili con il giallo e gli eccessi delle telenovelas: alla combinazione tra le due cose, al trash che crea dipendenza vera, perciò non si resiste. Ricco, sfrontato, a nudo, Elite scotta per forma e contenuto, rivelandosi con malizia ben più colpevole delle serie affini. I suoi capi di imputazione: detenzione e spaccio, falsa testimonianza, omicidio colposo, atti osceni in luogo pubblico. Che dopo questi otto episodi introduttivi, allora, torni presto in aula: magari sexy e recidivo proprio come lo abbiamo conosciuto, pronti a dichiararlo l'imbattibile guilty pleasure di questa annata. (7)

Riallacciare i ponti con The Affair senza prima passare dalla terza stagione, definita disastrosa da spettatori di fiducia che, come me, avevano apprezzato per due anni consecutivi questo dramma che sempre di sesso, voltafaccia e menzogne parlava. L'ho fatto, sì, in nome di una serie che sembrava essere ritornata fortunatamente agli antichi fasti, sui propri passi, violando una regola non scritta nel manuale degli spettatori seriali: mai barare. C'era il senso di colpa. C'era il presentimento che mi mancassero i nessi logici, le basi, avendo saltato quasi per intero il precedente arco di episodi. Più forte, però, era il desiderio di qualcosa di valido, di qualcosa di ben scritto, se su altri fronti le incensatissime Sharp Objects e Maniac deludevano. Ho fatto bene, decisamente, e da qui sorge una domanda quanto mai piena di sconcerto: perché il passato scivolone, con un pessimo Fraser nel cast e nuove parentesi affatto convincenti, responsabile forse di aver fatto abbandonare a tanti un prodotto che a sorpresa aveva ancora molto da dare? Sono passati un numero imprecisato di anni dai fatti della prima stagione. Sono cambiati i partner, le città, il numero dei figli a carico, la conformazione delle famiglie. A restare è una struttura bipartita che mostra i quattro protagonisti allo specchio, al bivio: ognuno con una propria storia, ognuno con una versione dei fatti. Partiamo da Dominic West, lasciato prima dalla moglie e poi dall'amante, che dopo un best-seller e il carcere scopre la vocazione all'insegnamento e si trasferisce a Los Angeles per il bene di figli che, tuttavia, poco lo considerano: sarà uno studente talentuoso e ribelle a motivarlo, quando tutto sembra perso. Maura Tierney, la ex livorosa, fa invece i conti con la malattia del nuovo compagno – il chirurgo Vic, personaggio a cui si vuole un gran bene – e le tentazioni di Emily Browning, libertina vicina di casa. Ruth Wilson, da sempre donna fragile e problematica, ha avuto intanto un'altra bambina, frequenta un altro uomo – Ben, reduce di guerra perfino più fragile e problematico di lei – e, colta sull'orlo dell'abisso, rischia purtroppo di oltrepassare il punto di non ritorno. Questa, però, è la stagione per eccellenza di un Joshua Jackson in cerca di rivalsa e di se stesso: ora tradito, ora traditore, tenta di esorcizzare lo spettro del primo amore e, attraverso cinque compiti da portare a termine, di dire addio al ricordo di una Alison irraggiungibile. Che fine ha fatto quella Wilson ferita nell'anima, presenza evanescente sin dal primo episodio? In un viaggio a tre verso Princeton nasce un'impensata collaborazione tra West e Jackson, storici rivali costretti a riporre l'ascia di guerra per la donna a cui entrambi tengono ancora. Ci sono meno rancori, meno bugie, ma ugualmente tanti segreti. Scarseggia il sesso spinto, nella stagione più matura delle quattro, e ci si dà a confessioni struggenti (il nono episodio è uno shock) e a qualche rara caduta di stile (vedasi i padri che ritornano per un trapianto di reni, oppure le gravidanze inattese) grazie a una coralità compatta, prima dislocata e poi d'improvviso riunita, galeotta una Alison che fa da mastice e mistero. Ci si prova a rimpiazzare come si può, nell'impossibilità di dimenticarsi. Lo stesso, con un sospiro di sollievo, può dirsi anche di una serie tornata agli alti livelli di un tempo, che invece, sfiduciato nel profondo, io davo già per persa. Chiodo scaccia chiodo: lo sanno bene i protagonisti, tentati dall'idea della pace. E così, allo stesso modo, un grande ritorno scaccia al suon di dialoghi intensi e prove viscerali un errore di percorso che, a proposito di The Affair, ci era parso un tradimento imperdonabile. (7,5)

lunedì 16 gennaio 2017

Recensione: Fato e furia, di Lauren Groff

Tragedia, commedia. Tutta questione di punti di vista.

