Diciassette
anni di buio. Diciassette anni dietro un vetro schermato. Diciassette
anni da principessa, vittima di una tremenda maledizione – il
coprifuoco di Cenerentola, l'impenetrabile torre d'avorio di
Raperonzolo. La vita di Katie, maturanda, è l'esatto contrario delle
favole.
Certo,
ha la bella voce delle eroine Disney – potreste avere la fortuna di
sentirla cantare in stazione, di notte, se passeggeri di un treno che
fa le ore piccole.
Certo,
il suo vicino di casa, Charlie, non sfigurerebbe nei panni del
principe azzurro – le spalle da nuotatore, una borsa di studio
molto poco in forse, il curriculum del ragazzo d'oro dell'esemplare
provincia americana. La maledizione di Katie ha un nome che fa paura
e, impossibile da spezzare con un bacio, potrebbe degenerare da un
momento all'altro. Lo xeroderma pigmentoso, una rara allergia alla
luce, ha fatto sì che le sue esibizioni in pubblico fossero piccole
e occasionali e che Charlie, il dirimpettaio di cui è innamorata sin
da bambina, ignorasse la sua esistenza al di là del vetro blindato.
Conoscenze: papà, amica di sempre, qualche dottore in caso d'urgenza, il bigliettaio con cui è ormai in confidenza. Aspettative
di vita, prima di andare incontro a una degenerazione neurologica:
basse; vent'anni appena.
Solo
il presente conta.
Il
sole a mezzanotte è una storia di
un'adolescente che vuole qualcosa di più. Tutto, diremmo,
riprendendo alla lettera l'esordio di Nicola Yoon. Anche lì, infatti, una
sindrome con pochi precedenti, una piccola fuga romantica, la vita
che si fa beffe all'ultimo della paura di morire presto. Manca
l'esperienza necessaria per scriverle, le canzoni, dalla finestra sul
cortile. La consapevolezza di quanto duri una giornata perfetta e di
quanto brucino addosso i raggi, e i sentimenti. Perciò Katie, via il
cappuccio della felpa, osa innamorarsi di quel coetaneo tenuto
all'oscuro mentre lei sceglie la luce. Perciò Katie, desiderosa di
libertà nonostante la sua sfida ci appaia persa in partenza, rischia: le
occhiate all'orologio si fanno meno preoccupate, il tempo vola se in
dolce compagnia, certe notti rischiano di restare impresse come le
migliori e le peggiori della sua giovane vita. Quanto può essere
bello, però, il miraggio del giorno che sorge?
So
di avere le notti contate e i giorni sempre più brevi. Per questo
devo sfruttare al massimo ogni istante che mi resta. Devo restare
aggrappata a Charlie per salvarmi.
Young
Adult dal tramonto all'alba, meno brillante diNoi siamo tutto ma con più cuore sotto la
copertina rigida, Il sole a mezzanotte è
un film con Bella Thorne – di solito odiosa ape regina, qui con un
copione che potrebbe far la differenza in una carriera in salita ma
non felicissima – già arrivato nelle sale italiane. Il remake di
un melodramma giapponese, leggevo, e da lì la domanda legittima, il
dubbio che non ho saputo ancora fugare: è venuto prima l'uovo o la
gallina; il film è nato prima del romanzo di Trish Cook, o
viceversa? La lettura, lieve e godibile come non spiace affatto in questi
pomeriggi di primavera, ha infatti lo stile frettoloso e senza
guizzi, anche se ironico il giusto e melenso affatto, delle
sceneggiature pret-à-porter. Di quelle che nel mentre non ti
ispirano grandi pensieri, positivi o negativi che siano, con
passaggi significativi da ricercare con il lanternino. Succede tutto
subito, e ai protagonisti non ci si affeziona poi tanto. I
sintomi e il progredire della malattia, accelerati, liquidati in
quattro e quattr'otto, fanno apparire lo xeroderma – su carta,
eppure, uno spunto vincente – rapido e indolore: un'invenzione
letteraria senza il minimo fondamento di verità.
La scrittura della Cook non scalda, no. Ma lo stesso non può dirsi
del primo amore di Katie, che al cinema – i pareri, fra l'altro,
sono positivi – piacerà, e brillerà, più forte.
Scottando di febbre e d'amore cuori di vampiro, cuori di burro.
Premessa. Il romanzo non mi ha convinto, e in una
recensione seria sarei stato forse troppo cattivo. Visto che è di
prossima uscita e che liquidarlo così, con due parole, non mi
sembrava corretto, l'ho buttata sul divertimento. Ovviamente, inutile
dirlo, è un parere strettamente personale. Quindi, massimo rispetto
per le colleghe blogger a cui è piaciuto. I gusti sono gusti. E i miei, anche se Giulia dell'ufficio stampa Rizzoli, che ringrazio, ci prova a propormi letture diverse, sono altri. Se la Jackson fa un genere che a te, lettore o lettrice, piace molto, magari non fidarti, questa volta, di quel che dico io. Corrispondo al profilo "a", ma tu lo capirai leggendo.
Titolo:
A fior di pelle
Autrice:
Sophie Jackson
Editore:
Fabbri “Life”
Numero
di pagine: 464
Prezzo:
€ 15,90
Data
di pubblicazione: 11 Giugno 2015
Sinossi:
Dopo
aver assistito all’omicidio di suo padre quando era solo una
bambina, Kat da anni sogna il misterioso ragazzo che l’ha salvata
dal fare la stessa fine. Ora, a 24 anni, Kat insegna letteratura
inglese in carcere, per onorare la memoria del padre, un sognatore
prestato alla politica. In carcere, i demoni di Kat sembrano
risvegliarsi, soprattutto quando incontra Wes, un detenuto
problematico, pericoloso almeno quanto affascinante e carismatico.
Tra loro cominciano presto a esserci scintille, soprattutto quando
Wes riconosce in Kat la bambina che ha salvato tanti anni prima…
Come un quiz di Cioè
Per un'altra
fan fiction di Twilight che diventa una trilogia di inspiegabile
successo, una recensione che è fan fiction dei post del blog
Pensieri Cannibali. A fior di
pelle sarà in libreria dall'11 Giugno, ma in anteprima ve
ne parlo io, o meglio, un'ospite a sorpresa. In una speciale
non-recensione che, più che altro, è un quiz in rosa di Cioè. La
parola a...
Ehi,
sono in linea. Sfigato, puoi riagganciare. Galvanizzati, evapora,
sfarfalla lontano dal mio palcoscenico. Ma ciao a voi, bella gente.
Sapete o no chi sono? La gemella di Rinko, sciocchini: Inka.
Ma che davvero pensavate che “Ink” stesse per “inchiostro”?
(Nitrisce) Abbiamo lo stesso nome, ma io sono la sorella bella, e
già. Non sapete che vergogna, a scuola, quando mi paragonavano a
quell'impiastro. Gemelli diversi, nomi uguali. Perciò, come scusa,
dicevo che nostro padre fosse un grande estimatore del porno
ungherese – Inga e le schiave del piacere l'avete visto? -,
e che quel “k” stesse lì perché eravamo una famiglia troppo
alla moda. Marika, Erika, Jessika... nomi molto '90s. Coooomunque,
dove sono stata per tutto questo tempo? Chiusa in soffitta, come in
quel film pallosissimo con quel figo satellitare di Michael
Fassbender e la tipa malaticcia di Alice nel paese delle
meraviglie. Cioè, ma che bidet a pedali che è quella. Jane
Eyre doveva essere Belèn. O al limite io, visto che adesso sono
passata al castano, perché il mondo, cioè, ma, dico, ci credete?, è
pieno zeppo di pregiudizi. Dovrei essere oca solo perché maggiorata,
incredibilmente sexy e bionda naturale? Io valgo. Lo dice anche la
pubblicità. No, non quella di “mamma ho un fastidioso prurito
intimo”. L'altra. Sono a capo dell'angolo letteratura su
(indovinate!) “Cioè” – l'anno scorso ho letto tipo due romanzi
illustrati, un post del mio fratellino emo, i volantini dell'Eurospin
con le offerte più vantaggiose: lungo curriculum, ebbene sì, in
un'Italia di raccomandati - e, questo mese, vi parlerò di una novità
che ho letto in anteprima grazie alla Fabbri – baci a voi, Fabbri,
muà muà – e che Rinko, sfigato sì, ma con più contatti
degli uffici stampa che peli sul petto, mi ha fatto generosamente
leggere. In realtà, voleva il numero di telefono di Taylor Swift,
che ho incontrato dall'estetista, ma, Taylor, proteggerò la tua
privacy. Io applico la politica dei Cookie anche alle amicizie, cara.
