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venerdì 30 dicembre 2016

[2016] Top 10: Le serie TV



10. Rocco Schiavone: Per il vicequestore romano, i gialli da risolvere sono una rottura di coglioni del decimo grado. Ma, su una scala da uno a dieci, dov'è che si colloca il piacere della sua compagnia?
9. La mafia uccide solo d'estate: La fiaba che, in pillole, fa bene parlando del male.
8. Shameless VII: Anno bisesto, anno funesto; intanto, ci ha regalato ben due appuntamenti coi Gallagher. E alle loro rumorose catastrofi corrispondono puntualmente le nostre gioie.
7. Westworld: Ronza una mosca; i protagonisti la scacciano via con un gesto della mano. Un fastidio che anticipa il risveglio dei sensi. L'insetto continuerà a ronzare, insieme al pensiero di essere – e non a torto - in presenza di una fra le serie dell'anno.
6. Daredevil II: Occhio per occhio, e il mondo divenne cieco. 
5. The Young Pope: Non ha convertito appieno uno scettico come me, ma è comunque gaudio e tripudio per il controverso Pio XIII: bello come Jude Law e, pare, più di Gesù.
4. Black Mirror III: Lo specchio, agli inizi, è più nero che mai. Nella terza stagione lo lucidano regie patinate, volti noti, toni che accettano il compromesso. Ma il riflesso, in un caso come nell'altro, spaventa.
3. This is us: Semplice è bello. Bellissimo.
2. Stranger Things: I favolosi anni '80. Non c'ero, ma è come se ci fossi stato. 
1. The OA: Visione frustrante e degna di meraviglia. Imperfetta, e perciò rara. Ti prende e ti porta dove e quando vuole lei. A confine.

Migliore attrice protagonista:
Penny Dreadful III – Eva Green
American Crime Story – Sarah Paulson
The OA – Brit Marling
Migliore attore protagonista:
The Young Pope - Jude Law
Rocco Schiavone - Marco Giallini
Mozart in the Jungle III - Gael Garcia Bernal
Migliore attrice non protagonista:
Westworld - Thandie Newton
Penny Dreadful III – Billie Piper
This is us – Mandy Moore
Migliore attore non protagonista:
This is us – Ron Chepas Jones
The Young Pope – Silvio Orlando
Westworld - Anthony Hopkins, Ed Harris


Muchacha sexy:
The Exorcist – Hannah Kasulka
Mozart in the Jungle III – Monica Bellucci
The Get Down – Herizen Guardiola
Bello e impossibile:
Preacher – Dominic Cooper
Rocco Schiavone – Marco Giallini
This is us – Milo Ventimiglia, Justin Hartley
Nice to meet you:
Stranger Things - Mille Bobby Brown
Fleabag – Phoebe Waller Bridge
American Crime Story, This is us – Sterling K. Brown
La coppia più bella del mondo:
Black Mirror - Mbatha-Raw, Davis
Shameless – Monaghan, Fischer
Rocco Schiavone – Giallini, Ragonese


Sing!:
The Get Down – Set me free
Jane The Virgin III – Locked Out of Heaven
No Tomorrow – Don't Stop Believing
Psycho Killer!:
AHS: Roanoke – Kathy Bates
Westworld – Ed Harris
The OA – Jason Isaacs
Let's talk about sex:
Sense8: Speciale Natale – L'ammucchiata telepatica
Westworld – Thandie Newton, Rodrigo Santoro
The Oa – Paz Vega, Emory Cohen
Cry me a river:
This is us – The Trip
Penny Dreadful – A blade of grass
22.11.63 – The day in question
The A-Team:
This is us
Shameless
Stranger Things

