mercoledì 13 novembre 2019

Recensione: Cercami, di André Aciman

| Cercami, di André Aciman. Guanda, € 18, pp. 278 |


Elio e Oliver. Tutti fanno cenno alla loro storia d’amore, nessuno li ha dimenticati. Ma per tre quarti di Cercami, il romanzo che avrebbe dovuto riunirli, non condividono mai la stessa pagina. Forse, e dico forse, soltanto l’epilogo li vedrà insieme: difficile, tuttavia, prevedere se sarà felice o meno. Questo sequel che tale non è, a ben vedere, prenderà in contropiede gli eterni romantici che aspettavano un ritorno di fiamma in linea con i toni della prima volta. Diversissimo e spiazzante, ambientato a decenni da quella famosa estate italiana, l’ultimo romanzo di André Aciman è una caccia a Cupido che sconsiglio a coloro che erano interessati unicamente a conoscere la sorte dei due innamorati dopo il crepacuore dei titoli di coda. Mal sopportando i romanzi autoreferenziali e il fanservice – insomma, gli strascichi fuori tempo massimo –, non ho potuto fare a meno di accogliere a braccia aperte la virata a sorpresa dell’autore di Chiamami col tuo nome: un ritorno costituito da storie dentro storie, in cui i personaggi interpretati al cinema da Thimotée Chalamet e Armie Hammer hanno all’apparenza ruoli secondari. Basta forse questo a precludere la lettura di un romanzo, per il resto, intensissimo e narrato con grazia estrema? Si può attualizzare il passato, o limitarsi a vivere in funzione di esso? Se lo chiedono attanti vecchi e nuovi, mentre leggono le inquietudini di un giovane Dostoevskij e si struggono nella bellezza degli amori istantanei: speciali perché impossibili.

Eppure ci dev’essere almeno una piccola gioia nello scoprire che ognuno di noi si trova nella posizione di completare le vite di altri, di chiudere il libro mastro che hanno lasciato aperto e di giocare l’ultima carta al posto loro. Che cosa potrebbe esserci di più gratificante di sapere che spetterà sempre ad altri completare e concludere la nostra vita? A qualcuno che abbiamo amato e ci ama abbastanza per farlo. Nel mio caso, mi piacerebbe pensare che sarai tu, anche se non staremo più insieme. È come sapere chi sarà a persona che verrà a chiudermi gli occhi. Voglio che sia tu, Elio.
Samuel, il padre di Elio, siede su un Freccia per Roma. Prepara l’intervento per un convegno, rimugina su un incontro di famiglia mandato a monte, condivide convenevoli con una vicina di posto di nome Miranda: una fotografa con il look da maschiaccio che in teoria ama la solitudine, ma in pratica ricerca il dialogo; va da sé l’invito a filosofeggiare anche a pranzo, a rivedersi con una scusa da poco, nonostante ci siano trent’anni di differenza a dividerli e la tappa nel capoluogo laziale non sia di piacere. Sui luoghi della sua giovinezza, fra chiese, caffè ed enoteche, Samuel si accorge di non essere mai stato felice e, come ricorderete dal commovente monologo del romanzo precedente, non contempla una vita senza amore.
Elio, alle prese con un’altra tappa della sua formazione, si esibisce come pianista a Parigi. Rimasto fragile e bisognoso, attratto dall’abbraccio di uomini potenti, a un concerto conosce l’anziano Michel. Trattato ora come un figlio, ora come un oggetto del desiderio, il ventenne gode dei comfort di un appartamento alto-borghese e delle attenzioni di un nuovo Pigmalione. Insieme s’imbatteranno nel mistero di un assolo per pianoforte – eredità del padre di Michel –, e la ricerca li metterà sulle tracce di un musicista ebreo morto ai tempi della Seconda guerra mondiale.
Oliver, invece, in un loft affacciato sulle sponde dell’Hudson, festeggia con fiumi di prosecco il suo ultimo giorno a New York. Gli ospiti, i brindisi e il dramma della retrocessione in un’università del New Hampshire semineranno risentimenti tra lui e la moglie: soprattutto se due degli invitati, Erica e Paul, lo spingono a fantasticare su plausibili mènage a trois e sullo spettro di un adolescente coi pantaloncini corti, amato segretamente vent’anni prima. Un pianoforte inutilizzato e un pezzo di Bach creeranno un ponte per scappare, si spera, dalle costrizioni di una non-vita.

La musica non è altro che il suono dei nostri rimpianti tradotto in una cadenza che stimola l’illusione del piacere e della speranza. È la cosa che ci ricorda con maggiore evidenza che siamo qui per un brevissimo lasso di tempo e che abbiamo trascurato o ingannato le nostre vite o, peggio ancora, non le abbiamo vissute. La musica è la vita non vissuta. 
Questi tre racconti apparentemente a sé stanti, ambientati in tre diverse città del mondo, sono destinati a incrociarsi con un po’ di pazienza e di magia. Ogni storia risolve la precedente, infatti, in pagine dai ritmi cinematografici – quanti dialoghi fiume; quanta attenzione verso l’erotismo degli sfioramenti casuali o dei lembi di pelle sbirciati sovrappensiero – in cui rintracciare gli stessi dialoghi ai limiti dell’artificiosità, la stessa resa affascinante di mondi colti e irraggiungibili. Dediti ai rossi corposi, alle cene prelibate e ai discorsi sui massimi sistemi, i protagonisti di Aciman flirtano semplicemente aprendo bocca e nelle relazioni sfoggiano una naturalezza che va a braccetto con la libertà. Sapiosessuali – definizione perfetta per chi come loro si lascia sedurre soprattutto dai fuochi d’artificio di una testa pensante, non da un corpo scolpito –, vantano uomini e donne nella schiera degli amanti e popolano una bolla elitaria che ispira sincera invidia.
Dall’estate calda e vitale del capitolo introduttivo, però, sono passati a autunni uggiosi e contemplativi degni di un quadro di Corot. Parlano per tutto il tempo, come i turisti di Prima dell’alba. Non smettono di credere nei giochi del destino o nell’esistenza del colpo di fulmine. Trascorro notti in bianco, quando su di giri, o rubano l’oro in bocca alle mattine del nostro proverbio. Provengono da ambienti signorili, condividono radici ebraiche, sperimentano l’intimità sempre incuranti delle differenze anagrafiche.

