martedì 7 gennaio 2020

Otto anni insieme (il peggio è passato)

All’inizio di questa avventura avevo diciassette anni e grandi ambizioni. Normale, a quell’età. Sognavo che questo blog sarebbe stato un banco di prova e che, crescendo insieme a me, avrebbe potuto darmi qualche sbocco lavorativo. M’illudevo che scrivere sarebbe diventata la mia professione. E piccole e grandi soddisfazioni – i contatti con gli uffici stampa, gli omaggi con il mio nome scritto a stampatello sulla busta, perfino una menzione su Repubblica –, a lungo, hanno alimentato la speranza. Poi all’improvviso sono cresciuto, e guardandomi attorno ho realizzato che la fortuna purtroppo si era tenuta alla larga da me, facendosi beffa dei miei buoni propositi. Me lo hanno fatto notare anche amici e parenti durante le feste, chiedendomi quanto guadagno con i post (niente), cosa potrei fare dei miei contatti dopo una laurea in Lettere (boh, servirebbe un master), perché un’esistenza chino sul portatile (a giorni alterni, me lo domando anch’io).
Ci ho ragionato in un anno di frustrazioni, bilanci, amarezze. Un anno in fermo, dove l’inattività successiva alla laurea mi ha permesso di rimuginare più del solito. Me la sono presa anche con il blog. Costretto con le mani in mano – credetemi, lo dico senza presunzione –  mi sono sentito un po’ come quegli attori prodigio che da bambini sono sulla cresta dell’onda e da grandi diventano tossicodipendenti. Che ne è stato del blogger a cui tutti erano affezionati come a una sorta di mascotte, perché al passo sebbene giovanissimo? Cosa ho perso, se per via della concorrenza dei social sono diventato ormai uno dei tanti? Farlo per me, per me e basta, non è più sufficiente?
Quest’anno è cambiato il rapporto con questo spazio: per la prima volta si è fatto più conflittuale. Gli ho dato colpe che non aveva mica. Ho postato meno che in passato. A una settimana dall’inizio dell’anno nuovo, non ho ancora ultimato la lettura di un solo romanzo. Se un tempo leggere e scrivere rappresentavano infatti quello che riuscivo a fare nonostante tutto – i ritmi dell’università, i drammi della famiglia –, oggi mi ricordano a tratti le scuse con cui riempio il tempo anziché dedicarmi alla vita vera. Blogger, in crisi già da un po’, di certo non aiuta.
Per fortuna, a sorpresa, gli stimoli sono arrivati da Instagram: il viaggio a Milano all’inseguimento di David Nicholls; le reazioni a caldo su film e letture; tante belle persone da conoscere dal nuovo, contro i silenzi sempre più fitti degli innumerevoli colleghi che abbandonano man mano la nave. Sento l’esigenza di cambiare pelle, di trovare un nuovo modo per raccontarvi me e i libri: mi consigliano ad esempio di scrivere post più brevi, di metterci la faccia più spesso, di parlare in video. Ma francamente un po’ mi vergogno, un po’ ho paura di tradirmi. Se non voglio essere tagliato fuori, però, a poco servono le remore. A poco serve dichiararsi orgogliosamente parte di una retroguardia in via d’estinzione, additare i social come fossero nemici, quando così facendo rischiano di avere la peggio i libri – qui meno visibili che altrove – e i sogni. Il diciassettenne degli inizi ha scoperto il disincanto: è disposto sia a sbracciarsi che scendere a patti, soprattutto con sé stesso. È provato, ma non smette di imparare – che si tratti del segreto degli hashtag giusti, delle foto a effetto, del mancato dono della sintesi. Famoso non ci diventa, no. Ma magari ritrova il piacere di condividere, dopo un 2019 con il pilota automatico in cui quello che ha avuto non era quello di cui aveva bisogno. L’ho confessato anche alla fontana di Trevi, sabato sera, lanciando una moneta in cambio di un desiderio di rinnovamento; un proposito di leggerezza, per tornare a godere di quello che ho e della compagnia dei pochi (ma buoni) che restano.

18 commenti:

  1. Che Instagram sia il presente per quel che concerne la divulgazione letteraria è un dato di fatto, quindi se il tuo obiettivo è cercare di vivere di divulgazione, è un passo quasi obbligato.
    Dal canto mio cerco sempre di mantenere uno sguardo più clinico per quel che concerne l'utilizzo di un social come divulgazione, perché spesso ci vedo un po' troppo l'ostentazione dell'individuo più che del libro in sé.
    Leggere non è una gara, ma su Instagram a volte sembra che lo sia.

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    1. Concordo con te, infatti resto sempre affezionato a un basso profilo, che Blogger ha sempre favorito di più. Però se i commenti sono pochi, le visualizzazioni scarseggiano e gli uffici stampa sono soltanto interessati al numero dei followers, la frustrazione ha la meglio. Soprattutto se, da otto anni, nel mio piccolo, penso di aver dato qualcosa.