Titolo: Fato e furia
Autrice: Lauren Groff
Editore: Bompiani
Numero di pagine: 459
Prezzo: € 19,00
Sinossi: Per alcuni la vita è sogno. Lotto e Mathilde, il ragazzo d’oro e la principessa di ghiaccio, si conoscono alla fine dell’università e si sposano subito: giovani, bellissimi e innamorati, si avviano verso un destino di felicità. Lotto depone senza troppo dolore le ambizioni da attore per diventare celebre come autore teatrale, e Mathilde si rivela la moglie ideale, la musa silenziosa: lui ama le luci della ribalta e lei sceglie il riparo delle quinte, lui è fiducioso e aperto verso le persone e il futuro, lei è più oscura e sfuggente. Ventiquattro anni di matrimonio per una coppia perfetta, quella che vedono - o credono di vedere - tutti da fuori: ma basta cambiare punto di vista e la maschera cade. Il fato cala senza pietà; e Mathilde è la furia che libera un carico di rivelazioni. Con la sua scrittura intensa e luminosa Lauren Groff è riuscita a dare grande respiro narrativo a quella che si può leggere come una pièce teatrale, una tragedia animata da due personaggi folgoranti: perché ogni storia ha due facce, e la chiave di un matrimonio non è la verità, ma il segreto.
                                            La recensione
A un certo punto, sul finire di dicembre, sapevo di dovere leggere Fato e furia ma non sapevo perché. A un certo punto l'ho preso in prestito, l'ho letto e, a tratti, sentito quasi di amarlo: neanche di questa inspiegabile attrazione per una storia pretenziosa, di questa cotta per personaggi antipatici come pochi, conosco tuttavia le ragioni. Il romanzo di Lauren Groff, che su Instagram veniva fotografato fra le mani di Barack Obama, Brie Larson e Florence Welch, è infatti tra quelli più facili da odiare che da apprezzare. Ha anni riassunti in un paragrafo e conversazioni sviscerate in un intero capitolo; si rivela inutilmente intricato nel finale, dopo un'impeccabile prima parte; ha scene di sesso brusche, che fanno a pugni con la comune idea di erotismo, e rarissimi livori per essere, almeno su carta, un dramma matrimoniale a un passo dalle nozze d'argento. Il sesso senza amore. La crisi senza litigi. Lui vanesio, misogino; lei impassibile e passivo-aggressiva. 
L'autrice parte da lontano. Dalla Florida in cui, tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, cresce coccolatissimo il nostro Lotto: figlio di una sirena del circo in aspettativa e di un imprenditore locale, arricchitosi imbottigliando acqua; fratello maggiore della precoce Rachel; adolescente brufoloso ma affascinante che fa strage di cuori e, nel periodo speso in un collegio in New Hampshire, svolazza di fiore in fiore, dagli uomini alle donne. Naturalmente melodrammatico, snello e dotato di una voce stentorea, sgomita per diventare attore ma non riesce; con il sopraggiungere della mezza età capirà, ben consigliato, che il suo destino è scrivere. A ventidue anni, mentre si pavoneggia a una festa, scorge dall'altra parte della stanza una ragazza che non si è mai portato a letto. La scena di un film: la folla si apre, lui le chiede di sposarla, lei per scherzo dice sì. Poco dopo sono marito e moglie per davvero. Lo saranno nella buona e nella cattiva sorte. Finché dura. Acquistano una cagnetta e la ribattezzano Dio. Sono pieni di falsi amici, tagliano entrambi i ponti con le loro famiglie. La loro storia è colta e chirurgica. Sgradevole all'occorrenza, ma magnetica sempre. Tra le righe, tra parentesi quadre, il commento in pluralis maiestatis di una narratrice onnipotente. Fato e furia si perde e si ritrova: salta di festa in festa, di forma in forma – romanzo, ma anche pièce teatrale e abbozzo di opera lirica all'occorrenza. 
Ti distrae e ti schiocca all'improvviso le dita in faccia, se vuole gli occhi a sé. Mi aspettavo accuse, recriminatorie e rimpianti come in un moderno Revolutionary Road: invece la Groff racconta un connubio solidissimo; perfetto a una prima occhiata. Ci lavora su quando è notte, inosservata, Mathilde: una compagna mite, una custode impassibile. Ma anche vendicativa, incapace di dimenticare. Una sottile Lady Macbeth che nell'amore, nel loro, vuole crederci con tutta l'anima. Algida e distante, sembra una diva di Hitchcock: la donna che visse due volte – sotto falso nome, sottratta a un passato pieno di porte chiuse e proposte indecenti. Lauren Groff mette a disagio: ambigua, sfacciatamente talentuosa. Di che genere è il suo ultimo romanzo? Ricorda il King meno indagato di La storia di Lisey – si parla, infatti, delle grandi donne all'ombra di grandi uomini -, le doppie verità del telefilm The Affair, le bionde imprevedibili dell'Amore bugiardo. A chi lo consiglierei, se mi è piaciuto subito ma, banalizzandolo, non è che una soap opera scritta ad arte? Cosa c'è al di là della maschera? Cosa si nasconde in quei loro cuori glaciali? Soprattutto, qual è il segreto di un matrimonio felice? Lotto e Mathilde, la sua sposa fedele e silenziosa, sorridono: sembrano svelarsi, ma poi dissimulano tacendo i trucchi del mestiere. Si confermano maliziosi, sudoli e narcisisti. Sfuggenti, all'interno di un romanzo che sfuggente lo è altrettanto, ma irresistibili: per gli spazi bianchi, per il non detto soffocato in un cuscino, per il dubbio che persiste. Per legittima difesa. A proposito di una furia (quella di lei) che plasma come creta il fato (quello di lui).
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Florence + The Machine – Stand By Me

