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lunedì 12 giugno 2017

Recensione [libro e film]: iBoy, di Kevin Brooks

Addio normalità. Bello averti conosciuta.

Titolo: iBoy
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme – Freeway
Prezzo: € 16, 50
Numero di pagine: 245
Sinossi: Prima dell'incidente che lo ha mandato in coma, Tom Harvey era un ragazzo come tanti. Ma ora si è risvegliato con il potere di sapere e vedere tutto. I frammenti di iPhone che sono rimasti nel suo cervello lo hanno trasformato in un super computer, una sorta di mente artificiale iperconnessa. Tom può arrivare ovunque, tutte le risposte a domande che non sa nemmeno di aver posto sono già lì, nella sua testa. E dopo aver scoperto della violenza subita da Lucy, la ragazza di cui è innamorato, Tom usa i suoi poteri per punire le gang che dettano legge nel quartiere. Ma qual è il confine tra giustizia e vendetta?


                                La recensione
I supereroi, se sfigatelli, mi piacciono. A parlare è l'invidia verso il fisico scolpito, le battute che non fanno ridere, la forma preferita alla sostanza. Le eccezioni: Spider-Man, essendo un po' Peter Parker anch'io; lo sfortunato Enzo Ceccotti di Lo chiamavano Jeeg Robot, subito icona. Di fumetti, purtroppo, non ne leggo. Al cinema ne vedo gli adattamenti, se sotto costrizione, ma Raimi e Mainetti appartengono a una specie rara. Come la mettiamo invece con i romanzi a tema? Per qualche giorno mi sono concesso, così, un'avventura intitolata iBoy. Online circolava il film da mesi, ma non mi ispirava – benché esile e modesto, vi scrivo tra parentesi tonde e con il senno di poi, è una visione tutt'altro che spiacevole. La storia dei poteri causati dalle schegge di un iPhone, non dal morso di un ragno radioattivo, mi sembrava stupidissima. Ho aspettato l'estate, confidando nel tocco inglese di Kevin Brooks – uno che scrive cose interessanti, anche quando appare più leggero del solito. Il suo ultimo romanzo, giunto in libreria per Piemme, ha una copertina illustrata in linea con le precedenti e annunciati sprazzi pulp. Difficile avere sedici anni a Crow Town: quartiere londinese nella periferia più profonda e degradata che, con i suoi casermoni e i prepotenti ad ogni angolo di strada, somiglia alla nostra Tor Bella Monaca. Difficile, soprattutto se sei un adolescente timido e allampanato e, come l'eroe di Stan Lee, vivi con una parente anziana – una nonna che sbarca il lunario scrivendo romanzi rosa (nel film, una deliziosa Miranda Richardson) – e a un passo da Lucy, la ragazza dei sogni. Si può essere più che amici? 
Tom fantastica e si arrovella quando alza gli occhi al cielo: qualcuno l'ha chiamato per nome. Dal trentesimo piano gli cade sulla testa un cellulare rubato e gliela spacca in due come un cocomero (stando a Netflix, viene invece colpito da un colpo di proiettile mentre chiama il 911). Il risveglio dal coma è uno shock. La sua tutrice è sommersa dai debiti, la polizia fa domande su domande, Lucy è stata aggredita da una gang. Glielo suggerisce il suo cervello non appena apre gli occhi in ospedale. Ha una brutta cicatrice sulla testa e, dentro, pezzi di cellulare impossibili da estrarre. Gli effetti collaterali, gli spiegano, sono emicranie croniche e percezioni leggermente falsate. Il foglietto illustrativo non parla di poteri magici? Il ragazzo del miracolo ha tutto il sapere del mondo e di internet dietro le palpebre. La sua pelle, volendo, sfrigola e manda bagliori. La sua mente galoppa, connessa ai cellulari e ai pensieri degli altri. A questo punto, perfino una produzione modesta potrebbe far bene: un po' di CGI, ed è facilissimo stare al passo. Come spieghi la presa di coscienza di Tom su carta, il suo sapere infinito? Quel caos di numeri e lettere, quel bombardamento di informazioni, possono starci davvero in un romanzo? L'autore young adult della noia mortale di alcune estati, dei finali monchi e della Londra punk, al solito, sa come fare. 
iBoy fila più veloce della luce e, a modo suo, sembra avere anche fondamento (la trasposizione, cupa nelle atmosfere ma libera nella struttura, sceglie di rimanere dalle parti del teen thriller: Bill Milner, perciò, somiglierà più a un hacker che a un vigilante). La periferia non lascia scampo. Preoccupano i figuranti incappucciati, le loro mani pesanti, la disgustosa legge del branco. Non c'è una Mary Jane da prendere al volo: troppo tardi per salvare una protagonista femminile che odia il suo stesso corpo, i maschi, e non esce dalla sua stanza (Maisie Williams, per quanto insipida, ricopre nel film un ruolo più attivo). Lo stupro l'ha svuotata e non resta che qualche chat in cui confidarsi nell'anonimato; la speranza di una vendetta trasversale (risse o litigi con accoltellamenti finali, in poltrona, si trasformano spesso in scherzi goliardici o in episodi di cyber bullismo usati a fin di bene). Kevin Brooks attinge al cinecomic, ma il suo è un rape and revange – moderno, crudo, diviso tra etica e istinto – dai sensi sviluppati e dal ritmo folgorante. E prende senza interferenze di sorta, finché c'è campo. Ma alcune realtà, certe borgate malfamate, sono gallerie infinite. Lì i poteri fanno cilecca, le tacche del cellulare diminuiscono a vista d'occhio. Imboccarne l'uscita è un'esplosione di segnali e percezioni. Come una canzone alla radio che riprende più forte, alla fine del tunnel. 
Il libro: ★★★½ Il film: 6
Il mio consiglio musicale: Imagine Dragons – Radioactive

domenica 6 novembre 2016

Recensione: Fangirl, di Rainbow Rowell

Io ho paura di tutto. E sono matta. Tu penserai che lo sia solo un po', invece lascio soltanto intravedere la punta del folle iceberg che sono. Sotto questa maschera da asociale, sono un disastro totale.

Titolo: Fangirl
Autrice: Rainbow Rowell
Editore: Piemme
Numero di pagine: 513
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Approdata all'università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita...



