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lunedì 26 ottobre 2020

Recensione: L'estate che sciolse ogni cosa, di Tiffany McDaniel


| L'estate che sciolse ogni cosa, di Tiffany McDaniel. Atlantide, € 18, pp. 380 |

Nugoli di lucciole inseguiti nel cuore della notte. Un palloncino intrappolato su un ramo. I campi di colza a perdita d'occhio. Giallo, dappertutto. E poi il rosso. Quello della marmellata di fragole, dei sassi puntuti barattati con un fiore, delle case sull'albero profanate dal sesso e dalla morte, dei corpi sbrindellati sul tavolo autoptico. L'estate che sciolse ogni cosa è il sole e il sangue: un colore caldo. Una scintilla che a un certo punto libera vampe altissime e vibrazioni indimenticabili. Al cinema si chiamano scene madri. Le riconosci dalla colonna sonora che s'impenna e dal cuore che sale in gola, dalla macchina da presa che segue gli eventi come se all'improvviso fossero parte di una coreografia struggente. L'esordio della straordinaria Tiffany McDaniel è tutto una scena madre. Un'escalation senza requie, che brucia – di dolori, di passioni, d'indignazione – e lascia addosso i segni dell'ustione. Un'ustione virulenta e bellissima, che confondendosi con le pieghe della carne finirà poi per somigliare a un ricamo.

Avevo commesso l'errore di sentire la parola diavolo e pensare alle corna. Ma voi sapete che in Wisconsin c'è un lago, un luogo prodigioso, con questo nome? In Wyoming c'è una splendida roccia intrusiva chiamata così. Esiste perfino una spettacolare varietà di mantide religiosa conosciuta come “il fiore del diavolo”. E una pianta. Perché, nel sentire diavolo, ho pensato a un mostro? Perché non mi è venuto in mente il lago, invece? O un fiore che cresce sulle sue sponde? Oppure una mantide in preghiera su una roccia? Un errore grossolano, davvero, aspettarsi la bestia, perché a volte, sì, a volte tocca al fiore portarne il nome.

Se potesse, l'anziano Fielding pagherebbe oro per una macchina del tempo. Ormai ricurvo per l'artrosi, vive un tormentoso dissidio interiore a bordo di una roulotte: da un lato l'anelito al cielo – non a caso ripara tetti e stappa comignoli –, dall'altro un senso di colpa che lo spinge a privarsi di ogni compagnia (una donna dai capelli lunghi come corde, un tenero pompiere) per purgarsi dei peccati di un'infanzia codarda. È stato bambino in Ohio, nell'estate rovente che sciolse tanto il tangibile quanto l'intangibile. Correvano gli anni Ottanta: luci al neon, tessuti sfavillanti, gli Alphaville alla radio che promettevano una giovinezza imperitura, il filtro della nostalgia che smussa e abbellisce. Ma è forse un caso se George Orwell intitolò il suo capolavoro proprio 1984? Profetico, il romanzo distopico sembra anticipare il caos di quell'anno particolare. La televisione parlava dell'avvento dell'Aids, Fielding aveva tredici anni e alla sua porta, mentre i ventilatori rumoreggiavano e i frigoriferi degli alimentari venivano saccheggiati, si presentava il diavolo in seguito a un annuncio sul giornale. Pressoché suo coetaneo, Lucifero aveva una salopette lisa, la pelle nera e gli occhi verdi: dagli amici si faceva chiamare semplicemente Sal. Per Fielding e i suoi parenti, più che un amico, sarebbe diventato parte integrante della famiglia. Sal avrebbe spinto papà Autopsy a ragionare sulle ambiguità del suo mestiere di avvocato, mamma Stella a vincere l'agorafobia, zia Fedelia a cambiare acconciatura. Con lungimiranza, avrebbe capito ben prima degli altri perfino i segreti di Grand: quel primogenito fortunato nello sport e sfortunato in amore, vittima prima delle aspettative altrui e poi del pregiudizio. Fuori dal giardino dei Bliss, intanto, si agitavano i moti di una folla vendicativa e rissosa. 

Non poter volare significa non poter più inseguire la cometa, né ascoltare il canto delle stelle. Come posso sopravvivere? Cosa mi resta dopo aver perso il dono più grande? Ora per me c'è solo la terra, il mio paradiso finito per sempre. Non ci sarà mai più nessun cielo per me. Nessun Dio. Io sono l'avvertimento ai bambini prima di coricarsi. Dite le vostre preghiere, non cadete nel peccato, altrimenti diventerete il diavolo, colui che è sprofondato nell'abisso e non può sperare in nessuna salvezza.

