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lunedì 28 dicembre 2015

Book Awards 2015 - Cosa ho letto e cosa [forse] non avrei dovuto leggere

L'ultima settimana dell'anno è cominciata e, come da tradizione, possono avere inizio i famosi listoni. Da quando si chiacchiera, da queste parti, anche di cinema e telefilm, non soltanto sulle migliori letture – purtroppo per me. Il purtroppo è perché, nel fare bilanci, intervengono l'amnesia e la mia storica indecisione. Farò bene? Avrò dimenticato qualcosa, strada facendo? Sui miei libri preferiti – e quest'anno ne ho letti novantasette in tutto, compresi alcuni testi teatrali e Carol, di Patricia Highsmith, a cui prossimamente dedicherò un post per l'imminente trasposizione – non ho dubbi. Si parte, dunque, da qui: un podio ragionato e, a precederlo, sette titoli non disposti secondo un ordine rigidissimo. Alla fine del post, dopo il romanzo vincitore, qualche lettura che è rimasta fuori dalla lista e che, per meriti o demeriti, ricorderò insieme a voi. 
E la vostra Top 10, invece? 
 Amedeo, je t'aime:I dipinti di Modigliani e il romanzo di Francesca hanno gli stessi identici occhi. Occhi stretti e umidi. Senza segreti, quando si parla di Jeanne Hébuterne. L'unica creatura dallo sguardo azzurro mare, in un mondo imperscrutabile di orbite insonni.
 Suite francese: Una vinta tra tanti racconta i vincitori, con la leggerezza di chi guarda le cose dalla giusta distanza e non mette chincaglierie, a nascondere le crepe delle nostre contraddizioni e i fiori della loro indulgenza.
 Still Alice - Perdersi: Un countdown da incubo, che finisce con l'amore. E con l'Alzheimer. Se l'amore – secondo la leggenda, dalla parola latina “mors”, morte, con una particella privativa davanti – davvero è vita eterna.
 Dante e Aristotele scoprono i segreti dell'universo: La bellezza della prima edizione Loescher – che porta un romanzo sull'omosessualità tra i banchi di scuola - ci mostra che la cultura è libertà. Il posto nel deserto che solo noi, un filosofo greco e un poeta fiorentino conosciamo. Stesi nel cassone di un pick up, a contemplare quelle stelle che, secondo un altro Dante, l'amore stesso muoveva.
 Acquanera: Rimane accanto, prepotente e spietato, come una macchia sul soffitto.
L'amica geniale: Arduo dire quanto sia capolavoro davvero e quanto pensi sia capolavoro per tutti gli altri che l'hanno definito tale prima di te. Elena Ferrante, all'altezza della sua notorietà, non delude, con un album di foto seppia considerato, dai molti, già una specie di piccolo classico. Dai molti, più uno.
Ti prendo e ti porto via: Le pagine sono cinquecento in tutto, la giostra fila nella notte e, dopo l'ennesima sbandata, degli scossoni perdi il conto esatto. E no, non turba nel senso che si rivela un libro triste, e quindi resta impresso perché le cose tristi, alla gente come me e voi, piacciono un mondo. Ma turba nel senso che c'è il cielo sereno e poi grandina. Perturba.
3. Il ladro di nebbia: Quante domande, quante storie in una e, soprattutto, quanta bravura. L'arzigogolata e romantica storia infinita di Lavinia ha i toni surreali - i capelli multicolore e i "se mi lasci ti cancello" - del cinema di Gondry, i mondi fatati di papà geniali, paesi delle meraviglie e maghi di Oz in quantità. Una favola di esordio - in tutti i sensi possibili.
2. On Writing: L'esplorazione del profondo di Stephen King.
1. Stanza, letto, armadio, specchio - Room: Quanto amore possono contenere undici metri? Quanto bene e quanto male queste trecento pagine? Il miracolo raro del mondo visto per la prima volta. Come se Emma Donoghue ci avesse regalato un paio di occhi nuovi – e ogni tanto si inumidiscono – e tutta la speranza che serve. In attesa di vederlo, presto, anche al cinema.” 