«Quando vengo qui, che sia da solo o con altra gente, con voi per esempio, sono sempre con lui. Se restassi qui un’ora a fissare questo muro, starei con lui per un’ora. Se parlassi con questo muro, mi risponderebbe.»
[...] 
«Che cosa mi direbbe? Semplice: “Cercami, trovami”.»
«E tu che cosa risponderesti?»
«La stessa cosa. “Cercami, trovami”. E siamo entrambi felici. Adesso lo sapete.»
Ognuno tira le fila di un’altra esistenza lasciata in sospeso. Ognuno, seguendo il filo conduttore del rimpianto, cerca qualcosa fino a venire a capo del bandolo della matassa: il vicolo in cui Elio e Oliver hanno bevuto fino al vomito, le motivazioni di un lascito enigmatico, la classica seconda possibilità. 
Cerca qualcosa anche il lettore affezionato – sul Lungotevere, o fra le note di un pentagramma criptato. In questo romanzo troverà ciò che non si sarebbe aspettato all’inizio. È il bello della serendipità: una delle mie parole preferite. Imbattersi in qualcosa, e in qualcuno, che non stavamo cercando. Ma simili gite fuori porta, quando ben accolte, rendono un piacere perfino smarrirsi.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Lucio Battisti – E penso a te 

18 commenti:

  1. Non so proprio cosa aspettarmi, da questo 'seguito'... ancora sento che non è il suo momento, ma intanto la curiosità aumenta.

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    1. Serve? No.
      È un buon romanzo? Sì.
      Mi ha fatto piacere ritrovare la penna e la sensibilità di Aciman, indipendentemente dai due protagonisti. Anzi, l'ho trovato perfino più scorrevole qui.

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  2. Recensione bellissima anche se, mi pare di capire, mi converrebbe leggere prima "Chiamami col tuo nome" ;)

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  3. Io sono ancora ferma lì a chiedermi se conoscere Elio e Oliver anche su carta. Vorrei, anche per potermi gustare questo seguito prima di Guadagnino, ma allo stesso tempo la paura di una delusione, di confronti futuri, mi spaventa.

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    1. Spero che Guadagnino, però, li lasci in pace se è abbastanza intelligente.
      Dubito, in ogni caso, che attingerebbe a questo (non) sequel alla lettera.

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  4. Stamattina ho letto casualmente una recensione negativa. A me però questo romanzo continua ad incuriosiore, soprattutto perché due anni fa, quando lessi Chiamami col tuo nome, amai la storia d'amore fra Elio e Oliver ☺️☺️
    Dunque, smaltite alcune letture lo leggerò anch'io 😊😊

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    1. Oggettivamente al romanzo non si può rimproverare niente. È scorrevole, toccante, colto, ben scritto. Ma chi si aspettava l'erotismo del primo o il dominio incontrastato di Elio e Oliver... Be', passi oltre. Questa è un'altra cosa. Forse, non per fan sfegatati.

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  5. Ho sentito sia pareri negativi e anche positivi.
    Ho così tante cose da leggere che, pur conoscendo la storia grazie al film, ancora devo e voglio leggere Chiamami col tuo nome e sicuramente la tua bellissima recensione è un incentivo a leggere poi anche Cercami.

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    1. Ti ringrazio! Prima o poi, è una lettura da fare.
      Lo dico a te, che ami i romanzi di formazione e le storie d'amore. :)

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  6. A me Chiamami Col Tuo Nome è piaciuto, ma non tanto da sentire l'esigenza di leggerne un seguito.
    Per me era finito bene.

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    1. C'è chi confida nei lieto fine e nei proverbiali puntini sulle i, ma in generale concordo con te.
      Una lettura, quando tanto piacevole e raffinata, però è sempre cosa buona e giusta.

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  7. La tua è la prima recensione positiva che leggo su questo libro e ne sono rimasta molto incuriosita. Ammetto che secondo me il primo romanzo non avrebbe avuto bisogno di alcun seguito, ma un pizzico di curiosità mi è venuta quando è uscita la notizia. Adesso sono ancora più indecisa!

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    1. Non voglio dir male ai miei colleghi ma...
      Hai letto pareri oggettivi, o impressioni di fan delusi? Per me va fatta una bella differenza, nonostante sui gusti altrui sia impossibile mettere bocca. XD

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    2. In effetti ho l'impressione che si tratti più di aspettative deluse.

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    3. Immaginavo. A livello oggettivo, infatti, Aciman è così raffinato che non può scrivere brutti libri. Se si riesce a capire che è altro da Chiamami col tuo nome, resta una gran bella lettura (a sé). :)

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  8. La tentazione di "cercarlo" certo c'è. :)
    Mi sa che però attenderò la versione cinematografica che tanto prima o poi Luca Guadagnino la gira.

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    1. Io, invece, spero che Guadagnino sia così saggio da non cascare nella tentazione di un sequel...
      Al cinema questo si presterebbe pochino.

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