                          La recensione
“Che gran cosa, le parole.” La mia pigrizia, a lungo, mi ha fatto credere fosse altro. Fangirl qui e Fangirl lì, leggevo, e immaginavo da me la storia di un'ammiratrice che incontra il suo idolo e se ne innamora pazzamente, o qualcosa di simile. Una trama già letta, protagonisti già incrociati. Non che il senso di dèjà vu, in caso, avrebbe potuto separarci. Aspettavo di rileggere Rainbow Rowell da tre anni: conosciuta ancora matricola, con Per una volta nella vita, e da allora attesissima. 
La storia d'amore alternativa tra Eleanor e Park – lei in sovrappeso, lui con gli occhi a mandorla: loro, così fuori posto da credersi felici in totale solitudine – è un sorriso che non è voluto andare via. Young adult tenero e fuori moda, mi aveva fatto un po' dubitare, però, a proposito dei suoi miracolosi effetti benefici: una valutazione alta, data di cuore e di pancia, di cui mi sarei magari pentito in seguito. Succede, con i romanzi leggerissimi che incastri in mezzo agli impegni in un momento di debolezza. Vanno scelti con cura, quelli lì: sono l'ultima cosa su cui poserai lo sguardo, nelle sere invernali su cui cala subito il buio e in cui ti viene voglia di andare a dormire presto. Dopo il colpo di fulmine con due timidi ed esasperanti liceali di provincia che si scambiavano la parola e gli mp3 solo perché vicini di posto in autobus, la Rowell qui si supera in quanto a carineria e freschezza, e sembrava impossibile. Avete presente gli appassionati che riempiono la loro stanza di poster, gadget, T-Shirt a tema e, a cadenza fissa, si danno a riletture o revisioni? Bene: mai stato uno di quelli, io. Ci sono cose che mi piacciono e cose che non mi piacciono: ascolto canzoni ma raramente interi album; guardo film e serie tivù non concedendomi spossanti maratone; leggo romanzi senza pregiudizi. Cath ha superato quella fase: lei, fangirl con la lettera maiuscola, è un caso patologico. Prima la sua casa, poi la sua cameretta al college, si sono trasformate in un colorato reliquiario in onore di Simon Snow. Protagonista di una saga fantasy in sette romanzi, Simon è studente provetto in una scuola di maghi e streghe, minacciata a capitoli alterni da un famigerato nemico che solo lui può sconfiggere. Vi ricorda qualcosa? La sua nemesi fra i banchi, Baz, ha capelli biondi, una pessima reputazione e un segreto dai denti aguzzi. E lui, invece, ve la fa accendere, la lampadina? Rivali inconciliabili, stando a Cath, mascherano la loro attrazione con un falso risentimento. In Carry on, cliccatissima fanfiction che ha superato gli angusti confini del Nebraska, i due ragazzi si amano e lottano fianco a fianco. 
La protagonista si è imposta un obiettivo: deve finire la sua fanfiction prima che l'autrice di L'erede dell'arcimago dia alle stampe l'ottavo e ultimo capito della saga. Cath deve mettere nero su bianco la sua versione della storia. A metterle a soqquadro priorità, ideali e sogni, la dura vita da fuori sede e il pensiero di ciò che sta cambiando intorno a lei. Cath si è lasciata alle spalle un accogliente nido domestico, in un popoloso quartiere messicano; un padre fragilissimo, a cui ha spezzato il cuore un moglie uccel di bosco; una sorella gemella che vuole vivere la sua gioventù tirandosi fuori dalle loro affinità elettive. Le persone e gli amori: meglio nei romanzi fantastici. I migliori amici e le anime gemelle: invenzioni, tanto quanto i draghi, le Hogwarts riviste e corrette, i prodigi. A farle cambiare idea, la sardonica coinquilina Reagan; una prof di scrittura creativa, convinta che le fanfiction siano un plagio bello e buono; due ragazzi che si contendono i suoi oziosi pomeriggi. Da una parte il talentuoso Nick, con cui le tocca scrivere una storia a quattro mani; dall'altra il campagnolo Levi, con un principio di calvizie e un'ingiustificata bontà di d'animo, che infesta a tradimento la sua stanza e le porta in pegno i caffè più dolci di Starbucks. 
Ci sono i libri belli, quelli brutti e, ancora, quelli adorabili. Rarissimi se, come me, si è per natura poco inclini all'entusiasmo o alle confidenze. Fangirl, con un'universitaria che preferisce la finzione alla realtà, la lettura alla vita sociale, la teoria alla prassi, è decisamente uno di quelli. Picchietti sulla spalla di chi ti è vicino, così, per riportargli la battuta che ti ha fatto tanto sorridere tra le pagine. Scrivi in chat a chi l'ha letto prima di te, per ribadirgli le situazioni spassose, i figuranti dolcissimi, il misterioso senso di appartenenza che, in fondo, già ha conosciuto. Agli altri, dici semplicemente che Fangirl è una lettura da cui ti dispiace da morire staccarti. Dove niente è luogo comune, gli epiloghi sono poco netti, il primo bacio lo si dà dopo quattrocento pagine. Cath, infatti, rimanda a domani la vita, con la scusa che sia peggio che nei suoi libri preferiti; cela la timidezza cronica con la spocchia; si assume responsabilità che esulano dal mestiere di figlia e sorella. Le tocca mettere da parte le fantasticherie, tuttavia, se vuole diventare scrittrice. Ha bisogno di mettersi in gioco, per diventare una persona vera e smettere di essere, così, un burattino di legno; una fangirl tagliata fuori dal mondo. Simon Snow è un altro Harry Potter, cotto del Malfoy di turno. Cath è un'altra me, un'altra voi, con le ore piccole fatte per il bene dei suoi lettori, una famiglia spezzettata un po' qui e un po' lì, l'idea di amore romantico che coincide con il leggere a voce alta per qualcun altro. L'autrice che di nome fa arcobaleno spunta in libreria dopo la pioggia e non sloggia dalla sua paffuta nuvola rosa; non paga di averti riacceso il sole sulla testa.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Ed Sheeran – I'm a mess

lunedì 18 aprile 2016

Recensione: Naked, di Kevin Brooks

Il mio cuore è nato nella lunga estate rovente del 1976. 
Fu allora che la mia vita iniziò, il mio amore fu sigillato, la mia anima si perse e si infranse.

Titolo: Naked
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme “Freeway”
Numero di pagine: 383
Prezzo: € 18,50
Sinossi: Il racconto di Lili comincia con l’estate del 1976, quella che cambiò per sempre la sua vita: l’estate in cui nacque il punk e la sua band, i Naked, l’estate del sesso, della droga, degli eccessi, ma anche dell’amore. Dall’incontro con Curtis Ray, il dio della musica, leader della band, all’ingresso nel gruppo del misterioso ragazzo irlandese che le ruberà il cuore. La vita di Lili e dei Naked corre in parallelo con un pezzo di storia della musica e della Londra di quegli anni, scossa dalla nascita di un nuovo e violento movimento culturale e dilaniata dal terrorismo.
                     La recensione
Lili ha sedici anni, una mamma che sta più fuori di un balcone e, a scuola, le attenzioni impreviste della stella del liceo. Curtis Ray in persona, bello e dalla voce d'angelo, le rivolge magicamente la parola. Sa che esiste, allora, e sa che Lili è una virtuosa del pianoforte e strimpella anche la chitarra. Le assicura che imparare a suonare il basso, per una musicista di talento, è cosa da poco. Le domanda, soprattutto, se vuole entrare a far parte della sua rock band. Sarà l'unica ragazza del gruppo, la sua ragazza. Piovono pian piano ingaggi, e la storia tutt'intorno e i primi amori contribuiscono a scrivere canzoni di successo. Ma serve un nuovo chitarrista, a un certo punto, e potrebbe forse esserci scelta migliore di William Bonney? Ha il nome di un fuorilegge, ama i western e, irlandese di nascita, fugge da un Paese minacciato dal terrorismo e da un passato crudele. Insegue la vendetta. William – detto Billy – risponde a una domanda con un'altra domanda, alle feste preferisce tenersi stretta la propria sobrietà e, qualche volta, si lascia scappare dettagli sulla propria vita. E solo e soltanto nei tu per tu con Lili, che verso l'ultimo arrivato prova un'attrazione fortissima, mentre Curtis, dalla sua, si destreggia tra groupie e tradimenti di una notte. Il triangolo sentimentale, la musica in circolo, un bad boy e una ragazza per bene che fa un salto presso il lato oscuro. Occhio, però, perché non è il solito young adult in rosa. 
Si dà il caso che fosse un'epoca selvaggia, quella, e che il triangolo, in amore, fosse benaccetto; che la colonna sonora voglia essere, in realtà, il punk più sporco; che Lili non sia poi così sprovveduta e che il suo William, piccolo e manesco, vestito come capita, non venga descritto come un marcantonio bello e dannato. Naked, infatti, è l'ultimo romanzo di Kevin Brooks. Lo stesso che lo scorso anno ci aveva scioccato con il finale di The Bunker Diary e l'anno prima, invece, lasciato percepire il caldo afoso e la nostalgia dell'ultimo giorno di scuola in L'estate del coniglio nero. L'inglese che sfida e conquista, lo scrittore senza peli sulla lingua che da un po' porto su un palmo di mano, tratteggia questo suo romanzo di formazione su uno sfondo insolito ma bellissimo e i suoi protagonisti sull'onda del successo, "quasi famosi", si danno il cambio sul palcoscenico con i Sex Pistols. L'estate che cambia tutto, come ci rivela l'incipit folgorante, è infatti quella del 1976. Quando si baratta l'innocenza per la notorietà e il punk, prepotente, emerge sulla scena musicale tracciando una linea divisoria tra vecchio e nuovo. Nonostante lo spunto e l'ambientazione non renda Naked quel che sembrerebbe a prima vista... un po' lo è, quello che sembrerebbe a prima vista. Non mi spiego bene, dite? La considerazione sorge spontanea, se da uno come Brooks ti aspettavi il meglio o, almeno, qualcosa di diverso. Ho trovato che il potenziale, invece, non sia stato sfruttato a pieno e che, in definitiva, il romanzo sia uno young adult a tinte romance tutt'altro che inconsueto, ma con la provvidenziale benedizione di sfondi vivaci e mai incrociati prima tra le pagine. Brooks convince nei jeans sdruciti di una sedicenne del tempo, ma convince poco il resto.
Firma una storia semplice, con qualche dilungaggine di troppo e un terzo incomodo che spicca per il vissuto travagliato e un atipico physique du role. Manca il meglio. Manca la musica. Sono abituato a uno scrittore grintoso, aggressivo, audace. Proprio oggi, proprio qui, con protagonisti che vorrebbero fare di sesso, droga e rock 'n roll il loro motto, decide di scrivere con il freno a mano tirato? L'ho riconosciuto nel prologo, non in quelle rarissime concessioni alla tragressione. Di sesso se ne fa poco o comunque non lo si racconta, le sostanze stupefacenti tirate in ballo sono canne e speed, il rock 'n roll non è di quelli nudi e crudi se la prosa – che invece si concede troppi puntini di sospensione, troppi sospiri - non lo supporta adeguatamente. La protagonista non spicca per simpatia, ma per fortuna c'è William che dà all'autore il pretesto perfetto per parlare di un Regno Unito, e un'adolescenza, tormentati dagli hooligans, le famiglie lontane, gli attacchi dell'IRA. Nemmeno il finale, stranamente, ha fatto breccia nel mio cuore di ricotta. Sarà che l'ho letto per tutte e quattrocento le pagine come a distanza di sicurezza? L'ultima fatica di Brooks è uno young adult che fa il verso al musical, assolutamente originale nello spirito e nelle intenzioni, eppure qui e lì si rischia la stonatura. Non brutto, per carità, ma non mi ha preso. Sarà che sono di un'altra generazione e che certe sonorità non sono la mia tazza di tè? Naked è il romanzo sui giovani e per i giovani che consiglio a chi ragazzo lo è stato venti, trent'anni fa e che adesso, seguendo l'ordine naturale delle cose, ragazzo non lo è dunque più.
Io non c'ero, nell'estate rovente del 1976, e purtroppo non ci sono stato grazie alla lettura del Kevin Brooks più spento e retrò. Sarà per la prossima.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Soft Cell – Tainted Love


