venerdì 11 agosto 2017

Recensione a basso costo: Il giardino delle farfalle, di Dot Hutchison

| Il giardino delle farfalle, Dot Hutchison. Newton Compton, € 9,90, pp. 336 |

Le chiama così, le Farfalle. Giovani, leggere, bellissime. Hanno vestiti eleganti lunghi fino ai piedi, come ninfe di un quadro di Botticelli, e uno scollo vertiginoso sulla schiena a rivelare enormi ali d'inchiostro, dipinte durante sedute lunghe e dolorose. Sono tante, e hanno dai sedici ai ventuno anni. Poi muiono. Quella è la loro natura: spegnersi in fretta, all'acme dello splendore. Sono prigioniere in una serra di dimensioni straordinarie, in cui zampillano cascate e ruscelli. Nei corridoi, intrappolate sotto un vetro e cristallizzate nella resina, le Farfalle assassinate al compimento del ventunesimo anno d'età. Il loro aguzzino, detto Il Giadiniere, le tatua e ne abusa, spartendo il suo harem segreto con i figli – il primogenito, ormai fuori controllo, e un giovane violinista combattuto tra giustizia e senso di appartenenza.

Le creature bellissime hanno vite molto brevi, così mi aveva detto al nostro primo incontro. Lui se ne assicurava e si sforzava di dare alle sue Farfalle una strana specie di immortalità.

A capo del gruppo, Maya. Che è abbastanza forte per tutte. Che ha dimenticato il suo nome e, all'esterno, viveva un'esistenza non meno malsicura e angosciante (due genitori litigiosi, un'appariscente nonna tassidermista, le attenzioni degli adulti da schivare). Che, all'inizio del romanzo, siede nella sala interrogatori di una stazione di polizia. Le mani bendate, i modi accattivanti e una storia da raccontare al poliziotto buono e al poliziotto cattivo: una storia che, a pagina uno, sappiamo essersi già conclusa. Come si scappa dal labirinto di un ricchissimo Minosse? Qual è il ruolo della sopravvissuta, elusiva e seducente? Se non fosse stato per il consiglio mirato della mia amica Susi, Il giardino delle farfalle mi sarebbe sfuggito. Colpa dei romanzi Newton Compton che, con il copia-incolla, promettono tutti “Un grande thriller”. Colpa di un altro retro di copertina che, senza fantasia, annuncia “Il thriller più terrificante dell'anno”. Nel romanzo della sorprendente Dot Hutchison – una prosa affascinantissima e tutto un mondo di orrori da architettare – c'è del buono davvero, nonostante gli strilloni esagerati e tutt'altro che attraenti delle fascette promozionali. Insolito romanzo di genere, ha una costruzione impeccabile e una scrittura che regala immagini memorabili, di violenza e armonia: vedo nitidamente davanti agli occhi, a distanza di giorni, questa corte di ragazze in cattività, che rispettano le gerarchie del Racconto dell'ancella e si danno alle confidenze intime di un film di Sofia Coppola. Artefice dell'incantesimo, una narratrice che sembra non raccontarla giusta.

I miei segreti sono vecchi amici; mi sentirei una pessima amica se li abbandonassi ora.

Maya pettina, rassicura, coordina. Recita a mente Edgar Allan Poe e i tragediografi greci, se sottomessa alle voglie del Giardiniere. Irretisce Desmond, erede da plasmare. Confonde gli agenti di Polizia e il suo lettore. Cosa non dice? Le risposte non sono delle più impensate: in ballo, a un certo punto, sembra esserci meno del previsto. Ai colpi di scena – canonici ma indispensabili, stando a me – Il giardino delle farfalle preferisce infatti una narrazione convoluta e un epilogo risolutivo, dalla morale femminista, in cui le donne oppongono ostinata resistenza. Le farfalle premono contro la teca e l'eventuale schianto, la pioggia di vetri in frantumi, fa meno rumore del resto – così scenografico, così originale nel suo dire e non dire. Restano le schegge insanguinate. L'inchiostro già penetrato sottopelle. La crisalide, lasciata sfitta per un volo lungo più di un giorno soltanto.
Il mio voto: ★★★★ -
Il mio consiglio musicale: Cloves - Don't Forget About Me

16 commenti:

  1. Recensione affascinante di un libro che forse non leggerò. Mi ricorda la trama di un film con la Judd.
    Un saluto da Lea

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    1. Ti ringrazio, Lea! Avrai capito che un grande thriller non è, no, però questi toni surreali, quasi fiabeschi, fanno la differenza. Vorrei proprio leggere la Hutchison con un altro genere.

