lunedì 25 agosto 2014

Recensioni a basso costo: The Giver - Il donatore, di Lois Lowry

Buon lunedì, amici. Oggi, la recensione di un romanzo che, velocemente, ho letto nel weekend. In wishlist da un po', ho voluto recuperarlo prima che – a settembre – arrivi al cinema il film, che sarà intitolato The Giver – Il mondo di Jonas. Prima di lamentarvi, sappiate che quello era il titolo originario dell'edizione italiana, al tempo degli Oscar Mondadori! Io so tutto, ebbene sì! Il libro, come tanti prima di me avranno detto, merita, ma il film, che ha sette di media e commenti positivi, mi lascia ben sperare. E' tutto diverso – i protagonisti sono più adulti, si respira un'aria di fantascienza qui assente, ci sono gli effetti speciali e gli intrighi da thriller – ma il cinema ha un altro linguaggio, e riportare scolasticamente quello della Lowry, così semplice e fiabesco, non avrebbe funzionato molto. Pare, tra l'altro, che sia in uscita anche una ristampa del romanzo, con la solita cover del film (qui), anche se le informazioni sono scarse, al momento. 
Tu hai i colori. E il coraggio
Io ti aiuterò dandoti la forza.

Titolo: The Giver – Il donatore
Autrice: Lois Lowry
Editore: Giunti Y
Numero di pagine: 256
Prezzo: € 9,90
Sinossi: Jonas ha dodici anni e vive in un mondo perfetto. Nella sua Comunità non esistono più guerre, differenze sociali o sofferenze. Tutto quello che può causare dolore o disturbo è stato abolito, compresi gli impulsi sessuali, le stagioni e i colori. Le regole da rispettare sono ferree ma tutti i membri della Comunità si adeguano al modello di controllo governativo che non lascia spazio a scelte o profondità emotive, ma neppure a incertezze o rischi. Ogni unità familiare è formata da un uomo e una donna a cui vengono assegnati un figlio maschio e una femmina. Ogni membro della Comunità svolge la professione che gli viene affidata dal Consiglio degli Anziani nella Cerimonia annuale di dicembre. E per Jonas quel momento sta arrivando...
                                      La recensione
Nel mondo di Jonas non c'è nulla che non vada; niente che sia lasciato al caso. Non esistono disparità sociali, razze differenti, guerre, divorzi: regna l'Uniformità. Non si hanno motivi per cui lottare o ribellarsi. Puri, anestetizzati, sognanti, si vive in un futuristico Eden che l'antico peccato di Adamo ed Eva non ci ha strappato del tutto dalle mani. Le famiglie hanno due figli a testa: un maschio e una femmina, a cui altri assegnano il nome. Non esistono gemelli, non esistono individui con lo stesso nome di battesimo. Si è unici. I neonati, partoriti da donne ai margini e assegnati secondo piani precisissimi, sono concepiti senza fare l'amore. I bambini, divisi per età, aspettano per tutto il tempo il sopraggiungere dei dodici anni: allora, piccoli ma già adulti, conosceranno lo scopo della loro esistenza. Anno per anno, una festosa celebrazione pubblica regala piccole soddisfazioni, e li ringrazia per la loro preziosa infanzia. Man mano che crescono, permette loro di tagliare i capelli, di indossare una divisa coi bottoni sul davanti, di inforcare una bicicletta e giocare, di avere un fratellino o una sorellina con cui crescere. Jonas è il ragazzino perfetto nella famiglia perfetta: non ha segreti. Deve raccontare a tavola le sue emozioni, le sue paure, i suoi sogni... perfino quando, una notte, emozionato, sogna di fare il bagno tutto nudo con l'amica di sempre, Fiona. Il  desiderio lì ha un altro nome: Impulso. Ma niente paura: gli ormoni, i turbamenti, il calore nel petto si curano ingoiando un'innocua pillola giornaliera. Gli effetti collaterali – non detti – sono che ammazza l'amore: e che cos'è l'amore, tanto? Jonas impara quella e altre parole - “neve”, “sole”, “collina”, “gioia”; ma anche “guerra”, “abbandono”, “morte” - nel suo duro apprendistato presso il Donatore: un uomo vecchio e saggio, che gli regala millenni di ricordi passati. Per non dimenticare e non commettere gli stessi, crudeli errori. Il suo destino, da grande, sarà essere un contenitore di memorie: una biblioteca vivente, con