venerdì 16 agosto 2019

Recensione: Darkness, di Leonardo Patrignani

| Darkness, di Leonardo Patrignani. DeA, € 14,90, pp. 256 |

Odore di crema solare, secchielli e palette sul bagnasciuga, i gonfiabili in piazza. L’estate ispira nostalgia e leggerezza. Mette voglia di tornare subito indietro nel tempo, a quando si era bambini, e allora si fila in libreria in cerca di avventure a tema. A lungo, per me, l’estate è stata Stephen King e le repliche dei film di Joe Dante alla TV. Passeggiate sulle rotaie in cerca di cadaveri e misteri, piccoli grandi spauracchi e amicizie in poltrona. Preannunciata dal ritorno di Stranger Things, perfetto per dare manforte ai ricordi del passato, alla bella stagione – purtroppo da me tollerata ormai a fatica, fra zanzare e spossatezza – ho permesso finora un’unica concessione alla malinconia: il nuovo romanzo di Leonardo Patrignani, grande amico del blog ai tempi della trilogia di Multiversum
Nonostante la cupezza dell’ambientazione – la fittizia cittadina lacustre di Little Crow, vittima di un’inspiegabile invasione di tenebre –, le atmosfere, per fortuna, son quelle giuste. Si torna alle fragilità della prima adolescenza, quando si ha il mondo contro e tanta voglia di scappare verso un altrove imprecisato. Si torna a sbrogliare enigmi che strizzano l’occhio alle vacanze in quel di Castle Rock. Haly, la protagonista, è da poco rimasta orfana. I genitori, scomparsi in circostanze poco chiare, le hanno lasciato in eredità storie avventurose e insegnamenti insospettabilmente preziosi. Ma come rapportarsi, intanto, al vuoto della loro dipartita, alla rabbia davanti a quelle indagini di polizia già bella che chiuse, all’esistenza troppo stretta all’interno di una casa-famiglia senza privacy? Rimasta sola al mondo, la tredicenne vestita a lutto pianifica la fuga da un paese fantasma che le rinfaccia i giorni felici e, mentre il tempo va inesorabilmente avanti, ne ha in serbo per lei soltanto di tristi. Qualcuno – anzi, qualcosa – ha piani alternativi.

Il buio non era ai confini della città. Era negli angoli più nascosti delle case, nei ricordi sepolti perché troppo dolorosi, nel cuore e negli occhi delle persone. Era ovunque.

A frapporsi fra lei e la libertà è la comparsa di un denso banco di oscurità, simile a una nebbia scura e impenetrabile. Ai concittadini più anziani ricorda un po’ la famigerata catastrofe del ’51. Saltano le comunicazioni telefoniche, la radio e i televisori non prendono, gli orologi si fermano come in un sortilegio. Quanto possono reggere i generatori di corrente? È in agguato una tempesta solare, o forse un tornado? Nell’aria, però, si nega qualsiasi odore di pioggia. Ferma nell’incertezza, sospesa nei forse, Little Crow e i suoi abitanti veleggiano verso l’angoscia: altrettanto, probabilmente, faranno i giovani lettori. Ma dalla nebbia di Patrignani, a sorpresa, non saltano fuori né i mostri di The Mist né le creature aliene di Under The Dome. Si intravedono, piuttosto, il cappello giallo di una viandante senza nome – ho pensato con un sorriso alla Signora Ceppo di Twin Peaks – e ombre delle nostre paure inconsce. Owen, lo sbeffeggiato direttore del giornalino scolastico in cerca di scoop, teme ad esempio l’indifferenza dei genitori in affari e si domanda se si accorgerebbero della sua assenza se, all’improvviso, sparisse nel nulla; il goffo e paffuto Brian, nerd amante dei fumetti con una mamma malata che gli dà troppo da pensare, fugge a gambe levate davanti ai ragni – non fa eccezione, pensate, neanche Spider-Man. Di cosa ha davvero paura, però, la loro guida, Haly? Dopo aver inforcato la bicicletta, con una torcia ben funzionante stretta in mano, i tre ragazzi elaborano simpatiche liste per punti e classificano le reazioni dei compaesani: uomini di fede, eterni indifferenti, genitori allarmisti, eroi dell’ultimo momento. E, anche se l’intimità spaventa perché rende tutti vulnerabili, scoprono che fianco a fianco niente appare insormontabile.

In pochi istanti comprese quali fossero i veri mostri lì fuori. I finti sorrisi, le frasi di circostanza, le inutili promesse. La maschera che la gente indossava ogni giorno, appena infilata la divisa di lavoro e occupato il proprio posto nel mondo. Forse diventare grandi significa accettare tutto questo.

Banco di prova per autori affermatissimi – di recente, vi ricordo, si sono avvicinate al genere anche le candidate al Premio Strega Raffaella Romagnolo e Antonella Cilento –, la narrativa per ragazzi offre agli autori un’ora d’aria fra un successo e l’altro e nuovi lettori da conquistare. A dispetto del titolo, Darkness è una funzionale macchina del tempo per tornare all’epoca in cui si era affiatati e innocenti: poco più che bambini. Scritto in maniera semplice e senza fronzoli, con capitoli da divorare e una toccante morale di fondo, il romanzo ha senz’altro il difetto di non allontanarsi mai dal target di partenza. Se non più giovanissimi, per apprezzarlo è consigliabile lasciarsi contagiare dal candore dei protagonisti. I Perdenti secondo Leonardo hanno un’ottima memoria, prestano spesso ascolto agli insegnamenti degli adulti, sfidano un Dissennatore da listino meteorologico che all'ultima pagina spererebbe di succhiare loro la gioia di vivere.  Ci si affida di comune accordo, allora, alla famiglia, all’amicizia, alla persistenza della memoria. A una sottovalutata verità a proposito dei proverbiali risvolti della medaglia. L’oscurità, infatti, mette in risalto la luce – e le persone care. Non tutto il male viene per nuocere; non tutto il buio.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Coldplay - Midnight

6 commenti:

  1. certi romanzi per ragazzi possono essere davvero belli anche per chi - come me - è cresciutella :-D
    le atmosfere sembrano intriganti, lo leggerei, potrebbe tranquillamente rientrare nelle mie corde.
    Ciao! :)

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    1. Di solito siamo d'accordo, e succede anche in materia di Young Adult, quindi penso proprio che l'incubo a lieto fine di Haly ti affascinerebbe.

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  2. Non pensi sia il mio genere. Questa volta credo passerò😊

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    1. Penso anch'io, anche se, ogni tanto, una lettura di puro intrattenimento è graditissima. :)

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  3. Già il fatto che il protagonista in primo piano sia femminile, è un punto a suo favore.
    In questo genere di storia scarseggiano sempre, se non al livello di comprimari o di "cotta" di un protagonista di sesso maschile.

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    1. Verissimo, anche se, con questa ondata di novello femminismo, ormai iniziano a essere parecchio diffuse.

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