martedì 15 marzo 2016

Recensione: Io e te all'alba, di Sunne Munk Jensen e Glenn Ringtved

Vorrei descrivere l'alba mentre eravamo lassù, che l'ha fatto quasi diventare bello. E giusto. Vorrei far capire il perché. Raccontare la storia vera. E vorrei che Liam mi abbracciasse.

Titolo: Io e te all'alba
Autori: Sanne Munk Jensen e Glenn Ringtved 
Editore: Piemme Freeway
Numero di pagine: 318
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Louise vive ad Aalborg, in Danimarca. Ha diciassette anni, va al liceo. I suoi genitori sono brave persone. Una sera conosce Liam, un ragazzo poco più grande di lei, e i due si innamorano perdutamente. Trovano un minuscolo appartamento ai margini della città e si amano, fra sesso e droga, senza limiti. Liam ha tanti sogni, ma una pessima idea su come realizzarli. Comincia a lavorare per Johannes, uno spacciatore, un pesce grosso. All’inizio va a gonfie vele, ma poi la situazione precipita, trascinandosi dietro tutto e tutti. È inutile chiedersi perché Louise non sia scappata quando ancora poteva farlo. Non l’ha fatto e basta. Questa storia racconta il perché.
                          La recensione
L'alba che irrompe sorprende Louise e Liam, diciassette e diciannove anni, sull'alto di un ponte. Si tengono per mano, ammanettati. Poi il tuffo. Un'altra alba, ma di tanti giorni dopo, restituisce i loro cadaveri: gonfi, blu, irriconoscibili. Le manette non si sono spezzate, le loro mani non si scono mai sciolte dalla stretta. La pena dei familiari, i perché sprecati, le tristissime esequie. Per lui, la cremazione. Lei, invece, viene sepolta in una bara bianca, su un letto di viole. Louise odiava profondamente le viole, però i suoi genitori non l'hanno mai saputo. Quante cose non sapevano di lei, un tempo figlia modello? Le famiglie, attonite, non hanno voluto sotterrarli insieme. Si conoscevano da poco e subito erano andati a vivere insieme, in un appartamentino dai colori kitsch e arredato a caso coi mobili dell'Ikea. Parlavano, nell'ultimo periodo, di fuga, per lasciarsi alle spalle i guai. Hanno bruciato le tappe, si sono voluti bene male, si sono rovinati con le proprie mani. Un funerale comune, per i parenti disperati, è troppo. E i funerali, si sa, sono più per i vivi che per i morti. Tempo di dare ragione alle famiglie, a lungo menefreghiste, ma anche di sentire le loro, che sono ormai dall'altra parte. Louise, ex figlia modello e brava ragazza, ha infatti qualcosa da raccontarci. Come in un Amabili resti in cerca d'autore, la narratrice onnisciente, all'indomani del ritrovamento del suo stesso cadavere, racconta cos'è successo davvero. Un po' fantasma e un po' guardiano, non ha rimpianti di sorta, se non uno. Un dubbio: dall'alta parte, dov'è Liam? Si snoda, così, una vicenda di gangster e pupe, agnelli sacrificali e debiti di sangue da saldare. Louise e Liam, vissuti tra le droghe libere e il sogno dell'Irlanda, non sono tra i ragazzi tristi e malinconici di cui ultimamente abbiamo letto. Sono su di giri – per la passione e i trip – e fanno progetti su progetti. 
Ma, a differenza degli adolescenti americani, si muovono in un ambiente squallido, adulto, violento, che ricorda poco gli scenari degli young adult tradizionali e tanto, invece, le borgate malfamate e i rapporti senza freni di Silvia Avallone, Valentina D'Urbano, Niccolò Ammaniti. Ricorda la trasgressiva Bristol di Skins, vista attraverso una fotografia sbiadita e gli occhi come spilli di diciassettenni maledetti. Cattive compagnie, troppe, e non c'è luce in fondo al tunnel. Non c'è alcuna via d'uscita. Da un amore che stringe sui polsi. Da una strada che è maestra di vita, sì, ma insegna le cose sbagliate: il tuo compagno di banco è uno spacciatore, in quella scuola di fiordi e cemento armato; nessuno si preoccupa, se sei spesso assente; la prima della classe, ragazza inarrivabile, è stranamente facile da indurre in tentazione. Io e te all'alba è un romanzo per adolescenti e non, scritto al presente e al passato. Senza capitoli, ma diviso in frammenti speculari. Da un lato abbiamo loro, giovanissimi e sulla via del non ritorno. Dall'altro, invece, coloro che restano a compiangerli, in quella Danimarca intraducibile, glaciale: il padre permissivo e la mamma distante di Louise; il padre di Liam, irlandese alticcio che non si è mai integrato, e un fratello minore, Jonathan, che a tredici anni si risveglia dagli incubi su un letto bagnato di pipì. La ricerca di un diario segreto, abbandonato in una roulotte in mezzo al nulla. Lo shock impensabile, la sete di vendetta, la voglia di perdonare – e perdonarsi. I pensieri sgradevoli, le pistole che pesano nella tasca del giaccone: ma per uccidere o per uccidersi? Nel frattempo, la mamma di Louise caccia si avvicina al consuocero. Il padre della adolescente, invece, troverà consolazione nella caccia al colpevole, ai mulini a vento, e nel candore della migliore amica della figlia, che prova un dolore simile eppure diverso dal suo. 
Flirt innocui, amicizie inaspettate, nessuna malizia negli abbracci di chi soffre e cerca sollievo in qualcuno che non sia il proprio coniuge. Separati ma spiritualmente insieme, per superare il lutto e un senso di colpa che non va via. La domanda, perenne: cosa hanno fatto? Soprattutto, cosa non abbiamo fatto noi? Il dubbio, a lungo, resta. Scelta consapevole o omicidio? Sanne Munk Jensen e Glenn Ringtved, a quattro mani, ci propongono un linguaggio crudissimo, una scrittura senza fronzoli e situazioni pulp, per lettori con il pelo sullo stomaco. Storia d'amore alternativa, melò con una versione nordica e malaticcia degli intramontabili Romeo e Giulietta, Io e te all'alba fa tappe frequenti nel lato selvaggio e in territori che appartengono più propriamente al noir. Quasi tarantiniano, ad esempio, nel tratteggiare un personaggio come Johanness: signore della droga e boss locale, dai denti geometrici, l'eloquio accattivante e gli hobby – vedi il rettile come animale domestico – grotteschi. Tutte cose che mi piacciono, tutte cose che non mi aspettavo scartando il pacchetto. Fan parte della sorpresa. Però la crudeltà e la sporcizia, che colgono all'inizio impreparati, sconvolgono ma non arrivano: galleggiano in superficie. Però il dolore – fatta eccezione per quello dei genitori, i personaggi più umani e interessanti tra tutti – arriva a ondate e, in definitiva, trattandosi di una storia brutale e cupa, non è abbastanza. E lui e lei, protagonisti di una vicenda a tinte crime, rocambolesca e accidendata, non restano impressi, al contrario di uno spunto e di un incipit che danno i brividi. Gli scandinavi sono abili giallisti, ma con i sentimenti non sono chissà quanto a proprio agio. Il che rende gli autori di Io e te all'alba spietati, con fegato da vendere, ma non troppo partecipi. L'amore tra i due personaggi, al centro di una tragedia che sa di thriller, dà brividi a fior di pelle – l'alone tragico, il disgusto per un simile degrado, la rabbia per la loro irruenza – ma non quello, alla fine, davvero necessario. La freddezza dei loro climi, come mi ha suggerito l'amica blogger Silvia, dev'essergli entrata nella penna, oltre che nelle ossa. Sono secchi e glaciali, la fuga d'amore è sottoposta ad autopsia, ma quei cadaveri ripescati all'inizio nel fiordo, ammanettati per non dividersi mai, hanno corpi gonfie, mani gelide e, nonostante tutto, cuori ancora caldi.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Naughty Boy ft. Beyoncé - Runnin' (Lose It All) 


lunedì 23 novembre 2015

Recensione: Fino alla fine del mondo, di Tommy Wallach

Guardò il cielo, cercò la scintilla implacabile e vide che erano impegnati in uno scontro di volontà. In quell'istante smise di averne paura, anzi, la sfidò ad arrivare, sicura che quel sasso non potesse avere fame di morte più di quanto lei avesse fame di vita.