Guidati da Elohim, il vedovo della casa di fronte, ecco gli abitanti brandire Bibbie e additare il nuovo arrivato: che negli incidenti degli ultimi tempi – aborti, atti vandalici, sabotaggi – ci sia lo zampino di Sal? Stretti da un morsa soffocante, i Bliss commetteranno un unico errore: essere ospitali. Perseguitato alla stregua di un novello Edward mani di forbice, Sal condivide in un linguaggio aulico parabole e aneddoti dell'Eden perduto. Che siano ricordi? In quanti modi si può essere bambini? In quanti, soprattutto, si può perdere l'innocenza? Mosso inizialmente dal desiderio di godersi appieno le vacanze estive, il giovane Fielding imparerà a mettere in discussione gli insegnamenti degli adulti e le Sacre Scritture, a essere irrispettoso della legge, a combattere piccole battaglie per vincere una guerra più grande. Con il viso sporco di lucido da scarpe come Rambo, si muove nella terra di confine tra l'infanzia e l'adolescenza. Questo romanzo di formazione – lirico, caloroso, scioccante – è un album che raccoglie il suo primo lutto, il suo primo nodo alla cravatta, il suo primo amore non corrisposto verso la fragile Dresden Delmar, i suoi primi dubbi verso una famiglia che a torto gli pareva perfetta.

Io sarò il ragazzo nero. E tu la ragazza bianca. E il mondo dirà no. Ma noi diremo sì e saremo l'unica eternità che conti.

Tiffany McDaniel suona soave anche nella tragedia. Grazie al suo talento cristallino, i miti crollano con grazia, le bandiere a stelle e strisce si stracciano senza sfilacciarsi, la fine del sogno americano è un incantevole tramonto. L'inferno, ci racconta l'autrice, è un corridoio lungo il quale si aprono porte infuocate. Il paradiso, invece, deve somigliare alla sua scrittura: un equilibrio divino che consente a ogni bassezza di essere compensata, per mezzo di un benevolo contrappasso, con momenti di commovente lirismo. Destinato a imporsi nel novero dei miei preferiti, questo  è il romanzo che ha fatto innamorare la rete. Tutti ne parlano, tutti ne scrivono, ma con il senno di poi la pubblicità non sarà mai abbastanza. Smaliziato,  credevo di conoscere già i mostri nascosti nel Buio oltre la siepe. Niente, però, mi aveva preparato all'abisso in agguato dietro i campi di colza. L'estate che sciolse ogni cosa scioglierà il razzismo, l'omofobia, l'ignavia. Stillerà gocce di lacrime e sudore, di condensa e veleno. Sarà il disincrostante per i dotti lacrimali inutilizzati e le coscienze sporche. Purificati, una volta giunti all'ultima pagina vedremo il mondo – i suoi gialli abbacinanti e i suoi rossi spaventosi – senza più cataratte.

Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Bruce Springsteen - I'm On Fire 



domenica 12 novembre 2017

Recensione: La natura della grazia, di William Kent Krueger

| La natura della grazia, di William Kent Krueger. Neri Pozza, € 18, pp. 350 |

L'estate mi manca. Mi lamentavo, eppure, del sole che bussava alle finestre e della calma piatta del mare. Me ne accorgo adesso: con le nostalgie che pesano e cieli grigi che mi vogliono prigioniero di una casa da cui scappo, ogni tanto, a passeggio proprio sul bagnasciuga sporco e desolato dell'inverno. Ecco il desiderio fuori stagione di un portico all'ombra, di una limonata fresca, delle notti illuminate a giorno dai fuochi artificiali.
Mi manca essere un ragazzino. Non vedevo l'ora di crescere, eppure, perché qualche giorno fa mia mamma mi ha ricordato al telefono che, tanto, sono sempre stato un bambino grande: al corpo toccava solo adeguarsi a pensieri e preoccupazioni già adulte. Ecco il bisogno di ritornare con una macchina del tempo, con un romanzo che aspettavo senza neanche saperlo, alla curiosità e alla spensieratezza della prima adolescenza. Ho avuto la mia lunga estate crudele e tredici anni esatti in compagnia dell'indimenticabile famiglia Drum. Ho scoperto, accanto ai giovani protagonisti, la morte, la collera e i miracoli del perdono.

Mi mancherà, come mi mancherebbero i pettirossi se non tornassero mai più.

Siamo nel 1961. Il telefono squilla nel cuore della notte. Lo sentite? I piccoli di casa, Frank e il balbuziente Jake, drizzano le orecchie e mettono le scarpe in fretta e furia. Si interessano agli incarichi del capofamiglia, ai grattacapi che puntualmente saltano fuori, come se fossero due apprendisti detective. Ubriachi molesti, un loro coetaneo travolto dal treno in corsa, tentati suicidi e nella peggiore delle notti, a metà romanzo, la notizia di un assassinio che li tocca e li spezza. Li obbliga a crescere in tre mesi scarsi. Il loro papà, Nathan, ispira in paese la stessa reverenza dei militari – la Seconda guerra mondiale lo ha infatti cambiato per sempre – ma è un pastore battista, non un agente di polizia. Lo si scomoda, a letto, per qualche pecorella smarrita da riportare d'urgenza all'ovile; per un consulto veloce sulla bontà di un Dio di cui è cosa umana dubitare. Gli borbotta accanto Ruth, la moglie: donna bellissima e infelice, con una voce d'angelo e sogni di gloria sacrificati in nome della vita frugale ma decorosa scelta dal padre dei suoi figli. Rincasa tardi e di nascoso, invece, la promettente Ariel: adolescente che pensa all'amore romantico e alla Juilliard, ignorando la curiosità dei fratelli minori ancora in piedi e la freddezza fra i genitori.
Come in Grandi speranze, uno dei miei romanzi preferiti, c'è un ricercato in fuga e una famiglia sfortunata – i Brandt come gli Havisham – il cui patriarca è un virtuoso del pianoforte, condannato alla cecità e alla compagnia della sorella sordomuta. Come nel Buio oltre la siepe, protagonisti innocenti vengono a patti con i sospetti del razzismo – nell'occhio del ciclone, un misterioso Sioux capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Come in Mystic River, e voglio sottolineare l'entusiasmo dello stesso Dennis Lehane in copertina, c'è un fiume che a volte dà la morte, altre la libertà. William Kent Krueger ricorda tanto, tanto altro (aggiungeteci il bullismo e l'amicizia del miglior Stephen King, i problemi in paradiso di Benedizione), ma in questa giostra di echi e omaggi non smarrisce chissà in che modo lo stile, la magia, la bellezza.

