martedì 14 gennaio 2014

Recensione in anteprima: Le ossa della principessa, di Alessia Gazzola

Ho imparato che tutto ha un prezzo e che quella dolce quiete che mi sembrava noia... è quella la serenità. Bisognerebbe pensarci prima di gettarla nel piatto, in una partita a carte con la sorte, al prezzo di un'emozione che non vale nulla.

Titolo: Le ossa della principessa
Autrice: Alessia Gazzola
Editore: Longanesi
Numero di pagine: 346
Prezzo: € 17,60
Data di pubblicazione: 16 Gennaio 2014
Sinossi: Benvenuti nel grande Santuario delle Umiliazioni. Ossia l’istituto di medicina legale dove Alice Allevi fa di tutto per rovinare la propria carriera di specializzanda. Se è vero che gli amori non corrisposti sono i più strazianti, quello di Alice per la medicina legale li batte tutti. Sembrava quasi che la sua tormentata esistenza in Istituto le avesse concesso una tregua, quanto bastava per provare a mettere ordine nella sua sempre più disastrata vita amorosa, ma ovviamente non era così. Ambra Negri della Valle, la bellissima, brillante, insopportabile e perfetta Ape Regina, è scomparsa. Difficile immaginare una collega più carogna di lei, sempre pronta a mettere Alice in cattiva luce con i superiori, come se non ci pensasse lei stessa a infilarsi nei guai, con tutti i pasticci che riesce a combinare. Per non parlare della storia di Ambra con Claudio Conforti, medico legale affermato e tanto splendido quanto perfido, il sogno proibito di ogni specializzanda… E forse anche di Alice. Ma per quanto detesti Ambra, Alice non arriverebbe mai ad augurarle la morte. Così, quando dalla procura chiamano lei e Claudio chiedendo di andare a identificare un cadavere appena ritrovato in un campo, Alice teme il peggio. Non appena giunta sulla scena del ritrovamento, però, mille domande le si affollano in mente: a chi appartengono quelle povere ossa? E cosa ci fa una coroncina da principessa accanto al corpo?
                                                        La recensione
La gente sbaglia, sbaglia di continuo. Si può perdonare, finché non uccide.
Se c'è una cosa bella della fine delle vacanze di Natale - quando riponiamo il nostro albero spelacchiato nel ripostiglio, e chiudiamo in uno scatolone palline, ghirlande e la nostra solita serie di lucine Led, e lasciamo che le statuine sbeccate del presepe dormano tutte insieme, per dodici mesi ancora, nella stessa busta (le Sacre Scritture condannerebbero questa promiscuità, ma amen!) – è il ritorno alla pace. Perché, sebbene a Natale siano tutti più buoni e le pubblicità dei Panettoni mostrino bambini di Paesi diversi tenersi allegramente per mano e girare in tondo fino al mal di mare, le feste sono l'occasione perfetta per cantare senza ritegno alcuno le canzoni di Michael Bublé e Mariah Carey, ospitare in città inquietanti orde di Babbi Natale armati di trombetta e barba sintetica, chiamare amici a cui per 365 giorni non avevi mai pensato e far sgradite viste a sorpresa a familiari, strizzati in imbarazzanti pigiamoni, che - l'elegante mise lo dimostra - non aspettavano te. La Befana, quest'anno, messa con le spalle al muro insieme al nostro Paese in gran completo, non mi ha portato niente di niente, ma – come dicono le frasi da cartolina – ha portato via con sé, al suo frettoloso passaggio, le feste in gran completo. Almeno quelle. E i telefoni che squillano per le chiamate di nonni un po' lontani, i postini che recapitano cartoline arrivate in ritardo, le visite di cortesia di adulti che non conosci, ma a cui sorridi con accondiscendenza, anche se l'unica cosa che vorresti fare è cedere al raptus omicida che, in cruciali momenti, ti suggerirebbe di pugnalarli con una stecca di torrone al limoncello: colpa di osservazioni inopportune su una fidanzatina che non c'è, sul mancato 100 