venerdì 8 maggio 2015

Recensione: Bunker Diary, di Kevin Brooks

Lo so che potrei morire qui. So che potresti uccidermi. Ma non riuscirai a uccidere i miei pensieri. A loro non serve un corpo, non serve l'aria, non servono cibo, acqua o sangue. Anche se mi uccidi, io continuerò a pensarti. Capisci? Ti penserò fino alla fine dei secoli.

Titolo: Bunker Diary
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme "Freeway"
Numero di pagine: 300
Prezzo: € 15,00
Sinossi: Linus, 16 anni, insieme a quattro adulti e una ragazzina di nove anni, si trova intrappolato in un bunker, uno spazio claustrofobico, da cui nessuno può fuggire. Sono stati rapiti da qualcuno che si è presentato loro ogni volta in modo diverso e non sanno perché sono stati scelti. Spiati da decine di telecamere e microfoni perfino in bagno, dovranno trovare un modo per sopravvivere.
                          La recensione
Lo scorso anno, Kevin Brooks mi aveva fatto vivere – con il suo L'estate del coniglio nero – l'adolescenza come io non l'avevo mai vissuta. Gli anni del liceo come parte di un giallo, la gioventù come pazzia da rave. Intossicazione da fumo passivo, miasmi di troppe verità. Vedere cos'è cambiato, da una generazione all'altra, e guardare con occhi diversi le cricche di amici sotto casa. Tu che hai appena vent'anni e non ti riconosci, e per fortuna, nelle esperienze e nei desideri di chi è poco più piccolo di te. C'è chi ne sta alla larga – genitori che fanno finta di niente, perché occhio non vede e cuore non duole; baristi che servono alcolici ai minorenni, tanto per toglierseli di torno; spacciatori che hanno clienti, ormai, sempre con meno barba in faccia – e chi, come Brooks, invece ci sguazza. Scrivendo romanzi per ragazzi, e sui ragazzi, con un coraggio pazzesco. Sfidando in continuazione. Il mistero avrebbe potuto trovare risoluzione più appagante, in quel caso, ma poco importava: L'estate del coniglio nero ero uno young adult esplorato – e sezionato - come uno sporco thriller, in un universo stanco di storie perfettine e letture bene educate. Da allora, è iniziato lo stalking accanito verso l'autore – e io, quando ha vinto la Carnegie Medal, modestamente c'ero. Su Facebook, pronto a bersagliarlo di “mi piace”, ma c'ero. Ad aspettare con ansia, ancora prima che la Piemme ne annunciasse l'uscita, questo Bunker Diary. Ansia. La parola chiave. Insieme a rabbia, asfissia, furia, angoscia, ansia e ancora ansia. Per me, almeno, che due minuti in ascensore con uno sconosciuto e già non vedo l'ora di scendere. 
Prendi in considerazione ogni scappatoia quando c'è qualcosa che ti spaventa. Montagne russe nemmeno per scherzo, se la paura è tutta una vertigine. Scale ripide e piedi che non ti abbandonano, se il timore è l'immagine di te sigillato in una scatola di scarpe. Uno imbroglia come può, illudendosi che la vita sia cosa sua. Bunker Diary ci fa riflettere sul fatto che non siamo nulla, che l'esistenza è un attimo e che viviamo tutti in un mondo matto. Coraggio è perciò anche uscire di casa. Allora non spaventano più le altezze, gli spazi stretti, gli insetti ma l'uomo. E dell'uomo puoi avere paura fino a un certo punto, altrimenti poi che fai?, ti rinchiudi in un'altra scatola, tu che eviti gli ascensori apposta? E questa volta l'adulto al piano di sopra, che gioca al gioco di Dio, è il male e un adolescente in trappola, screanzato e ribelle ma con l'animo pulito, è la speranza dei perdenti nonostante tutti gli sbagli dei suoi sedici anni all'addiaccio. Linus è scappato di casa: odia suo padre, il suo stupido nome da fumetto, ama la musica. Suona per