Quell'estate la morte venne a visitarci assumendo molte forme: incidente, malattia, suicidio, omicidio... Si può pensare che la ricordi come un'estate funesta, ed è proprio così, ma non del tutto. Mio padre citava Eschilo: colui che apprende deve soffrire, e persino nel sonno il dolore, che non piò dimenticare, cade goccia a goccia sul cuore, finché, nella nostra stessa disperazione, contro la nostra volontà, giunge la saggezza attraverso la terribile grazia di Dio.

La natura della grazia non è il solito amarcord. E di grazia ne è ricco, sì, benché abbia i colori foschi del thriller; gli strappi dolorosi di certe infanzie negate, di certi sogni infranti. I toni: quelli ispirati e solenni di chi è sopravvissuto al peggio, ed è grato per un altro giorno al mondo, la giustizia che fa finalmente il suo corso, il ritorno del senso di Dio. Raccontato dalla voce rotta ed emozionante di un Frank ormai uomo, il romanzo è una conta struggente dei vivi e dei morti, dei ricordi belli e brutti. Una passeggiata all'ombra dei tigli, una corsa proibita sulle rotaie, con atmosfere d'altri tempi e amici che impari a chiamare uno a uno per nome. A tredici anni, in estati così, tormentate da scoperte e colpe criminose, si rischia di perdersi. Seguire le briciole di pane e il disegno dei binari, la meraviglia a ogni passo, per fortuna riporta sulla via di casa. Al fresco dei portici e delle limonate. Alle notti che poi passano.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Jeff Buckley - Grace 

mercoledì 4 maggio 2016

Dear Old Mr. Ciak: Short Term 12, Broken, La vità è facile ad occhi chiusi, And While We Were Here

[2013] Short Term 12. Si chiama così una struttura di periferia che accoglie bambini grandi e piccoli, e così si chiama il bellissimo dramma indie di Destin Daniel Cretton. Se sei tra i suoi giovani ospiti, non hai avuto un'infanzia felice. Se sei tra i suoi volontari, ragazzi tra i venti e i trent'anni con la vocazione al bene, sei stato anche tu un bambino triste – ma lo ammetti solo adesso, con un figlio in arrivo che forse non vuoi veda la luce – o, semplicemente, riponi grande speranza nella gioventù. Se sei un degente, ti hanno maltrattato o abbandonato. Se sei un operatore, ha le scarpe da ginnastica, i nervi saldi, il passo svelto: ci sono ragazzini che tentano la fuga quotidianamente; chi ti risponde per le rime; chi, chiuso nella sua afasia, non ti risponde affatto. Una famiglia di adolescenti disastrati ma poco disastrosi, e a capo ci sono Grace e Mason: a malapena trentenni, adulti da poco. Abbastanza per avere, adesso, una famiglia tutta loro? Non molto tempo fa, infatti, sono stati entrambi come le anime perdute a cui fanno da mentore. Lei ha scoperto di essere in dolce attesa, ha preso appuntamento per sbarazzarsi del bambino e si domanda – reduce da un'infanzia di abusi indicibili – che mamma sarà, un giorno. Lui, rimbalzato da una casa-famiglia all'altra, e infine adottato da una coppia di coniugi amorevoli, si rapporta alla vita con la fiducia che alla sua compagna, che ha nel cuore un dramma ancora irrisolto, purtroppo manca. E chi aiuta loro? A preoccuparli, il pensiero di un bambino che soffre di depressione che, a giorni alterni, tenta la grande fuga dal centro; un diciottenne che, con il raggiungimento della maggiore età, deve andare via, ma dove, esattamente?; un'adolescente che, in mezzo a tanti orfani, un padre lo ha, ma non è il genitore che merita. Se fossimo in presenza di un film hollywoodiano, la ragazza ribelle si innamorerebbe del ragazzo ribelle; il dolce presente combatterebbe l'amaro passato. E invece no, ma non per questo il film è meno dolce; non per questo è meno delicato o commovente. Ne guadagna in schiettezza. Ne guadagna in verosimiglianza. Una fiaba neoralista, quasi, che parla di ragazzini abusati, trascurati, problematici e ci mostra una sconosciuta Brie Larson, che straordinaria, ma sottovoce, lo era ben prima del trionfale Room. Short Term 12 è un film di nicchia, raro, onesto, magnanimo, che ti dà fiducia nel prossimo e che, se senti che il mondo ti è avverso, ha il miracoloso potere di insegnarti a conviverci ugualmente. Per curare tutte le cicatrici che nascondi gelosamente. Visibili o invisibili che siano. (8)

