lunedì 25 aprile 2016

Recensione: Storia di un postino solitario, di Denis Thériault

Ma soprattutto c'erano lettere d'amore. L'amore restava il più comune dei denominatori, il tema che conciliava quasi ogni penna. L'amore declinato in tutti i tempi e in tutti i modi...

Titolo: Storia di un postino solitario
Autore: Denis Thériault
Editore: Frassinelli
Prezzo: € 16,90
Numero di pagine: 170
Sinossi: Chi non ha mai sognato, almeno una volta, di vivere la vita di qualcun altro? Lirico e avvincente, emozionante e delicato, Storia di un postino solitario è davvero un piccolo gioiello, e un non più piccolo caso editoriale, dal momento che – pubblicato per la prima volta in Canada nel 2004 – il romanzo ha conquistato, un lettore alla volta, un sogno alla volta, il palcoscenico dell'editoria mondiale. Il « postino solitario » è Bilodo, 27 anni, un ragazzo schivo, con pochi amici, appassionato e dedito al suo lavoro, lavoro che gli permette di trovare nelle vite degli altri quello che manca nella sua. Bilodo infatti è un postino indiscreto, per quanto assolutamente innocuo: apre, di notte, le lettere che dovrà distribuire il mattino successivo, e si immedesima nelle esistenze dei corrispondenti. Immagina, fantastica, sogna; si appassiona, si commuove, si arrabbia. Tra tutte, le lettere che più è ansioso di «ricevere», sono quelle di Ségolène, una donna misteriosa che vive in Guadalupa, e che manda degli «haiku» – i caratteristici componimenti poetici giapponesi – a Gaston Grandpré, una delle persone servite da Bilodo, che di Ségolène, in qualche modo, si è innamorato. Quando, a causa di un incidente, Gaston morirà, proprio sotto gli occhi di Bilodo, il giovane postino non riuscirà a rassegnarsi alla perdita di quei componimenti che ormai sente in qualche modo come «suoi», e si sostituirà a Grandpré nella corrispondenza con Ségolène . E non soltanto in quella.

                                                  La recensione
Bilodo, ventisette anni, ha uno strano nome e, se possibile, un hobby ancora più strano. Malinconico cronico, apparentemente asessuato, con la testa fissa lassù tra le nuvole, è un postino a tempo pieno e nel suo monolocale smista la posta, in previsione del mattino successivo. Qui, con l'aiuto del vapore, apre le lettere, le legge, poi le richiude come se nulla fosse. Si diverte, si arrabbia e si commuove, intrufolandosi nelle vite degli altri. Entra ed esce, discreto. Ma se di una vita, di una coppia, non riuscisse più ad abbandonare la metaforica soglia? 
Bilodo s'innamora perdutamente della penna gentile di Sègolene, bella isolana: ecco un suo primo piano, in una foto rubata, ed ecco che così non smette di pensare notte e giorno a lei... Il suo rivale in amore, scapigliato e misterioso, viene investito davanti allo stesso Bilodo, affastellandosi in strada per imbucare una lettera decisiva. Muore sul colpo, sotto la pioggia. Il protagonista, un po' tenero e un po' sinistro voyeur, dal defunto eredita le briglie della corrispondenza e un appartamento ammobiliato in stile orientale in Rue des Hetres. Passeggia tra i beni che nessun parente ha reclamato per sé e, esperto di grafie, tenta di ingannare la sua lei come può, ma c'è un ma grosso quanto una casa. Bilodo sarà sì l'ultimo dei romantici, ma non ha l'indole del poeta. Per fortuna, c'è un kimono appeso a una gruccia che può far faville. E la curiosità, imperitura, lo spingerà a documentarsi, a leggere, a ricercare. Si possono imparare i segreti della scrittura, nel nome dell'amore? Può a una passione aggiungersene all'improvviso un'altra? Storia di un postino solitario, ultima uscita di un editore che raramente fa passi falsi, presenta due aspetti che in teoria amo, ma che in pratica non mi arrivano: la connaturata delicatezza della lingua francese, l'affascinante spiritualità della poesia nipponica: troppo trasognati i francesi, troppo algidi gli autori con gli occhi a mandorla. A questo, però, aggiungete la cornice dei rossi autunni canadesi, un eroe indiscreto ma a fin di bene, una musa celebrata come nello Stil novo, due comprimari simpaticissimi – l'amico Robert, la cameriera a cui il postino ha infranto il cuore – e, tra un haiku e l'altro, gradualmente, un sentimento che da spirituale si fa carnale. 
Da platonico, può l'amore diventare vero? Può un appuntamento tra un impostore e una donna ignara dello scambio di identità perpetrato avere il lieto fine? Uscito dodici anni fa in patria e straordinario successo del passaparola, il romanzo di Denis Thériault è una sofisticata sorpresa franco-canadese che, dalla sua, ha un'idea curiosa per un curioso protagonista e uno stile leggerissimo. Fiabesco, quasi, con poche pagine, rari dialoghi e aggettivi à gogo che non lo appesantiscono neanche per un attimo, anzi. Uno spunto d'altri tempi e, in mezzo ai brevi componimenti poetici già apprezzati durante la lettura di Il canto delle parole perdute, il disegno di un anello che somiglia al serpente che si morde la coda di Nietzsche. Simbolo d'eterno ritorno per il filosofo tedesco e "enso" per il buddhismo zen, è infatti l'ultimo segreto di un racconto a spirale carinissimo, molto francese, a cui con la scusa degli haiku, con il pretesto della suggestione, si aggiunge una chiusa shock. 
Un colpo di scena repentino, dopo languidi colpi di cuore. 
Come a dire che c'è una magia sottile nell'amore incorporeo tra Bilodo e Sègolene, e che la magia chiama magia. E se la lingua più delicata incontra i culti più suggestivi, se i protagonisti dicono di sì a un appuntamento faccia a faccia, non c'è freno al sogno.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: The Beatles – Please, Mister Postman