I premi di (s)consolazione?
Thriller/ horror: La gemella silenziosa, di S.K. Tremayne
New adult: La nostra ultima canzone, di S.K. Falls
Young adult: Fino alla fine del mondo, di Tommy Wallach
Urban fantasy/distopico: Chaos - La fuga, di Patrick Ness
Romanzo storico: Il miniaturista, di Jessie Burton
Non solo per bambini: Il favoloso libro di Perle, di Timotée De Fombelle
Risate assicurate: L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso
La migliore storia d'amore: Un amore di carta, di Jean-Paul Didierlaurent
Il romanzo più... boh: Il manifesto degli attori anonimi, di James Franco
Shock: The Bunker Diary, di Kevin Brooks
Sta' senza pensier”: Giulia 1300 e altri miracoli, di Fabio Bartolomei
Guilty Pleasure: Io, Romeo e Giulietta, di Rebecca Serle
Guarda un po' chi si rivede – i sequel belli: Albion – Ombre, di Bianca Marconero
Be', dai, ci siamo visti – i sequel meno belli: Raven Boys – Ladri di sogni, di Maggie Stiefvater
Tanto rumore per nulla - la sòla suprema: La ragazza del treno, di Paula Hawkins

mercoledì 15 luglio 2015

Recensione: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo, di Benjamin Alire Saenz

Avevo deciso che mi sarei fatto chiamare Ari. Aggiungendo una lettera, il mio nome diventava Aria. Sarebbe bello essere Aria. Essere qualcosa e niente allo stesso tempo. Essenziale, ma anche invisibile