Cinquecento pagine che volano – ma lui dice che, se volavano, è
fuori dalla finestra. Invece, Sophie Jackson, buttati pure, ché il
mio cuoricino è morbido morbidoso – e quello che c'è attorno, ti
assicuro, è tutta roba che mi ha concesso la Natura. Vuoi tastare?
Per le lettrici più affezionate, un quizzuccio a tema. Per dirvi che
A fior di pelle è davvero a misura di lettrice sognatrice.
Sophie Jackson ci ascolta e ci fa sentire protagoniste di una storia
fia-be-sca. Un galeotto e una maestra. Un letto che prima tremava per
gli incubi, poi per tutti quei bollenti e continui zùm zùm. Non
leggevo una storia così profonda e accattivante dai tempi di Black
Ice: fidatevi. Per il numero ufficiale della rivista, mi
dispiace, dovrete però attendere lo sventordici di Giugno, ma –
visto che ci lovviamo – vi mostro uno stralcio del mio articolo.
Rinko l'ha compilato per prova. Riconoscerete il suo stile a
causa di quella terrificante “✓” accanto alle risposte. Quando
avrebbe potuto scegliere tra un cuore, un unicorno rosa, la gif di
Hilary Duff...
1) Kat, la
protagonista, ancora bambina, assiste all'assassinio del padre. Uomo
politico accoltellato in un vicolo di Gotham City New York. Chi la
salverà?
-
Batman.
-
Alfonso Signorini. ✓
-
Wes Carter.
2) Prigioni,
maestrine hot, carcerati dai petti villosi: a cosa pensi?
-
Gang Bang! Gang Bang! Gang Bang!
(ma
cos'è, la canzone di Ariana Grande?)✓
-
I carceri sono i nuovi licei, in ambito new adult.
-
La più grande storia d'amore dopo Twilight e Uno
splendido disastro.
3) Chi è il
tuo lui ideale?
-
Mr. Ink. (ma che davvero?!) ✓
-
Un ragazzaccio bello e dannato.
-
Un ragazzaccio bello e dannato, con la fedina penale sporca, i tattoo
e un'eredità di cinquanta milioni di dollari, ma con un cuginastro
cattivissimo; nel weekend ripara macchine – tutto sexy e sudato,
gnàm – e legge poesie.
4) Perché
Carter è in gatta buia?
-
Fan di lunga data del gioco in doccia,mi raccogli la
saponetta? ✓
-
Per essere così cool ci vuole il porto d'armi, e lui ne era
sprovvisto quel maledetto giorno.
-
Non ha commesso quel crimine! Si è dichiarato colpevole per
salvare il migliore amico!
5) Primo
giorno di lavoro. Tu, maestra di letteratura in un carcere. Quale
sarà il tuo outfit?
-
Non mi lavo per settimane. So che il cattivo odore allontana i
malviventi. Che vuoi che importi dell'outfit? ✓
-
Divisa arancione, per essere sempre in tema. 'Cause Orange is the
new black.
-
Tailleur attillato sui punti giusti, reggiseno di pizzo, tacchi a
spillo.
6) Com'è la
vita in carcere?
-
Come alle scuole medie. Siamo in un new adult, vuoi forse
impressionare le lettrici?
-
Durissima. Carter deve camminare col sedere vicino al muro e sventare
violenti attentati alla sua castità posteriore. ✓
-
Sono un “gangsta”. Io regno.
7) Carter e
Kat – miglior coppia di sempre – cosa hanno in comune?
-
I geni, perché sono segretamente fratelli.
-
Il quoziente intellettivo. ✓
-
Shakespeare e le motociclette.
8) Dove la
notte d'amore più bollente?
-
Cella di massima sicurezza. ✓
-
La Camera Rossa di Christian Grey. Con Christian Grey.
-
Casa della nonna.
9) Per Kat,
Carter è....
-
Meglio di un Cartier.
-
L'anima gemella. ✓
-
“Sesso puro. Anzi, meglio, sesso bollente, sesso selvaggio da fare
contro il muro” (cit. pag. 196)
10) Il
soprannome della protagonista è...
-
Pigeon.
-
Fruittella Bella. ✓
-
Pitches.
11) Sophie
Jacson è un'insegnante di letteratura; cosa faresti se fosse la tua
prof?
-
La denuncerei. Tu che scrivi coi piedi, come ti permetti a giudicare
un mio saggio breve? ✓
-
Vorrei fosse la mia Kat. Però, prima, meglio controllare le foto.
Metti sia peggio di E.L James...
-
Che idola! Ci scambieremmo tutti i romanzi di Jamie McGuire.
12) Stile.
-
Da fotoromanzo.
-
Sarà scritto bene, sarà scritto male, sarà scritto boh?
-
L'emozione non ha voce. (Nè stile. Nè contenuto...) ✓
13)
Titolo per il sequel – perché sì, ci sono altri due libri,
contenti?
-
A fior di palle. ✓
-
Se mi arresti, ti sposo.
-
La mia splendida libbra di carne.
Qual
è tuo punteggio? Se, in numero maggiore, hai barrato la risposta...
a)
Sei arido/a, crudele, disincantato/a. Un pezzo di ghiaccio, e di cacca. A Natale, chiedi ai tuoi in regalo un cuore funzionante,
Scrooge!
b)
Non era il tuo genere, ma ci hai provato. Tre stelle e il proposito
che, il prossimo anno, darai un'occhiata al sequel. Nella Jackson,
sotto sotto, hai visto del potenziale.
c)
Il romanticismo è nel tuo DNA, come il segreto per una pelle perfetta. Non giudichi a prima vista, sei assennato/a e
riflessivo/a. Il secondo romanzo, inutile dirlo, l'hai già
prenotato. Incontrerai la tua Kat – o il tuo Carter – perché
credi nell'amore. Tu, lettera a, morirai invece solo/a e con sette gatti
cenciosi.
La
recensione: Avevo una scaletta rigidissima di letture da portare
a termine. Avevo numerato i miei libri in base alla precedenza e in
stanza avevo un comodino che era un po' un campo di battaglia, un po'
un podio. A casa. E mi mancavano un centinaio di chilometri ancora
per tornarci. Finito un esame importante, con la valigia quasi vuota
e il Kindle a portata di mano, aspettavo in stazione l'arrivo del
treno; mi annoiavo. Il cellulare carico, anche se io il cellulare lo
uso poco e non so che farci, e quel Kindle su cui avevo finito di
leggere la Mazzantini. Marchingegno che accendo di rado, ma che mio padre, al contrario, apprezza parecchio: tra i titoli caricati da lui, anche questo Tua,
che puntavo da quand'è uscito
ma che non ho mai comprato in versione cartacea. Caro, con poche pagine.