Titolo: Fino alla fine del mondo
Autore: Tommy Wallach
Editore: Piemme – Freeway
Numero di pagine: 388
Prezzo: € 17,00
Sinossi: L'asteroide Ardor ha il 66 per cento di probabilità di colpire la Terra, distruggendola. Potrebbe accadere entro due mesi. Potrebbe accadere sul serio. Due mesi è un tempo irrisorio oppre eterno. Dipende. Può essere impiegato per disperarsi oppure per commettere ogni sorta di nefandezza, oppure per ridefinire ciò che siamo, liberandoci dalle etichette che abbiamo lasciato che ci appiccicassero addosso. A Seattle quattro ragazzi stanno aspettando la fine del mondo. C'è lo sportivo, la puttana, lo sfigato, la studentessa brillante. Hanno due probabilità su tre che quei mesi siano l'ultima occasione per fare qualcosa che abbia un senso. Non per essere degli eroi e nemmeno per dimostrare niente a nessuno, ma solo per diventare se stessi, trasformando le proprie vite in qualcosa che abbia avuto senso vivere.
                       La recensione
“Qualunque cosa sia, non ne vale la pena”. A metà della scorsa settimana, di sera, ho ricevuto una chiamata inaspettata. Il cellulare ha vibrato e, sullo schermo, ho letto il numero di una persona con cui, faccia a faccia, credevo di non avere mai parlato prima. Giusto per messaggio. Magari era partita una chiamata per sbaglio: con il touch, spesso capita. Una volta, due... Alla terza, ho risposto, ricordandomi che tra noi c'era una questione in sospeso: a quella ragazza, infatti, avevo promesso delle dispense, ma quando avevamo detto di incontrarci, in settimana, era caduto il discorso; non mi aveva fatto sapere altro. Alle ventidue spengo la tivù e, un po' imbarazzato, rispondo: odio parlare al telefono. Non so quando i miei silenzi siano troppi o troppo pochi, quando è giusto spezzare parola oppure no. Con gli sconosciuti, a volte evito: mi si deve conoscere per interpretarmi. Ma quella sconosciuta alla cornetta, d'un tratto, non lo è stata più, sconosciuta. Mi sono ricordato di averla incontrata una mezza volta - amici in comune e lei, più grande di me, parlava dei suoi viaggi –, mentre mi raccontava di come, in Italia per gli errori della segreteria didattica, aveva preferito tornare a Parigi, da un giorno all'altro, all'indomani della tragedia. Lì ha una casa, un impiego – ho capito che scrive, che lavora in ambito umanitario – e al suo paese originario, in Abruzzo, non poteva starci, con il pensiero che vola altrove. Al concerto, quella sera, c'era il primo ragazzo che aveva conosciuto in Francia e la memoria del cellulare conservava ancora le sue promesse: doveva andarla a prendere in aeroporto. Ma quel ragazzo era morto, e adesso lei si scusava con me per i libri, per il ritardo. Ma la voce tremava, e tremavo anch'io. Lo avrà capito, si è subito scusata, ma aveva bisogno di parlare. E così abbiamo parlato. Di parigini che si fanno in quattro per la loro amica italiana, che di giorno si stanca, a lavoro, per non pensare, ma che quando è sera ha paura. Dei tanti feriti e, in particolare, di un'amica che è sopravvissuta alla sua compagna – e con la naturalezza che nel nostro Paese non ci sarà forse mai, senza dovere specificare sai, lei è lesbica, perciò aveva una compagna. Dei suoi inevitabili e se lì ci fosse stata anch'io; della preoccupazione di andare in ufficio in metropolitana, ché cosa ne so se quello di fronte a me, dal nulla, mi spara in fronte. Ho riattaccato un'ora dopo, ma non sono riuscito a dormire. Solo rigirandomi tra le coperte, pietrificato, mi sono scoperto realmente scosso dalla drammatica notizia che, quante volte, un centinaio?, avevo sentito al TG. Non erano le frasi fatte della televisione a parlarmene, non i titoli dei giornali. Il racconto di quella ragazza, per la prima volta, mi aveva fatto sentire Parigi vicina, e la preoccupazione – incancellabile - mi voleva sveglio. Così ho iniziato a leggere Fino alla fine del mondo. 
Il libro giusto nel momento sbagliato, a tal punto che non riesca a dirvi, su due piedi, quanto sia effettivamente bello e quanto, quella notte, sia sembrato bello a me. Ma non è la stessa cosa, dopo tutto? In uno young adult – il più illuminante letto quest'anno – dove si parla di scienza e fede, si muovono significativi protagonisti in cerca di un senso, in un'annunciata apocalisse che somiglia un po' all'estate delle grandi scelte. Metteteci però le rivolte in piazza, la legge marziale, una festa spaziale. Una seconda parte dura, cupa, in cui l'isteria collettiva miete ingiuste vittime e il salvataggio di una sorella che frequenta brutte compagnie porterà i personaggi in un covo di tossici, a giocare con il fuoco. L'autore, giovane e colto – ne sa infatti di musica, filosofia, letteratura -, cita Vonnegut e con uno stile profondo, buffo, assolutamente originale nello spirito, scrive un romanzo che non è una lista di cose da fare. I diciotto anni e i buoni propositi di ogni dove – perdere la verginità, inseguire un sogno, trovare l'amore – somigliano, in Wallach, a quelle immagini veloci, frammentate, in cui nei film si vide un'umanita che, nel profondo, emoziona. Peter, sportivo e popolare, ha il successo in pugno, ma inizia a domandarsi se il suo scontato futuro – una borsa di studio, una fidanzata sciocca e possessiva – non sia l'equivalente di una vittoria di Pirro, come gli ha suggerito il prof a lezione.
Eliza, nuova a Seattle, ha dato un bacio al ragazzo sbagliato, sotto lo sguardo di un'osservatrice indiscreta e, in un lampo, il pettegolezzo l'ha dipinta come una poco di buono. Sul petto ha una lettera scarlatta. Si è perciò adeguata in fretta. E' diventata la ragazza disinibita e sfacciata che tutti, sbagliando, pensavano che fosse. Ma ritrova se stessa nella camera oscura, quando l'unico lampo positivo – il flash della macchina fotografica – le permette di immortalare attimi irripetibili. Andy, punk e skater, indossa jeans troppo stretti e fuma troppe canne, invece: innamorato pazzo di Eliza – che anche Peter ama, tra l'altro -, è autore di testi intensi e di dichiarazioni d'amore brille nelle segreterie telefoniche. Anita, afroamericana, è ricca e precisa: avrebbe Princeton nell'imminente futuro, ma c'è questa voce potentissima, da cantante soul, che non riesce a zittire. Perché cantare nel proprio armadio, se c'è una folla che vuole sentirsi dire, e cantare, un'ultima cosa buona? L'esordio di Tommy Wallach – cantante e compositore che, all'interno della sua opera prima, mette tutta la musica che può – parla della vita, essenzialmente, che non si ferma mai. Che siano i terroristi, che sia un'asteroide che ha il 66 per cento di possibilità di ridurre in cenere la Terra. Ma la vita continua, anche senza di noi, e ci sono i giovani, per fortuna, che non smettono di proiettarsi a domani. Come l'amico della ragazza di cui vi ho parlato, che aveva promesso di andarle incontro, domenica, e a domenica non ci è arrivato. Quante le promesse infrante? Quanti gli appuntamenti mancati? A colpire, qui, soprattutto il concetto di karass. La social catena di Leopardi; lo splendido momento di Sense8, in cui gli otto protagonisti, in città lontane, si ritrovano a canticchiare sovrappensiero la stessa canzone. Persone che operano per uno stesso fine e che, ovunque siano, qualsiasi cosa facciano, si ritrovano a guardare la stessa asteroide che incombe. Siamo sotto lo stesso cielo - e non è sempre più blu, ma, a tratti, nerissimo. 
Sono a sentirti piangere, una sera, dall'altro capo del filo.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio: The Smiths – There Is A Light That Never Goes Out


“To die by your side
is such a heavenly way to die.”

lunedì 2 novembre 2015

Recensione: La nostra ultima canzone, di S.K. Falls

Io volevo diventare amica del dolore. Volevo ballarci guancia a guancia, usare la sua mano come cuscino mentre dormivo. Rifiutavo di averne paura.