22 commenti:

  1. Che bella recensione! Credo proprio che lo leggerò, le storie che hanno a che fare con le lettere hanno un certo fascino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, Grazia!
      Oltretutto, questa ha davvero un finale imprevedibile. Che roba! ;)

      Elimina
  2. Che dire? Della tua recensione, che mi piace molto e mi ha mosso la curiosità di saperne di più; del libro, che mi affascina la storia e mi incuriosisce (parećchio) il finale shock.
    Ma c'è qualcosa che frena l'urgenza di leggerlo...ma non ho ancora focalizzato cos'è.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Di urgenza, effettivamente, non ce n'è. Se mi sono trattenuto mezza stella, è forse per le poche pagine. Temo che non ricorderò a lungo i protagonisti, descritti in troppo poco spazio. Scelte dell'autore, immagino, di cui la lettura non risente troppo però. Il finale è un piccolo colpo di genio: la parte migliore!

      Elimina
  3. Risposte
    1. Ma figurati, non l'avevo notato :)

      Elimina
  4. Ecco, questa sottolineatura sul finale fa pendere decisamente la bilancia! Lo segno! Ciao Mick!

    RispondiElimina
  5. Intrigante. Anche se i tanti aggettivi mi preoccupano un pochino. Me lo segno! baci xxx

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma no, il risultato è molto, molto musicale. Basta farci l'abitudine un po'. Prova con le prime pagine su Amazon. ;)

      Elimina
    2. Grazie della dritta, come sempre!

      Elimina
  6. Non pensavo che la storia di un postino sarebbe mai potuta essere interessante, ma con questa recensione mi hai incuriosito. ;)

    RispondiElimina
  7. Avevo già messo in conto di leggere questo romanzo quando ne avevo segnalato l'uscita sul blog perché mi sembrava molto dolce e poetico e la tua recensione me lo conferma. Solo, mi spaventa un po' quel finale shock di cui hai parlato :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il finale shock, credimi, fa più da incentivo ;)

      Elimina
  8. Non lo conoscevo!!!
    Non so se lo leggerò, ma ti faccio i complimenti per la recensione!

    RispondiElimina
  9. cazzo dovevo fare il postino.... un po caro a 170 euro per zero pagine :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pardon, corretto. Anche se, a dirla tutta, resta caro (e corto) ugualmente. ;)

      Elimina
  10. Ma che storia originale e improbabile...continua pure a stuzzicare la mia curiosità Michele e sentiti un pochino in colpa, il conto è rosso ;-)
    Particolare come sempre, è un piacere leggerti.

    RispondiElimina