mercoledì 21 gennaio 2015

Recensione: La verità e altre bugie, di Sascha Arango

I bugiardi tra noi sapranno che ogni menzogna deve contenere un pizzico di verità per essere credibile. Una spruzzata di verità spesso basta, ma deve esserci, come l'oliva nel Martini.

Titolo: La verità e altre bugie
Autore: Sascha Arango
Editore: Marsilio
Numero di pagine: 248
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Scrittore di bestseller di fama internazionale, Henry Hayden vive appartato in una splendida villa sul mare. Le donne lo adorano e la vita gli sorride. La sua esistenza così perfetta rischia però di incrinarsi il giorno in cui la sua giovane amante, nonché editor, gli rivela di essere incinta. Un imprevisto che, insieme alla serenità coniugale, rischia di costargli la carriera: ma davvero raccontare tutto alla moglie è l'unica possibilità che gli resta? Hayden è anche un pericoloso, irriducibile bugiardo con un passato pieno di ombre. Un errore fatale farà sì che il suo piano di sopravvivenza subisca una brusca virata, costringendolo a escogitare sempre nuove menzogne per coprire le precedenti. Combinando thriller e commedia noir, "La verità e altre bugie" è un romanzo cinico e intelligente sul ruolo del caso nella vita, le relazioni tra uomo e donna e il rapporto tra fiction e realtà, che dà vita a un triangolo letterario, amoroso e criminale di cui sarà molto difficile scoprire l'intera verità.
                                   La recensione
Sono sempre scettico quando, con un anno nuovo che comincia, già i giornali dicono di essersi imbattuti in un libro che – per i restanti undici mesi – è destinato a fare parlare di sé. A lungo, benissimo. Addirittura, quando scrivono – con titoli a caratteri cubitali e aggettivi traboccanti d'enfasi - di avere letto l'esordio più bello in assoluto, come se in una magica palla di vetro avessero già dato una sbirciata ai titoli non ancora mandati in stampa, alle storie non ancora scritte ma già pensate, al meglio in circolazione adesso e a un passo nel futuro. La verità e altre bugie, contesissimo dai nostri editori, ha avuto un po' questo destino. Quando l'ho scoperto, con quella copertina d'altri tempi e il titolo che era tutto un gioco, Il Corriere della Sera – antico, rinomato, profeta – mi assicurava che, nell'intero 2015, non avrei letto nulla di neppure lontanamente paragonabile. L'esordio di Sascha Arango era il meglio sulla piazza, e nessuno poteva scalzarlo dal suo primato lampo. E sapete cosa? L'ho iniziato con le aspettative alle stelle, l'ho letto in un soffio, ma c'è un ma. Perché spero davvero non resti, con la sufficienza piena ma propria di chi si vuole accontentare che gli ho dato io, il thriller migliore letto quest'anno. Pur essendomi venuto in soccorso, pronto per l'uso e svelto, durante un brutto blocco del lettore – pensavate forse che solo gli scrittori potessero averne uno? - non ha manetenuto un ritmo costante fino alla fine. Be', questo non è del tutto vero. Sarebbe una bugia dirvi che è perfetto, ma sarebbe un'ulteriore bugia dirvi che delude le attese. Non si perde, in realtà. Parte bene, prosegue bene, tutto bene, ma arrivati al finale – quel finale che, come in ogni thriller degno di questo nome, ha il dovere morale di stupirti – non c'è uno scarto netto. Un salto di qualità. Il bene resta bene – impossibile il contrario, con una prosa così precisa e un protagonista così carismatico – ma non aspira al benissimo. All'oltre; al superlativo assoluto. Il protagonista si chiama Henry Hayden – con la e, non come il musicista – ma è abbastanza famoso da non doverlo più specificare. Il suo nome è sulla bocca di tutti i lettori, ogni libreria che si rispetti si batte per un incontro con lui. E' sicuro, piace, sa. E chissà se ha mai sentito raccontare la storia di Margaret e Walter Keane, i coniugi a cui dobbiamo – come ci racconta Tim Burton in Big Eyes – i quadri così suggestivi di quei bambini con gli occhi grandi, cupi, lacrimosi. Lei dipingeva, lui ci metteva il nome. Lei aveva il talento, lui la stoffa del venditore e l'animo nero da canaglia. La stessa complicità, lo stesso segreto, lega Henry alla quieta moglie Martha: lui non ha mai scritto una parola in vita sua, anche se, bugiardo patologico, ha inventato tante tante storie; il successo, i romanzi, i premi letterari sono cose che deve a quella donna che scrive a macchina, di notte, come nessuno fa più. Lui rilegge e ci mette la firma. Ironico, no?, che sia stata proprio la moglie a procurargli un lavoro che l'ha reso noto e distante e la donna che, presto, lo renderà padre. Un'amante. Si chiama Betty, ha una costellazione di lentiggini tra i seni, lavora come editor presso la casa editrice indipendente che cura i romanzi di lui. 