[2012] Le tre case formano una figura geometrica. Il quartiere è periferico, il vicinato rumoroso. Nella provincia londinese, in una periferia senza connotati precisi, vivono – e, spesso, si urtano – tre famiglie diverse nello stile di vita, ma che hanno scelto la stessa borgata per mettere radici. Ci sono piccole donne al limite, che crescono senza madre; due coniugi di mezza età, genitori di un ragazzo fuori dalla norma, che parla pochissimo ma osserva tutto; soprattutto, ci sono Skunk e suo fratello, che giocano come se potesse essere estate per sempre, interessati alle cause del papà avvocato e ai misfatti sentimentali di una tata che, per un periodo, è stata la fidanzata del loro prof. Nella prima scena, dal nulla, l'introverso e fragile Rick, accusato di violenza carnale, viene aggredito dal vicino iracondo. Ma Skunk, bambina diabetica e intelligente, sa distinguere il vero dal falso, al di là del pregiudizio e dei dubbi. I suoi hobby e il suo primo amore, in un'ora e mezza che lì per lì non ha peso ma che, sul finale fortemente tragico, annienta e cattura, mentre passava, l'infanzia che confluisce nell'età della ragione; la perdita dell'innocenza. Broken, tratto da un romanzo di Daniel Clay che ho sempre voluto leggere, è una libera riscrittura dell'intramontabile Il buio oltre la siepe. Contempla la spensieratezza, gli atti di prepotenza quotidiani, la discesa inevitabile di una povera anima che, accusata, si trasforma in colpevole per davvero. Skunk, odierna Scout, si rapporterà al dolore di un moderno Boo Radley in balìa del destino – a unire le due protagoniste, una governante onnipresente, un altro giudizioso Atticus Finch, la bontà – in una società che, vista così, anche se meno accogliente, anche se meno patinata, ricorda un po' American Beauty. Non mancano i nomi noti – Tim Roth, Cillian Murphy – ma a rubare attenzioni è il talento folgorante di Eloise Laurence: un'esordiente i cui primi passi risultano indimenticabili come quelli della collega Saoirse Ronan, in Espiazione. La scenografia è scarna, la fotografia sporcata e la colonna sonora – fanciullesca, eterea – dà alla periferia quel tocco di fascino che solo il cinema inglese. Con la sua naturale indipendenza, un'emozione trattenuta e, questa volta, isolato difetto, un epilogo scioccante che sfugge di mano; dove a spezzarsi, checché ne dica il sottotitolo italiano, è più di qualcosa. Più di un'esistenza. Si perde l'equilibrio, passando da un estremo all'altro. Ma così è la vita: che va, viene, e non ama avvertire. (7)

[2013] Antonio è un maestro che insegna l'inglese attraverso i pezzi dei Beatles. Amichevole e dal cuore grande, anche troppo, crede in canzoni che cambiano la vita e nel potere dei sogni. Perciò, nella Spagna di Franco, sale in macchina per raggiungere, attraverso strade tutte curve a strapiombo sul mare e incontaminate campagne, il set spagnolo del film che John Lennon sta girando. In un alberghetto su cui brilla sempre il sole, in campi di contadini gradassi e fragole dolcissime, si consolida imprevedibilmente il rapporto con Belén e Juan, due giovani fuggiaschi a cui ha dato un passaggio: la prima, ragazza alla deriva; il secondo, sedicenne ribelle di cui il padre non approva il capello lungo e la musica che ascolta. Si narra che in quegli stessi anni, tra l'altro, Lennon abbia scritto Stawberry Fields Forever e che, proprio dal colloquio con un insegnante, sia nata l'idea di accompagnare i dischi con i testi delle canzoni. La vita è facile ad occhi chiusi – riconoscete, nel titolo, la frase cardine del loro brano più bello? - è una commedia dai toni pastello, arrivata con due anni di ritardo da noi, dopo il successo ai Goya, che trasferisce nella Madrid sotto dittatura i principi del sogno americano e, insieme, una Beat Generation in corso di traduzione. Fedeli a Kerouac si vive perciò “on the road”, ma senza trasgredire, e il fantasma di Lennon diventa, magicamente, personificazione di un miraggio fanciullesco ma necessario. La regia non osa guizzi, la trama è semplice e un po' buonista, ma vuoi l'ottimo cast, vuoi la straordinaria voglia di leggerezza che sprizza, il film di David Trueba è di buoni sentimenti e di immediato impatto: emozionante e solare. Contenitore di storie autentiche, collaboratore attivo del buon umore. Perché La vita è facile ad occhi chiusi, ma ad occhi aperti – soprattutto in questa sgarciante foto d'epoca – è più dolce rispetto alla norma. (6,5)