giovedì 24 dicembre 2015

I ♥ Telefilm: Catastrophe, The Affair, You're The Worst, Please Like Me

Catastrophe 
Stagione I-II
Immaginatevela pure. Sharon – quarantuno anni a breve, professione maestra – a gambe all'aria, durante un controllo medico. Scoprire, nella stessa mattina, di essere in attesa di un bambino e di avere quello che, evolvendosi, potrebbe rivelarsi un tumore. Il nascituro, risultato di una notte e via. La metastasi, invece, causa di ereditarietà e di malanni della mezza età. Al suo fianco, mentre il ginecologo dà notizie belle e brutte, Rob – americano lontano da casa, pubblicitario di successo. Un bicchiere di troppo, un corteggiamento spiccio e, tra mosse impacciate e risate involontarie, i due sono finiti a letto. Quella che per Rob doveva essere una tappa nella piovosa Londra, così, diventa un impegno più grande di lui; una pazza notte di passione, invece, una storia che vuole parlarci – ma coi toni politicamente scorretti che tutti noi amiamo – di responsabilità e piani alternativi. Eppure, quando hai una certa età e quel bambino concepito contro tutti i pronostici potrebbe essere l'ultima volta per essere mamma o papà, perché temporeggiare? Sospirare, accontentarsi e, magari, con la convinvenza e un matrimonio riparatore all'orizzonte, scoprire di volersi bene. Non tutte le catastrofi vengono per nuocere. Catastrophe è la comedy, irriverente e realistica, romantica in un modo che è solo suo, per chi ha apprezzato cose come Scrotal Recall e, a viva voce, si domanda: a quando un seguito? Queste serie inglesi – impeccabili per qualità, inaffidabili per puntualità: la seconda stagione di questa, però, ho avuto la fortuna di vederla subito dopo, e ci mostra i nostri protagonisti a due anni di distanza, con una ampia famiglia al seguito – hanno sempre temi semiseri, dialoghi esilaranti, attori che funzionano alla perfezione quando si cercano le risate e il momento di riflessione improvviso. Un po' come Sharon Horgan e Rob Delaney che non sono né bellissimi né giovanissimi ma che, con i ruoli cuciti su misura, sono folgoranti per la naturale alchimia e la reciproca confidenza. In cerca ora di un nuovo impiego, ora di un testimone di nozze, non mancano i comprimari bene a fuoco e esempi di triviale, pungente umorismo britannico. Ma quando sei nel mezzo del cammin della tua vita e la salute va e viene, è una inaspettata morsa al cuore attendere i risultati di quegli esami importantissimi – e, pensiero spaventoso, se il bambino non fosse sano? - e vedere come, nonostante gli ormoni rendano lei emotivamente fragile e vorace, il desiderio di cercarsi non manchi mai. (7,5)