libri fragili e impalpabili che nessuno può consultare. Ci sono cose che nessuno, a parte lui, dovrà sapere. Egoista, potrà serbare per lui la sensazione del gelo sulla punta del naso o sui polpastrelli sensibili. In silenzio, solo, potrà essere tormentato da rivelazioni che, com'è successo a una fanciulla di cui nessuno pronuncia più il nome, potrebbero spezzargli il cuore o, peggio, farlo morire dentro. The Giver è un romanzo stampato e ristampato, sotto altri nomi e altre vesti grafiche. Probabilmente, tanti ricollegheranno il titolo a un film di prossima uscita, con un cast in cui spiccano mostri sacri di Hollywood (la mia amata Meryl Streep; Jeff Bridges) e volti giovani e nuovi. Io, pur consapevole degli scandali e dei tagli, delle manomissioni della censura e delle controversie più disparate, mi ci sono avvicinato tardi, complice, al solito, l'uscita della trasposizione cinematografica che, per ragioni pienamente condivisibili, presenterà non poche differenze. Necessario, infatti, rinnovare un romanzo che invecchia indubbiamente bene, ma che porta i segni dell'età.
Mi avrebbe dato fastidio guardare il film senza sapere cosa c'era prima; il resto: l'approccio delicato e lieve di Lois Lowry, il colore degli occhi del Jonas che da vent'anni vive tra le pagine, le fattezze di un mondo distopico, forse, direttamente successivo a quello di Orwell e Bradbury. The Givery c'era prima, semplicemente. Prima che le mode spingessero esordienti di ogni dove a cimentarsi con il genere, e quando alcuni argomenti, esplosivi, non potevano essere trattati. Non in un libro per bambini. Non potrei definirlo diversamente, pur volendo: il primo volume di questa fortunata tetralogia, spacciato per young adult alla moda, per quello che non è, è pensato come un libro per l'infanzia. Una lettura che è un rito d'iniziazione, un'agrodolce perdita dell'innocenza. Una narrazione dai tempi stringati, vicina alla dimensione del racconto per via dei suoi capitoli brevi e delle strutture sintattiche quasi elementari, che – tirandoti per il bavero della giacca – ti porta in basso, alla sua altezza. 
Per duecento pagine, ti ritrovi alto (o basso) come quando avevi dodici anni: alcune cose non le vedevi, certo, ma ne vedevi altre. Il romanzo, tra colpi di scena e brividi, è una riflessione dal sapore etico, incorniciata per bene in una prospettiva originale e vagamente spiazzante. L'unico problema del romanzo, ai nostri giorni, è trovarsi in presenza di un pubblico smaliziato, ormai assuefatto. Niente sembra nuovo, anche se il romanzo è attuale, bello, aperto a tante diverse interpretazioni e tutte giuste; il finale, frettoloso, è una pecca, anche se la sua totale incertezza lascia in pace con se stessi...
L'importanza delle dissonanze, il terrore della perfezione, perfino l'eco del nazismo. Il mio consiglio, quindi, è quello di leggerlo guardando alla linea del tempo; con il senso della prospettiva storica: uscito nel 1993, quando io non ero ancora nato, ha rappresentato il punto di partenza per saghe valide come quella di Matched, Divergent, Delirium. La Lowry, oggi anziana, è un'autrice che ha fatto scuola. Nel modo più velato possibile in cui si possa essere onesti con un bimbo ormai sulla soglia dell'adolescenza, in uno scenario da leggenda che inquieta, lei parla – tra le righe e non – di infanticidio, razzismo, fanatismo, eutanasia. Dove dovresti inziare a vedere il marcio, però, il mondo si riempie inaspettatamente di colore. E che cos'è il colore, chiederebbe un membro qualsiasi della Comunità? Quello che, da bianco e nero, fa diventare quel mondo cupo in Technicolor. Solo allora, alla luce spietata della conoscenza, vedi i pregi e i difetti; prima, a causa di quel basilare contrasto, tutto si limitava ad essere pura ombra. La verità rende liberi e, spesso, è necessario scappare via, per esserlo; quando nessuno ti è amico, i neonati difettosi hanno bisogno di una seconda opportunità, una casa non è una casa.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: OneRepublic – Ordinary Human ("The Giver" Soundtrack) 