[2012] Jane e Leonard si sono sposati, giovanissimi e dubbiosi, perché c'era un bambino in arrivo. Quel bambino è andato perso – insieme a altri, in altri dolorosi aborti spontanei – e i due sposi si sono trovati tristi e più soli di prima all'interno di un matrimonio vittima della routine. Finché Leonard, di professione violinista, non è invitato a Napoli per lavoro e Jane, scrittrice in cerca di ispirazione, non lo segue, per capire cosa va e cosa non va coi loro sentimenti infreddoliti. Durante una solitaria gita a Ischia, la protagonista incontra Caleb, un ragazzo più leggero di lei per i dieci anni di differenza e tante preoccupazioni in meno. Iniziandolo al primo amore, una Jane traditrice ma senza colpe scoprirà con lui, diciannovenne solare e immaturo, che ne sarà delle sue relazioni: alla deriva, nell'azzurro Mar Tirreno. And While We Were Here, delicato dramma indipendente con le vaghe suggestioni del Sundance e i meccanismi dei film diversamente sentimentali che tanto mi piacciono, è un altro titolo da aggiungere alla lista a cui ho dato il via la scorsa estate in cui un lui incontra una lei (o viceversa) in un luogo da cartolina. Preparatevi ai lunghi dialoghi per conoscersi meglio, a attori spontanei e rilassati e a candidi cliché sull'Italia e gli italiani. La città sporca e chiassosa contro l'isola paradisiaca, gli scenari ideali in cui parlarsi senza annoiarsi neanche un po'. L'occhio che scivola dal quieto corteggiamento dei bei Kate Bosworth e Jamie Blackley – lei ormai nota, lui visto recentemente in Resta anche domani – alle meraviglie della costiera, con una colonna sonora raramente folcloristica. Poteva essere meglio, poteva essere peggio: più introspettivo, meno lieve. Comunque, non dispiace. Grazie a un finale, anche, in cui fino alla fine non si sa se Jane seguirà le sue responsabilità di moglie, il suo ritorno alla gioventù, o solo se stessa. (6)

venerdì 21 agosto 2015

Coming This Fall #11 - Parte Uno

                                       Ritorni d'autore
Titolo: Quello che non uccide – Millennium IV
Autore: David Legercrantz
Editore: Marsilio
Prezzo: € 22,00
Data di pubblicazione: 28 Agosto
Sinossi: Sarà l'evento editoriale dell'anno e l'attesa, da parte dei media come dei lettori, è già alle stelle. Tutto ciò che riguarda il nuovo thriller che prosegue la Millennium Trilogy è avvolto nella massima segretezza, e per il momento non è possibile svelare alcun particolare relativo alla trama del romanzo. «Ci sono Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander. E poi Erica Berger, l'ispettore Jan Bublanski e Sonja Modig. Troverete il poliziotto Hans Faste, lo zelante pubblico ministero Richard Ekström, il sempre leale Holger Palmgren, Plague della Repubblica degli hacker, e molti altri.»

Titolo: Va', metti una sentinella
Autore: Harper Lee
Editore: Feltrinelli
Prezzo: € 19,00
Data di pubblicazione: 19 Novembre
Sinossi: Il romanzo che ha generato il celeberrimo Il buio oltre la siepe, scritto da Harper Lee qualche anno prima dell'opera che l'ha resa famosa ma dove incontriamo per la prima volta alcuni degli stessi protagonisti, tra cui l'indomita Scout (Jean Louise Finch) e suo padre, l'avvocato Atticus Finch.



Titolo: Anna
Autore: Niccolò Ammaniti
Editore: Einaudi
Prezzo: € 19,00
Data di pubblicazione: 29 Settembre
Sinossi: In una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono piú, dovrà inventarne di nuove. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la «vita non ci appartiene, ci attraversa».

Titolo: Chi perde paga
Autore: Stephen King
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo: € 19,90
Data di pubblicazione: 22 Settembre
Sinossi: John Rothstein, scrittore osannato dalla critica e amato dal pubblico, è stato reso immortale dal suo personaggio Jimmy Gold. Morris Bellamy, il suo fan più accanito, gli è piombato a casa sua nel cuore della notte, furibondo non solo perché Rothstein ha smesso di scrivere, ma perché ha fatto finire malissimo il suo adorato Jimmy. Bellamy è venuto a rapinarlo, ma soprattutto a vendicarsi. Non sa ancora che oltre ai soldi, John Rothstein nascondeva un tesoro ben più prezioso: decine di taccuini con gli appunti per un nuovo romanzo. E non sa che passeranno trent'anni prima che possa recuperarli. A quel punto, però, dovrà fare i conti con Bill Hodges, il detective in pensione eroe melanconico di Mr. Mercedes, e i suoi inseparabili aiutanti.

