Tragedia,
commedia. Tutta questione di punti di vista.
Titolo:
Fato e furia
Autrice:
Lauren Groff
Editore:
Bompiani
Numero
di pagine: 459
Prezzo:
€ 19,00
Sinossi:
Per
alcuni la vita è sogno. Lotto e Mathilde, il ragazzo d’oro e la
principessa di ghiaccio, si conoscono alla fine dell’università e
si sposano subito: giovani, bellissimi e innamorati, si avviano verso
un destino di felicità. Lotto depone senza troppo dolore le
ambizioni da attore per diventare celebre come autore teatrale, e
Mathilde si rivela la moglie ideale, la musa silenziosa: lui ama le
luci della ribalta e lei sceglie il riparo delle quinte, lui è
fiducioso e aperto verso le persone e il futuro, lei è più oscura e
sfuggente. Ventiquattro anni di matrimonio per una coppia perfetta,
quella che vedono - o credono di vedere - tutti da fuori: ma basta
cambiare punto di vista e la maschera cade. Il fato cala senza pietà;
e Mathilde è la furia che libera un carico di rivelazioni. Con la
sua scrittura intensa e luminosa Lauren Groff è riuscita a dare
grande respiro narrativo a quella che si può leggere come una pièce
teatrale, una tragedia animata da due personaggi folgoranti: perché
ogni storia ha due facce, e la chiave di un matrimonio non è la
verità, ma il segreto.
La recensione
A
un certo punto, sul finire di dicembre, sapevo di dovere leggere Fato
e furia ma non sapevo perché. A un certo punto l'ho preso in
prestito, l'ho letto e, a tratti, sentito quasi di amarlo: neanche di
questa inspiegabile attrazione per una storia pretenziosa, di questa
cotta per personaggi antipatici come pochi, conosco
tuttavia le ragioni. Il romanzo di Lauren Groff, che su Instagram
veniva fotografato fra le mani di Barack Obama, Brie Larson e
Florence Welch, è infatti tra quelli più facili da odiare che da
apprezzare. Ha anni riassunti in un paragrafo e conversazioni
sviscerate in un intero capitolo; si rivela inutilmente intricato nel
finale, dopo un'impeccabile prima parte; ha scene di sesso brusche,
che fanno a pugni con la comune idea di erotismo, e rarissimi livori
per essere, almeno su carta, un dramma matrimoniale a un passo dalle
nozze d'argento. Il sesso senza amore. La crisi senza litigi. Lui
vanesio, misogino; lei impassibile e passivo-aggressiva.
L'autrice
parte da lontano. Dalla Florida in cui, tra gli anni Settanta e gli
anni Ottanta, cresce coccolatissimo il nostro Lotto: figlio di una
sirena del circo in aspettativa e di un imprenditore locale,
arricchitosi imbottigliando acqua; fratello maggiore della precoce
Rachel; adolescente brufoloso ma affascinante che fa strage di cuori
e, nel periodo speso in un collegio in New Hampshire, svolazza di
fiore in fiore, dagli uomini alle donne. Naturalmente melodrammatico,
snello e dotato di una voce stentorea, sgomita per diventare attore
ma non riesce; con il sopraggiungere della mezza età capirà, ben
consigliato, che il suo destino è scrivere. A ventidue anni, mentre
si pavoneggia a una festa, scorge dall'altra parte della stanza una
ragazza che non si è mai portato a letto. La scena di un film: la
folla si apre, lui le chiede di sposarla, lei per scherzo dice sì.
Poco dopo sono marito e moglie per davvero. Lo saranno nella buona e
nella cattiva sorte. Finché dura. Acquistano una cagnetta e la
ribattezzano Dio. Sono pieni di falsi amici, tagliano entrambi i
ponti con le loro famiglie. La
loro storia è colta e
chirurgica. Sgradevole all'occorrenza, ma magnetica sempre. Tra le
righe, tra parentesi quadre, il commento in pluralis maiestatis di
una narratrice onnipotente. Fato e furia si
perde e si ritrova: salta di festa in festa, di forma in forma –
romanzo, ma anche pièce teatrale e abbozzo di opera lirica
all'occorrenza.
Ti distrae e ti schiocca all'improvviso le dita in
faccia, se vuole gli occhi a sé. Mi aspettavo accuse, recriminatorie
e rimpianti come in un moderno Revolutionary Road:
invece la Groff racconta un connubio solidissimo; perfetto a una
prima occhiata. Ci lavora su quando è notte, inosservata, Mathilde:
una compagna mite, una custode impassibile. Ma anche vendicativa,
incapace di dimenticare. Una sottile Lady Macbeth che nell'amore,
nel loro, vuole crederci con
tutta l'anima. Algida e distante, sembra una diva di Hitchcock: la
donna che visse due volte – sotto falso nome, sottratta a un
passato pieno di porte chiuse e proposte indecenti. Lauren Groff
mette a disagio: ambigua, sfacciatamente talentuosa. Di che genere è
il suo ultimo romanzo? Ricorda il King meno indagato di La
storia di Lisey – si parla,
infatti, delle grandi donne all'ombra di grandi uomini -, le doppie
verità del telefilm The Affair,
le bionde imprevedibili dell'Amore bugiardo.
A chi lo consiglierei, se mi è piaciuto subito ma, banalizzandolo,
non è che una soap opera scritta ad arte? Cosa c'è al di là
della maschera? Cosa si nasconde in quei loro cuori glaciali?
Soprattutto, qual è il segreto di un matrimonio felice? Lotto e
Mathilde, la sua sposa fedele e silenziosa, sorridono: sembrano
svelarsi, ma poi dissimulano tacendo i trucchi del mestiere. Si
confermano maliziosi, sudoli e narcisisti. Sfuggenti, all'interno di
un romanzo che sfuggente lo è altrettanto, ma irresistibili: per
gli spazi bianchi, per il non detto soffocato in un cuscino, per il
dubbio che persiste. Per legittima difesa. A proposito di una furia
(quella di lei) che plasma come creta il fato (quello di lui).
Il
mio voto: ★★★★
Il
mio consiglio musicale: Florence + The Machine – Stand By Me













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