36 commenti:

  1. Non ricordo che voto ci avevo dato io... mi sa 3,5 come te ^^
    In linea di massima mi era piaciuto più per il messaggio che la trama (abbastanza scarna) che fa da pretesto per i soliti spunti di riflessione che male non fanno!
    Sono curiosa di vedere il film!

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    1. La cosa particolare è che, secondo me, al tempo, gli spunti di riflessione non erano poi così consueti. Oggi sì, perché per me il distopico ha finito i temi e parla sempre degli stessi. La Roth si è servita a piene mani di quello di cui parla la Lowry: mi viene in mente la questione della Cerimonia, con l'assegnazione del mestiere per chi ha compiuto dodici anni. Anch'io l'ho trovato un po' scarno e breve per i miei gusti, però per me è davvero per bambini, non per adolescenti, quindi questo sorprende parecchio!

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    2. Sì esatto, il libro va contestualizzato, ed essendo "nato" come un romanzo per bambini, tanto di cappello! Però se leggi Questo Giorno Perfetto di Ira Levin l'autore parla proprio dell'uniformità, ed è uscito nel 1970! C'è tanto di the Giver e un pochetto ci sono rimasta male avendo elogiato la Lowry proprio per lo spunto di riflessione inusuale per gli anni '90.

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    3. Di Levin devo recuperare troppe, troppe cose. Sicuramente i punti di contatto, come dici, ci saranno, ma Levin si rivolge a tutt'altro pubblico. L'intenzione della Lowry, che il tema sia originale o meno, è delle più buone.

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    4. I libri di Ira Levin andrebbero ritradotti, soprattutto Questo Giorno Perfetto che oltre a essere arcaico è pieno di errori :/

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    5. L'ho cercato in rete e mi si sono aperti tutti siti comunisti, ahahahah :)
      Speriamo che qualcuno - la beat? - li ristampi, dai.

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  2. Per bambini, davvero? Neppure io me lo immaginavo... Però sai che adesso mi ispira ancora di più? ^____^ Penso che sarei rimasta delusa dall'ennesimo "Divergent".. Invece questo è addirittura un precursore: interessante! :)

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    1. Sì, la Roth ha "rubacchiato" qui e lì. Secondo me è davvero un libro per l'infanzia e si sa che è un genere che adoro. Oltretutto, non ha peli sulla lingua, parla di temi scomodi, anche se nel modo più pacato che c'è: la Lowry tratta i più piccoli come fossero persone intelligenti, e la cosa mi piace. Non ci sono più autori così, ormai ;) Qui scrivono i libri di Violetta...

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  3. Ho amato tantissimo questa serie! E' stato uno dei primi distopici che ho letto, insieme ad Hunger Games ha fatto nascere in me l'amore per il genere *-* Ho dato quattro stelline ai primi due, tre al terzo, e cinque all'ultimo che mi è davvero piaciuto da impazzire e mi ha fatto tanto piangere. Mi piaciuto il fatto che i quattro libri avessero protagonisti diversi, ma che alla fine tutto si intrecciasse, davvero bello. Urge rilettura per il film :)

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    1. Mi incuriosisce, Vanessa, proprio l'intreccio delle storie in previsione della fine: io ho letto, in realtà, il terzo, ma non avevo letto i precedenti e mi ci ero anche affezionato poco poco. In caso, se ci sarà la voglia di proseguire, lo rileggerò ;)