Titolo: Gli ospiti paganti
Autore: Sarah Waters
Editore: Ponte alle grazie
Prezzo: € 18,60
Data di pubblicazione: 15 Ottobre
Sinossi: Nel 1922 Londra mostra ancora i segni della guerra. Una famiglia è stata sfaldata dal conflitto e madre e figlia si ritrovano sole, senza i loro uomini persi in battaglia. Sono perciò costrette ad affittare le stanze della loro casa e Gli ospiti paganti sono una coppia di sposi con cui condivideranno intimità, rumori, incontri e abitudini. Ma a sconvolgere la quotidianità saranno un amore inaspettato, un'aggressione e un omicidio...

Titolo: Le tre notti dell'abbondanza
Autore: Paola Cereda
Editore: Piemme
Prezzo: € 17,50
Data di pubblicazione: 25 Agosto
Sinossi: Fosco è un paese arroccato su uno scoglio a picco sul mare. Per arrivare alla spiaggia, bisogna avventurarsi lungo una scala di legno e pietra che nessuno si è mai preso la briga di aggiustare. Perché il mare è maledetto e gli abitanti non lo possono avvicinare. La Calabria di Fosco è una terra aspra dove il tempo scorre lento, dove tutti corrispondono ai propri ruoli e ai propri cognomi e, fin dalla nascita, hanno il loro posto nel mondo. Le regole, dettate dalla malavita locale, sono legge per coloro che lì nascono. Per tutti, ma non per Irene. Irene ha quindici anni e un quaderno arancione sul quale disegna il quotidiano, così come se lo immagina. La notte, sui tetti di Fosco, si incontra con Rocco, il figlio di uno sparato, in uno spazio di complicità e tenerezza che permette di fantasticare un altro mondo possibile. Durante l’annuale pellegrinaggio alla Madonna delicata, Irene e Rocco ascoltano una conversazione tra masculi che cambia per sempre il corso delle loro vite. Le successive tre notti dell’abbondanza segnano un prima e un poi senza ritorno. E se è vero che le donne di Fosco nutrono il sistema e spingono i figli a vendicare, c’è chi prova a cambiare, nella convinzione che la vita si accetta ma non si subisce. Irene farà la sua scelta. La vita, per lei, è una pennellata di colore su un muro bianco.

Titolo: Chaos – Il nemico
Autore: Patrick Ness
Editore: Mondadori
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: Dicembre (?)
Sinossi: Todd sta per compiere tredici anni, ed è l'unico ragazzo sopravvissuto a Prentisstown. Qui le donne sono scomparse e tutti i 146 abitanti della cittadina sono affetti dal "rumore". In questa realtà in cui tutti sono perennemente "connessi" alla mente degli altri sembra impossibile nascondere i propri segreti. Eppure c'è un grande segreto da scoprire. Todd, armato di un misterioso coltello ricevuto in dono, sa solo che deve correre e fuggire lontano: ma da chi? E perché? Quando incontra Viola, la fuga diventa la ricerca della libertà dall'universo opprimente di Prentisstown. Ma la salvezza è lontana. Per salvarsi Todd e Viola sono costretti a separarsi. E a fidarsi del loro più grande nemico, il sindaco Prentiss. Todd ne diviene collaboratore e sodale; Prentiss, l'unico che abbia notizie del destino di Viola, tiene in pugno le esistenze di entrambi. Ma dove è nascosta Viola? È ancora viva? Qualcosa o qualcuno deve essere sacrificato per sempre, in nome della libertà.

                                        Narrativa Straniera
Titolo: Piccoli esperimenti di felicità
Autore: Hendrik Groen
Editore: Longanesi
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: 1 Ottobre
Sinossi: Hendrik è il tipo d’uomo che fa conti del genere ogni giorno. Anche perché nella sua casa di riposo c’è poco altro da fare. La vita trascorre placida, fin troppo. Ha sempre fatto buon viso a cattivo gioco, ma ora si chiede se davvero ne sia sempre valsa la pena. E soprattutto se vale la pena di continuare così. E siccome nella vita bisogna avere dei progetti, o perlomeno fare degli esperimenti, Hendrik decide due cose. La prima: farsi dare dal suo medico la pillola della dolce morte. La seconda: concedersi un anno, prima di prenderla, e in quell’anno fondare un club. In quest’anno di vita succederanno tante cose, tante scoperte, tante perdite e molti piccoli esperimenti di felicità... E alla fine si vedrà chi l’avrà vinta: la pillola o una nuova primavera da attendere.

Titolo: Florence Gordon
Autore: Brian Morton
Editore: Sonzogno
Prezzo: € 17,50
Data di pubblicazione: 17 Settembre
Sinossi: Florence Gordon ha settantacinque anni e vive a Manhattan, ma non è certo una vecchia signora. È una femminista ebrea divorziata, una scrittrice scorbutica, un’attivista testarda e orgogliosa. Detesta la maggior parte delle cose che la gente trova piacevoli e ama mettere gli altri in difficoltà. Anche la famiglia è per lei un fastidio più che una rete di affetti. Florence sta lavorando alla sua settima fatica, un libro di memorie, e desidera solo restarsene a casa tranquilla, quando un importante articolo del New York Times la definisce “patrimonio nazionale”. Di colpo viene catapultata sotto le luci della ribalta e la sua vita prende un’accelerazione definitiva, obbligando Florence a uscire da quel filo spinato che aveva costruito attorno a sé. La situazione precipita appena i suoi “cari”, dalla lontana Seattle, si trasferiscono a New York. Florence si sente sotto assedio e sarà costretta ad avere molti più contatti con il prossimo di quanti ne vorrebbe.

