mercoledì 27 giugno 2012

Recensione: Quel che resta di te, di Keith Gray

Se ci fossero più scrittori come Keith Gray, 
molti più adolescenti leggerebbero
HERALD 

 
 Titolo: Quel che resta di te
Autore: Keith Gray
Editore: Piemme “Freeway”
Numero di pagine: 294
Prezzo: € 15,00
Data di pubblicazione: 19 Giugno 2012
Sinossi: Dopo il funerale ipocrita e deprimente di Ross, Kenny Sim e Blake sentono di dover fare qualcosa di speciale per il loro migliore amico. Rubano così l'urna contenente le sue ceneri e affrontano 261 miglia per portarla in uno sperduto paesino della Scozia. Era il viaggio che Ross avrebbe da sempre voluto fare. Durante questo rocambolesco percorso, i tre ragazzi realizzeranno l'effetto che l'amico ha avuto sulle loro vite e quanto ancora conti per loro, ma dovranno anche confrontarsi con una sconvolgente verità che nessuno di loro aveva voluto vedere...
                                                                                   La recensione
Scrivere un romanzo sull'adolescenza può voler dire imboccare un sentiero sassoso e fragile tanto quanto sa esserlo il vivere gli anni di questa amara e dolce età di passaggio. Lo so, tendo a ripeterlo, ma noi non siamo facili. Siamo personcine dannatamente complicate, con volontà e menti troppo altalenanti per essere catturate tra le righe di un'opera in prosa o negli schemi rigidi e invalicabili di un tema scolastico.
Potremmo ritrovarci su un pentagramma, nel ritmo malinconico e trascinante di una chitarra, in una poesia scritta nell'impeto di un giorno colmo d'amore o sulla soglia di un pianto torrenziale. Senza regole, senza rime o assonanze, senza un senso apparente...
A prima vista, tenendo in mano Quel che resta di te, l'avevo immediatamente etichettato come un “libro fatto per piacere”. I commenti entusiastici riportati sulla copertina e il riferimento a due capolavori dei padri del young adult, infatti, anziché invogliarmi alla lettura, mi avevano portato a vedere sotto una luce deformante e distorta l'intento dell'autore, inducendomi - ancora prima di avere modo di conoscerlo - a paragonarlo a una versione per adolescenti di Nicholas Sparks o, se vogliamo, allo Steven Spielberg del mondo letterario. Indubbiamente talentuoso, ma stucchevole, didascalico e abile nell'ideare finali creati per stuzzicare i lettori dalla lacrima facile e nel descrivere momenti di finta quotidianità, ingigantiti dallo schermo di una sala cinematografica – affollata per l'ultima mega produzione hollywoodiana – o persi in pagine di buonismo e cliché a non finire.
Un libro scritto per suscitare consensi, insomma; per far capolino sui banchi scolastici in veste di romanzo di narrativa o per essere acquistato da genitori nevrotici nel disperato tentativo di ammansire quei "cattivoni" dei loro figli con un'operetta politicamente corretta, educativa e estremamente edulcorata.
Solo un autore, negli ultimi anni, è riuscito nell'impossibile: parlare del mondo dei quindicenni di epoche lontane o vicine senza circumnavigare le mine delle verità più profonde, ma saltando in fiamme e tempeste di lacrime e abbattendo i tabù a colpi di taglianti rivelazioni, battute piene di verve e sentimenti universali e veri. Sto parlando del brillante John Green e del suo meraviglioso Cercando Alaska (la mia recensione qui).
Accanto a lui, adesso, brilla il nome di Keith Gray. E' il caso di dirlo, il destino nel nome cognome! Il verde (Green) e il grigio (Gray). Due colori – due voci – per mettere sul bianco della pagina le labili gradazioni che intercorrono tra il bianco e il nero di questa vita. Le sfumature che compongono i piccoli attimi, le emozioni che scorrono tra il dolore e la felicità, i momenti che precedono vittorie e tragedie.
Un funerale noioso e pieno di ipocrisia e una folle fuga per scoprire che, anche senza un pezzo vitale, si ci può sentire più forti e uniti di prima.
Un'urna con un mucchietto di ceneri grigie e tre amici alle prese con una perdita ancora da metabolizzare. Un'avventura che si consuma nell'arco di un giorno, una verità dolorosa da ammettere, un amico a cui non è ancora giunto il momento di dire addio.
L'incomprensione degli adulti, la rabbia verso le ingiustizie subite, la voglia di mettere il mondo a soqquadro come lo è il loro cuore sofferente, lo scetticismo dei confronti di un Dio che c'è, ma sembra avere grattacapi più importanti a cui pensare, l'amore, e la voglia di apprezzare la vita in tutta la sua stucchevole e nociva meraviglia sono filtrati dagli occhi di Blake – un ragazzo dalla mole e dal cuore grande che, tra un coraggioso salto al bungee jumping e una fuga su un motorino rubato in mezzo alle vacche scozzesi, dovrà imparare a crescere in fretta, imparando a fronteggiare tutte le sue mancanze e a diventare l'uomo avventuroso e responsabile che il suo caro amico Ross, bloccato per sempre nell'estate interrotta dei suoi quindici anni, non avrà mai modo di diventare.
Accanto a lui, voci in un coro che celebra la vita e l'amicizia, Kenny e le sue orribili maglie arancio-catarifrangenti e Sim, con la testa rasata a zero e le arie da “bullo di cartone”.
Una squattrinata combriccola che darei tutto pur di conoscere di persona.

