sabato 20 agosto 2016

Recensione: Chi manda le onde, di Fabio Genovesi

Un sogno quando comincia non importa se durerà una vita o cinque minuti: un sogno comincia sempre per durare in eterno.

Titolo: Chi manda le onde
Autore: Fabio Genovesi
Editore: Mondadori
Numero di pagine: 391
Prezzo: € 14,50
Sinossi: Ci sono onde che arrivano e travolgono per sempre la superficie calma della vita. Succede a Luna, bimba albina dagli occhi così chiari che per vedere ha bisogno dell'immaginazione, eppure ogni giorno sfida il sole della Versilia cercando le mille cose straordinarie che il mare porta a riva per lei. Succede a suo fratello Luca, che solca le onde con il surf rubando il cuore alle ragazze del paese. Succede a Serena, la loro mamma stupenda ma vestita come un soldato, che li ha cresciuti da sola perché la vita le ha insegnato che non è fatta per l'amore. E quando questo tsunami del destino li manda alla deriva, intorno a loro si raccolgono altri naufraghi, strambi e spersi e insieme pieni di vita: ecco Sandro, che ha quarant'anni ma vive ancora con i suoi, e insieme a Marino e Rambo vive di espedienti improvvisandosi supplente al liceo, cercando tesori in spiaggia col metal detector, raccogliendo funghi e pinoli da vendere ai ristoranti del centro. E poi c'è Zot, bimbo misterioso arrivato da Chernobyl con la sua fisarmonica stonata, che parla come un anziano e passa il tempo con Ferro, astioso bagnino in pensione sempre di guardia per respingere l'attacco dei miliardari russi che vogliono comprarsi la Versilia. Luna, Luca, Serena, Sandro, Ferro e Zot, da un lato il mare a perdita d'occhio, dall'altro li profilo aguzzo e boscoso delle Alpi Apuane.

                                             La recensione
Siamo tutti normali finché non ci conosci abbastanza."
Feste e festicciole mi colgono un po' così, immalinconito in una baraonda di happy hour e gente euforica. All'odio per l'estate in genere, perciò, quest'anno ho affiancato quello per il Ferragosto. Che poi io la trovo brutta, la bella stagione, e loro ne festeggiano la fine sul bagnasciuga? Che poi che senso ha brindare al quindici del mese, e che senso hanno i botti e i fuochi a mare, che sono soldi sprecati e aria intossicata in un giorno come tanti? Faccio fatica a legare la nuvola nera a un palo e via, quand'è così: perdona la sincerità. Nei giorni non segnati in rosso sul calendario, invece, tutto normale, o almeno abbastanza: non mi si richiede l'allegria forzata, di fare da autista a chi ha alzato il gomito oltre il consentito, e io non mi lamento. Magari, trovo parcheggio in centro senza scongiuri o bestemmie. Magari, non ho questa voglia di andare a dormire – che sia mattina, pomeriggio o sera non m'importa – per svegliarmi il giorno dopo, passati i turisti e il sorriso obbligatorio, quasi come se a mezzanotte non me lo avesse ricordato l'eco dei giochi pirotecnici che assurda ricorrenza di quale assurda estate fosse. Ho combattuto il malumore regalandomi il mio primo Fabio Genovesi. Un autore di quelli che mi si diceva leggilo leggilo, leggimi, che mi ci ha fatto vedere il bello nelle città di villeggiatura, ridere a crepapelle, rattristare un po'. Giustificando, in quattrocento pagine, il mio essere lunatico. Chi manda le onde, infatti, ha fatto compagnia a chi di compagnia non ne aveva voglia, ma bisogno sì. Si è impuntato, ed è rimasto sveglio insieme a me. Siamo stati perfettamente noi stessi – io per conto mio, e lui che ci provava a coinvolgermi, a tirarmi su, a dissipare la nuvola: e alla fine, ci è riuscito, sì – e ci siamo piaciuti tantissimo così, nei peggiori dei nostri giorni. Perché solo adesso, mi chiedi? Perché per certe letture è questione di momenti: giusti o sbagliati. E in giorni di riflessioni e bilanci tra me e me, a proposito delle cose che cambiano in un anno e di quelle che restano, neanche a farlo apposta mi sono abbandonato anima e cuore all'alta marea delle lune crescenti e del magnifico Genovesi a dodici mesi di distanza dalla scoperta di Niccolò Ammaniti, che nel giro di un libro mi aveva preso e portato via con sé. Letteralmente. Questione di scelte fortuite, magiche simmetrie, e sin dalle prime pagine, tenere e sboccate, ho pensato a Ischiano Scalo, Graziano Biglia e ai post scriptum che aprono squarci di lieto fine. 
I temi e la struttura di Chi manda le onde non li conoscevo nel dettaglio, ma hanno fatto abbastanza il colorato pulmino Volswagen in copertina (e io, che eppure rigo la Alfa di papà uscendo dal cancello, ne ho sempre voluto possedere uno, ma è un sogno che nel cassetto già pieno non ci sta) e quell'ultimo, decisivo leggilo, leggilo. E così ho obbedito. Mi sono messo gli occhiali scuri, le maniche e i jeans accorciati, e ho chiesto un passaggio. Il pollice all'infuori, come quegli autostoppisti che negli horror fanno una finaccia bruttissima. Caricato a bordo sul lungomare della Versilia, mi sono accorto che il pulmino era colorato e bello tanto fuori quanto dentro, e che si stava in tanti e un po' stretti sui seggiolini logori, ma ci si stringeva volentieri per far posto a figliol prodighi e viandanti che, di nascosto, tramano contro il sole a picco. Il sole non piace neanche a Luna, che è una ragazzina albina, adorabile e credulona. Ha l'aria spiritata, la pelle ultrasensibile e un dolore segreto che conosceremo presto. Tanto ha fatto, tanto ha detto, ma è riuscita a portare con sé la bellissima e affranta Serena, sua madre, che per ironia della sorte serena non è; Sandro, catechista improvvisato, che vive coi genitori a quarant'anni, nomina spesso il nome di Dio invano e ha un peso sulla coscienza (e un grande amore non corrisposto) di cui liberarsi strada facendo; Zot, lezioso e radioattivo coetaneo venuto da Chernobyl, e suo nonno Ferro, che gli ha insegnato l'italiano con Claudio Villa, gli accostamenti di parole più fantasiosi per le imprecazione e, all'occorrenza, a sfoderare i fucili davanti alle invasioni massive degli extracomunitari. 
Qualche cenno a Luca, nell'immancabile tappa all'autogrill: il diciassettenne a cui tutti vogliono bene ha inseguito la gioventù e i cavalloni in un viaggio in Costa Azzurra consigliatogli da un prof, e intanto c'è chi sente la sua mancanza e aspetta l'arrivo di una cartolina, un segno qualsiasi. Le loro storie tragicomiche somigliano proprio tanto agli oggetti che la giovane narratrice raccoglie a riva. Regali di un mare che talora prende e talora dà. Manici di pentole, ossi di seppia o cinghiali o balene azzurre, teste di bambola, cocci di vetro, schegge di legno. Ma la protagonista non ci vede granché, si affida al fiuto e a un'immaginazione da preservare, e dunque gli scarti, i rifiuti e i misteriosi tasselli delle mareggiate toscane sono tesori da impilare sotto al letto. In attesa del miracolo dell'alba. Ma io sono amareggiato e malinconico nei giorni di festa, fuori posto, e dunque queste loro esistenze sprecate, i sogni in pausa, l'umorismo corrosivo e le frasi da incorniciare, i matricidi e i fenomeni da baraccone sono stati confortanti come uno squillo al Telefono Azzurro. 
A me le onde in spiaggia le manda la Tirrenia quando entra al porto: l'acqua sale, divora il bagnasciuga e i castelli dei bambini, dipinge rughe di preoccupazione in mezzo agli occhi delle mamme. Per una paura inconscia, forse un'eredità degli ammonimenti dell'infanzia, associo le onde alla bandiera rossa sulla postazione del bagnino; al pericolo. Non mi fido di loro. 
A me le onde le ha mandate Fabio Genovesi, ieri l'altro, e ci ho camminato incontro e in mezzo senza temerle. Saltandole, per non farmele arrivare all'ombelico, e poi abbandonandomi ai loro moti ballerini. L'impressione di affogare, superata al cavallone successivo. Le alghe impigliate nei capelli e i sorrisi tra i denti. Poi, una spinta decisiva verso l'alto. Come volare, o rinascere daccapo. 
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Bruno Lauzi – Onda su onda