Titolo: Hugo & Rose
Autore: Bridget Foley
Editore: E/O
Prezzo: € 18,00
Data di pubblicazione: 10 Settembre
Sinossi: Rose è delusa dalla sua vita pur non avendone motivo – ha una bella famiglia e una deliziosa casa in un bel quartiere.  Ma per Rose questa vita ordinaria è messa in ombra dalla sua altra vita, quella che vive ogni notte nei suoi sogni. Da bambina, in seguito a un incidente, ha iniziato a sognare una meravigliosa isola ricca di avventure. Su quest’isola non è mai stata sola: c’è sempre Hugo, un ragazzo coraggioso che cresce assieme a lei negli anni fino a diventare il suo eroe. Ma quando con loro grande sorpresa i due si incontrano nel mondo reale dovranno scegliere cosa fare del loro rapporto: restare amici? Diventare qualcosa di più? Oppure continuare a vivere avventure solo nei sogni senza le incognite della realtà?

Titolo: So che sei qui
Autore: Clélie Avit
Editore: Mondadori
Prezzo: € 18,00
Data di pubblicazione: 15 Settembre
Sinossi: È in coma da venti settimane. Sente tutto, ma nessuna delle persone accanto a lei se ne accorge. Un giorno, per errore, entra nella sua stanza un ragazzo sconosciuto. Thibault non sa nulla della storia di Elsa, ma inizia a parlarle, conosce i suoi amici, qualcosa nella ragazza addormentata che profuma di gelsomino e gli sembra così dolce lo tiene legato magneticamente alla sua stanza. Giorno dopo giorno torna a farle visita. Ed Elsa? Sente tutto, ma non può rispondere. Non può chiedere a quel ragazzo gentile di prometterle che tornerà anche il giorno dopo, non può dirgli che sa riconoscere il suono della sua risata in corridoio e che ora quasi sente il calore del suo bacio sulla guancia. Thibault non sa che Elsa non si risveglierà più, perché a breve la staccheranno dalle macchine che la tengono in vita. L’hanno deciso i medici, la famiglia ha acconsentito. Tutti credono che sia impossibile che Elsa si risvegli, eppure ogni volta che Thibault entra nella stanza il suo cuore…

Titolo: Prometto di sbagliare
Autore: Pedro Chagas Freitas
Editore: Garzanti
Prezzo: € 16,40
Data di pubblicazione: 27 Agosto
Sinossi: Il locale è affollato e rumoroso. L’uomo è seduto vicino alla finestra e guarda il cielo grigio. Sono passati anni dall’ultima volta che l’ha vista, il giorno in cui l’ha lasciata. Da allora, lei si è rifatta una vita, e anche lui. Eppure solo ora si rende conto di non avere smesso di amarla neanche per un secondo. Per questo, quando lei cerca di fuggire da lui, troppo sconvolta dalle emozioni che la percuotono, l’uomo decide di fermarla. E nel loro abbraccio, in mezzo ai passanti, prometterle di tentare, agire, cadere, sbagliare di nuovo. Amarla. Davvero e per sempre. Questa sembrerebbe la fine, ma non è che l’inizio della loro storia. Perché ogni loro gesto, ogni lettera che si scrivono, ogni persona che incontrano, ha un universo da raccontare. E l’amore è il filo rosso che lega tutto.

martedì 11 agosto 2015

Recensione a basso costo: Il buio oltre la siepe, di Harper Lee

Volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente, e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Titolo: Il buio oltre la siepe
Autrice: Harper Lee
Editore: Feltrinelli
Numero di pagine: 310
Prezzo: € 9,00
Sinossi: In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un "negro" accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l'innocenza, ma l'uomo sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte.

