10.
La simmetria dei desideri, di Eshkol Nevo (Neri Pozza)
Quattro
amici, quattro anni, un patto: realizzare i propri desideri entro
l’inizio dei prossimi mondiali. Con uno stile che ricorda il
miglior Nicholls, il mio primo romanzo dello scrittore israeliano fa
il bello e il cattivo tempo con una storia che a tratti fa ridere, a
tratti fa piangere. È rimasta una delle maggiori emozioni del 2019.
9.
La ragazze delle meraviglie, di Lavinia Petti (Longanesi)
Un’amica
scrittrice attesa per anni e anni al varco. Un ritorno
irresistibile in una Napoli da sogno (e da incubo), guidato dallo
spettro di un inquietante Pulcinella e da una fantasia senza eguali.
Quanto è brava Lavinia? Quando tornerò, soprattutto, a visitare la
città che parla il dialetto dei miei parenti stretti?
8.
La lista semidefinitiva dei miei peggiori incubi, di Krystal
Sutherland (Rizzoli)
A
volte mi dico di non avere l’età. Per apprezzare romanzi per
ragazzi. Per avere paura. E poi ci sono quelle autrici brillanti,
dall’immaginazione iperattiva, che ti rubano il cuore con una saga
familiare a metà tra Tim Burton e Wes Anderson. Quelle letture che
sussurrano ai tuoi giorni storti e alla tua ansia sociale, vincendo i
peggiori tabù: malattia mentale e depressione.
7.
Dracul, di Dacre Stoker e J.D. Barker (Nord)
Tra
biografia e invenzione, si muovono un diretto discendente di Bram
Stoker e il collega J.D. Parker. Lo spunto del loro romanzo fa
tremare, su carta, ma per i motivi sbagliati: chi oserebbe scrivere
il prequel di una pietra miliare dell’horror? L’esperimento,
vincente, sorprenderà perfino gli appassionati con una narrazione ad
ampio respiro e dettagli – cuori pulsanti, topi, blatte – da
autentico almanacco della paura.
6.
Il potere del cane, di Thomas Savage (Neri Pozza)
Riscoperta
postuma, una tragedia americana su un triangolo inconciliabile e
un’omosessualità vissuta con inquietudine. La tensione è alle
stelle. L’epilogo è degno di un thriller. Splendido e
perturbante, questo novello classico è il lato oscuro della
Holt di Kent Haruf.
5.
Cat person, di Kristen Roupenian (Einaudi)
Dodici
racconti che spiazzano, spaziando dalla favola nera alla commedia
grottesca, dalla denuncia sociale all’erotismo. Contemporanea,
scorretta e amorale, l’autrice americana - voce di Tinder,
Twitter, del metoo – conferma il suo diritto a non essere né
moglie né intellettuale battagliera: ma vampira, principessa,
amante, bambina dai desideri infernali.
4.
Nemesi, di Philip Roth (Einaudi)
Un’estate
sospesa negli anni Quaranta, una doppia guerra: da un lato le bombe,
dall’altro la poliomelite. Di chi è la colpa? Degli italiani, dei
randagi, del cibo spazzatura oppure di Bucky, protagonista
irreprensibile? Se con la serie TV Chernobyl è mancata la
scintilla, qui invece quanta agonia, quanta ira, quanta bellezza.
3.
La clausola del padre, di Jonas Hassen Khemiri (Einaudi)
Le
famiglie infelici sono infelici a modo loro? Mi perdono Tolstoj, ma
dissento. C’è più della mia qui – tra le pagine di una commedia
svedese degna di Allen – che in una foto ricordo. L’ho amato ma,
se siete persone liete e speranzose, troppa verità potrebbe nuocere.
2.
Favola di New York, di Victor LaValle (Fazi)
Apollo,
antiquario, incontra Emma, bibliotecaria. Romantici e hippy, hanno un
bambino nato sulla linea A della metropolitana. Sembra una fiaba
moderna, ma dopo un gesto indicibile si trasforma in
un incubo. Tutto dovrebbe finire così, nel sangue: e invece
comincia. Incantevole, originale, violentissimo, un romanzo
allegorico che parla del lutto al tempo dei social, della presidenza
Trump, di troll leggendari e metaforici.
1.
Storia del nuovo cognome, di Elena Ferrante (E/O)
Son
venuto meno ai miei buoni propositi. In un dicembre svogliato e
irrequieto, non ho portato a termine la tetralogia dell’Amica
geniale come avrei sperato. Ma Elena Ferrante l’ho letta e
riletta – ben quattro romanzi in dodici mesi, compreso La vita
bugiarda degli adulti – innamorandone ogni santa volta; sento,
però, che l’emozione dell’adolescenza delle indimenticabili Lila
e Lenù, nel futuro prossimo, non sarà né superata né equiparata.