L'ho iniziato dicendomi: “è
giusto per passare il tempo, poi a casa lo mollo e passo ad altro.”
Questo giallo argentino che non
era tra le mie priorità non accetta di essere piantato in
asso. Ti perseguita come un'amante abbandonata. L'ho
iniziato e finito in giornata. Scattante, gustoso, elegante.
Divertentissimo. La Piñeiro
nasconde un colpo di pistola tra i rossetti e un cadavere in un
matrimonio a senso unico, in cui l'amore è finito, le figlie
disprezzano i genitori, ma le mogli – pazienti e naturalmente
fiduciose – aiutano i mariti con le macchie di caffè sulle camicie
e con quelle di sangue sul completo buono. Inés, casalinga disperata
e donnicciola servizievole, ha una cultura di
polizieschi televisivi e la propensione a mettere tutto in ordine:
non dev'esserci uno spillo fuori posto, figuriamoci un'altra donna –
o due, addirittura? - tra moglie e marito. Raccontato in parte da
lei, con tanto di pratici schemi e di diagrammi, proprio come ha
visto fare ai serial killer negli sceneggiati, e in parte
originalmente costituito dalle conversazioni telefoniche della
problematica figlia minore, Tua scivola
libero e fluido come in un tango,
intrigando grazie a un'improbabile “signora ammazzatutti” - la
citazione del film di Waters non è puramente casuale – e a un
intreccio accattivante e elementare, armato di colpi di scena ad
effetto e sorrisi acidi. Una commedia nera molto piacevole,
scritta come se si fosse a teatro e come se tenere insieme i pezzi di
un matrimonio tradito fosse missione impossibile, al pari del delitto
perfetto.
Titolo:
Questione di cuore
Autrice:
Carmen Bruni
Editore:
Fabbri “Life”
Numero
di pagine: 275
Prezzo:
€ 15,90
Data
di pubblicazione: 12 Marzo 2015
Il
mio voto: ★★
La
recensione: Vorrei essere conciso ed indolore. Non ci giro
attorno, perché quando un libro non mi piace tendo a straparlare. Non era
nei miei piani leggere Questione di cuore. Non è il mio
genere e l'esordio della Bruni, purtroppo, non è l'eccezione alla regola. Non sono fortunato con gli
appuntamenti al buio e non saprei definire altrimenti le circostanze
che mi hanno portato ad avvincinarmi a questo romanzo. Per quell'esperimento della
Fabbri di cui vi parlavo, avevo scelto la ristampa della Hoover e avevo dovuto
abbinarla a questo. La prima parte dell'esperimento è andata. La
seconda, pur non pesandomi, meno: se Tutto ciò che sappiamo dell'amore scorre,
questo scivola via. Questione di cuore fila dritto e non resta impigliato da nessuna parte. Tutto gira intorno al cuore
– e al sole, e all'amore – e nei pochi angoli vuoti non c'è
spazio per il resto: un tema importante, un approfondimento psicologico, un
piglio originale. I personaggi, che vivono di pane e amore, appunto, ma di
fantasia neppure a parlarne, sono creature che si risvegliano dal
letargo nella stagione degli "accoppiamenti" e ogni pagina racconta di quello. Non c'è altro, non c'è stagione che preceda la loro eterna primavera. Giorgia e Alessandro vivono all'insegna dei loro
sentimenti, ma sotto le ali di Cupido si nasconde solo un amore fatto di tira e molla, che si diverte a complicarsi da sé. Non si
poteva neppure pretendere di più, ma la lettura si è rivelata carina, ma poca
cosa. Una commedia romantica che fa il verso a quelle americane. La protagonista, però, non è Bridget Jones: manca l'autoironia, si prende
tutto sul serio e una chiave più leggera avrebbe fatto bene,
aiutando il lettore a superare comprimari non sviluppati e
evitando che il tentativo di rendere profonda Giorgia fallisse. Il suo lui, una specie di Tronista della De Filippi, il pregiudizio comune – che
vuole quelli belli non troppo brillanti – lo sposa in pieno. L'uso
di un doppio punto di vista – funzionale come un paio di infradito
sotto il diluvio universale – non giova: l'autrice non sa gestirlo al meglio e Alessandro, irruento e burbero,
appare come il tipico maschio alfa che vuole farla addosso a lei per
segnare il territorio. E lei, più utile e servizievole
della ruota di un furgone in doppia fila per un cane pastore, è scodinzolante e tutta contenta. Non ci sono castronerie, passi degni di ilarità; nulla di
tutto questo, giuro. Si legge. Ma c'è un qualunquismo che non permette che niente
rimanga impresso. A mancare è lo scarto che lo renda non
un romanzo rosa come tanti. Non c'ho visto niente di che, compreso il
motivo che ha spinto un buon editore a portare in libreria in versione cartacea una
storia piccola, nata su Amazon e che per me lì, a un prezzo contenuto ma giusto, o tra gli ebook della You Feel Rizzoli, sarebbe stata all'altezza della situazione. La fiaba più
bella rimane quella vissuta dall'autrice, del cui successo sono sinceramente contento,
ma, nonostante un buon lavoro di editing – ho letto passi della
precedente versione a dir poco improponibili –, è il
tocco magico che latita.
Non si può piangere per sempre. Tutti, prima o poi, si addormentano.
Titolo:
Tutto ciò che sappiamo dell'amore
Autrice:
Colleen Hoover
Editore:
Fabbri “Life”
Numero
di pagine: 352
Prezzo:
€ 15,90
Data
di pubblicazione: 12 Marzo 2015
Sinossi:
Lake
ha vissuto l’anno peggiore della sua vita: la morte del padre, i
litigi con la madre, un trasloco in una nuova città e la fatica di
reinventarsi una vita. Finché non conosce Will, il vicino di casa, a
sua volta costretto dalla vita a crescere in fretta. L’intesa è
immediata, ma il primo giorno in classe Lake scopre che il loro è un
amore impossibile: Will è uno dei suoi professori. Altrettanto
impossibile allontanarsi, dimenticarsi, rinunciare: e così Lake e
Will – costretti a restare divisi – si parlano attraverso la
poesia, anzi, le poesie, in pubblico ma in segreto, servendosi di uno
slam (una gara di versi) per dirsi tutto ciò che devono e vogliono
dirsi.
La recensione
Io
non ci rinuncio. Io mica mi arrendo. Voglio capire qual è la
differenza tra “nuovi” e “giovani” adulti – e non ci sono
riuscito, non ancora. Voglio trovare un romanzo di un genere esploso
all'improvviso, ma tristemente sempre uguale a se stesso, che mi
faccia credere che ci sia sempre di meglio, che al young adult le
nuove autrici – tutte donne, tutte appresso ai soliti temi: tutte
uguali – rubacchino anche la profondità, la verosimiglianza dei
loro racconti, e non solo i protagonisti all'ultimo anno di liceo in
preda agli ormoni – e se ci sono riuscito, qualche tempo fa, è
stato proprio grazie a Colleen Hoover che da allora, all'incirca, mi
ripropongo di leggere di nuovo. Quando la Fabbri, in cerca di un
parere maschile, mi ha indicato una serie di titoli da recensire in
anteprima, la mia scelta, a colpo sicuro, è ricaduta, quindi, sulla
ristampa di Tutto ciò che sappiamo dell'amore. Uscito qualche
estate fa, è entrato ed uscito ed entrato ed uscito dalla mia lista
dei desideri a tempi alterni: mi convincevano i pareri positivi, mi
faceva passare la voglia, però, anche la minima recensione stonata.