Titolo: La nostra ultima canzone
Autrice: S.K. Falls
Editore: Piemme Freeway
Numero di pagine: 346
Prezzo: € 17,50
Sinossi: Il più grande desiderio di Saylor è ammalarsi, solo così, pensa, chi le è accanto la noterà e le vorrà bene. Ha la Sindrome di Munchhausen, infatti, e ogni scusa è buona per entrare in contatto con germi e malattie. Così, quando il suo psichiatra le consiglia di andare a fare volontariato per i gruppi di auto-aiuto, accetta con grande entusiasmo: per ammalarsi non c'è niente di meglio che passare del tempo in ospedale. Lì Saylor conosce un gruppo di ragazzi, malati terminali, e inizia a frequentarli Tutto si basa su un equivoco, loro pensano che anche Saylor sia molto malata, ma lei non ha alcuna intenzione di fargli cambiare idea, perché per la prima volta si sente a suo agio con dei ragazzi della sua età. Tra di loro c'è Drew, un ragazzo bellissimo, un musicista, di cui a poco a poco Saylor si innamora. A separarli c'è quella tremenda bugia, Saylor non ha davvero la sclerosi multipla, ma a unirli c'è una forza potentissima, che li spinge a credere di conoscersi da sempre.
                                           La recensione
Saylor ha sette anni quando ingoia il primo ago. Una scena cruda, forte, per dare avvio a un romanzo che la copertina italiana – non che quella originale sia meglio – vorrebbe farci credere stucchevole. Due ragazzi che si baciano, in una storia d'amore all'apparenza come mille altre, quando invece l'indagine dei mali – fisici e mentali – e un'affiatata compagnia di comprimari a un baratro, ma stranamente contenti, rendono La nostra ultima canzone il romanzo che forse non ti aspetti: interessante per temi mai esplorati, coinvolgente nella resa, che è modesta ma piace. E della scrittura, lineare, nella media, ma senza peli sulla lingua, apprezzi le piccole punte di coraggio e l'immensa schiettezza con cui andare al cuore del problema. Perché la storia di Saylor, dei suoi nuovi amici morenti e del suo primo e ultimo amore, sa raccontare i temi spinosi e le bugie spregevoli con semplicità; con una specie di leggerezza che rende la lettura agevole e accattivante. Una lettura che, pur coi suoi limiti, ti lascia insomma qualcosa di buono. Sono positivamente sorpreso e potrei dire che, sotto sotto, avessi intuito che il romanzo di S.K. Falls potesse piacermi; ma il potenziale, dietro un'aria comune, in realtà non lo avevo scorto. Il desiderio di leggerlo è partito come un capriccio che la gentile Lucia dell'ufficio stampa ha voluto darmi per buono: attirato perché certi temi – se trattati al meglio – sono gli unici a scalfirmi. Nel risvolto di copertina – e, al contrario dell'immagine in primo piano, i risvolti sono particolarissimi, con un effetto strappato ai bordi – leggevo una storia triste: la Falls – dietro le abbreviazioni, origini indiane che regala, in parte, alla sua complicata protagonista – si sarebbe rivelata delicata o diretta, ironica o elegiaca? Soprattutto, in un mare di libri, in cui gli adolescenti vengono descritti alle prese con gli struggenti dolori della loro età, avrebbe cantato, a modo suo, un ritornello diverso o il classico tormentone che va per la maggiore? Per fortuna, c'è quella narratrice che spiazza e, con l'egoismo e una siringa sempre in tasca, fa la differenza, facendosi odiare e volere bene. Saylor ha qualcosa che non va. Lo rivela un incipt shock – e l'incipit, in un romanzo, fa tutto – in cui ci racconda i suoi primi tentativi di farsi male. Gli aghi per lacerare, i lassativi per procurarsi i crampi alla pancia, il desiderio malato di essere sempre a letto, in preda a febbri alte, per attirare le attenzioni di due genitori distanti. 
Avete presente quando avete l'influenza e, per un weekend, ritornate bambini? I piumoni caldi tirati su, fino al collo, con tanti cuscini sotto la testa e la televisione che manda un film rilassante; le mamme che ti portano il brodo e i padri che, tornati dall'ufficio, ti rimboccano le coperte, anche se hai vent'anni e sei grande, ormai? Una famiglia che, nel momento del bisogno, vedendoti debole, si fa in quattro per te. Saylor ha la Sindrome di Muchausen e il suo sogno è vivere per sempre così: nel nido di una mamma chioccia, in preda a una febbre che – come scriveva qualcuno – rende tutto più bello. Ma quelli che sembravano semplici capricci, con l'età, degenerano. La sua migliore amica è una puntura, con la quale si inietta saliva sottopelle, procurandosi ascessi; il suo compagno fedele è uno psicologo che non giudica; il suo amante segreto, invece, il farmacista di turno. Finché, un giorno, stare a contatto con le forme più spietate della malattia non diventa il suo compito per casa: lei spera di abbattere ulteriormente le sue difese immunitarie, i medici di sensibilizzarla. In ospedale, conosce un gruppo di giovani malati terminali, che vanno dai diciotto ai venticinque anni, a metà tra Braccialetti Rossi e Noi siamo infinito: geniali e amichevoli; così tanto da crederle a occhi chiusi quando, per un malinteso mai smentito, Saylor dice di avere la sclerosi multipla. 
C'è Zee, che lotta contro un cancro al seno che ha presto messo radici altrove; Pierce, omosessuale sieropositivo; Jack, che combatte – in tribunale – per il suo diritto a una morte dolce; Drew, che ha braccia forti per compensare a gambe fragili. Il suo male si chiama atassia: si trascina dietro con un bastone, ascolta tanta buona musica, ha finalmente conquistato la propria indipendenza. Presto lo abbandoneranno anche la voce, con cui intona belle canzoni di amore e perdita, e tutto il resto. Inevitabilmente, anche Saylor. Come reagirà alla bugia di lei? Come sarà, quel gigante buono, piegato su una sedia a rotelle? Allora speri che lei possa guarirlo e basta, ma non è possibile; e allora speri che lei si ammali sul serio per non doverlo deludere. Non si meriterebbe neanche di sopravvivere a tutti: di difficile comprensione, scostante, tanto ingrata da giocare con il fuoco. In mezzo a comprimari a cui ci si affeziona e che pianificano di morire soli come cani, nascondendosi, la storia della diciottenne Saylor, ragazza interrotta, darà il via a una relazione amorosa toccante e a un percorso di crescita che emoziona. I suoi tentativi, prima di farsi accettare, poi di farsi perdonare, compaiono in lungo elenco di nodi da sciogliere e scuse da chiedere: una lista di ultime volte un po' diversa, per non lasciare – come in caso di fine prossima, d'altronde – niente in bilico. Il new adult di S.K. Falls è tra quelli che, se letti nel momento giusto o in quello sbagliato, ti sanno trovare scosso e pensieroso; come un brano malinconico che hai già sentito ma che, se fuori piove e nessuno ti vede, ti commuove. Sui misteri del cuore – perché innamorarsi, se si hanno i giorni contati –, su quelli della psiche – perché desiderare un malanno, se Dio o chi per Lui ci ha fatto la grazia di una esistenza duratura. Sull'inconciliabilità tra un dolore fisico che si sopporta, e a volte si ricerca, e un dolore emotivo che, al contrario, dilania ma fa crescere. L'amore è strano, è strana la vita. Siamo strani noi, assieme ai nostri sentimenti involontari. La nostra ultima canzone, dunque, si rivela un libro da consigliare quando ci si rende conto – insieme alla protagonista – che si è qualcuno di speciale, e che il romanzo è di conseguenza qualcosa di speciale, anche senza i segni distintivi della ballata triste. 
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Tom Odell – Heal

venerdì 25 settembre 2015

Recensione: Io sono nessuno, di Jenny Valentine

“Indeciso” sembra un posto magico adesso. Un posto prima di “azione” e “conseguenza”. E' indeciso che voglio.

