mercoledì 19 agosto 2015

Pillole di recensioni: Il Creasogni, Quando meno te lo aspetti

Titolo: Il Creasogni
Autore: Simone Toscano
Editore: Ultra Novel
Numero di pagine: 190
Prezzo: € 16,00
Il mio voto: ★★★
La recensione: Ci sono generi che sono bravissimo ad evitare. Perché mi rubano le parole di bocca e perché, poi, non so che dire. Chi mi legge sa di che parlo e, ormai, sa come li chiamo. I romanzi né belli né brutti, che nel dubbio - ingiudicabili - definisco semplicemente "boh". Pensavo di averli evitati accuratamente, quest'estate. Di solito, a mandarmi in confusione sono i racconti: come valutarli, singolarmente o tutti insieme? I racconti, e i romanzi per cui non si ha l'età. Come i classici - che sei ancora troppo infantile per apprezzarli - oppure le fiabe - che insegnano qualcosa anche ai grandi, sebbene tu non sempre sia in grado di coglierne la morale di fondo. Romanzi come Il creasogni: sbucati dal nulla, improvvisamente sulla bocca di tanti colleghi, inevitabilmente nella mia pila di libri da smaltire. L'esordio di Simone Toscano - giornalista, qui cantastorie vecchia maniera - parla di un paese in cui c'è un artigiano che fabbrica sogni su misura. Ha un soprannome, giacché la sua identità nessuno la ricorda più, e vive dei sorrisi dei compaesani che rende felici, della compagnia di un cane scodinzolante e di Catello, orfano apparso un giorno e scomparso, anni dopo, con lo stesso mistero con cui aveva mosso i primi passi a Mangiatrecase. Il Creasogni - storia di una professione, di un amore dimenticato, di un figlio smarrito da riportare a casa - vive di affetti familiari, circo e un po' di fantasia. Scritto con garbo, innocuo e blando, ma pensato con troppa semplicità. L'input iniziale finisce per perdersi, nella convenzionale retorica di una ricerca, tra i cenni a un Geppetto in cerca del suo Pinocchio, e l'originalità respirata nella sinossi si nega agli sguardi, lasciandoci una storia di quelle delicate e destinate a ricordi non particolarmente duratori. Con il massimo rispetto per chi sa che scrivere di bambini - e per bambini - è il lavoro più difficile del mondo, ma la promessa di un Pushing Daisies italiano o, ancora, di una sintesi del folgorante Il ladro di nebbia che viene a mancare. Della stessa materia di cui sono fatti i nostri sogni, è una sensazione fugace - la lettura, infatti, non si protrae per più di un giorno - che fa bene. Al risveglio però non si ricorderdà molto, anche se a testimoniare che c'è stato resta un vaghissimo sorriso. Il che non guasta, di questi tempi.

Titolo: Quando meno te lo aspetti
Autrice: Chiara Moscardelli
Editore: Giunti
Numero di pagine: 268
Prezzo: € 14,00
Il mio voto: ★★
La recensione: Penelope Stregatti, paffuta e impacciata barese emigrata a Milano, all'ombra della Madonnina – tra sushi bar e amici radical chic – ha un lavoro da sottoposta in una multinazionale di assorbenti e a casa, con il suo pigiama scolorito, vive una seconda identità, protetta da un nome d'arte improbabile e autrice in incognito di articoli sul sesso – materia a lei quasi sconosciuta – su un giornalino per signore pruriginose. Vergognarsi più dei pannolini o della stesura dei quiz sul punto G? Ritirarsi a casa della nonna cartomante o continuare a inseguire quei desideri espressi a sedici anni? Sulla sua strada, un uomo bello e misterioso – prendete Preziosi in Elisa di Rivombrosa e James Spader in Secretary - che chissà perché non è chi dice di essere, tagli al personale e una missione a Parigi. La commedia della Moscardelli – incrocio tra il giallo e gli chick lit – non è particolarmente simpatica, né particolarmente ben scritta. Ha una galleria di personaggi colorati, ma che non trovano vita propria per via di un linguaggio che è tutto uno stereotico – gli amici gay esclamano continuamente “Adoro!”; le dirimpettaie genovesi hanno il loro colorito “Belìn”; le protagoniste meridionali, ogni due per tre, ti decantano le gioie di riso, fagioli e cozze –, tripudi di frasi fatte a partire dal titolo, una struttura asindetica che non contempla l'uso di punto e virgola – e posso capirlo: chiedere agli italiani di usarlo è troppo – e neanche dei due punti. Esempio dimostrativo:“Intanto le immagini della città più romantica del mondo mi scorrevano davanti, champagne, fois gras, Tour Eiffel, mi abbandonai sulla sedia di fronte a Ristori in estasi”. Questione di editing frettoloso? Chiara Moscardelli, già pubblicata con la blasonata Einaudi, non convince, con una trama senza guizzi – sebbene il miscuglio tra Homeland e Bridget Jones potesse essere carino – e la concorrenza di connazionali che, più volte, hanno dimostrato come un genere piccolo sapesse dare grandi soddisfazioni. Leggetevi la serie della Gazzola o l'esordiente Alice Basso, piuttosto. Dopo la scoperta di Ammaniti, ricordarsi che c'è gente serena e un mondo di sole con la ricerca di una lettura tutta rose e fiori. Perché non un libro come questo Quando meno te lo aspetti, dunque, richiesto giacché l'autrice sarebbe venuta a presentarlo dalle mie parti – ma alla presentazione non sono andato, alla fine, e il postino è arrivato tardi: segni su segni – e lasciato lì, come scorta, per qualcosa di semplice dopo un giro presso il lato oscuro? Nonostante aspettative basse, Quando meno te lo aspetti – che è proprio come ti aspetti - riesce a essere un modesto riempitivo a malapena.

