mercoledì 11 aprile 2018

Recensione per le rime: Attìa e la guerra dei Gobbi, di Isidoro Meli

Attìa e la guerra dei Gobbi, di Isidoro Meli. Frassinelli, € 17,50, pp. 300 |

Parlando a vossignoria con onestade, debbo dire che per raccontar di questa intreccio non serviron le minacce di cento spade. Le parole di gaudio di Cinzia, la più fidata addetta stampa, poteron su di me – a onor del vero, del romanzo storico nemico vero – il miracolo di una seconda vampa.
Tanta ammirazione accesero in me le peregrinazioni per mari e per monti di Attìa e Panc, gli avventurieri tonti, da spingermi a usare la rima baciata per recensire a tono codesta ballata.
Non avevan troppa fretta di partire, eppure, quei ladruncoli che un infausto giorno saccheggiarono il casotto di chi della campagna siciliana era il signorotto. La loro punizione, non la galera ma la barca, se nel marzo del 1860 c'è Giuseppe Garibaldi che attacca.
Il Sud, per opporsi al Risorgimento, pianifica in silenzio un rapimento. In quel di Caprera deve essere sottratta Anita, che del barbaro condottiero è l'amore di tutta una vita. Un cuore spezzato può forse fermare i Savoia, detti Gobbi, che lo strapotere dei Borbone voglion colpire diritto nei lombi?
L'impresa disperata porta quattro disgraziati sulla stessa strada.
Attia, marocchino come Ulisse scaltro, che perdendo la memoria ha guadagnato qualcos'altro: la pelle viola, color melanzana, per il malocchio di una fattucchiera (perdonate la volgarità) un po' bottana.
Panc, grande e grosso, che le bestemmie trasformano nell'Incredibile Hulk: rabboniscilo pure con una manciata di pistacchi di Bronte, se non vuoi che a suon di pugni ti spacchi la fronte.
Lo sciupafemmine in arme Salvatore Paradiso, fra il dovere e il piacere eternamente diviso.
L'attempato sicario Andrea u' Muzziaturi, la cui compagnia non ci ha mai reso sicuri.
Vedendoli salpare tanto inadeguati, il fantasma di un menestrello stabilisce che debbono essere cantati. Lo chiamavano Nello, e il futuro intero intonava in un ritornello.
Pizzica le corde, e così ne intona le rotte. I briganti e le pulzelle, in una terra di quelle belle.
Il vino e il maialetto, contrattempo perfetto. In Sardegna a sorpresa si gozzovoglia, tralasciando di quella missione la meraviglia. Ma al destino non si sfugge giammai e per i nostri protagonisti son in serbo nuovi guai!

Vedere il futuro è una cosa che fotte la vita.

Alchimisti e accabadore, di Michela Murgia il fior fiore, assieme a una laida strega con cui fare all'amore. Un falso Che Guevara con un fucile per gamba, gente che viene e che va in un Orlando Furioso a metà. L'esercito nemico, intanto, avanza.
Duecentocinquanta Gobbi una bazzeccola non sono, e la violenza ci giungerà all'orecchio alle velocità del suono. Sangue e squartamenti renderanno i lettori d'improvviso sgomenti, ma questa tragicommedia splatter e nazional popolare non ci toglierà affatto la smania di cantare. Guizzi poetici, profetici, quando la fantasia trotta e del mio iniziale pregiudizio nessuno se n'importa. Cavarsela è un'arte per pochi, perdenti dal fascino indiscreto, e sulla terra ferma potreste non volere mai più tornar indietro. Oltre le risate, oltre il mare, ci salvano i delfini dal pescecane e un pennuto esotico dalla pena capitale.
Un'adorabile scrittura, che di mischiare siculo, sabaudo e sardo si prende gran premura, è il tocco in più che fa somigliare il cantautore Meli a chi vuoi tu. Di Asterix e Obelìx le caricature, ma del cinema di Virzì Paolo le picaresche avventure; del Gazzè a Sanremo i leggendari amori da romanza, e tocca a Don Quisciotte e Sancho Panza combattere mulini a passo di danza.

«A me l'antico non dispiace. E nemmeno le promesse.»
«E immagino nemmeno le leggende, compagno di ventura.»

La storia d'Italia? Per non appannare i banchi a suon di sbadigli, gli scolari dovrebbero conoscere di questo sfacciato narrator gli artifizi. Quale pesantezza, quale noia: il fantastico e la cronaca insieme, sapessi che gioia! Osteggiare l'unità: vero paradosso, con gli inseparabili Attìa e Panc che per amicizia si stan sempre addosso. Un legame fra senza patria e senza dio, non fra senza cuore, che commuove e diverte in queste pagine in cui ora si vive e ora si muove.
Le sarde, gli scagnozzi, i cactus, gli amori, le scortesie, le audaci imprese Isidoro Meli canta.
Pur di condividerne aneddoti e sorrisi, so già che a lettori e ad amici farò una testa tanta.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Elio e le Storie Tese – La terra dei cachi

16 commenti:

  1. Fantastica questa recensione!!! Complimenti per l'impegno e per il risultato. Che sei un grande lo sapevo già da un po'! ;)

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  2. Applausi per questa splendida recensione!
    Per quanto riguarda il libro, invece, io purtroppo mi sono arenata a metà. Probabilmente non era il momento giusto per leggerlo perché, per quanto ne cogliessi l'ironia, proprio non riusciva a divertirmi. Però dopo la tua recensione, sicuramente ci riproverò! :)

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    1. Ti ringrazio, Elisa! Riprovaci, sì, ma a tempo debito.
      Anch'io l'ho fatto aspettare un po', a scatola chiusa proprio non mi convinceva, e invece, durante le vacanze pasquali...

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  3. bellissima recensione! mi accodo al coro entusiasta ;D

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  4. Non sono una brutta persona, vero, se nonostante le tue rime e il tuo bell'impegno il libro continua a sembrarmi troppo "storico" per me, eh?

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    1. Tocca leggerlo per convincerti del contrario, allora.
      Guarda, bastano solo le prime pagine.
      O l'indice, perfino. ;)

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  5. Ho letto la tua splendida recensione con ammirazione. Mi unisco anch'io al coro entusiasta :)

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  6. *_*
    Se pur il libro non mi abbia incuriosita granché, la tua recensione è uno spasso!

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    1. Come dicevo a Tessa, il merito è soltanto del romanzo. Ti farebbe ricredere lui direttamente. :)

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  7. Grande rece!
    Sembra quasi la versione acculturata e scritta meglio di uno dei miei post musical in rima. ;)

    Il libro sarà all'altezza?

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    1. Non ho omaggiato solo Meli, in effetti... ;)

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