                               La recensione
Fino al giorno in cui minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?” 
Ho letto il mio primo romanzo da cima a fondo – e dico leggere sul serio, senza barare o saltare direttamente agli ultimi capitoli: cose che si fanno, quando hai meno di dieci anni – nell'estate della terza elementare. Fate un po' i conti. Ricordo un lungo trasferimento, io, e settimane di mare blu senza compagni. 
Con le porte della nuova scuola che avrei varcato solo di lì a qualche mese, i miei coetanei presi da compiti per le vacanze che – per quell'anno, col cambio di città – non erano affare mio e la strana fauna che popolava le spiagge libere – vecchietti artritici che rubavano la sabbia in una busta, per fare le sabbiature a casa; tardone in topless; una cantante di matrimoni sprecata e una cuoca di mezza età che lavorava in nero, sfruttata – avevo cercato per la prima volta la compagnia di un libro. Un classico americano, adatto a grandi e piccoli, recuperato su una bancarella – in vacanza ad Agrigento, in un momento in cui la solitudine aveva avuto lo stesso aspetto – e lasciato poi a metà. Quella volta mi ci misi d'impegno e lo finii. Di leggere non avrei più smesso – e leggere divenne così un verbo sempre coniugato al presente, a casa mia – e, molte estati dopo, diciamo questa estate qui, mi sarebbero tornate in mente con immancabile nostalgia Le avventure di Tom Sawyer sfogliando Il buio oltre la siepe
Sarà che da allora, più o meno, non esploro il profondo sud della letteratura americana. Sarà che quest'estate caldissima è caldissima proprio come l'estate della mia prima lettura - e chiamo a testimonianza, nel dirlo, i servizi di Studio Aperto e la memoria di ferro di papà – e che i giochi, le fantasie, le monellerie di Tom e Huck Finn erano le stesse sperimentate, qualcosa come cinquant'anni dopo, dai fratelli Finch, in un altro classico americano – solo successivo –, in un'altra avventura – solo dalla morale maggiormente manifesta -, in un volume un po' giallo ma ben tenuto, acquistato presso un altro mercatino. Harper Lee mi ha ricordato Mark Twain. Con il sud caloroso e caratteristico, i bambini e i loro passatempi, l'infanzia e i suoi misteri. 
Alla luce del giorno, tutto appare migliore. Le tenebre si diradano e quel che faceva paura appare d'improvviso innocuo. Diverso. E io immaginavo diverso Il buio oltre la siepe, romanzo citatissimo in cui – ora in un libro (la magica saga di Beautiful Creatures, magari), ora in un altro – indirettamente continuavo ad imbattermi. Coincidenze? Cosa nota però il mio fastidio verso quei romanzi che, in mancanza di definizioni calzanti, definisco a tesi. Ma ci capiamo. I temi della persecuzioni, dei movimenti razziali, dei diritti civili. Scritti, sempre o quasi, per arrivare al punto, a tavolino, quando il calendario ci suggerisce che è tempo di tragiche ricorrenze e giornate per ricordare. Pensati per il cinema e dunque per l'Oscar: la carta del razzismo non lascia indifferenti, fateci caso. Quest'anno Selma, lo scorso 12 anni schiavo e, non allontanandoci troppo nel tempo, Django Unchained e The Help. Barare. Vincere facile. Lucrare sulle lacrime e sul sangue. Almeno per me che – a onor del vero -, sono il supremo avvocato delle cause perse e il re dei bastian contrari. Ma ci sono modi e modi, ovviamente, per raccontare un problema. Dalla fastidiosa piaggeria a quella delicatezza che non è mai abbastanza. 
Non che nutrissi irragionevoli dubbi, ma la storia della Lee – premio Pulitzer, lettura imprescindibile dal seguito annunciato, film pluripremiato con Gregory Peck – rappresenta il modo giusto. Il tema era attuale – e perché, adesso no? - e la semplicità premiava. Il bello del romanzo, infatti, era il non limitarsi a parlare del divario sociale tra bianchi e neri; di colori che – davanti a occhi miopi, ottusi, provinciali – non si amalgamavano. Il processo annunciato dalle quarte di copertina – che a mio avviso dicono tutto e niente, e forse un po' troppo – occupa un terzo appena di una storia lunga trecento pagine. Il buio oltre la siepe ha regali ritrovati nell'incavo di un albero, amici cari che ritornano soltanto per la vacanze, un caso che tiene i padri lontano da noi. Così, a fare da tata a quei due bambini che si vedono già grandi, la ribelle Scout e il coscienzioso Jem, una zia a cui nulla sfugge. E ha, ancora, l'indimenticabile Atticus Finch – papà, vedovo, avvocato a tempo pieno, che crede nella saggezza dei suoi due pargoli, nelle cure della preziosa Calpurnia, nel bene – e la scoperta, nell'età in cui imparavo ad amare ciò leggevo, dell'ingiustizia. Se il nostro titolo fa infatti riferimento al superamento del pregiudizio – alla siepe “che da tanta parte dell'ultimo orrizzonte il guardo esclude” -, quello originale, To Kill a Mockingbird, parla del fare fuoco su un passerotto, sullo sprovveduto Tom Robinson. Traditi, entrambi, da un canto acuto ma gentile che mette sull'attenti bracconieri rissosi. Sbirciare perciò cosa accade. Oltre la balaustra, dove si sta tenendo un estenuante processo. Oltre il confine di casa nostra, dove vive Boo Radley, fragile e misantropo. Quando il colore della pelle vince sulla verità, quando la fantasia dei piccoli trasforma l'ignoto in leggenda metropolitana. Un romanzo diverso dal previsto – meno scolastico e più lieve, universale e a tratti ironico, grazie ai colpi di testa di una narratrice spassosissima – che è imprevisto e familiare. Ma così conosciuto, così omaggiato, da sottrarre purtroppo un po' il piacere – e la sorpresa - alla lettura, per forza di cose.
D'altri tempi; scritto con spirito vitale e stile che non passa.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Common, John Legend – Glory