E' una fortuna immane sentirsi “amati” così. Non perché assillanti legami familiari ci vincolano, ma perché sono le nostre anime a dire di disegnare un sorriso lì dove una lacrima ha tracciato un'ombra triste o a cercare nei consigli sinceri di un nostro coetaneo la chiave per affrontare di petto un mondo che, fuori, strepita e scalcia.
Questo romanzo è una storia vibrante, allegra e commovente su quel misterioso sodalizio di anime che è l'amicizia tra ragazzi. Niente “ti voglio bene”, niente abbracci o saluti affettuosi, niente regali o biglietti d'auguri per i compleanni. Un'amicizia vera, onesta - per la quale fare a cazzotti o scalare montagne - che si concretizza nel gesto di dividersi i resti di un panino al prosciutto, di passarsi una lattina di coca come fosse un calumet della pace, di gareggiare ad addossarsi sensi di colpa e di intraprendere una piccola, lunga crociata per un compagno al quale non abbiamo mai dato il nostro meglio.
Unica nota stridente, l'epilogo, che non è un vero e proprio finale. Semplicemente finiscono le pagine a disposizione, termina l'inchiostro e la vita dei protagonisti continua..
Quel che resta di te è mettersi dietro ad un motorino, spalancare le braccia e gridare contro il cielo. E' “guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”, percorrere una curva incuranti del pericolo che ci attende e ringraziare Dio, Buddha e Allah per un altro giorno che ci hanno concesso. Per ogni nuova mattina che vediamo sorgere dagli spiragli della nostra finestra. Per ogni nuova storia che ci permettono di portare a termine.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Rihanna - We found love

7 commenti:

  1. Ancora una volta mi devo complimentare con te per il modo in cui scrivi! Devo dire che, leggendo la trama, stavo per scartare questo libro. Dopo aver letto la tua recensione sono sicura che lo leggerò al più presto e in più, mi mangio le mani per avere "Cercando Alaska" ancora fermo, ad impolverarsi, nella mia scrivania. La promessa è quella di leggere entrambi al più presto. Grazie del consiglio :D

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    1. Grazie a te per essere passata, cara Claudia :)

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  2. adoro le tue recensioni sono così piene di passione che tolgono il fiato.

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  3. All'inizio ero un po' titubante se prenderlo o meno, ma dopo la tua bella recensione lo voglio assolutamente!
    Lo prenderò presto, insieme a Cercando Alaska. Ciao! ^_^

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  4. Beh vedo che eri abbastanza scettico ma alla fin fine ti è piaciuto, magari poi faranno davvero un film :D

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  5. Fin da quando ho letto la trama di questo libro, sul web, ho capito che non si trattava del solito young adult, ma di qualcosa di importante. Il tema del "viaggio", poi, nella letteratura mi ha sempre affascinato molto... ci ho fatto pure l'esame di maturità, a suo tempo.
    Son contento ti sia piaciuto :) sarà una delle mie prossime letture!

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  6. Bella recensione, come sempre!Ho visto questo libro un paio di volte in libreria, ma non ho mai avuto il coraggio di prenderlo, anche perché anch'io sono sempre stata abbastanza scettica!Ora però ci farò decisamente un pensierino ;)

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