all'esame di maturità, sull'impressionante differenza d'altezza tra te, nano da giardino in incognito, e il tuo pantagruelico fratello minore. Da tre anni a questa parte, ho una cara amica che mi viene a far visita. Per due anni, l'ha portata con sé la primavera: guance rosse, occhi limpidi, frangetta al vento, fiori di pesco tutt'intorno. In Sindrome da cuore in sospeso, invece, è venuta a trovarmi, inaspettatamente, sotto l'albero di Natale. Quest'anno è in anticipo. Bussa alla porta quando non aspettavo più anima viva. L'epifania è passata da un paio di giorni appena e il silenzio tanto sperato è durato, alla fine, meno del Governo Prodi. Alice Allevi entra, ma non mi saluta. Mi schiva; ha una borsa più pesante del solito, i capelli più spettinati di sempre, gli occhi più vecchi di secoli. Lei, che è sempre stata golosa, non vuole il dolcificante nel suo tè: lo beve amaro, quasi per punire piano sé stessa, rinunciando a quelle zollette di zucchero che, come insegnava la saggia Mary Poppins, potrebbero cancellare ogni amarezza. O questa sua risoluta rinuncia è forse da attribuire a una qualche nuova variante della dieta Dukan che le ha rifilato la melodrammatica Cordelia, sua coinquilina, nonché sua ex-quasi-futura-cognata? Non le ho chiesto se era quel periodo del mese e, giuro, non ho fatto collegamenti di nessun tipo – sebbene sia contro la mia idiotissima natura – sulla concomitanza dell'arrivo suo e della Befana, quest'anno. Cosa c'è che non va, Ali? Mi rivela che è triste, e divento triste anch'io: il malumore, grigio, non è tra i suoi colori. Mi avverte di stare attento a quello che desidero, perché potrebbe avverarsi, un giorno: i moniti, paternalistici, non fanno parte della sua personale filosofia di vita. Ambra Negri Della Valle – la sua rivale in amore, il braccio destro della Wally, la sua più acerrima nemica - è scomparsa nel nulla: questo è il guaio. 
Tante volte, in ispirate invettive piene di fantasia, Alice le ha augurato di andare a cogliere fiori in un campo minato, di essere colpita da un fulmine a ciel sereno, di cadere nella tana senza fondo del Bianconiglio e di essere giustiziata, nel Bronx del Paese delle Meraviglie, dalla simpatica Regina di Cuori. Ma lei è l'immortale Ambra e quelle sono solo parole. Senza le sue chiacchiere e la sua voce da orticaria regna il silenzio, all'Istituto, e Alice non ha più muse che la ispirino nella coniazione di inespressi e nuovi insulti, o scuse per isolarsi con le sue cuffiette buone e ascoltare i Coldplay anche a lavoro. Senza Ambra, con la mano dalle unghie smaltate sempre alzata e la risposta sempre pronta, Alice – tragedia delle tragedie - è, indifesa e sola, nel mirino di una Wally che, puntualmente, perde la pazienza e che, crudelmente, con i suoi richiami lunghi e noiosi come sermoni domenicali, fa perdere ad Alice quei begli stivali in saldo, adocchiati in una vetrina del centro, di sfuggita, con il medesimo fiuto infallibile di un'eroina di Sophie Kinsella. L'Istituto è un regno. Lo spietato e affascinante Claudio Conforti è il principe, il dottor Malcomess è il vegliardo re, Arthur è un Lancilotto in visita ufficiale, la Wally è la matrigna brutta e cattiva. E Alice, un tempo, avrebbe voluto per sé il ruolo di principessa, ma i suoi piccoli disastri le hanno valso, suo malgrado, il pittoresco cappello del giullare di corte: colpa di quella volta in cui ha accidentalmente smarrito un cadavere, o quasi raso al suolo un bosco protetto con una sigaretta, o divelto la portiera dell'auto di Claudio, o risolto fortunosamente due casi e mezzo. In quell'autentico microcosmo, tra il tavolo autoptico e la macchina del caffè, gerarchie e lotte per il potere, passioni e tradimenti, dittature lampo e misteri sepolti.