Titolo: Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo
Autore: Benjamin Alire Saenz
Editore: Loescher Editore
Numero di pagine: 320
Prezzo: € 12,20
Sinossi: Di solito i romanzi parlano di protagonisti “normali” che vivono avventure straordinarie. Questo è un romanzo al contrario, che ci rivela quanto è normale la vita di due ragazzi “speciali”: Aristotele e Dante. Dall’estate del 1987, nella città di El Paso, in Texas, seguiremo la più sensazionale delle scoperte umane: la crescita. Dal microcosmo della famiglia – con le sue regole, i suoi silenzi e le sue rigidità – al ring della scuola, fino allo sconfinato orizzonte della “vita di fuori”, quella che attende tutti tra aspettative e paure. Aristotele e Dante scopriranno i segreti dell’universo dentro se stessi, e finalmente accetteranno di amarsi.
                                                 La recensione
"Ci potevi trovare tutti i misteri dell'universo, in una mano." Capisco che è importante quello che faccio in momenti come questo. In giornate come questa. Quando basta una foto postata su Facebook, e perdipiù in domeniche caldissime che tengono la maggioranza dei lettori lontano dal computer, per generare il passaparola e commenti a fiumi, che mi fanno vibrare il cellulare – incaricato di aggiornarmi puntualmente sulle singole notifiche – ogni due minuti, distogliendomi da cose che dovrei ripetere ma tanto non voglio già di mio. Così mi stoppo, lascio che il ventilatore spazzi via i miei appunti, vengo a leggere cosa avete da scrivermi voi che mi leggete. E che questo Aristotele e Dante lo aspettavate da sempre, ma non sapevate fosse già qui: arriva quieto, infatti, il più quieto – e profondo, e delicato, e ironico – dei romanzi young adult di quest'anno. Ma, nonostante la sua indole silenziosa e la sua naturale inclinazione alla melanconia, fa tutta un'altra musica, pubblicato da una casa editrice a me sconosciuta, fino a ieri l'altro, e specializzata in testi scolastici. Quelli che trovi in cartoleria, mica alla Feltrinelli. Quelli che, se hai un figlio, un fratello, un nipote, magari hai sfogliato, mentre gli sistemavi la merenda nello zaino, oppure sedendoti al suo banco per i consigli di classe, con i professori tutt'intorno e gli scarabocchi ribelli sulla fòrmica verde. Con il rischio che passasse in sordina, che ci si soffermasse su una copertina che non si avvicina all'originale, che la cura messa nella traduzione precisa e nella compilazione di ultime pagine piene di spunti di discussione fosse cosa sprecata, perché nel nostro Paese, nelle nostre scuole, certi argomenti, tabù, non sono mai entrati. La Loescher Editore rischia e c'è chi rischia assieme a lei. Più che sul romanzo in sé, il mio pensiero questa volta si focalizza su ciò che significa proporre in veste didattica uno young adult che parla di omosessualità, oggi, alle scuole secondarie. E, se avete familiarità le mie divagazioni, solo voi sapete quanto sia spietato nel parlare degli spietati adolescenti che vivono quell'età che è fragile ma, con la voce grossa e il bullismo, vuole apparire forte: ci si mette paura a vicenda, ci si dicono parole cattive, ci si passa vivi sì, ma mai del tutto incolumi. Chiudere i ragazzini in camera e buttare via la chiave – almeno fino ai diciotto, che portano assennatezza – o provarci a fare qualcosa per calmare chi è rude e aiutare chi è insicuro? Inquadrato in quest'ottica, Aristotele e Dante scoprono i segreti dell'universo appare ancora più speciale di quel che è, e neanche quei disegni stilazzati – un grande editore ci avrebbe rifilato, probabilmente, i soliti faccioni in primo piano o due indefinibili mani intrecciate – sembrano tutta questa tragedia. Chi si fermerà a quelli, si perderà una lettura significativa – e proposta nella più significativa delle vie – e probabilmente non apprezzerà neanche quel che vi è dietro. 
Il romanzo di Saenz può sembrare proprio quello scarabocchio a coloro che ricercano l'apparenza. Invece ha una trama esile che si regge su niente - se il niente esige una scrittura immediata, colloquiale e un po' poetica – e personaggi che camminano, senza sapere dove li porterà il passo successivo. Protagonisti di una storia che finisce perché deve ma che potrebbe continuare ancora. Loro sono fatti di vita e la vita, presumo, va avanti. Se c'è una cosa che posso rimproverare a una Loescher che ha tutti i meriti, posso?, è il sottolineare eccessivamente il peso dell'argomento. Sul loro sito, infatti, puoi leggere: “genere: romanzo di formazione”; “tematica: omosessualità”. Non è certamente una rivelazione, si parla di quello, ma “omosessualità” ha un suono troppo definitivo, consapevole: a lungo, Aristotele non sa che omosessuale è il suo migliore amico Dante, che bacia le ragazze ma si innamora dei maschi, e ancora più a lungo non saprà a che punto finisce l'amicizia e quando è che si attacca a parlare d'amore. Ma a sedici anni, alla fine, chi lo sa? All'ora di narrativa si leggeva a voce alta, e io ero sempre quello che leggeva a voce alta, in una classe piene di ragazze che avevano corde vocali e polmoni meno forti dei miei: leggevo antologie di brani, testi sull'immigrazione, una volta perfino Dahl. 
Mai qualcosa così, sintomo di una scuola non noiosa e non ignorante. Segno che, dall'altra parte della cattedra, c'è vita. Compito per casa: un romanzo che leggerei di mio. Con due protagonisti di quelli riflessivi, con nomi che rispettivamente sono due malloppi, capaci a volte di sembrare grandissimi e a volte piccolissimi: Aristotele – la sindrome del figlio perfetto, l'allergia alle pubbliche manifestazioni d'affetto, il fastidio di sentirsi dire grazie: la stessa identica indole del sottoscritto, insomma – e quel Dante che conosce dopo un tuffo rinfrescante in piscina – figlio di accademici, innocente, espansivo, che non scappa; da volere bene subito e accompagnare, come un suo personale Virgilio, nel limbo della sessualità. Con loro, alla ricerca dei segreti dell'universo – ad esempio, costellazioni nella fedina penale di fratelli di cui nessuno parla, buchi neri di zie ripudiate, comete di sapienza di un papà con il Vietnam dentro, gente che diventa d'un tratto la tua Orsa Maggiore – quelle famiglie meravigliose che annuiscono e sorridono, accettano. Metteteci gli anni ottanta, la realtà di due giovani meticci – americani in Messico, messicani in America –, la pacatezza delle lettere di uno Chbosky visto che gli SMS – colpevoli di avere creato tutta questa distanza - non c'erano, a cavallo tra due estati da ricordare in cui ognuno dei personaggi si romperà qualcosa: le gambe, le costole e, per tutto il tempo, il cuore. Parlatene, ma con accortezza. Leggetelo, ma lentamente. La bellezza della prima edizione Loescher, che ci mostra che la cultura è libertà, non andrà via come il pane – anche se spero il contrario – ma, detto tra noi, meglio così. Aristotele e Dante è come un film indie che solo noi abbiamo visto – il ricordo che va all'inedito The Way He Looks, brasiliano, con un'altra piscina e un altro sentimento cieco, letteralmente – o come quel posto nel deserto che solo noi, un filosofo greco e un poeta fiorentino conosciamo. Stesi nel cassone di un pick up rosso, a contemplare quelle stelle che, secondo un altro Dante, l'amore stesso muoveva. 
"Il sole non fa per i tipi come me. Apparteniamo alla pioggia."
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: OneRepublic - I Lived



Hope if everybody runs, you choose to stay.
Hope that you fall in love, and it hurts so bad (…)
Whit every broken bones, I swear I lived.