Non sarebbe stato come Hopeless, delicato e tostissimo, con
due protagonisti originali e un oscuro contorno di abusi familiari e
infanzie negate; ma a scatola chiusa, se proprio dovevo scegliere,
sceglievo la Hoover. Scatola chiusa tra virgolette. In realtà, come
capita con quei libri che ti incuriosiscono ma che poi, convinto non
li leggerai mai, vai a spulciarti per bene, impaziente di capire cosa
sia piaciuto e cosa invece no, devo confessare che sapevo più di
quanto volessi a proposito di questa storia. La svolta drammatica
della parte finale, ad esempio. Quella che a tutti, me compreso, a
causa di un'ironia inusuale che mi è parsa solo mancata discrezione,
ha fatto storcere il naso. Poiché preparato, mi è sembrata poca
cosa: ci sono passato sopra; il resto scorreva. Il pregio del romanzo
– primo di una trilogia, ma perfettamente autoconclusivo – è che
è piacevolissimo, lieve, e che i classici lutti dei protagonisti non
risultano troppo. Lontano dalla profondità di Hopeless, è un romanzo tutto sommato onesto, che non vuole farsi
ricordare grazie a trovate ruffiane o fastidiose – il sesso
esplicito, la promessa di una maturità che poi manca – ma neppure
per il sentimento travolgente tra i due giovani protagonisti – due
ragazzi che si amano, anche se, come in Pretty Little Liars,
lui è un professore di lettere e lei una studentessa – dei quali
non avverti mai la loro relazione come maledetta dalle stelle;
realmente ostacolata.
Lake e Will, con le loro famiglie bisognose e
l'esigenza di crescere in fretta, si muovono in un ambiente noto –
il liceo – e percorrono insieme le tipiche fasi del lutto e le
altrettanto tipiche fasi dell'innamoramento: gli amici consueti, i
consueti litigi, anche se i simpatici fratellini minori, i loro
preparativi per Halloween e il filo doppio delle emozionanti
esibizioni al N9VE danno colore. Considerando la
presenza costante di una narratrice che non brilla per buone idee,
più infantile dei suoi diciotto anni, il romanzo ha il suo riscatto,
la sua ora d'aria, quando sottraggono la parola a Lake le lettere dei
genitori e, soprattutto, le poesie rabbiose e autentiche dello Slam.
Gara poetica senza rime e senza regole che unisce i due personaggi,
dirimpettai e qualcosa di più, dietro un microfono e contro
l'ingiustizia di una vita da vivere come viene; sia quando dispensa
dispiaceri, sia quando distribuisce piccoli miracoli. La poesia,
purtroppo, resta sul palcoscenico e non influenza lo stile: non
scende in campo, non dà quella cosa in più alla prosa lineare e
standard delle autrici che fanno romance, ma il troppo
stroppierebbe e Tutto ciò che sappiamo dell'amore risulta abbastanza. Semplicemente, abbastanza. Abbastanza problematico, abbastanza romantico, abbastanza
carino. Il che è molto di più di quanto si possa dire di tanti new
adult, che si prestano a stroncature spietate e a facile ironia. Tutto
ciò che sappiamo dell'amore – traduzione liberissima dall'americano
Slammed, titolo che finirò sempre per confondere con quello
di una brutta e (quasi) omonima commedia di Gabriele Muccino - non
sarà il vostro breviario dei sentimenti. Tutto ciò che saprete
sull'amore, ecco, non lo saprete grazie a questa lettura. Non spicca il
volo, ma è come un viaggio a velocità costante confortevole e senza
tratti al buio, mentre la strada è tutta dritta – nonostante
qualche buca sporadica faccia sobbalzare – e alla radio passa un pezzo che ti
piace e che fa, lungo il tragitto, buona compagnia.
Il
mio voto: ★★★
Il
mio consiglio musicale: Swedish House Mafia - Don't You Worry Child Feat. John Martin (Acoustic Version)
“Don't
you worry, don't you worry child See
heaven's got a plan for you.”
Ciao
a tutti, amici! Primo post di una nuova settimana. Come state? Qui
tutto bene. Devo studiare, anche se non mi va, e sto finendo John
Green, anche se non mi va di finirlo. E dopo che leggo? Ne voglio
ancora, sì. Oggi, nuovo appuntamento – dopo secoli di assenza –
con la rubrica più scema che c'è. Qui pro cover.
Ripetiamolo in coro: nata senza nessunissimo intento polemico, la
rubrica ha come protagoniste cover gemelle, sorelle, o semplicemente
tutte uguali. Esaminiamo insieme quelle di oggi. Quelle del primo
gruppo sono di Due varianti di me, a breve in libreria, e
di La probabilità statistica dell'amore a prima vista.
Stessa posizione, stesso bacio davanti a miliardi di occhi
indiscreti, dettagli aggiunti o tolti con Photoshop. Carine entrambe.
Adoro il font di quella del romanzo della Smith, ma trovo abbia un
po' troppa roba. Meglio buttarsi sul sobrio, no? Sul romanzo della
Fabbri: OVVIAMENTE, la fascetta pubblicitaria lo
paragona a One day, di David Nicholls. Ancora, le cover a
confronto del noir italiano Esco – che mi attira
da sempre e devo leggere, prima o poi – e dell'ennesimo retelling
americano di La bella e la bestia. Preferisco quella del
romanzo curato dalla Bompiani, anche se fa tanto – troppo
– Twilight. E poi queste mani... rose, mele, scatoline
di Tiffany: ma datemi un assegno, o un barattolone maxi di Nutella!
Ultimi, Promessa di sangue e il recente Il
libero mercato dell'amore. La modella, identica, ha una
gioia di vivere che contagia. Sto meditando proprio ora di buttarmi
da un ponte, tipo. Ha il sorriso di Lana Del Rey. E si sa che Lana
Del Rey non sorride mica. E' tutto. Ditemi la vostra in un
commentino, se vi va. Abbraccio, M.
Buongiorno a tutti, amici! Era da un po' che pensavo
alle migliori letture del mio 2013 e, scrivendo tutti i titoli che mi venivano
in mente e che mi erano rimasti nel cuore, mi sono accorto che la mia Top10 stava a dir poco degenerando: i titoli, infatti, erano troppi
– e devo dire che è stato un anno di letture fortunate! -, come troppe erano le
categorie. Le categorie, sì: perché ci sono libri che mi sono piaciuti per un
motivo, altri per un altro motivo ancora... In questi giorni, così, cercherò di
dare a ogni romanzo il suo. E non ci faremo mancare niente, perché i Golden
Globes ci fanno letteralmente un baffo, no? Il primo Gennaio del nuovo anno,
suddivisi in diverse categorie, annuncerò i migliori titoli di 365 giorni di
buone letture. Oggi e domani, invece, posterò sul blog categorie tutte nuove,
ma guai a chiamarle “minori”, eh: perché parliamo delle migliori cover,
delle migliori ambientazioni e... rullo di tamburi... delle
migliori canzoni. I consigli musicali che, da ormai due anni, mi piace dare
alla fine di ogni recensione, infatti, mi permettono anche di stilare una
brevissima lista delle canzoni più belle che, insieme ai libri, mi hanno – e ci
hanno – fatto compagnia: una lista parziale, semplicemente basata sulle canzoni
più recenti e degne di nota che ho abbinato ai libri più vari - belli o brutti
che siano. Nella categoria dedicata alle cover, invece, sono compresi anche i
libri dall'edizione più curata: Perché ci siamo lasciati e Incantesimo tra le righe, ad esempio, con le loro meravigliose e
indimenticabili illustrazioni a colori, non potevano mancare. Ditemi, come sempre, anche la vostra
opinione: quali canzoni avete amato, quali cover avete preferito, in quali
scenari avete adorato perdervi? Vi aspetto e vi do appuntamento a domani.