The Affair
Stagione II
Scrittore sposato e padre di quattro figli, quarantenne di bell'aspetto e antica ambizione, perdeva la testa e il sonno per una cameriera dal sorriso sfuggente, durante le vacanze al mare, a casa dei facoltosi suoceri. Lei, agli occhi di lui seducente e fatale, in realtà aveva un lutto nel cuore – e un cuore, poi, lo aveva ancora? - e la paura dell'acqua: sposata per inerzia, ma purtroppo mancante di una parte vitale. Le bugie, il sesso di fretta, gli incontri rubati. Una relazione extraconiugale da nulla, un'avventura estiva per sentirsi giovani e contenti per un po', aveva avuto un esito imprevisto: felice per alcuni, infelice per altri. Dipende dall'occhio di chi guarda. L'abbandono dei rispettivi compagni di vita, la convivenza, un bambino in arrivo: la scappatella, tra confessioni dolorose e addii provvisori, era diventata amore vero. Il sesso occasionale, un divorzio: in mezzo, però, interrogatori serrati e il mistero. Nel primo The Affair, uno dei debutti più memorabili dello scorso anno, c'erano le molliche di pane di un giallo da risolvere: chi era alla guida dell'auto che ha ammazzato il subdolo Scott Lockhart? Si ritorna, intrigati al solito, sulla scena del crimine passionale – e, questa volta, si fa la spola tra la quieta Mountak e la città, luogo cardine di nuove tentazioni e svolte -, e qualcosa è cambiato. In tutti loro e nella struttura. I punti di vista raddoppiano e si triplica l'impegno di sceneggiatori e interpreti. I dialoghi realistici, gli inevitabili faccia a faccia e le litigate furibonde si fanno più intense, se a raccontarsi a cuore aperto sono anche i traditi: un Joshua Jackson con la pancia da birra, che torna a riporre fiducia in Cupido, romantico per natura, d'altronde, sin dai tempi di Dawson's Creek; una grande Maura Tierney, in cerca di ripicche da poco e della forza espressiva che, dopo tante partecipazioni in tivù, avevamo dimenticato. Il tempo cura la ferite: si resta in buoni rapporti, quando un matrimonio finisce, e i rimpianti si mettono da parte. Ma l'amore finisce così? Nel frattempo, Noah e Alison sembrano perfettamente realizzati: lui è un romanziere di successo, lei ha ripreso l'università e, dopo la perdita di Gabriel, aspetta un altro figlio. La spiaggia di notte e la clandestinità, però, hanno dato a lui una storia – il suo best seller parla di loro, coi toni pruriginosi che piacciono alle lettrici delle Sfumature di grigio – e a lei un'ennesima etichetta mortificante – l'amante può diventare moglie? Noah, non diversamente, si domanda: un uomo buono, mediocre, può essere un uomo grande? In un finale carico di colpi di scena, sospeso e orchestrato con lucidità, il duo diventerà triangolo, sulle note di una brilla ma magistrale The House Of The Rising Sun e di uno schianto che uccide. Dominic West, recidivo e granitico, ci terrà in scacco con un estenuante botta e risposta tra lui, artista in crisi, e la strizzacervelli Cynthia Nixon; la rivelazione Ruth Wilson, a lungo spenta, nei suoi vestitini floreali di casalinga e mamma, farà sentire una voce che pesa, sovvertendo i fragili equilibri raggiunti dai piatti della bilancia. (8)

