venerdì 2 settembre 2016

Mr. Ciak: The Conjuring 2, Il drago invisibile, La famiglia Fang, Hello my name is Doris, In the deep, Lights Out

I coniugi Warren, cacciatori del paranormale, hanno prestato le loro storie del terrore al cinema già qualche estate fa. Ne era venuto fuori l'efficace The Conjuring: uno dei maggiori successi di quella stagione cinematografica e, a memoria, forse l'horror più valido. In una solita ma solida ghost story, lo spirito di James Wan – giovane portento – faceva la differenza sostanziale. E il già visto, portato in scena da lui, era così sinistro, così affascinante, da cancellare ogni dèjà vu. Nel suo cinema, quella macchina da presa che piroetta, trema e impenna era ed è lo spettro più inquietante. Anche qui, in un sequel che su carta non sembrava indispensabile, si dà alle danze e ai manierismi: l'orrore, se elegantissimo, incanta. Il prologo, che arriva subito al dunque, vuole i protagonisti impegnati presso una famigerata casa infestata: cos'è successo a Amityville? Da lì, il successo mediatico, i talk show e, infine, uno spinoso ingaggio nella periferia londinese. E i cieli in tempesta, le foglie spazzate dal vento, la pioggia battente e le nebbie quanto si prestano al gioco delle evocazioni spiritiche? Il caso, già affrontato in una miniserie dello scorso palinsesto, è quello di Enfield: una madre single e i suoi bambini, terrorizzati da un distruttivo poltergeist. Speculazione o verità? Il caso Enfield, meticolosa ricostruzione storica e persuasivo intrattenimento, è un sequel all'altezza. Un horror della vecchia guardia, con spifferi, sobbalzi e letti che cigolano, parco di splatter e copioso nella scrittura. Due ore: tante, per una pellicola del filone. Eppure scorrono perfette, dispensando momenti di quotidianità (i gesti romantici tra Wilson e la Farmiga, ottimi; i drammi di una famiglia misera e tribolata; Elvis strimpellato in soggiorno per tornare a sorridere) e brividi adeguati (splendida la sequenza dei crocifissi rovesciati in sincrono, ad esempio, e che inquietudine questa monaca che infesta i corridoi kitsch). Troppa distensione nella chiusa però, anche se sembra una promessa di equilibrio: un terzo capitolo sì, ma non per forza. Solo se ci saranno paure recondite, storie vere in cui frode e occulto si mischiano, i guizzi di Wan. Che in un gioco di prestigio, in un'altra estate, tira fuori dal mazzo la carta vincente. E assuefatti, dunque impreparati, veniamo tirati su da una sorprendente riconferma; da un rumore in cantina che suona molto sospetto. C'è del buono – e anche un po' di buonismo – nel male in visita a Londra nord. (7,5)

Un incidente stradale, un piccolo sopravvissuto, un libro di fiabe sempre appresso. Come vivere cinque anni nel bel mezzo della natura incontaminata? Se lo domandano Grace e il suo compagno, all'indomani del ritrovamento del misterioso Pete in boschi minacciati dall'abbattimento. Chi è l'Elliot da cui il bambino vuole disperatamente tornare? Un frutto della sua immaginazione, o una leggenda diventata realtà? Il drago invisibile del titolo è verde, affettuoso, paterno e, generazioni fa, lo abbiamo già conosciuto. Era a disegni, buffo e con un ciuffo rosa in testa, similissimo al Prezzemolo della Sammontana, e avevo preso in prestito il suo film alla biblioteca comunale insieme a mio fratello. Una videocassetta che risultava sgangherata e fuori moda anche al tempo; io, che non avevo in me lo spirito del rigattiere, nato a vent'anni dall'uscita, non avevo troppo apprezzato. Ho visto il remake con pochi ricordi in mente e, a far da pendant, poche aspettative. Spiazzato, invece, mi sono scoperto preso e perfino commosso, letteralmente, da un intrattenimento da bollino verde: lineare, sì, ma educativo e toccante, in anni in cui si parla di diritti, normalità e famiglie alternative. Come in Room, spettinato e sperduto, il bambino fa il suo ingresso nel mondo – e male non si trova, in realtà – ma con il suo amico, nel verde, lui aveva tutto quel che desiderava. Difficile spiegarlo a chi è spaventato dall'ignoto, a chi abbatte alberi secolari e spezza amicizie straordinarie. E nel tentativo, tra fughe, ripensamenti e salvataggi, dove il mostro è quello capace di reale umanità, Il drago invisibile ci regala una fiaba vecchio stile realizzata con dolcezza, ben recitata, in cui Elliot – anche se con la solita computer grafica, che elimina la poesia del tratto a matita – ha l'espressività dei nostri amici a quattro zampe e dello Sdentato di Dragon Trainer. (6,5)