17 commenti:

  1. Non avevo mai sentito parlare del primo e probabilmente manco lo leggerò mai, ma mi ha incuriosita la presenza di "Catello". Ë il nome del patrono della mia città e qui da me c'è quasi un Catello per ogni famiglia. Il bello è che se ci si allontana solo di qualche km, nessuno ha mai sentito sto nome e pensa sia una storpiatura... Insomma sto tipo ha a che fare con Castellammare o con qualche stabiese! :D
    Quanto alla Moscardelli, madò quanto mi annoia in generale sta scrittrice...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Moscardelli l'ho conosciuta qui, e anche se i suoi precedenti romanzi sono senz'altro un po' meglio, da quel che leggo, il nostro rapporto si chiuderà con "Quando meno te lo aspetti". Simone Toscano l'ho visto qualche volta a Quarto Grado - anche se ho ricollegato dopo - e anche a me era familiare il nome Catello; ora capisco perché. Però poveri, i bambini che chiamano così. Non farti venire strane idee. :D

      Elimina
  2. Quando meno te lo aspetti non mi attirava e adesso mi attira ancora meno ;)
    Il Creasogni mi ha lasciata perplessa all'inizio, andando avanti ho apprezzato il mix tra elementi tradizionali e "moderni", nel complesso carino (certo è un romanzo che sui blog è andato tantissimo quest'estate..).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verissimo, Tessa, infatti l'ho scoperto grazie ai "giri" sui blog di fiducia.
      Mi aspettavo qualcosa di più, dopo la pubblicità, ma è carino.

      Elimina
  3. M'ispivano entrambi più per la cover che per la sinossi, quindi li ho depennati quasi subito; il Creasogni troppo pubblicizzato (e non conosco l'autore perché ho la fortuna di non aver mai visto Quartogrado in vita mia) e quello della Moscardelli -altra sconosciuta- mi sapeva di già visto, oltre al fatto che la linea editoriale della Giunti mi sta deludendo moltissimo negli ultimi tempi.
    Hai confermato i sospetti e fatto impiegare meglio tempo soldi. Grazie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Felice di esserti stato utile ;)

      Elimina
    2. Ogni volta che commento dal cellulare, finisco per cadere vittima del correttore automatico o dimenticare puntualmente qualche parola. Perdòno
      *Ispiravano *Tempo e soldi.

      Elimina
  4. Non conoscevo né l'uno, né l'altro: sono un po' dubbiosa a proposito di entrambi, fra l'altro, ho appena scoperto! XD
    Comunque sono d'accordissimo con te sul fatto che recensire un libro che ci sembra di qualità "media", né bello né brutto, presenta mille e più complicazioni, rispetto a uno che ci ha fatto impazzire di gioia, o ci ha distrutto le scatole per giorni interi! XD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per fortuna, mi sono inventato - cioè, se le è inventate Silvia, di Il piacere della lettura - queste recensioni in pillole. Veloci e sbrigative, e passa la paura. ;)

      Elimina
  5. Mi risultano nuovi entrambi gli autori ma non mi incuriosiscono quindi passo e chiudo.
    Mu permetto di segnalarti una scrittrice fantastica e poco conosciuta,Amabile Giusti.
    Ho letto da poco un suo romanzo che mi ha letteralmente stregato,"Non c'è niente che fa male così",e ti assicuro che non mi entusiasmo facilmente.So che hai un mare di libri da leggere ma...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La conosco di nome, Solsido, e anni fa ho letto un suo urban fantasy, Cuore Nero, che mi è rimasto stranamente impresso. Bravissima, e spero di rileggerla presto. Non c'è niente che fa male così mi attira da allora e, se non sbaglio, recentemente è tornato nelle librerie - almeno in quelle virtuali - con il self publishing.

      Elimina
  6. Io l'ho trovato in e-book,fra l'altro costa pochissimo,volevo averlo cartaceo ma attualmente è indisponibile.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Peccato. Cercherò di acquistarlo.

      Elimina
  7. Io di Simone Toscano lessi Edmund Brown e mi lasciò la stessa sensazione: né bello né brutto..... quindi quando vidi l'uscita di questo libro lasciai subito perdere.... sono felice di sapere che non mi sono persa nulla

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Edmund Brown non lo conoscevo, Arianna, ma per scrupolo un'occhiata la darò.

      Elimina
  8. il creasogni mi attira tantissimo ho letto parecchi pareri su di esso positivi e negativi però nonostante tutto mi incuriosisce tantissimo

    RispondiElimina