giovedì 15 dicembre 2016

I ♥ Telefilm: Black Mirror, Rocco Schiavone, Ash VS Evil Dead II

C'è un ricatto in corso per il primo ministro britannico, costretto a fare sesso con un maiale: a rischio, reputazione e rapporti familiari. In un'imprecisata realtà distopica in cui l'esistenza consiste nell'accumulare punti e chilometri pedalando su una cyclette, la storia d'amore tra due timidi prigionieri in rivolta: satira spietata contro talent show e pornografia online, che trasformano ogni sogno, ogni buona intenzione, in stereotipo. Un microcip sottopelle fa un puntuale back-up dei tuoi ricordi: una cena tra amici, per una coppia messa in crisi dal sospetto, si trasforma in ossessione. Un'altra giovane coppia, ma questa volte felice: lui muore in un incidente stradale, lei non si arrende e, complice la tecnologia, lo rimpiazza con un surrogato con le esatte fattezze del defunto. Una donna senza memoria fugge da individui mascherati in un gioco al massacro: c'entrano un orso bianco, un colpo di scena fortissimo, una punizione esemplare destinata a durare vita natural durante. Se la politica è intrighi e corruzione, candidare a mo' di provocazione l'ologramma di un orsetto a cartoni e il comico che lo doppia: il peluche Waldo, sboccato e pungente, è un simbolo che può fare danni in mano alle persone sbagliate. Infine, Jon Hamm e Rafe Spall in una baita nella tormenta, con la neve e le festività lasciate fuori: il primo è una specie di guru, il secondo è una specie di divorziato senza speranza; uno dei due è una specie di bugiardo. Dopo il colpo di fulmine con la terza, ho recuperato all'incontrario prima e seconda stagione di Black Mirror. Le aspettative, alte di per sé, sono state superare. All'ultima ho infatti preferito l'essenzialità di questi primi episodi: nudi, rapidi, spaventosi. Ho trovato quegli elementi di disturbo, l'angoscia più sconvolgente, che a mio dire erano un po' mancati nella stagione che schierava Netflix e nomi altisonanti in campo: non a caso, lì, era la dolcezza di San Junipero a prevalere. Nelle stagioni introduttive, invece, l'ironia britannica, la scrittura perfetta e il piglio indie sono costanti che rendono gli episodi, sebbene autoconclusivi, parte di una visione più coerente. Di certo, più desolante ancora. Vince il no e Matteo Renzi si dimette, ma c'è il politico del pilot che se la passa peggio; chi vorrebbe un pupazzo come presidente, si domandano, e intanto vince Trump; patiscono la solitudine, comprano solo Apple e si confidano a Siri. Lo specchio, agli inizi, è più nero che mai. Nella terza stagione lo lucidano regie patinate, volti noti, toni che accettano il compromesso. Ma il riflesso, in un caso come nell'altro, spaventa: opaco, ma non abbastanza da nascondere il futuro che verrà. Come diventeremo, cosa faremo. E quello che, a sorpresa, già siamo. (8,5)

Rocco Schiavone, vicequestore romano, è mandato al nord per punizione. La neve, il freddo, la gente più chiusa e, magari, meno azione. Ad alta quota, chi esce di casa e si mette a uccidere? Cosa può succedere di male in Valle d'Aosta? Lui non ha le scarpe adatte, i cappotti pesanti, né la minima idea di quanto si sbagli. Gli toccherà risolvere un giallo a puntata. Gli toccherà fare i conti con sottoposti insubordinati, donne fatali e personaggi del passato che, dopo un decennio, reclamano vendetta. Ispirato all'omonimo personaggio di Antonio Manzini – autore che, sarà per via della barbosa Sellerio che lo pubblica, non mi aveva mai ispirato -, Schiavone è un segugio burbero, spiantato, politicamente scorretto. In prima serata impreca, fuma sigarette su sigarette, si fa le canne in ufficio: i politici italiani, ridicoli, borbottano. Presso quei canali Rai che ripropongono sempre le solite repliche, sempre i soliti prodotti mediocri, si preannuncia sorprendente e, fino alla fine, rispetta le promesse – caso isolato accanto allo spassosissimo Ispettore Coliandro, giunto ormai alla sesta stagione. I casi, certo, sono modesti: suicidi, rapimenti, traffici illeciti e, nella risoluzione, solo sporadici colpi di scena. Una cronaca nera ritoccata con sprazzi di umorismo dissacrante e risoluzioni raramente consolatorie. La giustizia, a volte, ha torto marcio. Ma c'è Rocco – impersonato da uno strepitoso Marco Giallini – che vede e provvede. Ha metodi poco ortodossi, amanti litigiose. In sei episodi viene fuori il ritratto di un uomo affascinante, scalto e profondamente solo. Piace questo. Che, come nel noir di ogni dove, Rocco sia un personaggio tormentato: un'anima nera che si accende qui e lì, in sporadici gesti di gentilezza, e nei tete-à-tete serali con una dolce, indispensabile Isabella Ragonese. Aiutano la regia cinematografica di uno storico addetto ai lavori, il Michele Soavi del cult Dellamorte Dellamore; lo stesso Manzini, che sforbicia e sceneggia; la presenza di simpatiche macchiette da barzelletta che smorzano i toni. Per Schiavone le chiamate nel cuore della notte, i segreti da svelare, i bandoli dalla matassa di cui venire a capo, sono una rottura di coglioni del decimo grado. Su una scala da uno a dieci, però, dov'è che si colloca il piacere della sua compagnia? (7,5)

