| Less a zonzo,
di Andrew Sean Greer. La nave di Teseo, € 20, pp. 280 |
L'ho
portato con me su un aereo per la Sardegna. L'ho letto su una sedia
rossa, in un camping un po' hippy in cui tutti
giravano seminudi. Non poteva che essere questo il
destino di Less, che mi ha seguito fedelmente anche in un tour per le
isole della Maddalena: andarsene a zonzo. Tornato in libreria con un
secondo capitolo non necessario ma comunque godibile, il vincitore
del Pulitzer ha ritrovato l'amore: non radici solide.
Sorprendentemente temerario, lo scrittore omosessuale di Andrew Sean
Greer abbandona il caratteristico completo blu e si fa crescere i
baffi a manubrio. Guida un camper, ha un carlino al seguito, si
mimetizza discretamente: lui che è sempre fuori fuoco, lui che anche
a cinquant'anni suonati non smette di inseguire invano gioventù e
bellezza. Questa volta, indebitato fino al collo, cerca di salvare
casa e famiglia in un viaggio su ruote che lo porterà fino alle origini, in Delaware. Nel mezzo ci sono: un premio letterario da decretare,
un'intervista a un capriccioso autore fantasy, un adattamento in
chiave musical finanziato da un misterioso benefattore. E,
soprattutto, l'ombra di un padre truffatore a cui il nostro eroe
somiglia ogni giorno di più.
Vai
a perderti da qualche parte, ti fa sempre bene.
Lo
si comprende sin dall'incipit, ambientato al funerale
di Robert, lo storico ex che per anni ha rappresentato il baricentro del protagonista: dovrà fare i conti con
tutti gli uomini della sua vita. Da alcuni ha preso in prestito
ambizioni, riti, nevrosi; da altri la sindrome di abbandono. E poi
c'è Freddie, il compagno ritrovato nonché il narratore dell'intera
vicenda, che gli giura amore al telefono ma è in cerca, intanto,
della propria voce. C'è aria di crisi. La stessa crisi coinvolte
anche gli Stati Uniti. Me Less, per fortuna, non è a disagio nel
caos. Inetto memorabile nel suo candore, ape tardiva tormentata dai
rimpianti, il protagonista si conferma un grande padrone di casa con
i suoi modi alla Charlot. Poco importa se, a questo giro, le tappe
sono meno accattivanti o i capitoli più lunghi. Strampalato eppure
profondamente crepuscolare, il romanzo diverte fino alle risate:
vedasi l'equivoco finale, o le interazioni del protagonista in un
goffo tedesco (che sembra, in traduzione, sardo). Ma scorre vita vera, vita piena, soprattutto nelle preziose riflessioni esistenziali tra una tappa e l'altra. In attesa del
perdono, o di un uragano: l'unico in grado di spazzare via traumi
infantili e adolescenze mai vissute?
Il
mio voto: ★★★ Il
mio consiglio musicale: Zac Brown Band - From Now On
| Less, di Andrew Sean Greer. La nave di Teseo, € 19, pp. 292 |
“L'animo
devi cambiare”, scriveva Seneca, “non il cielo”. Che male c'è,
però, nello scappare per un po' lontani da noi stessi – pensierosi
e tutto, ovvio, ma diretti verso mete dalla vista mozzafiato? Arthur
Less, il primo degli inetti o forse l'ultimo dei romantici, fa in
quattro e quattr'otto i bagagli e coglie al balzo l'opportunità di
fuggire dal malumore: è una corsa tragicomica, la sua, contro il
tempo (sta per compiere cinquant'anni), le responsabilità (il suo
nuovo romanzo, bocciato dall'editore, ha bisogno di essere riscritto)
e il crepacuore (il suo compagno convola a nozze, e non con lui). Si
muove da San Francisco fino al Giappone, con innumerevoli tappe
intermedie (tiene un reading in Messico, ritira un premio a Torino,
presiede a un corso di scrittura creativa in Germania, attraversa il
deserto in Marocco). Porta con sé, fra le altre cose, l'inseparabile
completo blu pavone e un ago da cucito per rammendarlo
all'occorrenza. In ogni paese, alla stregua di James Bond, sedurrà
bellissimi forestieri e si affiderà alla saggezza di confidenti
inaspettati. Tra check-in, jet lag e fusi orari, tuttavia, avrà
parecchia difficoltà ad arginare il sopraggiungere dei ricordi – e
a padroneggiare le insidie della lingua tedesca.