Curiosi? Un abbraccio e buon pomeriggio, M.
Ciao
a tutti, amici. Come state? Dopo due post dedicati ai regalini
natalizi, torno con una nuova recensione. Bho, mi mancavate. Oggi
sono lieto di parlarvi di un romanzo davvero poco natalizio, ma –
in compenso – degno di nota. Angelize, arrivato in libreria a
Novembre, è un urban fantasy italiano sui generis, dal sapore
sperimentale che non guasta, ma, anzi, incuriosisce. Ringraziando
Giulia per avermi dato modo di recensirlo, vi abbraccio tutti e vi
auguro buona lettura. Baci.
Ora
non siete più angeli. Non sarete più creature del Padre. Sarete
creature della Madre. Vivrete liberi, onorando così la mia Notte.
Titolo:
Angelize
Autrice:
Aislinn
Editore:
Fabbri
Numero
di pagine: 344
Prezzo:
€ 16,00
Sinossi:
Essere
un angelo è terribile. Non provi emozioni, non puoi toccare,
mangiare, amare. Per questo molti di loro cominciano a desiderare la
vita terrena per provare quello che non hanno mai sperimentato
nell'eternità. Per liberarsi dalla condizione eterea hanno solo un
mezzo: uccidere un essere umano che prenderà il loro posto. Un
gruppo di vittime, però, non si è rassegnato a questo poco
invidiabile destino e ha trovato il modo di reincarnarsi in corpi
nuovi che sono una via di mezzo tra angeli e uomini. Di nuovo sulla
terra, questi angeli bastardi vorrebbero soltanto ricucire i pezzi di
vite bruscamente interrotte, finire gli studi, ritrovare amori
perduti. Come Haniel, privo di regole e affamato di sesso, che
"indossa" ora il corpo di una ragazza. O come Hesediel, che
cerca di far capire alla donna che ama che è tornato dalla morte, e
che adesso è in grado di guarire da qualsiasi ferita. Ma gli angeli
"puri", quelli che non hanno mai ceduto alla tentazione
della carne, sono in caccia, armati di spada e fuoco celeste, decisi
a spazzar via le abominazioni. Per sopravvivere gli "angeli
bastardi" dovranno dar battaglia a forze molto più grandi di
loro e prepararsi a terribili sacrifici...
La recensione
Milano
è sporca. Milano è dannata. Milano è il paradiso perduto.
E' una città che ha volti che non conosco quella che, come una
profonda cicatrice di monumeti e case e asfaldo nero, taglia in due
le pagine di un romanzo d'esordio che pensavo raccontasse una storia
di angeli e demoni che, tra me e me, già credevo di aver letto.
Notturna e tentacolare, pericolosa e suggestiva, nelle notti più
oscure, si popola di figure torve e disoneste – ombre in mezzo ad
ombre – che affollano locali sotterranei che puzzano di sudore,
desiderio e sesso, e piazze famose, ma tristemente vuote, in cui
tutto è di grigi e indolenti piccioni che sporcano, con le loro
feci, i sanpietrini antichi, e di individui malconi e malinconici
che, a quegli sozzi ed invadenti uccelli, invidiano un paio d'ali con
cui poter volare semplicemente via. Come se il cielo fosse sicuro.
Come se ci fosse un luogo, da chiamare casa, in cui tornare.
Sono drogati senza una clinica di disintossicazione. Sono carcerati
senza una comunità di recupero. Sono reduci di guerra senza medaglie
al valore o confortanti pensioni. Angeli, ma senza ali, aureole d'oro
e buone azione. Bastardi senza gloria; impuri. Haniel, Rafael e
Hesediel sono ragazzi nati due volte. La prima, non più di
trent'anni prima, li accolsero, in un ospedale come tanti, le braccia
delle loro mamme stanche ed emozionate. Madri che avrebbero dato loro
nomi diversi, nomi comuni. Madri che, insieme a compagni di corso e a
fidanzate innamorate, avrebbero pianto la loro tragica scomparsa
prima del tempo. La seconda volta, invece, in uno dei cimiteri più
misteriosi e ricchi della metropoli lombarda, a richiamarli alla vita
è stata una voce di donna, che ha dato loro – in mezzo a ninfe e
satiri, mostri e statue polverose, rumore e silenzio – un nuovo
respiro. Dio non si sa dove sia, ma non è lì: dove si gioca a
infrangere i Suoi equilibri millenari, dove si disputa una gara
scorretta contro la Natura. Rivevere una seconda volta è contro
natura. Essere uccisi da una legione di angeli – le creature più
pure e perfette della creazione – lo è. Ma, quando Dio muore,
tutto è destinato allo stravolgimento: a regnare, adesso, è una Dea
da tragedia greca e i cherubini di cui la Genesi racconta sono
diventati i killer più spietati: ombre angeliche da temere.
Soprattutto se, come i tre protagonisti, reincarnandosi nuovamente,
si è sfuggiti ai loro piani crudeli e, ormai, si occupa un posto
indefinito tra cielo e terra, santità e dannazione. Angelize è
un horror “brutto, sporco e cattivo”. Metal, quasi. Fisico.
Sempre in movimento, sempre in marcia, sempre in fuga. In fuga dai
luoghi comuni e dal già visto, in lotta – armatissimo – contro i
troppi urban fantasy che hanno fatto degli angeli, creature dal
fascino indubbio, ospiti alati e passeggeri di triangoli sentimentali
da dimenticare dopo aver voltato l'ultima pagina. E' un'autrice
italiana, ancora una volta, a mostrarci che c'è ancora tanto da
dire, e tanto da osare. La giovane e talentuosa Aislinn –
pseudonimo di una blogger ben nota sul web, qui al suo primo romanzo
– , con una scrittura tagliente e personale, piena di salti e
singhiozzi, botte e battute trionfali, ha fatto convergere nel suo
esordio la passione per la musica rock ad alto volume e per gli
horror vietati ai minori, per la mitologia e tutte le sfumature
possibili del fantasy. Mi è piaciuta la passione, il divertimento e
la vena di leggera follia che c'ho trovato all'interno.
L'audacia di
chi scrive qualcosa di diverso, strano, inclassificabile, prima per
sé stesso che per una casa editrice – sogno di tutti - a cui dare
il manoscritto alle stampe: Angelize,
secondo me, nasce, in primo luogo, per una voglia pazza di novità. E
l'autrice mostra che, tante volte, quando i volumi riposti nel
reparto fantasy delle
librerie non ci acconentano più, una valida e coerente soluzione può
essere il mettersi, in prima persona, all'opera. Di Aislinn e del suo
primo romanzo, infatti, mi è piaciuto essenzialmente questo: il
fatto che lei abbia voluto scrivere la storia che, in questo momento
della sua vita, in questo momento della sua giornata, avrebbe voluto
davvero leggere. Prima, ho detto ancora una volta non
a caso: un'altra autrice, un'altra stagione, un altro romanzo mi
avevano parlato, con un linguaggio altrettanto originale e
altrettanto autentico, di angeli caduti e di città assopite, poco
prima dell'alba. Di me diranno che ho ucciso un angelo,
una dolce poesia firmata dal tocco delicato di Gisella Laterza, era
una storia completamente diversa da quella, più feroce e cupa,
scritta da questa nuova penna, anche se quel titolo così lungo,
bello e speciale potrebbe suonare come la mancata confessione di uno
degli angeli bastardi della
fantasia di Aislinn... Flashback a fumetti, netti, violenti, aspri,
aguzzi. Flashback al presente, incubi a colori. Frasi troncate,
parole lacerate. Questo è quello che ho amato di Angelize.