Annie e Baxter, lei attrice e lui scrittore, sono fratelli. E, sulla quarantina, non hanno ancora trovato la loro strada, nonostante la notorietà non li molli mai. Si muovono all'ombra di due genitori ingombranti, che alcuni chiamano artisti e altri ciarlatani: per anni e anni, hanno messo su scherzi elaboratissimi, performance provocatorie e divertenti, rendendo i loro figli – adesso, a un bivio – interpreti dei loro siparietti. Se a un certo punto mamma e papà scompaiono, lasciandosi dietro qualche mistero, cosa faranno i protagonisti? La famiglia Fang, cronaca di una sparizione, è l'ennesimo tiro mancino di due mine vaganti, o amara verità? Un cast brillante, aria da Sundance, uno spunto particolarissimo. Quel non so che à la Wes Anderson, che, sotto sotto, mi preoccupava un po', evitato dai toni sobri, l'approccio intimista, la regia senza fronzoli di un Jason Bateman che si conferma un bravo attore, anche quand'è semiserio, e un esordiente che, in doppie vesti, guida una trattenuta Kidman e l'istrione Walken come se fosse la cosa più naturale del mondo. Se il comparto tecnico non ha grosse mancante, a meno che poi non siate amanti inguaribili dei colori pastello del padre dei Tenenbaum, a non convincere è qualcosa nella storia. Che rende il film un po' dramma, un po' commedia, un po' giallo: e, di quel di tutto un po', niente allo stesso tempo. Tant'è vero che anche la risposta a un quesito sollevato a mezz'ora dall'epilogo – ossia, cosa è stato davvero dei maghi dello scherzo? - perde d'importanza. Prevale l'indecisione, l'inconsistenza è la sensazione predominante, e i soggetti di questa foto di famiglia con tutte le carte in regola per piacere – attori fotogenici, molta carne al fuoco – appaiono sbiaditi, all'uscita dalla camera oscura. (5,5)

Doris, ultrasessantenne trasognata e inesperta, accumula cianfrusaglie in maniera compulsiva nella sua casetta fuori mano e in quella casetta lì ci vive con una madre che ha bisogno di lei. Cosa succede se la genitrice muore e lei, non è più una giovincella, si ritrova a camminare sulle proprie gambe? Com'è cominciare a vivere nell'età in cui, tra acciacchi e uncinetto, pensione e vedovanza, tutte le sue coetanee si danno già per spacciate? Deliziosa favola hipster, il film va in fermento con romantiche visioni da Harmony e malinconiche riflessioni sulle esistenze che, sfortunatamente, sbocciano tardi. Perché il prossimo ha avuto la precedenza, e i sessant'anni sono perfetti per imbrogliare Cupido, rompere coppie a tradimento e godersi i pregi dell'egoismo. Che importa se spii un tuo giovane collega, lui al momento è in una relazione complicata e, in fondo, potresti tranquillamente essere sua madre? Chi dice che una vecchietta, una di quelle per cui al cinema stravedo, non può mollare cose come le liste, il giardinaggio, gli ultimi giri di boa, i lasciti, per darsi a pensieri da giovani, come una ristrutturazione radicale o l'amore impossibile? Il collega in questione è identico e preciso al Max Greenfield di New Girl e, negli inarrestabili sogni ad occhi aperti della protagonista, ricambia il suo sentimento e appare come un cavaliere senza macchia: l'epilogo le chiederà forse di svegliarsi? Sotto gli occhiali a fondo di bottiglia, c'è una straordinaria Sally Field. Colorata prozia di Bridget Jones e versione indie e newyorkese della cugina francese Odette Tolumonde, l'ex moglie di Mrs. Doubtfire brilla per autoironia, grazia e fragilità, e la sua prova è così fresca in questi caldi rimasugli di stagione da sperare di vederla (ma sarà troppo tardi o troppo presto?) ai prossimi Golden Globes. Realtà e immaginazione, voli pindarici e dolorosi ritorni alla base si confondono, in Hello, my name is Doris. E lei si presenta sin dal titolo: timida e in tiro, educatissima. Ma, in realtà, il piacere dell'incontro è tutto nostro. (7)