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  2. Auguri, intanto.
    E tu che sei giovane, a differenza di me che sono pigra e vecchia, buttati u.u Secondo me il web a te può ancora dare molte soddisfazioni :D

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  3. Mi hai ricordato moltissimo quello che è successo alla me ventenne di tanti anni fa. Ho ripreso a scrivere da poco e ho ritrovato il piacere di farlo solo per farlo. Spero che tu non abbandoni del tutto come ho fatto io per tanto tempo, perché quello che fai è molto bello.

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  4. Credo che la tua passione che per la lettura sia molto forte e, purtroppo, per condividerla dobbiamo adattarci a nuove forme di comunicazione. L’importante è che alla base ci sia la voglia di divertirsi nel farlo (per me è ancora così) e ti auguro che questo piacere rimanga intatto, ovunque e comunque tu lo esprima. Auguri per i tuoi (primi) otto anni ;)

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  5. Usare i social - infischiandosene di like, followers... e sciocche e sterili rivalità - per condividere passioni belle e sane come questa per i libri, è una benedizione :-D
    Sfruttiamola al meglio, nei tempi, modi, gusti che più corrispondono al nostro modo di essere ;-)
    Auguri per questi otto anni, nei quali ho imparato ad apprezzare ciò che scrivi e quanto di te riveli e condividi attraverso i tuoi post.

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  6. Auguri! Come sai ti seguo da sempre e come me, ce ne sono molti. È vero blogger cambia, si evolve, bisogna stare al passo se non si vuole scomparire nella massa anche se, credimi, se la massa è quella che spesso emerge quasi quasi è meglio essere trasparenti.
    È difficile spesso continuare per la pura passione, anche io spesso mi chiedo perché continuare a spendere così tanto tempo dietro a questo posto virtuale che è blogger. Poi però la risposta me la do da sola: senza il blog mi mancherebbe qualcosa quindi fino a quando sarà così andrò avanti nonostante tutto e tutti. Mi auguro che lo farai anche tu ❤️❤️❤️❤️

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  7. Come ti capisco, come mi rivedo nelle tue parole.
    Purtroppo per me, la vita vera ha saputo darmi un lavoro distante dalle parole ma che dà la sicurezza per non mollarlo e non provare a fare salti e tentativi, con la paura a fare ancor più da zavorra.
    I sogni erano gli stessi. Sono gli stessi. E continuo a crederci anche se a desiderio ridotto.

    Blogger è alla deriva, me ne rendo conto, ma continuo a preferire il mio spazio ai social, che tutto macinano, ai quali non riesco ad adattarmi. Le parole contano meno di un'immagine, la velocità divora tutto in fretta e poco sembra restare. Preferisco il tempo che mi prendo e che dedico a leggere chi resiste, chi ha qualcosa da dire.
    Come te.
    Però, di modi per sfruttarli, per farne soprattutto un mezzo per condividere cose belle, ce ne sono.
    L'importante è non snaturarsi. E sono sicura che non succerà.

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  8. Per cominciare, tanti auguri.
    Ti comprendo in parte, per quanto riguarda il blog: senza ambizioni letterarie, per me è sempre stato un ingombrante hobby che mi ha dato soddisfazioni ma soprattutto è stato una valvola di sfogo.
    Condivido a pieno, invece, la diffidenza verso i nuovi social. Non perché li ritenga nocivi, ma perché non mi ritengo in grado di usarli. Anche se sicuramente instagram è un compromesso obbligato.
    Alla fine cambiare è una cosa spesso positiva.

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  9. Ciao Ink, tanti auguri al tuo blog... 8 anni sono davvero molti! Penso che il "motore" di chi gestisce un blog debba essere per prima cosa la passione, senza crearsi particolari aspettative. I social stanno di certo acquisendo sempre più importanza, e penso che una cosa utile possa essere quella di considerarli non degli "antagonisti", ma una sorta di "accessori" complementari all'attività di un blog (possono essere utili condividere post, allargare la propria cerchia di lettori...), senza per questo sostituire i veri e propri post! Capisco la difficoltà di un laureato in materie umanistiche, anch'io sono laureata in lettere, in tal senso, se non lo hai già fatto, ti consiglio di provare l'esperienza del servizio civile: a me ha avvicinato al mondo delle biblioteche e, al momento, pur non avendo un lavoro fisso, mi ha aiutato a capire cosa mi piacerebbe fare. In bocca al lupo!