Ho amato i personaggi e la rievocazione caotica e adorabilmente
sconnessa del loro vissuto e dei loro apparenti suicidi. Personaggi
che non sapevano di stare vivendo, prima che – con l'aspetto di un
angelo infuocato – sopraggiungesse la morte nera. Hesediel, il più
adulto, come Patrick Swayze in Ghost,
è tornato per Elena: la sua Demi Moore, sì, si chiama così.
Difficile è stato vederla piangere nel giorno del suo funerale,
difficile è stato vederla ricrearsi una vita da capo, ma ancora più
difficile è stato attaccarsi al suo citofono – disperato –
sperando di averla ancora con sé, con i suoi rimproveri, le sue
pretese, i suoi no, il
suo amore maturo e vero. Rafael, che ha assunto il nome di uno degli
arcangeli più potenti, è morto ancor prima di laurearsi e ancor
prima di aver fatto chiarezza su una sessualità a lungo ignorata:
lui, che in realtà ha sempre amato in maniera inespressa e segreta
altri uomini, con i suoi capelli biondi e il suo fisico da atleta,
potrebbe essere scambiato per il protagonista di una saga urban
fantasy di successo. Esattamente il genere di romanzi che odia a
morte Haniel, un trentenne logorato dalla rabbia prima e dalla rabbia
ora: ha vissuto senza un tetto sopra la testa, senza un lavoro e una
donna. Ha vissuto da invisibile. Ora vive senza più il suo vecchio
corpo: la Dea, infatti, è riuscita a salvare la sua anima
imprigionandola nel corpo di un'adolescente. Di una ragazza dai
capelli cortissimi e dal fisico fragile. Gli manca fare pipì alzato,
fare sesso, fare a botte, fare tutte le cose dei maschi. Complesse le
loro personalità, toccanti i rapporti che si instaurano tra loro:
soprattutto, tra Haniel e Rafael. I miei personaggi preferiti. Due
anime fuori posto. Haniel, improvvisamente esposto e debole, si
sente, d'un tratto, come il giovane Rafael si è sentito per tutti i
suoi ventiquattro anni di vita. Il loro è un rapporto toccante e
controverso: un'amicizia strana che, forse, avrebbe potuto dar vita a
un sentimento ancora più strano. Qualcosa che è simile all'amore.
Caratterizzato da un marcato umorismo nero, da uno scenario
spaventosamente originale, da un'inquietante e seducente antagonista
femminile – a metà tra una trasgressiva baccante e un personaggio
di True Blood,
Angelize è cinico
come Dogma, veloce
come Legion, crudo e
gratuito come I guerrieri della notte.
Un ibrido interessante, un incrocio bestiale. Oggettivamente, un caso
strano, dall'inizio alla fine: lo svolgimento, infatti, non si
discosta troppo dal riassunto della quarta di copertina. Per essere
un romanzo introduttivo, un incipit, preferisce non introdurre tutto
e subito: sorprendere a tutti i costi, con colpi di scena
evidentemente non sentiti e, dunque, non inseriti. Mi è mancata,
forse, giusto quella ventata di novità che m'aspettavo sapesse
travolgermi con maggiore passione. Almeno questo primo volume, per il
momento, si regge su poco, ma lo fa benissimo. Le novità, tenute
probabilmente a bada per i libri che verranno, sono palesi, però, in
uno stile, che si scopre, ad ogni pagina, generoso, singolare, affascinante,
assolutamente dark. Aislinn scrive un romanzo che non è per
fanciulle per bene.
Ma, rude e sanguinario, buio e cinematografico come lo è l'ipnotica
copertina, piacerà a molti proprio per questo motivo. Scontri –
rubati ai pestaggi delle gang di periferia – con tirapugni,
manganelli, curiose bombe incendiarie. Chiese come campi di battaglia.
Un'anima rock, fragorosa e lacerante, che, correndo insieme alla
musica e alle parole lungo l'intonaco, crea larghe crepe sui soffitti
e sulle volte di una cattedrale gotica, deturpando per sempre la
raffigurazione di una Creazione in cui, tra il cielo e i suoi angeli
celesti, è scavato l'abisso.
Il
mio voto: ★★★★ -
Il
mio consiglio musicale: Evanescence – Going Under
Non
possiamo stare al mondo per sopravvivere.Dobbiamo vivere.
Titolo:
Inferno – Canti delle Terre Divise
Autore:
Francesco Gungui
Editore:
Fabbri
Numero
di pagine: 430
Prezzo:
€ 14,90
Data
di pubblicazione: 7 Maggio 2013
Sinossi:
Se sei nato a Europa, la grande città nazione del prossimo futuro,
hai due sole possibilità: arrangiarti con lavori rischiosi o umili,
oppure riuscire a trovare un impiego a Paradiso, la zona dove i
ricchi vivono nel lusso e possono godere di una natura incontaminata.
Ma se rubi o uccidi o solo metti in discussione l'autorità, quello
che ti aspetta è la prigione definitiva, che sorge su un'isola
vulcanica lontana dal mondo civile: Inferno. Costruita in modo da
ricalcare l'Inferno che Dante ha immaginato nella Divina Commedia,
qui ogni reato ha il suo contrappasso. Piogge di fuoco, fiumi di
lava, gelo, animali mostruosi: gli ingranaggi infernali si stringono
senza pietà attorno ai prigionieri che spesso muoiono prima di
terminare la pena. Nessuno sceglierebbe di andare volontariamente a
Inferno, tranne Alec, un giovane cresciuto nella parte sbagliata del
mondo, quando scopre che la ragazza che ama, Maj, vi è stata mandata
con una falsa accusa. Alec dovrà compiere l'impresa mai riuscita a
nessuno: scappare con lei dall'Inferno, combattendo per sopravvivere
prima che chi ha complottato per uccidere entrambi riesca a
trovarli... Il primo romanzo di una trilogia fantasy.
La recensione
Ho
sempre amato molto la Divina Commedia. Da bambino, sentirne
leggere qualche passo era come scoprire una nuova fiaba non
contemplata nei libri per i più piccoli. Le parole non le coglievo
mai tutte, tanti versi mi rimanevano oscuri, ma ne avvertivo la
poesia, la passione divorante, la fantasia senza limiti. Crescendo,
ho ritrovato Dante e il suo capolavoro in primo liceo. L'ho
conosciuto meglio, l'ho studiato e approfondito, ma tutta la magia
degli inizi, a una lettura più consapevole, svaniva ogni volta.
C'era denuncia, impegno politico, voglia di arrivare con i propri
scritti immortali a tutti – dal ciabattino al Gran Duca di turno – ma ogni
filo dell'intreccio era nascosto dietro un velo più grande. Quello
dell'allegoria. Inferno, Paradiso, Purgatorio: tappe di un viaggio
dell'anima. Beatrice: la personificazione della teologia,
l'espediente letterario di un grandioso poeta. Dante e Beatrice non
si erano nemmeno mai conosciuti, nella vita vera. Lei, secondo molte
fonti, si era spenta come un candela sotto un temporale quando il
poeta fiorentino era appena un romantico, introverso adolescente. Non
c'era stata nessuna storia d'amore, e la discesa infernale per
salvarla era solo un'ingenua, frettolosa e sentimentale lettura della
Commedia.Il
mito di Orfeo e di Euridice non si era ripetuto. Che peccato, ho
sempre pensato. Che occasione mancata, per certi versi. Per una
volta, mi sarebbe piaciuto non sapere. O perlomeno sapere qualcosa di
meno. Sarebbe stato più bello rimanere alla semplice fabula,
senza conoscerne la genesi e i geniali ed audaci echi.Inferno –
Canti delle Terre Divise è un
romanzo distopico avveniristico ed originale costruito proprio su
quella semplice, emozionante idea: su un sacrificio d'amore che sfida
le autorità, le fiamme, la dannazione eterna. I Dante e Beatrice di
Francesco Gungui, abitanti di un futuro non precisato e di una Terra
irrimediabilmente smembrata, sono Alec e Maj ed hanno diciassette
anni.La
città di Alec ha le fattezze di un luogo rannicchiato sotto i
bombardamenti: grigia, spoglia, squallida, con un proliferare di
Casinò ad ogni dove e immagini infernali proiettate sulle pareti
delle cattedrali. Riprese delle torture a cui sono sottoposti i
dannati della prigione più spietata mai creata. Un memento mori
capace di terrorizzare, di mantenere l'ordine.