13 commenti:

  1. E vabbè, se la metti così...ci fai sciogliere tutti. Libro molto carino, recensione da 5 converse. L'estate sta finendo, coraggio. Baci.

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  2. L'estate sta finendo, per fortuna! E Genovesi è uno che aiuta a sopportarla ;)

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    1. Per sfortuna, non ha scritto molto...
      Tocca conservarsi gli altri libri per le (catastrofiche) estati che verranno? :)

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  3. Scrivendo da cellulare al momento ti dico solo "Finalmente!". Sono contenta che tu l' abbia letto e che ti sia piaciuto.
    Lea

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    1. Finalmente, sì!
      E rompo il salvadanaio, adesso, per Esche Vive. :)

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    2. Esche vive è molto carino! Magari lo trovi in biblioteca senza rompere il salvadanaio.;-)
      Ciao da Lea

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    3. Eh, ma se mi piace poi lo voglio!
      In biblioteca, comunque, passerò domani per chiedere informazioni su questo prestito interbibliotecario... Mi servono (introvabili) libri per la tesi. :)

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  4. Ciao. Bene, anche per te è stato il Primo Genovesi - per me solo un paio di mesi fa - amore a prima vista, e un sogno nel cassetto proprio come il tuo, la pulmina, ma chissà se mai riuscirò. Mi sento diversa, alcune volte sbagliata, forse troppo spesso. questo romanzo mi ha regalato serenità e risate, la tua recensione, che ho letto d'un fiato senza saltare nemmeno una riga, mi ha donato rassicurazioni. Buon quasi autunno. :-)

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    1. Ti ringrazio, Baba!
      Che il primo Genovesi, però, non resti l'ultimo. Cercherò di recuperare a breve almeno Esche Vive, che pare sia più bello ancora. Aspettative altissime. :)

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  5. Non so perché,questo titolo mi respingeva a pelle.Non mi incuriosiva neanche leggere la sinossi
    Ci volevi tu,con la tua bella recensione,a farmi capitolare.
    Sull'estate avrei tanto da dire,aspettative sempre deluse,o quasi,e allegria forzata.
    Ma c'è il mare e per una siciliana il mare è.Punto.

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    1. E un po' siciliano lo sono anch'io.
      Al mare tutti i giorni, perciò, anche se dopo un po' mi diventa una specie di lavoro.
      Ti ringrazio, Solsido!

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  6. Ma veramente continuiamo a definire Genovesi uno scrittore?! I suoi libri non andrebbero più comprati. Credetemi l'ho conosciuto ed è una pessima persona.

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