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  10. Per prima cosa, auguri. :)
    Venendo all'argomento del post, ti capisco: il mio blog sta per compierne quattro di anni e sebbene molto più giovane (non io all'anagrafe, ma il blog), anche io ero partita con grandi speranze.
    Sopratutto se penso che, sebbene a tema personale, vengo dall'epoca di Splinder - sono nel web con questo nickname dal 2006. E quando ero su Splinder avevo un sacco di visite e commenti - tutti spariti quando poi la piattaforma è stata chiusa e il trasloco su Blogger è stato inevitabile. Quattro anni fa mi sono decisa ad aprirne anche uno solamente sulle mie letture per non intasare quello personale e avevo anche io delle ambizioni. Ma, forse perché a dispetto di questa mia "longevità" non sono mai stata il tipo che tende ad esporsi (bella battuta, me ne rendo conto) non ho mai formato forse i contatti "necessari" e sebbene mi dica sempre di farlo, non mi decido mai nemmeno a creare l'account Instagram collegato al blog.
    E finisco per scoraggiami - anche se mi rendo conto che in parte è colpa mia che non mi butto mai.
    Ma poi mi chiedo se non siamo noi - noi come chi sta a capo dell'editoria italiana - ad avere certi tipi di standard e "pretese" che tendono ad escludere adesso una certa "fetta" di lettori e creatori di contenuti, anche se solo scritti.
    Quattro anni con un blog di libri e sono ferma a 141 followers, ma ho sempre i miei fedelissimi che commentano quindi lungi da me lamentarmi. Però mi rendo conto di non avere grandi numeri e quindi le mie email vengono sistematicamente ignorate dalle CE.
    Se sono allora così piccola e senza importanza in questo stagno che ormai è troppo stretto per tutti e con i blog che ormai sono alla stregua del relitto del Titanic appoggiato sul fondale per dare spazio a Instagram e YouTube, perché NetGalley accetta le mie richieste di leggere romanzi americani in anteprima? Perché le loro CE le approvano? Perché a volte sono proprio i loro uffici stampa a contattarmi per propormi libri sulla base di quello che ho già letto e amato? Cosa se ne fanno dell'opinione di una blogger italiana che, a meno che non scelga il post di recensione in caso di blogtour, sul proprio blog pubblica la recensione in italiano - una lingua che quasi sicuramente loro non capiscono - mentre quella inglese finisce solo sul sito di NetGalley e su Goodreads?
    Quindi sono portata a credere che siamo noi italiani a snobbare quello che ora è "vecchio" - so last year.
    Sicuramente anche oltreoceano daranno maggior peso a booktuber vista la mole di copie ARC fisiche che vedo in alcuni video perché "metterci la faccia" influisce, ma a questo punto credo che abbiano altri standard e che forse i "numeri" che guardano e che influiscono lascino più opportunità anche a chi credeva di non averne. No, perché altrimenti non mi spiego cosa se ne fanno di me - che comunque non sono nessuno eh, per carità.
    Scusa il monologo. :)

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  11. Innanzitutto Auguri e complimenti per questo spazio che comunque è sempre ben tenuto, che avrà sempre un suo bacino d'utenza, e so che l'inattività pesa ma non ti crucciare troppo, e comunque c'è tempo per le soddisfazioni, che son sicuro arriveranno ;)

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  12. Credo sia normale crearsi aspettative a 17 anni, ancora di più cambiare queste aspettative e la visione generale credo di qualunque cosa. Il blogging è sicuramente nel periodo meno florido, ma continuare a portare avanti una passione è importante per primi per se stessi.Se questa passione non ti soddisfa più cambiala, reinventala, aggiungi altro, togli qualcosa. I social oggi secondo me ci insegnano che dobbiamo mettere in primo piano, e che possiamo magari prendere alcune qualità e applicarle sui blog.
    Auguri :)

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  13. Prima cosa: auguri.
    Già che sei qui significa che il tuo blogging non è morto.
    Poi: io proprio nel 2019 sento di aver apprezzato con maggiore coinvolgimento i tuoi post e la tua persona. Evidentemente la tua trasformazione, il tuo rinnovamento (entrambi positivi) erano già in atto.
    Dunque, buon blogcompleanno e in bocca al lupo per quello che verrà, anche sui social (che non sono assolutamente dei nemici).

    Moz-

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  14. Mik, noi facciamo parte della "vecchia generazione" di blogger, abbiamo vissuto questa piattaforma nel fiore dei suoi anni e ne abbiamo visto il lento declino, inutile negarlo. Quest'anno il mio angolino di anni ne compie 10, a pensarci mi sembra folle. Però, nonostante io in primis trovi IG utile e immediato, continuo a preferire il blog. Gli alti e bassi ci sono, ma finché leggerò non credo riuscirò a rinunciarci :)

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  15. Buon compliblog! 🎉 I social sono un'ottima risorsa, per me sono un'estensione del blog, nel senso che lì posso promuovere e condividere le mie recensione ad un pubblico più vasto. Mi auguro che il tuo desiderio di rinnovamento venga esaudito! :)

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  16. Bella confessione a cuore aperto, che in buona parte condivido.
    Anche io sto attraversando un periodo un po' così, sia a livello personale che con il blog.
    Il tempo passa, gli stimoli diminuiscono, però la voglia di tenere duro c'è ancora, nonostante tutto.
    Buon bloggheanno, allora, nonostante tutto. E cerchiamo di tirare avanti. ;)

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