Dov'è cresciuta Maj,
invece, le rose crescono senza spine, le spiagge sono sterminate e
pulite, le villette bianche e accoglienti, le colline verdi per i
fitti e rigogliosi ulivi, l'aria odorosa di salsedine. E' un
paradiso, è il Paradiso. Vengono da realtà diverse, ma si
incrociano a metà strada,“nel mezzo del cammin di nostra
vita”. Maj vuole conoscere
Alec e, attraverso le sue labbra, la libertà che il suo universo da
sogno le nega.
L'autore, ormai esperto in materia di adolescenti,
sogni di libertà e bombardamenti di ormoni, descrive con
delicatezza, ritmo e un pizzico di matura sensualità il loro
scoprirsi: Maj che, con un cocktail in mano e un costume stretto nei
punti giusti, lo guarda a bordo piscina; Alec che, con l'adorabile
sorellina accanto e cattivi ricordi dietro le palpebre, ha paura di
cedere ai suoi sentimenti; e il loro bacio proibito, che diventerà
simbolo di ribellione e che, insieme a intrighi e tranelli, li
condurrà insieme all'Inferno. L'idea è fantastica -
internazionale, ma che più italiana non si può – e Gungui si
dimostra davvero bravo nel gestire l'intreccio e gli sviluppi di una
storia potenzialmente esplosiva. Tanto bravo.La
stessa Fabbri che, quando io ero piccolo, aveva pubblicato
Eragon e Le Fiabe
Sonore, mostra il romanzo come
un classico libro per ragazzi. Trama avventurosa, copertina a disegni
semplice e suggestiva e, a firmare il tutto, uno degli autori
adolescenziali più noti in Italia, con le sue storie colme di buoni
sentimenti e gioventù. Il suo nuovo romanzo, da metà in poi, è
stato una violenta, travolgente sorpresa. Crudo, drammatico,
realistico. La sua scrittura è il lanternino che ha illuminato questa catabasi, con una prosa spesso rapida e semplice, ma con l'abilità
di diventare tagliente ed incisiva nei passi più impervi e
memorabili. Evocativa. Sembra di sentire l'odore di zolfo, il calore
delle fiamme nel petto, i graffi e la potenza delle terrificanti
creature nascoste dietro i coni d'ombra. Davanti alla scena
dell'ingresso in quella reale grotta della paura, alla fame di sesso
e droga dei lussuriosi, alle risate sguaiate e ai mugolii cacofonici,
ho immaginato una telecamera che si staccava dai volti dei
protagonisti in spettacolari riprese aeree che riprendevano la città
di Dite sotto assedio. Una fortezza medievale con guerrieri ed eroine
e temibili mostri alle porte: sciami di arpie, minotauri, cerberi,
centauri. I singoli personaggi, sporchi di fuliggine e sangue, in
cerca di compagnia per non attraversare da soli le fiamme e i portali
della morte, cercano un senso al tempo, alla vita, all'amore,
all'odio. Anime che si interrogano sulla precaria fugacità del
tutto, nelle quali grande è la voglia di lasciarsi morire, ma ancora
più grande è il loro animo. Anche nella disperazione, tra uomini
primitivi e tribù di donne guerriere, con la terra che trema e con
grotte di rocciose stalattiti, prevale il desiderio di fuggire chissà
dove, di piangere, ridere e amare come se non ci fosse un domani.
Esigenze fisiche, innegabilmente umane. Si continua a cercare
l'amore, si continua a farlo nella quiete di un prato o sotto il
gorgoglio di una cascata, si continua a costruire piccoli nuclei
familiari. Come non pensare a ciò che Venerdì rappresentò per
Robinson Crusoe o Richard Parker per Pi: umanizzare, educare,
raschiare e tornare a costruire cose nuove sono presenti, nell'uomo, al
pari del suo stesso istinto di sopravvivenza. Tutto pur di portare
l'umanità in quel carcere di fuoco. In quei cerchi di dannati è
contenuto il meglio e il peggio dell'uomo odierno. Un animale a
sangue freddo, alla fine, che si adatta a tutto per farsi una nuova esistenza, per imparare – in situazioni estreme – ad apprezzare la
vita per quella che è. Come un cactus che cresce in deserti mai
baciati dall'acqua o un'edera rampicante che supera muri, limiti,
confini. Di tasselli di umanità, nel corso della lettura, se ne
incontrano tanti, ma su un comprimario in particolare mi è
impossibile tacere: Jorgos. Per me, ha rappresentato il Virgilio
personale di Maj e Alec. Un bambino nato e cresciuto lì sotto, nei
meandri dell'Inferno, senza aver mai visto la diretta luce del sole o
le stelle. Innocente, vestito di stracci logori, con la pelle
arrossate e le gambe magrissime, ma con il coraggio di un leone; di
un adulto vero. L'impresa portata a termine da Francesco Gungui, il
suo “folle volo” dal tiepido inferno dell'adolescenza a quello
dantesco, è stato un piccolo trionfo: il suo ultimo romanzo è un
distopico vero, la riproposizione rivista e corretta dell'adrenalina
travolgente di Divergent
e del patos e della cupezza dei vari Hunger Games.
Uno young adult decisamente valido, leggermente venato di sadismo e
del tutto privo di consolatorie scenette all'acqua di rose che in
molti - ok, forse sono stato l'unico! - hanno evidenziato perfinonegli acclamati romanzi di Suzanne
Collins. Le terzine dell'Inferno difficilmente sono odiate e, perfino
gli studenti più svogliati, non posso negare il mistero inquietante
che sprigionano dopo molti secoli. Ma, se qualcuno non fosse
d'accordo con me, dovrebbe necessariamente leggere questo romanzo.
Scoprirebbe l'attualità e il sublime fascino di una storia che arde
dentro.
Buon
pomeriggio a tutti, amici! E' arrivato Maggio e, insieme a lui, una
nuova carrellata di variegate anteprime. I romanzi di cui vi parlerò
oggi sono accomunati tutti da una cosa: sono rigorosamente made in
Italy!MentreVernice
Fresca eLa
maledizione di Ondine sono
arrivati già da un po' nelle librerie classiche e in quelle
virtuali, suscitando grande interesse nei colleghi blogger e nei
lettori, gli altri usciranno tutti questo mese. Ritornano Francesco
Gungui, Francesco Dimitri e Luca Bianchini – i primi con due
fantasy surreali, originali ed intriganti, l'ultimo con una storia
d'amore e risate ambientate sullo scenario della splendida e calda
Puglia. Il simpaticissimo Guglielmo Scilla pubblica, invece,
L'inganno della morte,
un romanzo fresco e giovanile che, unendo gli elementi di Hunger
Games e quelli dell'oltretomba
dantesco, si presenta ai suoi fan anche come scrittore. Come sarà il
risultato? Impossibile dirlo, ma, da amante dei suoi simpaticissimi
video, sono decisamente curioso e speranzoso per questa sua avventura
nel mondo editoriale. Dopo l'ultimo successo di Donato Carrisi, una
nuova, misteriosa autrice di origine italiana si avventura nel mondo
del thriller internazionale con Il
dono del buio, pubblicato
in anteprima dalla Nord. Infine, due interessantissimi romanzi che
già fanno parlare di sé:Come una bomba a mano sul cuore
– una sorta di ironica e
dissacrante pseudo biografia - eLivido,
un romanzo fantascientifico in cui, in un mondo a pezzi, l'amore
sopravvive sotto impensate e nuove forme. Cosa ne pensate?