strada e vive in metropolitana, dell'elemosina di te che passi, non lo guardi, gli lanci una moneta: la scelta della povertà, come San Francesco, e non per la santità ma per la libertà. Quanti accenti di fila, quanti bei sogni. E' un bravo ragazzo, lui, travestito da tossico: fa parte del personaggio che si è creato per dormire sotto un cartone senza grane, ma è gentile e la gentilezza lo frega. Aiuta un cieco con la spesa, ma il cieco non è cieco, lo narcotizza, lo carica in macchina, lo imprigiona in un cubo di cemento. Una specie di monolocale sottoterra, con sei letti, sei bicchieri e sei forchette di plastica. Per gente che non sa di essere già morta. 
Per lui, che all'inizio è solo e poi si ritrova a respirare gli odori e a sopportare gli scleri di una bambina di nove anni, di una agente immobiliare, di un eroinomane in astinenza, di un ciccione in abito scuro, di un filosofo con un piede nella fossa. Sei persone, tutto quel bianco, poi tutto quel nero quando le luci si spengono. Alle pareti, un orologio che imbroglia e un ascensore che fa su e giù, aprendo le porte a incubi e sorprese. Dove pensi di scappare? La lotta per la sopravvivenza si consuma, logorante e inevitabile, in meno di trecento pagine di diario. Un taccuino in cui il narratore - quando capita, quando ha la forza, quando il carceriere tiene la luce accesa – appunta le sensazioni e i sapori di un incubo orribile. La scrittura è la sua valvola di sfogo – e le pagine del diario non sono commestibili, ci ha già provato con una vecchia Bibbia; e la penna non è abbastanza resistente per uccidere o uccidersi – e il lettore, un tu generico che acquista sempre continui significati, diventa ora quel padre rimpianto, ora un amico, ora quel misterioso aguzzino contro cui sfogarsi. I ritmi sono snervanti e inquietano più le pagine lasciate in bianco che quelle fitte fitte di torture psicologiche, subdoli passatempi, pensieri lividi. Kevin Brooks lo si ama e lo si odia. Fa del male – a te, alle sue creature, a te che sei una sua creatura se leggi i suoi turbolenti deliri – ma ha due palle grosse così. I bambini non dovrebbero soffrire, e qui soffrono. Gli adolescenti dovrebbero leggere romanzi costruttivi, e qui è distruzione. Se lo avessi letto qualche anno fa, mi avrebbe sconvolto. Non c'è un senso al male, alla violenza; non c'è una spiegazione. Si è lì e basta. Topi che scavano nella pietra in cerca di una via d'uscita, ma che confondo l'alto col basso e si smarriscono. Anche alla mia età però mi ha destabilizzato. Con la descrizione sofferta di giorni statici, le pene della convinvenza forzata, giovani protagonisti che non vogliono salvare il mondo come nei distopici. Lottano contro la diarrea, i crampi allo stomaco, la puzza di corpi non lavati perché il burattinaio ha chiuso l'acqua. Spesso, muiono. Assolutamente terrificante, sarà che subisci il male passivamente e, anche all'ultima pagina, non sei grado di dargli un volto. Brooks ti racconta la storia di uno dei sei prigionieri, mentre fa il gioco esatto dello scienziato pazzo. Cavolo, se ti mette alla prova! Il suo stile a schegge e spigoli è un esperimento e tu paghi il prezzo di copertina per essere tormentato. Una provocazione claustrofobica e intelligente, con le atmosfere di The Cube, Buried, Saw e gli epiloghi spiazzanti che solo nei libri spiazzanti. Alla faccia del young adult. Ho letto romanzi cattivi e romanzi cattivissimi, ma Bunker Diary – la copertina a disegni, l'aria infantile – alza di un po' l'asticella della crudeltà consentita.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Muse – Hysteria