Less
supponeva da sempre di essere inetto come scrittore. Inetto come
amante, come amico, come figlio. Ma a quanto pare la sua condizione è
ancora peggiore: lui è inetto a essere se stesso.
Raccontato
da un narratore onnisciente, la cui identità è tenuta segreta fino
a un passo dalla fine, Less potrebbe essere saltato fuori da una
striscia a fumetti o da un film di Jacques Tati: eterno Peter Pan, si
muove nel mondo con il candore e la goffaggine di un bambino, ma ha
in sé un animo tragico che neanche il grande potenziale comico
riesce a camuffare. Omosessuale di mezza età, scrittore mediocre
all'ombra di colleghi ben più blasonati, mette alla berlina la
vanagloria del microcosmo editoriale ed esprime il disagio di chi,
sopravvissuto alla generazione decimata dall'Aids, invecchia in
solitaria con sommo orrore. Mentre in gioventù ha voluto brillare
della luce riflessa di un celebrato poeta d'avanguardia, nella
maturità si è legato a un toy boy:
ne è uscito con il cuore spezzato e con il conforto della sola
compagnia di sé stesso.
Tu
hai la fortuna di un personaggio comico. Sfortunato nelle cose che
non contano, fortunato in quelle che contano. Io mi sono fatto
l'idea, anche se tu probabilmente non sarai d'accordo, che tutta la
tua vita sia una commedia. Non solo la prima parte. Tutto. Non hai
mai smesso un attimo di combinare pasticci e ti sei comportato da
sciocco, hai frainteso e parlato a sproposito e sei andato a sbattere
contro tutto e tutti quelli in cui ti imbattevi lungo il percorso, e
hai vinto. E non te ne rendi neanche conto.
C'è
ancora spazio per l'amore? O il segreto per essere felici, da adulti,
è chiudere le porte a Cupido e aprire le ante del frigorifero? Il
lieto fine è una bufala, come affermano i cinici? Leggerissimo,
sofisticato, cangiante e sgargiante, il romanzo di Andrew Sean Greer
gli è valso il Pulitzer – forse non troppo meritatamente, ma non
importa – e ha confermato il talento narrativo dell'autore, già
apprezzato con La storia di un matrimonio.
I suoi veri meriti non stanno tanto nel ricco itinerario suggerito,
né nelle riflessioni agrodolci sul mestiere dello scrittore o sul
divenire delle relazioni sentimentali, bensì nella brillantezza con
cui vengono rovesciati i toni e le situazioni. A ben vedere, quella
del nostro protagonista è una lacerante storia di inadeguatezza e
viaggi a vuoto: una tragedia in cui ogni comprimario è una finestra
a specchio per ingannare i morsi dell'abbandono. Greer, però, ci
lascia inforcare degli occhiali speciali e la vita, così, perfino
quella più derelitta, ci appare una divina commedia dalle selve
oscure magicamente screziate di rosa: anzi, di uno sfavillante “blu
lessiano”. Lo custodirò con cura, per rileggerlo – e
comprenderlo meglio – a cinquant'anni.
Il
mio voto: ★★★½ Il
mio consiglio musicale: Pinguini Tattici Nucleari – Freddie
Gli
anni Cinquanta sono gli stessi dello splendido Lontano dal
paradiso, a sua volta ispirato ai melodrammi del regista Douglas
Sirk. Gonne a campana, scarpe Oxford, capelli impomatati e foulard
annodati sotto il mento. Una schiera di villette tutte identiche,
tutte perfette, con i rampicanti sulla facciata e l’oceano al di là
del vialetto. In un quartiere residenziale da depliant, il Sunset, la
coppia composta da Holland e Pearlie si oppone ai dispiaceri più
grandi – la poliomelite contratta dal figlio, le notizie della
guerra in Corea, i commenti maliziosi di parenti e vicini –
concedendosi la carezza di un dessert dopo cena. Se il marito incarna
le migliori virtù americane, bellissimo e cordiale, la moglie
sembrerebbe al contrario mite e servizievole: custode silenziosa dei
meccanismi familiari, in realtà, Pearlie si è assunta le
responsabilità maggiori. Accettare Holland con i suoi misteri, con i
suoi silenzi, con il suo cuore mal funzionante; difenderlo dalle
preoccupazioni – gli schiamazzi, le tragedie internazionali –
scegliendo il cane più ubbidiente della cucciolata e tagliando via
dal quotidiano le pagine dedicate alla cronaca nera. Lo ha conosciuto
in Kentucky, prima della Seconda guerra mondiale, e lo ha ritrovato
su una spiaggia della California alla fine del conflitto. Ha promesso
alle zie che si sarebbe presa cura di lui, che lo avrebbe tenuto
d’occhio. Anime gemelle, pensate, sono nati ad appena un giorno di
distanza. Come continuare a portare felicemente una maschera se
l’arrivo di uno sconosciuto alla porta rompe gli equilibri? Buzz ha
occhi scintillanti e indagatori, un passato da obiettore di coscienza
e un appartamento da scapolo di cui si dichiara stanco. A capo di una
fabbrica di corsetti, conosce a menadito i segreti del mondo
femminile. Dunque anche quelli di Pearlie?