Henry Hayden ama due donne, ma ama di più se stesso. Dunque, c'è qualche persona di troppo nell'equazione... Mentre lui pensa al delitto perfetto e, nella sua testa, disegna ogni scenario possibile per le sue rivelazioni, Arango segue le vicende di un generoso pescatore bosniaco, fedele anche a costo di portarsi nella tomba il suo essere l'unico testimone di un invendicato fatto di sangue; quelle di una segretaria insoddisfatta con la passione per i tarocchi e la fiducia nel potere segreto dei fiori; quelle di colui che, sbucato dal passato, sta alle costole del nostro bugiardo preferito come un segugio. Come Javert con Jean Valjean, nei Miserabili. Meschino, egoista, cinematografico e dotato di un'ironia pesante e gelida come l'acciaio, La verità e altre bugie è troppo crudo per essere una commedia nera e troppo spassoso per essere un giallo. Si classifica come una particolare via di mezzo, a tratti irresistibile, in cui tutti inseguono forsennatamente quello che non hanno. Una figura di spalle, in nero, affacciata da una scogliera a picco sul mare, sotto il cui cappuccio vorticano capelli morbidi, piani criminali, rari gesti di gentilezza. Arango mette in scena il suo primo romanzo nel patinato mondo dell'editoria, giocando sapientemente con le regole della metaletteratura, con le vertigini mortali e i delitti perfetti di Hitchock, con il rapporto curioso che si instaura quando uno dei due coniugi scrive e l'altro, al contrario, si crogiola nella propria indolenza – tema a cui Stephen King, in La storia di Lisey e Secret Window, aveva debitamente già accennato. Reale ragione d'essere, oltre a quelle saporite punte dal retrogusto grottesco e a un iconico personaggio che potrebbe essere l'anima gemella della "Amazing Amy" di L'amore bugiardo, il ruolo preponderante ricoperto da un altro protagonista. Il caso. Nei thriller non c'è mai spazio per la casualità, e questa assenza li rende sì macchine perfette, ma anche creature aliene. Nella realtà si finisce per incespicare nelle proprie menzogne, si uccide la persona sbagliata, ci si può imbattere nell'aiuto provvidenziale di un acquazzone che pulisce da cima a fondo la scena del crimine, si rimane alzati perché una coscienza sporca fa un cattivo odore o perché qualcosa – un animale, un diavolo – gratta dietro il muro della nostra camera da letto. Rimane dunque una narrazione che va dritta al punto, avvincente, scaltra, assolutamente affascinante, ma che del thriller non ha, almeno non del tutto, il thrill - l'ebbrezza, le palpitazioni. Intrattiene, ma non stupisce, nonostante la sua inarrestabile sagacia. Prima dell'arrivo di Arango in libreria, d'altra parte, leggiucchiavo romanzi che poi abbandonavo sul comodino dopo un paio di capitoli: non avevano la marcia giusta. Quando mi è arrivato questo, l'ho sfilato dal plico e mi ci sono buttato sopra a peso morto. Finalmente, infatti, avevo trovato quello che cercavo. Non dico un capolavoro, ma almeno un romanzo da leggere da cima a fondo senza la tentazione di abbandonarlo a sé stesso o di scandire i periodi a suon di sbadigli. Un romanzo di cui i miei manuali di Letteratura Latina, lasciati in un angolo, erano gelosissimi. Piace sin dall'inizio, e non è un mistero. Il periodare secco, le frasi concise e pregnanti, il narratore esterno che, come un Dio, guarda nel profondo dei cuori dei suoi personaggi, senza proferire parola. Senza intromettersi, senza giudicare. Li ha creati a sua immagine e somiglianza, a nostra immagine e somiglianza, e neppure noi – a causa di un'istantanea, dannata, malata empatia - riusciamo a trovarli sgradevoli come sarebbe logico che fosse. Alcuni non hanno il talento che millantano di possedere, altri tradiscono anche con gli occhi a ogni passo di stada; alcuni augurano il peggio ai loro conoscenti, altri sono ridotte a bestie violente a causa dei traumi e della vendetta. Vivono d'odio, muiono d'amore, ma si divertono - e ci divertono - ad essere malvagi nel mezzo; tra una cosa e l'altra.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Nancy Sinatra – Bang Bang