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    2. All'inizio mi ha un po' scumbossolato la cosa, perchè di solito hai vari libri per affezionarti, ma poi piano piano tutto quadra. Mi è piaciuto molto come ha intrecciato tutto. Mi ha colpito l'ultimo in particolare perchè la protagonista è una delle 'partorienti', nello specifico quella che ha partorito il bimbo di cui si prende cura Jonas nel primo libro, e tocca temi molto delicati. Ah a proposito, ho visto che la Giunti sta per ristampare The Giver, uscirà il 3 settembre.

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    3. Sì, ho notato, ma la copertina è in scarsissima risoluzione - almeno quella che ho trovato io - quindi ho inserito quella vecchia, che è pure più figa ^^

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  4. Non so perché, ma a pelle non mi ha mai ispirato XD

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    1. A me poco, ma mi ha fatto capire quanto siano scritte con lo stampino queste saghe distopiche che tanti lettori portano in cielo.

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  5. A parte tutto, vorrei leggerlo tantissimo perchè mi ispira da troppo!

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  6. Il trailer del film ha ammazzto qualsiasi interesse avessi per il libro, ma ammetto che la tua recensione ne ha riportato in vita un po'. Però la distopia in salsa YA non mi attira molto: è un genere dove se l'autore non è bravo crea una società fotocopia di roba già vista e già letta (Divergent a me è sembrata la versione all'acqua di rose di altre opere).
    Non so, mi sembra che ora come ora la distopia sia lo sfondo che si mette agli YA, e non un genere che servirebbe a denunciare qualcosa: almeno Hunger Games ci provava, ma come giustificare idee cretine come Hungry? https://www.goodreads.com/book/show/18525734-hungry?from_search=true , davvero Grodon Ramsay come Che Guevara e la tagliatelle di nonna Pina strumento destabilizzatore del governo? Davvero?

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    1. Infatti io mi sono annoiato in fretta del genere. A parte che mi annoiano le saghe in generale, salvo rarissime eccezioni, figurati quando sono stupida roba riciclata. Si vede quando il libro è scritto senza ispirazione, per vendere e basta. La Lowry, nel '93, non aveva chiaramente questo in mente. Tant'è vero che è stata tirata in ballo soltanto adesso, col genere in auge. Il film sarà completamente diverso, ma mi sembra pure giusto: la storia di The Giver è quanto meno di spettacolare e cinematografico ci sia. Potevano puntare sul film indipendente, sul basso budget, ma sarebbe stato inutile. Vediamo cosa ne verrà fuori. A me preoccupano le somiglianze - perché ci sono - con altri titoli del genere venuti dopo, anche se pochi lo sanno. Vedremo. In America, anche se non è un successone, ha recensioni buone, e nominano in molti Gattaca e Equilibrium. Purtroppo io non li ho visti, ma immagino siano canoni di paragone buoni... e pure pericolosi.

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    2. Del genere distopico merita il "vecchiume" :P se non l'hai già recuperato te lo consiglio, ed è incredibilmente più vario rispetto ad ora (tipo Il Signore delle Mosche: lì la denuncia alla società è fatta usando un gruppo di bambini naufraghi su un'isola deserta), e sono praticamente tutti autoconclusivi.
      Le ultime storie distopiche che ho apprezzato davvero non erano letterarie: Equilibrium (che imho è l'unica versione cimematografica decente di Fahrenheit 451), e Toward the Terra (anime del 2007 basato su un manga del 1977).
      Più Battle Royale.