Anche se nessun mistero è abbastanza grande per l'allieva e nessun segreto è destinato, come Alessia Gazzola ci ha insegnato, al per sempre. Quel regno moderno, costruito sotto il reale sigillo di Ippocrate e che ha, per segrete, camere mortuarie con prigionieri destinati a non avere più libertà, è scosso dal ritrovamento dei resti di una principessa senza nome. Ossa dimenticate, sepolte secondo un antico rituale proveniente da lontano, di cui restano giusto brandelli di un maglione rosso, una moneta per pagare Caronte, una macabra coroncina di plastica. Quel cadavere, un tempo, era una ragazza, con ricordi in comune con l'enigmantica Ambra e una vita sentimentale similissima a quella di Alessia: stessi amori sbagliati, stesse indecisioni, stessi cuori ulcerati e sospesi. Una ragazza che sognava il lavoro di Lara Croft, la felicità, l'Oriente. Questo nuovo caso - immancabile la supervisione del mitico ispettore Calligaris, ovvio - farà vivere ad Alice un'altra vita, diversa dalla sua, ma non troppo. Aprendo dispersivi messaggi di posta elettronica e le pagine di un'agenda piena di criptici indizi, la protagonista lascerà che le parole della vittima e i suoi occhi d'innamorata ormai chiusi, la guidino verso la verità, in un funzionale intreccio a più voci che si snoda tra dune, scavi archeologici e grandi ed infelici amori, dove colpi di scena, di testa e di cuore fan da padroni assoluti. 
Questo Le ossa della principessa è l'ultima avventura semi-seria di Alice Allevi: il risultato di una mattina, un pomeriggio e poco più trascorsi meravigliosamente in sua compagnia. Un resoconto - ora avventuroso, ora esilarante, ora insolitamente mesto – di un lungo anno trascorso lontano da noi lettori. Lontano da me. Ci siamo trovati cresciuti, cambiati: più adulti, ma con lo spirito amichevole e cordiale di sempre. La vita, nel frattempo, le ha portato tanti amici e qualche nemico; un po' di saggezza aggiunta, consapevolezze agrodolci, altri baci dati per colpa del cuore a un immaturo ranocchio che non è pronto ancora a diventare il suo personale principe azzurro. Misteri nuovi. Scoprire se i più sfuggenti siano quelli sulle scene del crimini o quelli raggomitolati, con cura grande, nel suo petto, richiederebbe la più approfondita delle indagini. E caccia spietata a Cupido sia! Alice, davanti a quel famoso té amaro, mi ha raccontato questo e altro, ma non dopo essersi alzata, aver aperto il mobiletto sopra il lavandino, messo a soqquadro biscotti, succhi e pacchi di cereali, e agguantato – tra pollice e indice – una zolletta di zucchero. Minuscola, ma in grado di far ingoiare aspre pillole. La Allevi è un po' così: stempera il giallo con una dolcezza che non fa danni, arriva senza invito, si muove tra le tue stanze come se fossero parte di casa sua, va via quando il suo compito è giunto al termine: magica, inaspettata, buffa, leggiadra come un elefante in un negozio di fragili bomboniere. L'ho adorata incondizionatamente, ancora una volta. Per i capitoli che, con grande originalità, hanno – per titolo - frammenti di canzoni di Adele, Mika, De André, Gotye, perfino Britney Spears; per nonna Amalia e le sue intuizioni, Cordelia e la sua “vuotite” acuta, Yukino e le sue comiche traduzioni dal giapponese, Claudio che le dà un'autopsia come regalo di compleanno e Arthur che, invece, non le regala proprio nulla. E ho adorato, ancora una volta, Alessia Gazzola. Non l'ho dimenticata. E' che finisco per confondere il nome del suo personaggio con il suo, la verità e la finzione. Le adoro per questo. Soprattutto per questo. Mi era mancata Alice. Mi eri mancata, Alessia.E io non riesco a resistere all'impulso di approfondire: è come una forma di cleptomania intellettuale. O di incontinenza emotiva. O entrambe.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Lorde – Royals

