Lui e lei non hanno un nome. In un'era senza pandemia, si incontrano grazie a una app pensata per gli amanti della buona cucina. Parlano moltissimo, temporeggiano e divagano, ma non si dicono niente l'uno dell'altra. Braccati dai fantasmi delle relazioni passate, ci mettono la bellezza di cinque episodi per scambiarsi un bacio. Bevono cose sofisticate, mangiano squisitezze degne degli chef stellati, si muovono tra Spagna, Italia, Francia e Giappone. Quanto sono connessi stomaco e cervello? E il cuore, in quest'equazione, che ruolo ricopre? Laia Costa, al solito cosmopolita e disinibita, è un'editor che filosofeggia di croste sul cuore che sarebbe meglio non grattare. Il fascinoso Guillermo Pfenning, invece, è un matematico che si è preso un anno sabbatico: si lamenta un po' troppo, e un po' troppo confida nel prossimo. Di loro ci parlano quelle conversazioni che sono un piacere origliare, ma anche le nuvolette che raccolgono i loro pensieri segreti o quelli degli altri avventori. Ciarlieri ma impenetrabili, diretti magnificamente da Isabel Coixet, ispirerebbero un tour gastronomico in tempi migliori di quelli correnti. Esistono davvero quei locali così telegenici, che qui offrono alla coppia fondali incredibili? In un viottolo della Città Eterna c'è forse una gelateria con una filosofa al bancone, che sembra essere proprio la nostra Littizzetto? È il Normal People della generazione successiva. È il Prima dell'alba al tempo degli algoritmi. Ma preferisce citare Secretary, Io e Annie, Hiroshima Mon Amour e spaziare, nella colonna sonora, da Vinicio Capossela a Mina. È loquace, è colto, è spudoratamente sexy, è una gemma preziosa che in piena pandemia mi ha fatto sentire nostalgia del contatto carnale e dei ristoranti assiepati. Guardatelo su Rai Play. Perché Foodie Love insegna che le cose belle – e quelle brutte pure – sono inutili se non condivise con qualcuno di speciale. (8)
Può il primo amore avere una seconda possibilità? Daniel e Matilda, compagni di classe alle scuole medie negli anni Novanta, si rincontrano a trent’anni con un appuntamento al buio: peccato che ci sia un equivoco alla base e che lei, restauratrice, stia per convolare a nozze con Enea, regista teatrale dall’adorabile accento britannico. Deluso, il protagonista – che per mestiere sviluppa app d’incontri – si lascia andare ai ricordi d’infanzia e a due voci, tra un passato sfavillante e un presente dubbioso, costruisce tassello dopo tassello questo ritorno di fiamma. L’avvento di internet ha facilitato o complicato le nostre esistenze? Le relazioni: meglio senza modem? La magia dell’isola di Procida e i consigli degli amici di sempre, interpretati dai divertentissimi Fabio Balsamo e Gianluca Fru, faranno la differenza. Da un’idea di Francesco Ebbasta, trentaquattrenne napoletano che ha contribuito al successo dei The Jackal su YouTube, arriva su Netflix la commedia sentimentale di cui il tuo umore storto non sapeva di aver bisogno. Stremati dal caldo e dalla noia del mese di luglio, correte a rifugiarmi negli otto episodi di Generazione 56K. Un tuffo piacevole, nostalgico e leggerissimo nei migliori anni della nostra vita, con uno scenario da cartolina che farebbe l’invidia della Disney Pixar e una coppia rivelazione – i bravi e belli Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli –, che si prende, si lascia e si riprende ancora in mezzo a pile di floppy disk e canzoni degli 883. (7)Incuriosito da un intenso spot, dove al romanticismo del giorno delle nozze si alternava un ballo in cui i protagonisti non riuscivano neanche a sostenere l’uno lo sguardo dell’altro, ho seguito in diretta le prime due puntate. Da lì non mi sono perso nemmeno gli appuntamenti settimanali successivi. Ci sono una coppia in lotta per l’affido del figlio, piccola promessa del calcio; le ricerche a tappeto degli assistenti sociali; i ricordi di un amore ormai sbiadito. Conoscendo gli standard della TV generalista, sarebbe potuto venirne fuori il classico amarcord. Invece questa fiction in sei puntate è una rissa che, a suo piacimento, colpisce basso. Contemporaneo, moderno, dolorosissimo, ricorda Lacci e Storia di un matrimonio. E a me ha ricordato il tracollo vissuto dalla mia famiglia con una puntualità animale. Può una grande passione cedere il passo a un odio velenoso? Succede a Greta Scarano e Simone Liberati, protagonista di due performance da applausi, al centro di una guerra in cui tutto è lecito: troppo impegnati a ferirsi reciprocamente, purtroppo, non pensano alla reale vittima del conflitto. Il figlio. Lontana dai cliché Rai, scritta bene e recitata meglio ancora, la serie di Giacomo Bendotti e Gianluca Maria Tavarelli ha il coraggio di parlare fuori dai denti d’interruzione di gravidanza, depressione post parto, abusi familiari, fecondazione assistita. È l’anti This is us per antonomasia. I Pearson sono perfetti, i Pearson sono degni d’invidia. Ma la mia famiglia somiglia più a questa. Sfasciata, imperfetta, un po’ cafona. E rivederci ha fatto bene e, insieme, male. (7,5)