13 commenti:

  1. L'ho terminato giusto ieri, sono d'accordo col tuo Ma. Intrigante, cinico e rapido come romanzo ma c'è qualcosa di incompiuto, ad esempio non è perfetto come L'amore bugiardo suo diretto riferimento. Direi un sette complessivo. Oltre al blocco del lettore a me sta venendo il blocco del recensore :P

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    1. L'amore bugiardo era geniale, ma forse il fatto che tanto sia volutamente lasciato al caso rende un po' geniale pure questo. Comunque una lettura non male, anche se mi aspettavo un finalone. Il mio giudizio è rimasto in sospeso fino alla fine, ma poi niente. Peccato... Sì, il blocco del recensore pure viene, ogni tanto. Scegliti un libro bruttissimo e buttati su quello. Vedrai, alla fine, come ti verrà voglia di massacrarlo pubblicamente, ahahah :)

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  2. A leggere la trama mi è venuto un po' in mente The Affair... non so se poi abbia effettivamente qualcosa a che fare...

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    1. Le corna sono sicuramente una cosa in comune :-D

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  3. Che tristezza quando ci prospettano mari e monti di una lettura! Il tuo parere e quello di Nico che vedo qui sopra non mi fanno correre a cercarlo. Se capiterà magari lo leggerò ma nulla di più! Sempre splendida la tua recensione!

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    1. Ti ringrazio! Non è imperdibile, ma se ti capita tra le mani, ti divertirai. Più o meno :)

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  4. Con le tue recensioni penso che riusciresti a farmi leggere qualsiasi cosa, anche i libri che non ti sono piaciuti. Però questo lo infilo in wish list, perché, con aspettative ridotte, sembra interessante :)

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  5. passo di qui per caso... complimenti per il vostro sito. Sul libro, a me non è piaciuto molto, probabilmente mi aspettavo di più conoscendo l'autore. E' un caso, ma l'ho tradotto per un Film di cui ha scritto la sceneggiatura e ha fatto anche la regia. Film molto bello, forse per questo mi aspettavo molto di più dal libro. Vi consiglio di cercare il Film (Tatort - Borowski und die Frau am Fenster) con i soliti "mezzi" illeciti, anche perché non esiste in italiano o in Italia, ma solo sottotitolato da me :)

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    1. Ciao Spartak!
      Mi metto alla ricerca: il lavoro di coloro che lavorano ai sottotitoli è preziosissimo ;)

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  6. ;) grazie, e complimenti per il tuo lavoro qui!

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  7. Se questi sono i romanzi indimenticabili.... una trama che più inverosimile non si può!

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  8. E' vero, questo libro si legge d'un fiato. Soprattutto per cercare un senso nei comportamenti spesso poco comprensibili dei personaggi. La storia è accattivante come anche la scrittura pulita ma per il resto ho trovato fili narrativi che si perdono, personaggi mal delineati e un finale deludente. Francamente mi parso di sprecare tempo.

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