
Ho
ripensato al romanzo La
morte avrà i tuoi occhi lo
scorso marzo, quando nel descrivere il mondo post-apocalittico del
tesissimo A
Quiet Place mi
ero dato ai confronti con l'odissea di Josn Malerman. Se nell'esordio
alla regia di John Krasinski si viveva infatti in un religioso
silenzio, fra le pagine dell'autore americano vigeva la
mortificazione di un senso alternativo: la vista. Una storia ben più
originale su carta che trasposta – altro modello di riferimento, E
venne il giorno –
doveva farsi inevitabilmente film cavalcando le mode. Un
intrattenimento funzionale e senza grandi pretese, già record sulla
piattaforma streaming, di cui nessuno piangerà il mancato passaggio
in sala. Fiori all'occhiello: Susan Bier, regista premio Oscar ben
prima del buonismo successivo al #metoo, affatto ispirata lontana
dalla sua impegnata Danimarca; un'ottima Sandra Bullock, insolita
eroina colta in contropiede e in tarda età da una gravidanza
indesiderata. La collaborazione, perdonate il gioco di parole, non
regala niente di mai visto. Se la regia sprovvista di guizzi e la
lunghezza ingiustificata denunciano un'attitudine spiccatamente
telefilmica – vedasi la prima ora, soggiorno in una casa stipata di
sopravvissuti all star al pari di episodio di The
Walking Dead –,
la seconda compensa con una palpabile tensione. Un viaggio della
speranza lungo due giorni, sfidando le rapide e la cecità, in cui
una mamma per caso – il machete in una mano, due bambini da
proteggere nell'altra – sfida creature per fortuna mai svelate,
pazzi all'ultimo stadio e la propria inadeguatezza. Bird
Box non
mostra niente, come nelle volontà iniziali del suo autore, e non
procede alla cieca: fedele alla consolidata tradizione dei survival
horror e alle energie di un'attrice che accetta il terrore, e la
genitorialità, con consapevolezza crescente. In un giorno
infrasettimanale seguite pure a occhi chiusi il canto degli uccelli,
il moto delle onde, i suggerimenti di Netflix. (6,5)