Titolo: Io sono nessuno
Autrice: Jenny Valentine
Editore: Piemme “Freeway”
Numero di pagine: 240
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Per tutta la vita, Chap non ha fatto altro che scappare. Un giorno, nella casa-famiglia in cui abita temporaneamente, viene scambiato per Cassiel Roadnight, un ragazzo scomparso due anni prima. La somiglianza è davvero stupefacente e la famiglia, che ancora lo cerca disperatamente, sembra perfetta. È così che Chap decide di rubare l'identità di Cassiel e fingersi lui con la sua famiglia e i suoi amici. Diventare qualcun altro però è meno semplice di quanto Chap possa immaginare, soprattutto quando inizia a scoprire che la vita di Cassiel era tutt'altro che perfetta e che anche la sua famiglia nasconde molti segreti...
                               La recensione
Chap ha sedici anni e, da due, vive come capita. La strada l'ha reso schivo, combattivo e un perfetto bugiardo. Fare a botte, rubare, mentire sono lezioni fondamentali quando vivi di nascosto: Chap, che poi neanche si chiama così, è uno studente modello nella spietata arte di arrangiarsi e un'ombra che non noti, quando fuori è buio. Chi si nasconde sotto il suo cappuccio grigio? Finché – stanco di scappare dagli altri e da sé stesso, già disilluso nell'età delle grandi speranze – qualcuno gli offre su un piatto d'argento, e in un articolo di cronaca nera, la possibilità di ricominciare. Un punto e si va magicamente a capo. Perché c'è un ragazzo scomparso che, in foto, lo guarda con i suoi stessi occhi. 
Cassiel Roadnight, più sorridente e più bello, meno segnato nel volto e non altrettanto amareggiato, è il suo gemello diverso, un sosia a cui è legato da una somiglianza impressionante, ed è andato. A casa sua c'è un posto vuoto. Possibile occuparlo senza fare rumore, senza destare sospetti? Io sono nessuno – lo saprà bene Polifemo, ingannato così dalla scaltrezza di Ulisse – è la storia della seconda vita di Cassiel Roadnight. Un romanzo accattivante, nonostante una trama all'apparenza dotata non chissà di quale originalità. Uno scambio di identità e così iniziava, tre anni fa, l'imperdibile Orphan Black, tra clonazioni e laboratori inviolabili. Un ritorno a casa, invece, con un altro nome e una famiglia aliena, era l'incipit di Finding Carter, teen drama sull'adolescenza e i suoi lati oscuri. Ma Io sono nessuno, lontano dalle strade della fantascienza e dalle schermaglie dei licei americani, assomiglia un po' al primo, un po' al secondo, ma mai a nessuno davvero. Forse parenti alla lontana, però diversi nel dettaglio: Jenny Valentine è la pecora nera della famiglia. Ha uno stile che non gira intorno alle cose, duro, immediato e senza abbellimenti. Si nota, ad orecchio, che è inglese e non americana, anche evitando di leggere la sua biografia: gli statunitensi sono accondiscendenti, più standard; i britannici, invece, schietti e freddi. Cambiano, insomma, l'accento e le intenzioni.
L'autrice – di cui recupererò in tempi brevi il romanzo precedente, La signora nella scatola – è presenza fissa nell'ambiente della Carnegie Medal e, al pari di Kevin Brooks e Patrick Ness, il suo stile secco e le sue buone idee conquistano subito. Se la Valentine è un nome da segnarsi, purtroppo il romanzo con cui si fa conoscere da me non è, fino alla fine, all'altezza. Come si rovina un'ottima impressione iniziale? Facendo cosa o, meglio, non facendo cosa? Io sono nessuno, nelle prime duecento pagine almeno, è materiale interessante. Un thriller per giovanissimi i cui enigmi, però, si limitano al rebus dell'identità del protagonista: chi è, chi non è. Il mistero della scomparsa del ragazzo che, abbandonando l'ovile, ha permesso a Chap una seconda vita non è infatti altrettanto approfondito: un nucleo familiare composto da poche figure – la mamma addolorata, la sorella responsabile, il fratello maggiore avido – e, con l'aiuto di un migliore amico bizzarro, i nodi arrivano presto al proverbiale pettine. Quando potrebbe essere altro, chiunque voglia, quando potrebbe essere tanto, è allora che purtroppo non fa sostanziali passi in avanti. Non andando né piano né lontano, verso una chiusa frettolosa: per me, più adatta a un racconto che a un romanzo di formazione in crisi d'identità. Accontentarsi della sufficienza, insomma, di tratti comuni sotto la maschera, quando – cambiando radicalmente prospettiva – si poteva diventare migliori. Come il suo protagonista, Io sono nessuno abbandona la strada vecchia per la nuova, ma non si può dire se sia cosa buona e giusta. Sa infatti quel che lascia – il sospetto – e non sa quel che trova – una modesta esistenza alternativa. Il detto del nonno non sbaglia.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: MisterWives – Vagabond

venerdì 8 maggio 2015

Recensione: Bunker Diary, di Kevin Brooks

Lo so che potrei morire qui. So che potresti uccidermi. Ma non riuscirai a uccidere i miei pensieri. A loro non serve un corpo, non serve l'aria, non servono cibo, acqua o sangue. Anche se mi uccidi, io continuerò a pensarti. Capisci? Ti penserò fino alla fine dei secoli.

Titolo: Bunker Diary
Autore: Kevin Brooks
Editore: Piemme "Freeway"
Numero di pagine: 300
Prezzo: € 15,00
Sinossi: Linus, 16 anni, insieme a quattro adulti e una ragazzina di nove anni, si trova intrappolato in un bunker, uno spazio claustrofobico, da cui nessuno può fuggire. Sono stati rapiti da qualcuno che si è presentato loro ogni volta in modo diverso e non sanno perché sono stati scelti. Spiati da decine di telecamere e microfoni perfino in bagno, dovranno trovare un modo per sopravvivere.
                          La recensione
Lo scorso anno, Kevin Brooks mi aveva fatto vivere – con il suo L'estate del coniglio nero – l'adolescenza come io non l'avevo mai vissuta. Gli anni del liceo come parte di un giallo, la gioventù come pazzia da rave. Intossicazione da fumo passivo, miasmi di troppe verità. Vedere cos'è cambiato, da una generazione all'altra, e guardare con occhi diversi le cricche di amici sotto casa. Tu che hai appena vent'anni e non ti riconosci, e per fortuna, nelle esperienze e nei desideri di chi è poco più piccolo di te. C'è chi ne sta alla larga – genitori che fanno finta di niente, perché occhio non vede e cuore non duole; baristi che servono alcolici ai minorenni, tanto per toglierseli di torno; spacciatori che hanno clienti, ormai, sempre con meno barba in faccia – e chi, come Brooks, invece ci sguazza. Scrivendo romanzi per ragazzi, e sui ragazzi, con un coraggio pazzesco. Sfidando in continuazione. Il mistero avrebbe potuto trovare risoluzione più appagante, in quel caso, ma poco importava: L'estate del coniglio nero ero uno young adult esplorato – e sezionato - come uno sporco thriller, in un universo stanco di storie perfettine e letture bene educate. Da allora, è iniziato lo stalking accanito verso l'autore – e io, quando ha vinto la Carnegie Medal, modestamente c'ero. Su Facebook, pronto a bersagliarlo di “mi piace”, ma c'ero. Ad aspettare con ansia, ancora prima che la Piemme ne annunciasse l'uscita, questo Bunker Diary. Ansia. La parola chiave. Insieme a rabbia, asfissia, furia, angoscia, ansia e ancora ansia. Per me, almeno, che due minuti in ascensore con uno sconosciuto e già non vedo l'ora di scendere. 
Prendi in considerazione ogni scappatoia quando c'è qualcosa che ti spaventa. Montagne russe nemmeno per scherzo, se la paura è tutta una vertigine. Scale ripide e piedi che non ti abbandonano, se il timore è l'immagine di te sigillato in una scatola di scarpe. Uno imbroglia come può, illudendosi che la vita sia cosa sua. Bunker Diary ci fa riflettere sul fatto che non siamo nulla, che l'esistenza è un attimo e che viviamo tutti in un mondo matto. Coraggio è perciò anche uscire di casa. Allora non spaventano più le altezze, gli spazi stretti, gli insetti ma l'uomo. E dell'uomo puoi avere paura fino a un certo punto, altrimenti poi che fai?, ti rinchiudi in un'altra scatola, tu che eviti gli ascensori apposta? E questa volta l'adulto al piano di sopra, che gioca al gioco di Dio, è il male e un adolescente in trappola, screanzato e ribelle ma con l'animo pulito, è la speranza dei perdenti nonostante tutti gli sbagli dei suoi sedici anni all'addiaccio. Linus è scappato di casa: odia suo padre, il suo stupido nome da fumetto, ama la musica. Suona per strada e vive in metropolitana, dell'elemosina di te che passi, non lo guardi, gli lanci una moneta: la scelta della povertà, come San Francesco, e non per la santità ma per la libertà. Quanti accenti di fila, quanti bei sogni. E' un bravo ragazzo, lui, travestito da tossico: fa parte del personaggio che si è creato per dormire sotto un cartone senza grane, ma è gentile e la gentilezza lo frega. Aiuta un cieco con la spesa, ma il cieco non è cieco, lo narcotizza, lo carica in macchina, lo imprigiona in un cubo di cemento. Una specie di monolocale sottoterra, con sei letti, sei bicchieri e sei forchette di plastica. Per gente che non sa di essere già morta. 
Per lui, che all'inizio è solo e poi si ritrova a respirare gli odori e a sopportare gli scleri di una bambina di nove anni, di una agente immobiliare, di un eroinomane in astinenza, di un ciccione in abito scuro, di un filosofo con un piede nella fossa. Sei persone, tutto quel bianco, poi tutto quel nero quando le luci si spengono. Alle pareti, un orologio che imbroglia e un ascensore che fa su e giù, aprendo le porte a incubi e sorprese. Dove pensi di scappare? La lotta per la sopravvivenza si consuma, logorante e inevitabile, in meno di trecento pagine di diario. Un taccuino in cui il narratore - quando capita, quando ha la forza, quando il carceriere tiene la luce accesa – appunta le sensazioni e i sapori di un incubo orribile. La scrittura è la sua valvola di sfogo – e le pagine del diario non sono commestibili, ci ha già provato con una vecchia Bibbia; e la penna non è abbastanza resistente per uccidere o uccidersi – e il lettore, un tu generico che acquista sempre continui significati, diventa ora quel padre rimpianto, ora un amico, ora quel misterioso aguzzino contro cui sfogarsi. I ritmi sono snervanti e inquietano più le pagine lasciate in bianco che quelle fitte fitte di torture psicologiche, subdoli passatempi, pensieri lividi. Kevin Brooks lo si ama e lo si odia. Fa del male – a te, alle sue creature, a te che sei una sua creatura se leggi i suoi turbolenti deliri – ma ha due palle grosse così. I bambini non dovrebbero soffrire, e qui soffrono. Gli adolescenti dovrebbero leggere romanzi costruttivi, e qui è distruzione. Se lo avessi letto qualche anno fa, mi avrebbe sconvolto. Non c'è un senso al male, alla violenza; non c'è una spiegazione. Si è lì e basta. Topi che scavano nella pietra in cerca di una via d'uscita, ma che confondo l'alto col basso e si smarriscono. Anche alla mia età però mi ha destabilizzato. Con la descrizione sofferta di giorni statici, le pene della convinvenza forzata, giovani protagonisti che non vogliono salvare il mondo come nei distopici. Lottano contro la diarrea, i crampi allo stomaco, la puzza di corpi non lavati perché il burattinaio ha chiuso l'acqua. Spesso, muiono. Assolutamente terrificante, sarà che subisci il male passivamente e, anche all'ultima pagina, non sei grado di dargli un volto. Brooks ti racconta la storia di uno dei sei prigionieri, mentre fa il gioco esatto dello scienziato pazzo. Cavolo, se ti mette alla prova! Il suo stile a schegge e spigoli è un esperimento e tu paghi il prezzo di copertina per essere tormentato. Una provocazione claustrofobica e intelligente, con le atmosfere di The Cube, Buried, Saw e gli epiloghi spiazzanti che solo nei libri spiazzanti. Alla faccia del young adult. Ho letto romanzi cattivi e romanzi cattivissimi, ma Bunker Diary – la copertina a disegni, l'aria infantile – alza di un po' l'asticella della crudeltà consentita.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Muse – Hysteria