Kate e Lisa sono l'una l'opposto dell'altra. Una bionda, l'altra mora; la prima audace, la seconda coscienziosa. Sono sorelle. E, per dimenticare una delusione amorosa, partono all'insegna del Messico. Grande attrazione per i turisti, le immersioni: in una gabbia, al sicuro dagli squali, potranno immortalare e scandagliare la barriera corallina. Ma una fune si spezza, la gabbia scivola sul fondo e l'aria nel serbatoio è in lento esaurimento. Il predatore degli oceani le punta, prede perfette, ma le sciabole del pescecane non sono il solo pericolo a quarantasette metri dalla superficie. Se anche riuscissero a nuotare fin lassù, la decompressione potrebbe ucciderle. E al freddo, in fin di vita, la lucidità potrebbe presto abbandonarle. In the deep, prodotto dalla Dimension e dal francese Alexandre Aja, non ha trovato spazio in sala sulla scia del discreto, ma dimenticabile The Shallows. E che peccato. Compensano all'assenza del bikini della splendida e insanguinata Blake Lively, però, l'ottima fattura, tanto realismo e l'ansia a mille. Carne in scatola per lo squalo, Mandy Moore e Claire Hoult (vista in The Vampire Diaries), emozionanti e spaventatissime. Scordatevi la consueta rivalsa delle scream queens, che rovesciano la situazione impugliando gli arpioni; appendete due pezzi, esagerazioni e sangue pazzo al chiodo; e guardate, a metà strada tra The Descent e Gravity, come corre la storia, la claustrofobia si fa strada e l'ossigeno scarseggia. E l'epilogo del survival horror di Johannes Roberts, drammatico e angoscioso, è l'ultima goccia in un mare di terrore. La tensione traboccherà. (7)

Qualche anno fa, matricola, mi vidi condiviso sulla bacheca un video – un corto cinematografico di pochi minuti – da una compagna di corso che avevo conosciuto a lezione parlando di film dell'orrore. Aperto senza sapere bene cosa aspettarmi, a bruciapelo, lo avevo trovato agghiacciante: si spegneva l'abat-jour e saliva un brivido lungo la schiena. Lights Out, cliccatissimo, non ci ha messo molto a diventare un film: prevedibilmente, il primo di un franchising. Chi era la donna spettrale che appariva spegnendo la luce e scompariva riaccendendola? Su di lei, affetta da fotosensibilità e invischiata in un'amicizia ossessiva anche nell'aldilà, la più tipica – e prevedibile – delle ghost story estive. Perché perseguita i familiari di una stravolta Maria Bello, fortemente depressa, e compare nei momenti di difficoltà? Vanno in cerca di risposte la scontrosa Teresa Palmer, accompagnata da un fratellino fastidiosamente saccente e da un fidanzato inservibile. E se le domande allettano e, su carta, il mostro di Lights Out terrorizza facendo leva sull'ancestrale timore del buio, le sentenze sono imbarazzanti e gli unici sobbalzi dipendevano dal molesto viavai di Ciro, il mio gatto, nel corridoio. Il problema è una vicenda tra le mura domestiche che fa acqua, mica paura, e l'immagine di un Attrazione fatale paranormale che insegna che le amicizie troppo intime, e le infiltrazioni infernali, minano alla famiglia tradizionale e alle otto ore di sonno. (4,5)

25 commenti:

  1. Pienamente d'accordo con te su The Conjuring 2, pur continuando a preferire il primo della serie, mi è piaciuto!
    Curiosa di vedere "In the Deep" e.. prima di leggere il tuo parere anche "Lights Out" :)

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    1. In the deep: l'ansia, proprio.
      Lights out, nonostante ne parlino benino, l'ho trovato bruttissimo. Al cinema, magari, qualche salto in poltrona lo fa fare, ma non ho potuto chiudere gli occhi su una trama mai così assurda...
      E non ci voleva niente a renderlo migliore. Bastava un minimo di approfondimento delle situazioni.

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  2. I film con gli squali non mi sono mai piaciuti. Ho visto la famiglia Fang e non mi è dispiaciuto, un po' lento ma carino, rispetto al libro risolvono il "mistero" molto più facilmente. Mi sono piaciute molto le performance, quella del bambino e del lecca lecca è meravigliosa XD Gli altri non li ho visti.
    Buone letture!!