Ash è tornato. Dopo tre film cult e una serie tivù ci ha preso gusto. E anche se appesantito, invecchiato, ingrigito, si è messo comodo. Prodotto dalla Starz dello stesso Sam Raimi, dice che il piccolo schermo è a abbastanza grande per il suo ego spropositato e che, su certi canali, a sangue e frattaglie non c'è freno. Dopo una prima stagione esilarante e sanguinosa, rieccolo: ha lucidato la motosega, si è messo una camicia senza macchie e, epilogo sospeso permettendo, va a caccia di demoni. Gli aiutanti sono quelli – Pablo, ricettivo al male, e l'agguerita Kelly –, ma la perfida Ruby è dalla loro parte. La mia famiglia si è radunata con i pop-corn alla mano per l'evento, così come quelle normali faranno per i concerti di Natale sul Cinque. Bruce Campbell fa inversione di marcia e arriva al paesello natale: ha un'ex fidanzata che, nel frattempo, ha messo su famiglia; un padre che tutti credevano morto; la reputazione da serial killer. Nessuno ha dimenticato gli eventi di La casa; nessuno gli perdona il fatto di essere stato l'unico sopravvissuto. Soprannome impossibile da scollarsi di dosso: “Ashy Slashy”. Il male l'ha seguito fin lì. Dimosterà ai coincittadini che si sbagliano, in fondo, sul suo conto?  Ash Vs Evil Dead cambia pelle – letteralmente, c'è un antagonista che scuoia le vittime e ne ruba l'identità –, ma resta lo stesso spasso. Morti coreografiche, comicità pecoreccia, buoni sentimenti per personaggi dalla cattiva reputazione. Gli episodi, cronologicamente collegati, costituiscono i capitoli di un lungo film anni '80. Non mancano le splendide trovate – il viaggio nel tempo per cambiare il destino sfortunato di un personaggio, una puntata che vira con leggerezza al thriller psicologico per farci dubitare così della lucidità del buon Ash –, e gli omaggi non si contano. Questo Necronomicon ha qualche sbavatura insanguinata, a volere essere pignoli; qualche (tempo) morto qui e lì. Le imprese di Ash non deludono, ma a tratti si patisce una certa ripetitività. Manca l'effetto sorpresa. Manca la novità, accanto all'amarcord. Come prendere un finale né troppo aperto né troppo chiuso? Come lo troverà l'anno prossimo la mia famiglia, se il dèjà vu – perdonate la rima – non si decide a regalare qualcosa di più? (7)

sabato 12 novembre 2016

Zapping: The Young Pope, Rocco Schiavone, No Tomorrow

L'hanno eletto pensando di manipolarlo. Ma Lenny, orfano americano protagonista di un'ascesa folgorante, ne sa una più del diavolo. E, di bianco vestito e con un crocifisso sulla testata del letto, è il Pontefice in persona. The Young Pope, attesissima dai più, è la serie evento firmata da Paolo Sorrentino. Orgoglio italiano, mi ha sempre suscitato una profonda antipatia. Presuntuoso, patinato, vanesio com'è. Il suo regno, La grande bellezza. In cerca di redenzione, mi ero ricreduto con Youth: una storia ambientata sulle alpi svizzere, con un cast d'eccezione, in cui non tutto era un copia-incolla in memoria di Fellini. Potevo sorbirmi, però, dieci ore complessive di Sorrentino? Poteva entusiasmarmi il suo ritorno alla Roma di Toni Servillo, e per di più sullo sfondo di un mondo che mi vuole scettico? I manierismi di Paolo, la Chiesa cattolica: troppo, se tutto insieme. Invece, sin dall'incipit, The Young Pope stupisce e diverte. Pungente, anticonformista, provocatorio. Perfettamente riconoscibile, ma meno astratto, meno onirico; con dialoghi fiume a cui non assistevo dalla visione di Steve Jobs, scarsi sofismi, angelus surreali che celebrano la modernità. Il Papa, in una Roma uggiosa in cui si diradano le nubi all'improvviso, parla di masturbazione, aborto, eutanasia, unioni civili. E non le condanna. E, benché fotogenico e affascinante, “più bello di Gesù”, rifiuta l'apparenza. E' buono o cattivo? Vuole distruggerla o riformarla, questa Chiesa corrotta e antiquata che ci allontana dal culto, anziché salvarci? Impossibile esprimersi, se un Jude Law fascinoso e carismatico come non mai ha una faccia che dice tutto e niente. Certo, più cristalline – seppure nella loro crudeltà – le intenzioni dell'esilarante Silvio Orlando e di un'impassibile Diane Keaton, che sembrano rubati agli intrighi di Scandal. In attesa di capire dove vorrà andare a parare, in cerca dell'episodio successivo, questo imprevedibile Sorrentino in pillole mi ha convertito alla sua causa. (Sì)