A presto, M:P
Titolo:
L'inganno della morte
Autore:
Guglielmo Scilla
Editore:
Kowalski
Numero
di pagine:
Prezzo:
€ 14,00
Data
di pubblicazione: 8 Maggio 2013
Sinossi:
Daniel è un ragazzo di sedici anni. Nel suo paese ogni estate si
tiene un evento speciale, la Festa delle Fiamme. Nove ragazzi
prescelti, che indossano ciascuno un costume diverso, si sfidano nel
superare prove e ostacoli di ogni genere. Uno solo è il vincitore,
acclamato e osannato da tutti. Daniel è uno dei prescelti. Dopo una
lunga preparazione, il giovane vince: è lui l'eroe della Festa delle
Fiamme. La vita però sa riservare sorprese e imprevisti. E così,
proprio la notte della vittoria, Daniel muore. Forse ucciso, forse
no. Catapultato in un mondo nuovo, l'Oltretomba, e guidato da tre
Maestri, Daniel cercherà di ricostruire il mistero della sua morte.
Nel frattempo, una bambina dal nome armonioso, Cybele, lo
accompagnerà alla scoperta di uno dei viaggi più entusiasmanti che
si possono fare. Da vivi o da morti. Il viaggio alla scoperta
dell'amicizia. Ricreando perfettamente un "mondo altro" e
misterioso come l'Oltretomba, Guglielmo Scilla crea un romanzo
fantastico e fantasioso.
Titolo:
Inferno – Canti delle terre divise
Autore:
Francesco Gungui
Editore:
Fabbri
Numero
di pagine: 350
Prezzo:
€ 16,00
Data
di pubblicazione: 7 Maggio 2013
Sinossi:
Se sei nato in Europa, la grande città nazione del prossimo futuro,
hai due sole possibilità: arrangiarti con lavori rischiosi o umili,
oppure riuscire a trovare un impiego a Paradise, la zona dove i
ricchi vivono nel lusso più sfrenato e possono godere di una natura
incontaminata. Ma se rubi o uccidi o solo metti in discussione
l'autorità, quello che ti aspetta è la prigione definitiva, che
sorge su un'isola vulcanica lontana dal mondo civile: Inferno.
Costruita in modo da ricalcare l'inferno che Dante ha immaginato
nella "Divina Commedia", qui ogni reato ha il suo
contrappasso. Piogge di fuoco, fiumi di lava, gelo, animali mostruosi
rendono la vita difficile ai prigionieri, che spesso muoiono prima di
terminare la pena. Nessuno sceglierebbe di andare volontariamente a
Inferno, tranne Alec, un giovane cresciuto nella parte sbagliata del
mondo, quando scopre che la ragazza che ama, Maj, vi è stata mandata
con una falsa accusa. Alec dovrà compiere l'impresa mai riuscita a
nessuno, quella di scappare con lei dall'Inferno, combattendo per
sopravvivere, prima che chi ha complottato per uccidere entrambi
riesca a trovarli...
Titolo:
L'età sottile
Autore:
Francesco Dimitri
Editore:
Salani
Numero
di pagine: 320
Prezzo:
€ 15,00
Data
di pubblicazione: 9 Maggio 2013
Sinossi:
Quando Gregorio incontra la Magia per prima volta ha quattordici
anni, e l’infanzia gli sta scivolando di dosso come l’acqua del
mare del piccolo paese del Sud dove va in vacanza. La proposta che
gli viene fatta va oltre ogni immaginazione, e l’idea di diventare
più potente di qualsiasi mortale sembra decisamente allettante… Se
Gregorio accetta, però, dovrà nascondere a chiunque la sua nuova
vita; dovrà tacere e mentire alla famiglia e agli amici di un tempo;
dovrà abbandonare la sua normalità ed entrare in un mondo dove la
parola è azione, e le azioni sono al di sopra di ogni giudizio. Un
mondo di cambiamento costante, di pericoli mortali, di tradimento, ma
dove l’amicizia è più potente della morte… Originale,
spiazzante, crudo, onirico e realistico al tempo stesso, dal più
talentuoso e visionario autore del fantastico italiano un
sorprendente romanzo di formazione che ci ricorda che ogni
adolescente è mago, perché vuole conservare il potere dell’infanzia
e trasportarlo integro nell’età adulta.
Titolo:
Livido
Autore:
Francesco Verso Editore: Delos Books
Numero
di pagine: 250
Prezzo:
€ 14,80
Numero
di pagine: Maggio 2013
Sinossi:
Peter Pains è un “trashformer”, un ragazzo che vive cercando
oggetti di valore nel kipple, il mare dei rifiuti che sommerge intere
porzioni di territorio urbano. È disabile a causa di un incidente
avuto durante l’infanzia, ma questo non gli impedisce di avere un
sogno: Alba, una bellissima ragazza che lavora in un’agenzia di
viaggi del suo quartiere – Colle Vasto – e che lui si accontenta
di sognare da lontano, spiandola con un binocolo. Ma Alba non è come
lui: è una donna nexumana, una persona cioè la cui mente è stata
caricata su un supporto informatico e dal corpo interamente
artificiale. La vita di Peter Pains cambia un drammatico giorno
quando la gang di teppisti guidata da suo fratello Charlie, che odia
i nexumani, rapisce Alba e la fa barbaramente a pezzi. Da quel
momento in poi Peter Pains avrà due soli obiettivi nella vita:
recuperare tutti i pezzi per ricostruire la sua amata Alba. E la
vendetta.
Titolo:
Il dono del buio
Autore:
V.M Giambanco
Editore:
Nord
Numero
di pagine: 460
Prezzo:
17,60
Data
di pubblicazione: 30 Maggio 2013
Sinossi:
Seattle, 1985. Pensa solo a correre, il piccolo John Cameron. Ormai
non sente più né la fame né il freddo, nemmeno si accorge di avere
le braccia coperte di sangue. John sa soltanto di dover correre più
veloce che può attraverso il bosco, nel buio. Solo così potrà
salvarsi la vita. E solo così potrà chiedere aiuto per il suo amico
James Sinclair, rimasto nelle mani dei rapitori... Seattle, oggi. Gli
occhi bendati, le mani legate e una croce sulla fronte tracciata col
sangue: è in questa macabra posa che il detective Alice Madison
trova i corpi di James Sinclair e del resto della sua famiglia,
trucidati nella loro casa. Dalle prove rinvenute sulla scena, sembra
che il colpevole sia John Cameron, una sorta d'inafferrabile
giustiziere sospettato di numerosi altri delitti. Ma per Madison i
conti non tornano: perché John Cameron avrebbe dovuto uccidere il
suo amico d'infanzia? Perché avrebbe dovuto odiare proprio la
persona con cui ha condiviso un'esperienza devastante? C'è qualcosa
di oscuro dietro quegli omicidi, qualcosa che affonda le radici nel
buio della notte, di quella notte di ventotto anni prima, quando la
polizia aveva salvato i due ragazzini, non riuscendo però ad
arrestare i rapitori. E, se vuole smascherare il vero responsabile di
entrambi i crimini, Madison dovrà tornare in quel bosco e seguire le
tracce nascoste nell'oscurità. Dovrà imparare a guardare nel
buio..