martedì 20 maggio 2014

Coming This Fall #7

Lo so. Lo so che Coming This Fall significa Prossimamente in Autunno e che, con giugno alle porte, ho un tantino sbagliato stagione. Avevo intitolato una serie di post dedicati alle anteprime e alle novità in questo modo, la scorsa estate, e il titolo è rimasto. Per non dovermi scervellare, ogni volta, per un titolo tutto nuovo e tutto scemo. Per andare sul sicuro. So anche un'altra cosa. Che non organizzo un post del genere da Natale, tipo, e che vedere tutti questi titoli in uscita potrebbe crearvi traumi seri. Calma! Il post è lungo lungo, ma vi parlo di titoli di genere vario – che, a volte, non ispirano nemmeno il sottoscritto. Li ho inseriti perché li ho scoperti per caso o, semplicemente, perché sono il primo a parlarne. Magari li aspettavate e non sapevate che erano in stampa, o magari no. Iniziamo. In uscita a breve, l'originalissimo I bambini del crepuscolo: autore dal nome impronunciabile, trama accattivante, copertina da brivido, storia da mettere in wishlist; dalla DeA il teen thriller L'estate dei segreti perduti – con una media di 4.04 su Goodreads e un intrigante titolo originale, We were liars – e il curioso Alter Ego; per la Piemme, L'estate di Ulisse Mele (che dev'essere mio) e l'ironico urban fantasy I segreti di Nightshade, parte di una serie che conta la bellezza di otto volumi (!); il nuovo thriller del maestoso Wulf Dorn (il booktrailer qui, in cui potete dare una sbirciata anche alla cover); per la fortunata collana Chrysalide, il gotico Doll Bones, il sequel del carinissimo Stay, l'ennesimo new adult che non m'ispira ma di cui ho letto belle cosette – Il tuo meraviglioso silenzio, il primo libro da “solista” dell'adorabile Kami Garcia della saga Beautiful Creatures, la distopia di Mystic City. In realtà, di questi potrei rinunciare giusto a due o tre. Ma proprio dovendo. E voi, quali aspettavate? Ditemi. Un salutone, M.

Titolo: I bambini del crepuscolo
Autore: Thorbjor O. Amundsen
Editore: Salani
Numero di pagine: 450
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 22 Maggio 2014
Sinossi: Domani, come sempre, Arthur morirà e si sveglierà nel corpo di un neonato da qualche parte nel mondo. Ha un’intelligenza e una memoria prodigiose e ha accumulato un sapere smisurato in settemila anni di reincarnazioni. È uno dei ‘Bambini’, individui che non diventano mai adulti, ma migrano da un corpo all’altro ogni quattordici anni. Sono sparsi in tutto il pianeta e comunicano attraverso un network segreto e altamente tecnologico. Il loro sapere è custodito in una biblioteca che raccoglie decine di migliaia di libri e si trova in un luogo segreto a Parigi. Nathaniel, un brillante studente universitario americano, ha elaborato un algoritmo che permette di individuare i Bambini, e da ora in poi la sua vita non sarà mai più la stessa. Ben presto, infatti, si trova catapultato insieme ad Arthur dalla Norvegia a Parigi, dal Galles al Parco di Yellowstone, per cercare di fermare Paolo, un Bambino capace di un odio divorante e deciso a distruggere il mondo.

Titolo: Noi siamo grandi come la vita
Autrice: Ava Dellaira
Editore: Sperling & Kupfer
Prezzo: € 16,90
Data di pubblicazione: 3 Giugno 2014
Sinossi: Tutto comincia con un compito in classe. «Scrivi una lettera a una persona famosa che non c’è più.» Per Laurel è il primo giorno in una nuova scuola, e si sente trepidante, spaventata, e con tanta voglia e paura di cominciare. Si sente anche vuota: quel vuoto gigantesco che si chiama May, la sorella più grande che se n’è andata silenziosamente durante l’estate, lasciandole un dolore esterrefatto e incredulo. Laurel scrive a Kurt Cobain, perché era il cantante preferito di May. E poi scrive a Amy Winehouse, Elizabeth Bishop, River Phoenix. Tutte persone che sua sorella amava. E che, come May, sono morte. Persone che possono ascoltare ciò che Laurel ha da raccontare – il suo primo anno di liceo, le cotte, le amicizie, l’emozione di crescere – e aiutarla a comprendere, e superare, un dolore troppo grande per i suoi quindici anni.
 
Titolo: L'estate dei segreti perduti
Autrice: Emily Lockhart
Editore: DeAgostini
Prezzo: € 12,90
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Sinossi: Da sempre la famiglia Sinclair si riunisce per le vacanze estive su una piccola isola privata al largo delle coste del Massachusetts. I Sinclair sono belli, ricchi, spensierati. E Cady, l'erede di tutta la fortuna e di tutte le speranze, non fa eccezione. Ma l'estate in cui la giovane Sinclair compie sedici anni le cose cambiano. Cady si innamora del ragazzo sbagliato e ha un incidente. Un incidente di cui crede di sapere tutto, ma di cui in realtà non sa nulla. Finché, due anni dopo, torna sull'isola e scopre che niente è come sembra nella bellissima famiglia Sinclair.

