
Allen,
il cinema d'autore sotto l'albero di Natale, film belli e brutti ad
anni alterni. Cosa ci saremmo dovuti aspettare, lo scorso dicembre,
dopo quel Cafè Society che
qualcosa di buono l'aveva? Si arriva nella Coney Island di vent'anni
dopo, la guerra passata da pochissimo, con un titolo e soprattutto un
cast che promettono meraviglie. Ci si aspettava il Blue
Jasmine secondo Kate Winslet,
l'en plain. La sua Ginny – i mal di testa, la bottiglia sempre
vicina, gli abiti di scena rispolverati a ogni piccola occasione –
si sognava attrice e, a quarant'anni compiuti, si è svegliata
cameriera. Accanto a Belushi, marito giostraio che forse non la
merita, e a un bambino piromane. All'interno di un parco divertimenti
che mette tristezza profonda suggerendo allegria a tutti i costi.
Qualcosa cambia con il ritorno a casa della fatale Juno Temple,
figliol prodiga in fuga dall'amante gangster. Qualcosa, nelle
speranze di una protagonista illusa ed esasperata, va
irrimediabilmente in tilt quando Timberlake – il
bagnino/drammaturgo che ce li racconta dal primo all'ultimo – si
accorge di quanto carina sia, sotto la pioggia, la sua figliastra. Il
cielo minaccia acquazzoni sui caroselli. E un Allen sulle orme di
Tennessee Williams, quantomai rigoroso e teatrale, minaccia invece
tragedia. Misurato e strabordante insieme, vecchio ma nuovo, Wonder
Wheel è un melodramma che
scorre leggero pur portandosi appresso il peso di colpe, amarezze,
rimpianti. Gli attori lo fan da padroni, su tutti una arcigna Winslet
che con i suoi monologhi, con i suoi travasi di bile, ci sta così
bene da non sorprendere più. La scrittura si regge – la si fa
reggere, soprattutto: merito degli interpreti in parte – ma non
resta impressa. Se non alla Winslet, se non a un Allen bravo a metà,
la meraviglia è tutta da imputare allora alla fotografia
dell'immancabile Storaro: capolavoro di spiagge assiepate e giostre
malinconiche, di luci al neon che illuminano diversamente ogni angolo
del film, per regalare a una donna sull'orlo di una crisi di nervi
squarci di libertà e riflettori fissi. Il tutto, a bordo di una
giostra che piace nonostante gli alti e bassi. Di una ruota – come
quella della fortuna – che a volte gira, altre ti schiaccia. (7)