You're The Worst
Stagione II
Gretchen e Jimmy, nemici giurati dell'amore, alla fine aveva ceduto al lato scuro: la convivenza. Mentre si tiravano le conclusioni della prima stagione, li vedevamo già provati e molto titubanti. Quanto avrebbero resistito? Se Edgar, reduce di guerra, sogna di andare a vivere con l'innamorata di turno e la sfacciata Lindsay, all'indomani del divorzio, si consola con gelato in quantità industriale e esilaranti piani di vendetta, in Gretchen – sfrontata e spensierata a forza – qualcosa si spezza. Abbandona il letto nel cuore della notte e piange in macchina. Spia i vicini felici, sognando la loro vita. Si ammala di depressione e non chiede l'aiuto di Jimmy che, checché ne dica il titolo, è andato a vivere con lei pronto al meglio e non al peggio. Ogni persona ha ombre nel passato e Jimmy, scappato da una famiglia chiassosa, avrebbe voluto vivere la convinvenza con serenità. L'egoismo sarà più forte di questo loro grandissimo non-amore? You're the worst, la sexy e divertente rivelazione Fox dello scorso anno, creatura estiva per eccellenza, è ritornata in autunno, con tre episodi in più e nuove tematiche. L'incesensurato Amici di letto a cui ci eravamo subito affezionati si scopre cresciuto. Diverso, nel bene e nel male. C'è più spazio per gli altri, si fa meno all'amore e, cose che capitano con la convinvenza, della persona con cui dividiamo il letto si scoprono le segrete debolezze. Come Jimmy, si è messi perciò davanti a una scelta. Abbandonare la nave che affonda, oppure rimanere accanto all'adorabile Aya Cash, che questa volta si concede di meno, ma si impegna di più? Per me, che nei precedenti episodi avevo trovato uno script brillante ma una certa ripetitività, la maturità fa tanto bene a un nuovo ciclo di You're the worst. La solita scrittura moderna e graffiante, la leggerezza che ha un suo peso specifico, gli attori in parte. Anche se il rischio di non prendere le loro storie sul serio, coi toni sopra le righe e il linguaggio colorito, era forte. Ma andava corso, suppongo, per scoprirsi adulti a trent'anni suonati. (7)  

Please Like Me
Stagione III
Vitale presenza nei famosi listoni, lo scorso anno, una freschissima comedy australiana che – a colpi di testa, colore, umorismo – era sbucata dal nulla per tenermi compagnia, con i suoi bizzarri personaggi extraterrestri, i cani a pelo lungo che stanno invecchiando, le torte fatte in casa. E quella sigla irresistibile che ti entrava in testa, invitandoti a fischiettare e a unirti a loro, tutti presi dalla convivenza, da relazioni sentimentali che cambiano dall'oggi al domani, dai preparativi per le affollate serate in famiglia. La storia di Josh – da etero a omosessuale senza drammi esistenziali – mi aveva fatto conoscere il talento sorprendente di Josh Thomas, attore protagonista e autore, e risate disimpegnate ma non troppo. Avevo visto la prima stagione, poi subito recuperato la seconda: con una maratona in piena regola si colmava la mancanza, anche se a rischio c'era che il tutto potesse venirmi leggermente a noia. Stessa sensazione prevale, ma più forte, durante il terzo anno in sua compagnia. Dieci episodi piacevoli e ben scritti, ma in cui ai personaggi accade poco. Il coinquilino Tom si innamora, ma pensa alla ex; i genitori vanno in crisi, di nuovo; la famosa ex, la bellissima Claire, ritorna a casa e semina dubbi. Josh, in tutto ciò, si prende cura del bisognoso Arnold: ragazzo fragile e tenero, a cui volere bene come un cucciolo; ma sarà davvero la scelta intelligente, se un sito d'incontri – i due, per un po', hanno deciso di essere una coppia aperta – gli fa conoscere un'altra persona, che non è solo la storia di una notte e via? Nell'arco delle puntate, inoltre, la gallina Adele verrà sacrificata per una nobile causa: nella scena più simpatica e memorabile, i commensali le rendono omaggio pregando e intonando, stonati, un'assurda Someone Like You. Le chiacchiere fitte fitte come in un giovane Woody Allen, figure che – alla fine - poco osano combinare, il sonnecchiare sui proverbiali allori per la tanta sicurezza guadagnata. Quanto sei simpatico, Josh? E qui, purtroppo, quanto autoreferenziale? (6,5)