36 commenti:

  1. Sto leggendo L'allieva!!!!! :))))))))))))
    Sicuramente in futuro leggerò anche questo!

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    1. Ti piacerà, Dani. Il primo è il più debole, forse, ma è una serie che cresce :)
      Resta comunque carinissimo!

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  2. Non vedo l'ora di poterlo leggere! :D

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    1. Passa a farmi sapere come ti è sembrato :)

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  3. Devo scoprire la Gazzola... con cosa inizio?

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    1. Trovi i primi tre in edizione tascabile, Silvia ^^
      Allora, io ho iniziato da L'Allieva, ma teoricamente potresti benissimo partire da Sindrome da cuore in sospeso, anche se - personalmente - ti consiglio di leggere prima gli altri due: riuscirai a cogliere, così, piccole chicche nascoste ;)

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  4. "Colpa di osservazioni inopportune su una fidanzatina che non c'è..."
    Mamma che odio, stavo rischiando di fare secca una vecchina questo natale.
    Grande spirito natalizio il mio XD


    Voglio questo libro e lo voglio ORA.
    Alice, vieni a trovare anche me, sii buona!
    Una recensione fantastica che non ha fatto altro che triplicare il mio entusiasmo nei confronti di questo libro *.*
    Quando leggo le tue recensioni ho sempre paura di commentare...sono così magiche, divertenti e particolari che commentarle con un "wow recensione stupenda" mi sembra sempre così banale.
    Però sì, con te è sempre un "wow recensione stupenda" + mille faccine adoranti.

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    1. Grazie mille, Claudia, davvero. Il tuo commento è bellissimo già così :D
      Sì, che domande inopportune. Questi vecchietti già hanno poco da vivere, poi rischiano che io li faccia fuori prima del tempo * risata malefica *

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  5. Sinceramente non conoscevo questo libro. Interessante e, come sempre oramai è scontato dirlo, bellissima recensione. Vedrò se dargli una chance in futuro :P

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    1. Grazie, claudina. E' una serie che consiglio sempre :3

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  6. Aaah lo voglio. Subito. Ora.

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  7. Lo devo comprare e leggere u.u Dopo averli letti tutti è obbligo :D

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  8. Non conoscevo l'autrice! Però mi ispira! Metto in lista! :)

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    1. Felice di avertela fatta scoprire, Taxia :)

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    2. Taxia! :D Lo potrei usare come pseudonimo!

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    3. Ahahahah, pardon :P Ho fuso "Tania" e "Paxia": ecco il risultato :P

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  9. Odio le feste solo per i parenti che rompono le palle con la storia del fidanzato -.-

    Comunque, bellissima recensione, mi hai quasi convinto! Dico quasi perché il giallo non è proprio il mio genere, per questo sono un po' indecisa..

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    1. Ma questo è un giallo un po' atipico, Giusy.
      Un giallo pieno di altri colori, ecco :)

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  10. Il mancato cento alla maturità è un tasto fastidioso, considerando che ci sei andato vicino e che il punteggio massimo non è tutto.
    Stranamente, tutti i fratelli minori sono più alti dei maggiori. Anche in casa mia è così. ;)

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  11. Il libro, purtroppo, per il momento non mi ispira più di tanto... Ma una cosa si deve dire: la tua recensione è davvero splendida!! *___*

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  12. Gran bel brano.
    Circa la Gazzola, devo decidermi una volta per tutte a recuperarla.

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    1. Grazie mille, Ester.
      Curioso di sapere come la troveresti :)

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    1. Eh eh :)
      Il primo è molto carino, ma non mi aveva pienamente convinto. Fortunatamente, Alessia diventa sempre più brava.

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  14. Che bello scoprire questo blog partendo da questo libro che ho appena iniziato a leggere!
    Ho subito amato Alice e non vedevo l'ora tornasse tra noi... :)

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  15. E io l'avevo già adocchiato *.* wow! In questa recensione ci hai messo così tanto di te, del tuo stile.... Già il libro mi piaceva prima :P

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  16. La tua recensione è bellissima. Dico davvero,complimenti! Ho già letto gli altri libri della serie e non riuscivo a staccarmici. Non vedo l'ora di leggere "Le ossa della principessa" e dopo aver letto un commento così favorevole, non potrò resistere.

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  17. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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