24 commenti:

  1. Ne abbiamo parlato prima ;) L'estate del coniglio nero per il suo essere young adult non mi conquistò più di tanto al contrario della copertina. In questo caso parli di un'atmosfera alla Saw e di un romanzo cattivissimo, leggerò :D

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    1. Però io che di young adult ne ho letti tanti, forse anche troppi, l'avevo trovato una bella ventata d'aria fresca. Questo è davvero tosto. Per gli adolescenti, ma anche per gli adolescenti cresciuti. Tra Cub e Clown, ultimamente, sto parlando di continuo di bambini e morte... Non è colpa mia, è un caso :)

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  2. Oh cavolo! Mi ispira tantissimo questo libro! Poi se c'è l'atmosfera di The Cube e Saw... (non è proprio normale come cosa ma okay ahaha)

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    1. Non è normale, ma ci piace! :-D

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  3. *_* addirittura l'atmosfera di The Cube.. non posso fare a meno di leggerlo allora. Ho "L'estate del coniglio nero" nella libreria da parecchio tempo ma sino ad ora non era ancora arrivato il suo momento, dopo aver letto le tue parole però mi sa proprio che dovrò dare una chance a questo autore!

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    1. E fai bene, ché io già aspetto il prossimo!

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  4. Oh mamma, devo avere assolutamente questo libro!

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  5. Pellamiseria, se mi hai incuriosita.
    Ma l'ebook in italiano uscirà? Lo trovo solo cartaceo sulla Piemme...

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    1. A te piacerebbe proprio, sai?
      Al momento mi sembra di no, ma lunedì vedo di sentire l'ufficio stampa per qualche informazione in più ;)

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  6. Oh cavoli. Non ho letto L'estate del coniglio nero, non mi ispirava. Questo mi sembra interessantissimo, lo aggiungo in wl. Spero di metterci su le mani, prima o poi.

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    1. L'estate del coniglio nero è un romanzo più classico.
      Questo - nel bene, però - è veramente assurdo.

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  7. Senti,la vita è già abbastanza difficile e piena di insidie.Leggere di bambini che soffrono non ce la faccio.
    Mi chiedo perché oggi proliferi tanto il genere horror,sinceramente quando avevo venti anni io,oggi ne ho un bel po' in più,non c'era una tale offerta.Tu come te lo spieghi?
    Forse avete bisogno di emozioni sempre più forti?Scusami se te lo chiedo

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    1. In realtà, Solsido, trovo che il genere horror, al giorno d'oggi, latiti più che mai. Al cinema come nei libri, se non consideriamo remake, reboot e quelle cose lì. Anzi, tra new adult ed erotici, ormai è il trionfo dei libercoli. Per una volta, un romanzo che non tratta gli adolescenti come idioti tutti ormoni risulta quindi una novità assoluta, e il premio che ha vinto l'ha guadagnato meritatamente E poi più di qualche anno fa, c'erano Stephen King, Dean Koontz e compagnia bella che scrivevano a pieno regime :)

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  8. Comprato oggi! Raramente acquisto a prezzo pieno, ma questo libro proprio mi chiamava, e visto che interessava anche al Marito abbiamo approfittato di un giro in libreria per portarcelo a casa.. non vedo l'ora di iniziarlo!

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    1. Curioso di sapere come lo troverai. E' nerissimo!

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  9. Stephen King è un gigante.
    Non so chi di questi autori troverà posto nella storia della letteratura mondiale.
    Non dubito che il libro di cui parli sia valido e meritevole di premi e attenzioni
    .Non puoi negare però,ed è questo il tema su cui ti ho invitato a riflettere,che in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una estremizzazione dei linguaggi in ogni settore,dalla musica al cinema alla televisione alla moda e chi più ne ha più ne metta.
    Non sono una nostalgica né ritengo che oggi sia tutto negativo ma mi si deve riconoscere che ormai l'asticella si è alzata a dismisura ed è sempre più difficile meravigliarsi ,nel bene e nel male
    Certamente partiamo da esperienze e maturità diverse ma ciò non dovrebbe impedire il confronto.

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    1. Hai senz'altro ragione. Purtroppo il confronto mi viene meno immediato, perciò non so bene cosa pensare e soprattutto con cosa metterlo a paragone, ma ti ringrazio al solito per avere condiviso il tuo approfondito punto di vista. La mia sorpresa non era legata alla cattiveria in generale - perché ormai è un proliferare di cattiveria, in tutti i campi - ma al coraggio che in questo caso mostra l'autore nel provocare senza i moralismi di un Hunger Games. Ti sbatte in faccia una verità ruvida, scomoda, e a volte è giusto un po' di realismo - anche se condotto all'estremo. Quello, certo, ma anche il sogno offerto dalla maggior parte dei romanzi per i più giovani. Nel prossimo romanzo, una via di mezzo? :)

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  10. Eccola qui, la mia prossima lettura! Voglio libri cattivi, non so perché!

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    1. Perché sei malvagia come me *risata malefica*

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  11. L'estate del coniglio nero non sono riuscita a finirlo, mi annoiava troppo :/ questo sembra davvero interessante, ma sono ancora molto indecisa :3

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    1. Allora, sinceramente, non ti consiglio neanche questo. Si vede che tra te e Brooks non è cosa :)

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  12. Uhm che dire, lo stavo snobbando alla grande ma mi hai convinto :3 L'estate del coniglio nero mi era piaciuto, ma non mi aveva convinto del tutto v.v perché avevo trovato la risoluzione del mistero troppo campata per aria... ma questo mi sembra promettere proprio bene da come ne parli *-* quasi quasi lo chiedo!

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