Crediamo
tutti di conoscere la persona che amiamo. Nostro marito, nostra
moglie. E li conosciamo davvero, anzi a volte siamo loro: a una
festa, divisi in mezzo alla gente, ci troviamo a esprimere le loro
opinioni, i loro gusti in fatto di libri e di cucina, a raccontare
episodi che non sono nostri, ma loro. Li osserviamo quando parlano e
quando guidano, notiamo come si vestono e come intingono una zolletta
nel caffè e la guardando mentre da bianca diventa marrone, per poi,
soddisfatti, lasciarla cadere nella tazza. Io osservo la zolletta di
mio marito tutte le mattine: ero una moglie attenta. Crediamo di
conoscerli, di amarli. Ma ciò che amiamo si rivela una traduzione
scadente da una lingua che conosciamo appena.
Ora
amici e ora nemici, in un poligono sentimentale dai risvolti
imprevedibili, i protagonisti balleranno un tango della gelosia fatto
di passioni, sgambetti, tiri mancini. Giunto per la prima volta alla
mia attenzione grazie all’omonimia con il film di Noah Baumbach, La
storia di un matrimonio è un dipinto di Edward Hopper che prende
finalmente vita. Un ritratto struggente ma incantevole su anni
insidiosi. Dietro la patina dorata, regnavano il perbenismo e il
sospetto, l’intolleranza e la discriminazione: non c’era spazio
per gli invisibili, per i medi, per gli ordinari. L’autore, allora,
sceglie di ricordarli qui. Con una testimonianza che al lettore
ricorderà un’abitudine dei soldati in partenza: firmavano una
banconota da un dollaro per continuare a circolare; per lasciare un
segno nel mondo. Con bravura impressionante Andrew Sean Greer
racconta le esercitazioni antiaeree, le cacce alle streghe e ai
comunisti, il conflitto dalla prospettiva dei vili che non l’hanno
combattuto. Nati in una brutta epoca, i suoi personaggi si adeguano
con rimedi estremi all’atmosfera tesissima del circondario.
Da
quella sera sarei stata come una forestiera venuta da un paese
lontano, dove non è mai stato nessuno e di cui nessuno ha mai
sentito parlare. Un'immigrata di una terra scomparsa: la mia
gioventù.
Dal
momento che in guerra e in amore ogni mezzo è lecito, quanto ci
vorrà affinché la crocerossina senza macchia cominci a pensare alla
maniera dei reazionari, ad abbracciare il cambiamento, a rifiutare
l’osservanza delle convenzioni sociali? Su un fondale teatrale
composto da salotto e corridoio, specchio insieme di una nazione e di
una relazione, si mescolano i pudori e i fervori, l’eccezionale e
l’ordinario di una partitura di rara eleganza. Esercizio
stilistico, dirà pure qualcuno, davanti a uno stile d’altri tempi
che sembra proprio risalire all’epoca dei classici del genere noir
– l’autore, contemporaneo, sta per compiere cinquant’anni. Ma
fra le pagine si respira a ben vedere commozione vera, una suspance
palpabile. La storia di un matrimonio è una perla che invito
a scoprire o riscoprire, saltata fuori dai sogni degli esteti di ogni
dove. L’erba del vicino è sempre più verde. Ma nel buio oltre la
siepe dei Cook, lo stesso del capolavoro di Harper Lee, si nascondono
intrighi agrodolci e malefatte un po’ crudeli. Il tutto, messo in
scena nei toni del bianco e nero, in un eterno contrasto che rende
raggianti le zone di luce e spaventosi i coni d’ombra.
Il
mio voto: ★★★★
Il
mio consiglio musicale: Franco Battiato – La canzone dei vecchi
amanti