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    1. Eh, ma questo ti farà cambiare idea. Oltretutto, lo squalo è il problema minore laggiù, in fondo al mare...
      Dei Fang mi attira il libro e sì, anch'io ho trovato simpatiche le loro performance. Meno i loro figli cresciuti, con la Kidman botulinata e Bateman serissimo.

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  3. "In the deep" davvero valido, di "Lights Out mi era piaciuto molto il corto ma sul film avevo parecchie perplessità. La famiglia Fang è in rampa di lancio...

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    1. Io immaginavo fosse una porcata sin dagli spot, perché nel corto si respirava tutt'altra atmosfera. Me ne hanno parlato bene, ho voluto vederlo, e invece l'ho trovato molto mediocre, anche inserito in un'estate di film molto mediocri. Mi dirai sulla Famiglia Fang: per me, al di sotto delle (comunque non elevate) aspettative.

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  4. Lights out è una vera porcheriola, ma non mi aspettavo molto, il draghetto se non altro hanno modificato un po' la storia rispetto al film originale, ma mi ha abbastanza annoiato. Cheers!

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    1. Ma no! Quando ha abbracciato il bambino ero una valle di lacrimeee. :)

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  5. Lights out è una vera merdina, mentre spero di recuperare presto In the deep.
    Avevo diverse riserve sui Fang, le hai aumentate. ;)

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    1. I Fang sono "cannibali", in apparenza, ma secondo me non piaceranno neanche al tuo rivale. Oggettivamente, la storia non è né carne e né pesce. Bella sorpresa In the deep, tesissimo; e fa' vedere il Drago al Fordino!

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  6. The Conjuring 2 horror sì valido, però la sensazione di deja vu è forte dall'inizio alla fine e il finale è davvero troppo buonista. Quasi agghiacciante. :)

    In the Deep non lo conoscevo. Quasi quasi un recupero prima della fine dell'estate ci può stare, altrimenti poi non è più la sua stagione.

    Gli altri ho in programma di vederli, presto o tardi, però speravo in un entusiasmo maggiore nei confronti della famiglia Fang...

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  7. Diciamo che, a tratti, il film della Walt Disney ha un finale più cupo di The Conjuring, ahahah!

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  8. ok, quindi meglio in the deep che the shallows( che ancora on vedo )... conjuring 2 mi è piaciuto, eccellente a livello tecnico storia cliché ma riuscito..

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    1. The Shallows è il solito filmetto che le sale propongo a fine estate. Forse anche In the deep, nel profondo, ma l'averlo scoperto per caso (tra l'altro, grazie a te) me l'ha reso più intrigante ;)

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  9. Peccato per Lights Out: mi ispirava tanto, e il bello è che non so neanche perché! XD Ho già preordinato il bluray di The Conjuring 2, e a quanto pare ho fatto bene! :D Doris e In the deep li avevo intravisti, ma temevo il peggio... poiché non posso avere sempre ragione, mi sa che invece li recuperero'! :D

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    1. Eh eh, ti sbagliavi alla grandissima, questa volta! ;)

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  10. Il drago invisibile sembra davvero carinissimo!
    In the deep è un NO..odio i film sugli squali fatti evidentemente al pc che mangiano al volo gli umani quando invece hanno pesci a disposizione. Decisamente questa tipologia di film non fa per me, anche se mi piace un sacco l'attrice protagonista XD

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    1. Fortunatamente, non tutti sono uguali ;)

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  11. Di questa mandata gli horror sono quelli che mi interessano di più. Anche Lights Out, nonostante le premesse :P

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    1. Ti so. Anche tu hai quella vena sadica, coi filmacci... :-P

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  12. Voglio vedere quello con Sally Field!!! Assolutamente.
    E' il film per me. Organizzo subito uscita con amiche.
    Ciao e grazie.
    Lea

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  13. In the Deep l'ho visto ieri, due spanne sopra The Shallows: perché non hanno distribuito QUESTO in Italia? Mah. La famiglia Fang pensavo di andarlo a vedere domani ma mi hai fatto un po' passare la voglia, quanto a Lights Out e The Conjuring 2 mi sono piaciuti parecchio, ognuno a modo suo.

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    1. Perché non c'erano le tette della Lively, è chiaro!
      No, i Fang vedilo tranquillamente da casa, eh.
      The Conjuring per me è un gioiellino, ancora una volta, ma l'altro l'ho trovato brutto brutto brutto, te l'ho detto in chat :-/

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  14. tra questi, credo che potrei vedere La famiglia Fang :-D

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