Ho notato in libreria i gialli di Antonio Manzini quando, ormai, il debutto della serie televisiva era questione di giorni. Dopo i pessimi L'allieva e I Medici – premiati dagli ascolti, ma abbandonati al primo episodio senza colpo ferire -, le speranze latitavano. Guardo il primo episodio e basta, mi sono detto: prevedibilmente, mi invoglierà a non proseguire e, da lì, recuperare i romanzi sarà automatico. Rai Due, dopo L'ispettore Coliandro, vuole sorprenderci con un'altra chicca. Il primo episodio, trasposizione di Pista nera, è un piccolo film a tutti gli effetti: taglio cinematografico, protagonista di prima scelta, toni noir che conoscono un inaspettato umorismo. Dirige Michele Soavi, a lungo bollato come promettente e altrettanto a lungo collaboratore di Dario Argento; interpreta il vicequestore romano trasferito in alta montagna un Marco Giallini perfetto. Tipo bizzarro, Schiavone: il carattere burbero, il linguaggio colorito, troppe sigarette e perfino qualche canna, nonostante il distintivo. Cosa ha causato il suo esilio al nord? Riuscirà a rigare dritto, mentre un amico trafficante gli indica un carico che scotta? Per certi versi capace di grandi gesti di generosità, per altri truffaldino e avido, Schiavone è l'incarnazione del politicamente scorretto. Lascia Isabella Ragonese a casa, mentre si intrattiene con l'amante sul retro di una boutique di abiti da sposa; tenta di dare un'identità al cadavere smembrato trovato sotto i cingoli di un gatto delle nevi; collabora con la giustizia e, nel mentre, la ostacola. Con lui, un giovane poliziotto debole di stomaco da indirizzare al lato oscuro della divisa e alle gioie del sarcasmo gratuito. Calibrato mix di rigore e leggerezza, Rocco Schiavone si fa seguire partecipi, divertiti e, davanti al colpo di scena dell'epilogo, colti in contropiede. Nel mentre, fa borbottare i politici e i benpensanti. Sotto la neve, i cadaveri e le vere sorprese del piccolo schermo. Ecco come si può fare bene con poco, non planando sulle vette e gli eccessi dell'ultimo Sorrentino. Ecco come rosico, io, perché questo Rocco lo conosco solo ora. Solo qui. (Sì)

Evie fa tira e molla con il fidanzato storico e fantastica su un ragazzo incrociato al mercato. Per puro caso, si rivedono: lui, infatti, è il nuovo vicino di casa. A essere bello è bello, a piacersi si piacciono, ma Xavier ha un segreto di cui prontamente la mette a conoscenza. Un difetto grande quanto un meteorite. Fanatico di cospirazioni, si dice in possesso delle prove dell'imminente fine del mondo. Si è licenzialo. Ha deciso di godersi la vita, finché dura. E vuole trascinare Evie nella sua folla. Se avesse torto? Ma se, in fondo, avesse ragione? A No Tomorrow, commedia romantica targata The CW, non si può dire granché male. Piacevole, lieve e solare, ha uno spunto interessante che vivacizza una storia d'amore, in apparenza, piuttosto convenzionale. La paura di un'imminente catastrofe, infatti, spinge i protagonisti a bruciare le tappe; a mettersi in gioco. Perché non voltare pagina, perché non vincere la paura del palcoscenico e cantare, se del “domani non v'è certezza”? Ho avuto l'impressione che quaranta minuti fossero un po' troppi, però: in formato sit-com, No Tomorrow risulterebbe molto più facile da incastrare tra una visione e l'altra. Tori Anderson, canadese bionda e tutta pepe, fa simpatia. Joshua Sasse, salutato in Galavant, ci riprova. Gli episodi intanto si accumulano, e di darsi a una maratona, nonostante la leggerezza, c'è poca voglia. Discreto, sì. Non la fine del mondo. (Nì)