      Le somiglianze con roba venuta prima ma ignorate da tutti mi fanno venire l'orticaria. Anche adesso quando parlano dell'originalità di Eragon mi sale la bile ù_ù

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    3. Equilibrium ho capito che lo devo recuperare ^^

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  7. Mi è piaciuto da morire. Ho letto tutta la saga nel giro di quattro giorni, proprio per prepararmi al film. Purtroppo nel trailer ho già visto accenni di una storia romantica fra Jonas e la sua amica dai capelli rossi (non ricordo il nome), e questo già non mi piace :/

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    1. Fiona, si chiama Fiona.
      Per me, la storia romantica, visto il cambio di età dei protagonisti, ci sta. Tra dodicenni, nel libro, non era cosa, anche se lui già provava attrazione (sessuale?) nei confronti dell'amica. Nel film è logico che, coi protagonisti cresciuti, sfocerà in qualcosa. Almeno in un bacio.

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  8. Come t'ho già detto, secondo me il film promette bene. Spero di leggere anch'io gli altri libri appena riesco a recuperarli.

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    1. Cercherò anch'io di recuperarli.

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  9. A me è piaciuto moltissimo e ho fatto di tutto per, appunto, leggerlo pensando al "periodo" in cui è stato concepito. Quindi seppur l'abbia letto dopo ben altri distopici ho dovuto non "paragonarlo" come qualcosa di già visto, perché la Lowry ha fatto sicuramente, come hai accennato, da scuola.
    Spero che il film non deluda ! ;)

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  10. Sembra interessante, soprattutto tutta la questione del diventare custode della memoria, ma ammetto che c'è un vago retrogusto di già sentito e già letto che non so... sicuramente da dargli un'occasione, specie perché questo genere di libri mi piacciono sempre, per un motivo o per l'altro!
    Nel dubbio, mi sono permessa di nominarti qui (http://chiaraleggetroppo.wordpress.com/2014/08/25/very-inspiring-blogger-award/)... sicuramente non sono la prima, ma è un modo come un altro che esprimere un apprezzamento che altrimenti, da lettrice silente quale sono, rimarrebbe taciuto :)

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    1. Grazie mille: siete troppo gentili tutti :-D

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  11. Bellissima recensione :) Sto aspettando con grande curiosità il film, ma credo che prima di vederlo dovrò rileggere questo libro e proseguire anche con gli altri :P
    ps: ti ho taggato qui http://ilibricisalvano.blogspot.it/2014/08/the-very-inspiring-blogger-award.html :*

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  12. Contenta che ti sia piaciuto, la tua recensione mi ha anche rinfrescato la memoria su alcuni particolari che avevo dimenticato, devo proprio riprendere in mano questa serie (e concluderla)! Il film lo vedrò sicuramente, non ho guardato il trailer, l'ho solo sentito alla radio, e già ho colto delle informazioni che non mi tornano e non so da dove le abbiano tirate fuori... Bo! Suppongo che inizierà in bianco e nero e virerà a colori, altrimenti come lo spiegano l'effetto delle pastiglie? Va bè, non voglio spoilerarmi nulla e aspetto la sorpresa sul grande schermo! Ciao :)

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    1. Sì, immagino sarà così: si nota dal trailer :)
      Io, in questo caso, sarò un fan dei cambiamenti, altrimenti risulterebbe troppo crudo per i bambini e troppo infantile per gli adolescenti. Si deve cambiare qualcosina.

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  13. Anche a me è piaciuto tanto quando l'ho letto anni fa e anche io ricordo di aver pensato che era davvero molto valido considerando anche che era uscito prima che il genere iniziasse ad andare di moda :) non vedo l'ora di vedere anche il film!
    Gli altri del quartetto a essere sincera mi sono piaciuti meno di questo primo. Il secondo è stato quello che ho trovato peggiore diciamo, poi il terzo e il quarto li ho trovati ok, ma non all'altezza comunque! Sono curiosa di vedere cosa ne penserai tu :)

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    1. Io ho letto già il terzo (non ricordo nemmeno io perché) e già mi era piaciuto meno di questo ;)

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  14. Questa serie mi ispira molto, ma chissà per quale motivo ne sto rimandando la lettura da tempo; dato che sta per uscire anche la trasposizione cinematografica,però, penso che non aspetterò oltre per cominciarla. Senza contare che la tua recensione mi ha (se possibile) incuriosita ancora di più.! :)

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