      Se non sbaglio, il film con la Judd dovrebbe essere "Il collezionista". :)

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  2. Ho molto apprezzato questo libro anch'io: inquietante ed allo stesso tempo pieno di grazia, un assassino pieno di cattiveria più efferata di quella di un pluriomicida, eppure non si riesce mai ad odiarlo veramente, una protagonista dalle mille sfaccettature, come le farfalle. Veramente un libro originale. Un saluto, Sabrina

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    1. Grazie per il tuo commento, Sabrina. Concordiamo perfettamente. Mi sarei aspettato un colpo di testa, e di scena, giusto dal finale. Ma va bene così.
      Quel mix di inquietudine e grazia, effettivamente, è raro.

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  3. Ce l'ho in programma presto o tardi.
    Se l'atmosfera è strana, surreale e poco da thriller (nonostante le apparenze) fa per me!
    Una mia amica è all'inizio ed è disorientata perché non le sembra ancora un incubo. Mi farò una mia opinione personale al momento della lettura!

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  4. Purtroppo non sono riuscita a venirne a capo, l'ho buttato nel cestone delle delusioni. Ora mi fai anche un po' pentire, ma proprio non riuscivo a entrare nel mood.

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    1. Ah, ma no. Io credo ciecamente nelle prime impressioni, e se non piace non piace. A me la stranissima Maya ha intrigato da subito. Peccato, però, che giochi troppo a carte scoperte.

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  5. Uh interessante👍
    Devo solo metterlo in fila con gli altri libri che vorrei leggere, non dico entro l estate, ma almeno entro l'anno 😁

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  6. Il richiamo fin dal titolo al giardino delle vergini suicide lo rende parecchio intrigante.

    A leggere le pubblicità e le copertine ogni anno vengono pubblicati almeno 100 thriller in teoria più terrificanti dell'anno. :)
    Questo per una volta sembra però meritare per davvero...

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    1. Questa volta c'è del vero, sì.
      Ma più le pubblicità e le copertine urlano elogi, più scoraggiono. Spiaghiamolo a chi di dovere. ;)

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  7. Io non l'ho trovato inquietante, non ho provato nessuna empatia nei confronti di Maya e delle altre ragazze. Mi è parso soltanto lento, snervante, un thriller che, come al solito, thriller non è. Spiacente, ho provato ad approcciarmi nuovamente a questa CE e ho capito di aver sbagliato.

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  8. La fascinazione, nel mio caso, ha avuto la meglio.
    I cenni al mito, i movimenti quasi coreografici delle ragazze. Le ho viste proprio. Sarà che non sono molto empatico, quindi quella non è per me la prima cosa.

    Ti consoli con Strukul, dai. ;)

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  9. Sono reduce dal solito thriller dell'anno che però stavolta si è rivelato inquietante veramente.
    "Una ragazza bugiarda",credo che l'autore o autrice sia Ali Land,i nomi non li ricordo mai.
    Mi ha talmente turbata,si tratta di un thriller psicologico,che poi sono passata alla Arnoux per riprendermi,anche se non è lettura leggera.
    Posso dirlo?Sono stufa di queste turpitudini,il mercato dà sempre più spazio a queste schifezze e chissà quanti bei romanzi vengono scartati perché non venderebbero altrettanto.
    Scusa lo sfogo.
    In compenso,la tua recensione riesce a rendere quasi leggiadro un tema brutale come quello del romanzo di cui parli.
    Complimenti!

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  10. Scusa,ho sbagliato pure il nome della Ernaux.
    Con i nomi sono una frana.
    Ricordo solo quelli dei musicisti.
    E menomale...

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