Titolo: L'estate di Ulisse Mele
Autore: Roberto Alba
Editore: Piemme
Prezzo: € 13,50
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Sinossi: Una casa in cima a una collina, nel cuore della Sardegna rurale. È qui che Ulisse vive insieme alla sua famiglia. Ha quasi nove anni e non sopporta la parola che la gente usa per spiegare il suo problema: sordomuto. Lo fa sembrare handicappato, invece lui capisce tutto benissimo e a scuola è il più bravo. E infatti suo papà non lo prende mai a cinghiate come invece fa con Betta e Checco, che saranno anche più grandi, ma si comportano sempre da stupidi. Neppure lui però immagina che andare al mare di nascosto in una torrida mattina di luglio possa essere la cosa più stupida che quei due abbiano mai fatto. Fino a quando Checco torna a casa da solo, e di Betta non c'è più traccia. Da quel momento la vita di quella famiglia è sconvolta. E mentre gli adulti cercano risposte, Ulisse ha occhi ben aperti su quel che gli accade intorno. Per lui, la scoperta della verità sarà un ingresso forzato nel mondo dei grandi.

Titolo: Away – Il nostro amore oltre il tempo
Autrice: Tamara Ireland Stone
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine: 240
Data di pubblicazione: 3 Giugno 2014
Sinossi: San Francisco 2012: Bennett Cooper ha diciassette anni e un destino tanto meraviglioso quanto crudele: può viaggiare nel tempo. Il suo unico desiderio è di poter amare la sua fidanzata, Anna Greene, conosciuta a Evanston nel 1995. Ma i due riescono a incontrarsi solo una volta al mese, forzando, all'insaputa dei genitori, il fragile margine della quarta dimensione. Andare e venire fra passato e presente non è, però, privo di effetti collaterali e la vita di Bennett pare dipanarsi in due luoghi e in nessun luogo: infatti, lui non si sente al suo posto né a Evanston, nel 1995, né a San Francisco, nel 2012. E, a complicare gli eventi, un misterioso sconosciuto compare nella vita di Anna...

Titolo: Mystic City
Autore: Theo Lawrence
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine: 400
Data di pubblicazione: Giugno 2014
Sinossi: Manhattan è stata sommersa dall'acqua. In una New York del futuro, vittima del riscaldamento globale, i quartieri sono rigidamente divisi: la zona più elevata è abitata dai ricchi, mentre la classe inferiore è costretta a vivere nello squallore delle Profondità, ai livelli più bassi. I capi corrotti della città ricca sopravvivono grazie all'energia generata dai mistici, rappresentanti della classe inferiore dotati di capacità magiche. Come nella tragedia di Shakespeare, accade l'impensabile: Aria, figlia di un ricco criminale, si innamora di Hunter, un mistico ribelle e rivoluzionario, determinato a cambiare il destino del suo popolo. Un amore proibito tra due famiglie nemiche è destinato a portare lutti e dolore, ma anche a cambiare per sempre la vita di Aria e del suo mondo.

Titolo: Doll Bones – La bambola di ossa
Autrice: Holly Black
Editore: Mondadori
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: 27 Maggio 2014
Sinossi: A dodici anni, Zach passa i pomeriggi a inventare storie con le sue due migliori amiche, Poppy e Alice: i tre hanno affidato il dominio del loro regno immaginario all'enigmatica Regina, una bambola di porcellana così perfetta da sembrare viva. Un brutto giorno il padre affronta Zach intimandogli di crescere e di cominciare a interessarsi a cose "da grandi". Il mondo di Zach sembra andare in frantumi, finché una notte la Regina compare in sogno a Poppy, rivelandole di essere stata una bambina in carne e ossa di nome Eleanor, le cui ceneri si trovano ora all'interno della bambola; Eleanor non avrà pace finché non sarà seppellita nella sua tomba, in una lontana cittadina dall'altra parte degli Stati Uniti...

Titolo: Phobia
Autore: Wulf Dorn
Editore: Corbaccio
Numero di pagine: 398
Prezzo: € 17,60
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Sinossi: La paura trova una nuova casa in una notte di dicembre a Forest Hill di Londra. Sarah Bridgewater si sveglia quando sente il marito tornare inaspettamente da un viaggio di lavoro, ma l'uomo che incontra in cucina, non è Stephen. Tuttavia, egli porta il vestito del marito, ha la sua valigia, ed è tornato a casa con la sua auto; lo straniero afferma di essere Stephen, e sa cose che può sapere solo il marito di Sarah. Per Sarah inizia il peggior incubo della loro vita, perché lo straniero improvvisamente scompare nuovamente, e nessuno vuole crederle. Solo il suo amico d'infanzia, lo psichiatra Mark Behrendt, decide di aiutarla, così ha inizio un duello psicologico con l'ignoto. E di Stephen Bridgewater non c'è ancora traccia.

Titolo: I segreti di Nightshade
Autrice: Marlene Perez
Editore: Piemme “Freeway”
Prezzo: € 14,00
Data di pubblicazione: Luglio 2014
Sinossi: Nella famiglia Giordano tutti hanno poteri da medium, tutti tranne Daisy. E quando sua madre chiede alla sorella maggiore di aiutarla a indagare sul misterioso omicidio di una ragazza per conto della polizia, Daisy si sente definitivamente inutile. Ma presto si accorge che diverse ragazze della scuola sono state aggredite e che il responsabile sembra essere un vampiro, anzi... una vampira! Daisy così inizia a sospettare di Samantha Devereaux, la ricchissima e snobbissima diva della scuola che è tornata dalle vacanze estive con un look tutto nuovo: pelle candida, rossetto vermiglio e abiti neri...

Titolo: Il tuo meraviglioso silenzio
Autrice: Katja Millay
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Sinossi: L’ex prodigio del pianoforte Nastya Kashnikov desidera due cose: finire la scuola senza che nessuno venga a conoscenza del suo passato e farla pagare al ragazzo che le ha tolto tutto, la sua identità, il suo spirito, la voglia di vivere. La storia di Josh Bennett non è un segreto: ogni persona che ama è stata strappata dalla sua vita finchè, all’età di diciassette anni, non è rimasto più nessuno. Ora ciò che vuole è essere lasciato solo e la gente glielo permette perché quando il tuo nome è sinonimo di morte, tutti tendono a lasciarti il tuo spazio. Tutti tranne Nastya, la misteriosa nuova ragazza che frequenta la scuola che inizia a presentarsi e non ha intenzione di andarsene finché non si sarà insinuata in ogni aspetto delle sua vita. Ma più la conosce, più diventa un enigma. Quando la loro relazione raggiunge un livello più profondo e si accumulano le domande senza risposta, Josh inizia a chiedersi se mai verrà a sapere i suoi segreti o se lo vuole.

Titolo: Alter Ego
Autrice: Susan Winnacker
Editore: De Agostini
Prezzo: € 12,90
Data di pubblicazione: Luglio 2014
Sinossi: Tessa ha 16 anni e l'incredibile capacità di assumere le sembianze di chiunque tocchi. È un'allieva dell'AFE (Agenzia Forze Eccezionali), una divisione dell'FBI che addestra i giovani mutanti, affinché imparino a gestire i propri poteri e usarli nelle missioni di spionaggio. L'unicità e la versatilità del potere di Tessa la catapultano in una missione delicata prima ancora che il suo addestramento sia concluso. In Oregon, infatti, un serial killer ha strangolato tre persone, lasciando come firma una "A" incisa sull'addome. La quarta vittima, Madison Chambers, è in ospedale in fin di vita. Tessa dovrà assumerne l'identità e sostituirla, per scoprire chi è il suo assassino prima che colpisca di nuovo. Ad affiancarla c'è Alec, giovane mutante che con Tessa condivide un'infanzia dura, un'amicizia molto intensa e qualcosa di più...

Titolo: Unbreakable
Autrice: Kami Garcia
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Prezzo: € 17,00
Data di pubblicazione: Settembre 2014
Sinossi: TRAMA TRADOTTA DA ME. Quando Kennedy Waters trova sua madre senza vita, il suo mondo inizia a cadere a pezzi. Lei non sa che le forze paranormali, in un mondo molto più oscuro, sono le uniche a tirare i fili. Non fino a quando i gemelli Jared e Lucas Lockhart irrompono nella stanza di Kennedy e distruggono uno spirito pericolosissimo inviato lì per ucciderla. I due fratelli le rivelano che sua madre era parte di un'antica società responsabile di proteggere il mondo da un demone vendicativo – una società i cui i cinque, unici membri sono stati assassinati nel corso della stessa notte. Ora Kennedy deve prendere il posto della madre all'interno della Legione, se è ancora disposta a scoprire la verità e a rimanere viva. Insieme a Priest e Alara, nuovi membri della Legione, i ragazzi gareggiano per trovare l'unica arma in grado di distruggere il demone– combattendo gli spiriti letali che lui controlla passo dopo passo.