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mercoledì 27 agosto 2014

I ♥ Telefilm: Orange is the new black, Hemlock Grove, The 7:39

Ciao a tutti, amici. Oggi nuovo appuntamento con I Love Telefilm, in cui vi parlo delle ultime cose che ho visto e di qualche bella serie che ho concluso. Orange is the new black, show dello scorso anno, è stato bello esattamente come mi avevano assicurato; Hemlock Grove, dopo una prima stagione sorprendente, prosegue più che bene lungo il suo lugubre e spoglio sentiero notturno; l'ultima, The 7:39, è invece una miniserie. Solo due puntate per una storia d'amore completa e delicata. Ah, il mondo quest'oggi piange il mio Kobo: usato un paio di volte e morto. Sì, l'ho fatto cadere a terra: indovinato. Ed ero a metà del seguito del fantastico Le ho mai raccontato del vento del nord. Argh!

Orange is the new black
Stagione I
Sono stato bravo. In questi ultimi giorni d'estate, ho fatto tesoro dei consigli dei miei amici. Sto seguendo Breaking Bad (ma questa è un'altra storia) e, cosa rimandata per tre lunghi anni, mi godo piacevolmente la compagnia di New Girl (altra storia pure questa.) Soprattutto, ho recuperato la prima stagione di Orange is the new black: per molti, la serie rivelazione dello scorso palinsesto. Sapevo di stare per guardare qualcosa di notevole. Me lo dicevano le opinioni degli altri, poi l'ho capito dopo i primi minuti. Quando la protagonista, passata dal pensiero del matrimonio a quello di un anno da scontare in carcere, si siede sul gabinetto, fa pipì e piange in silenzio. A dirotto. Di là c'è il Jim di American Pie - sempre eccitato, sempre un po' infantile - con il quale vuole passare l'ultima notte di libertà e di sesso. Piper è la ragazza perfetta: bella, gentile, naturalmente bionda, fedele. Il suo passato è un bel casino, però. Stava insieme a una focosa trafficante - sì, una donna - e, dopo dieci anni, le tocca scontare i crimini di gioventù. La giustistizia pare non averla dimenticata. Il passo dalla felicità alla galera è breve. Com'è la vita in carcere? Orange is the new black, tratto da una curiosa storia vera, è uno spettacolo contro i luoghi comuni; totalmente interessante, sempre vero. Un microcosmo senza sbavature. Al centro esatto della commedia e del dramma. Sexy, ironico, cattivello, è fatto di singolari minacce di morte, scandali e gravidanze, nascite e suicidi. Baci saffici e imprevisti amplessi rubati. Poi: le feste, i regali dolci, i pacchi bomba. Le passioni fatali. Ampio, illimitato, anche se chiuso a doppia mandata, è fatto di donne ferme, ma con la mente che vaga, tra ricordi, sogni, crimini violenti. Red, il boss della cucina, vendicativa e spietata, ma con un tosto cuore d'oro; un'inquietante e manesca fanatica religiosa, dipendente da Dio e dall'eroina; quella che si innamora del nuovo, romantico secondino, poi; e quella che subisce le sgradite attenzioni di una guardia con mani lunghe e ossessioni striscianti; il transessuale con moglie, figli e un sesso nuovo che ha bisogno di ormoni e comprensione; tanti altre figure da scoprire da zero... A guardare come si muovono, come reagiscono, come sopravvivono, il complicato personaggio della bravissima Taylor Shilling, che a volte odi, a volte ami: tentata dalla sua amante di un tempo, che è la causa della sua condanna; confortata a telefono da un ragazzo tenero ma stupidotto, a cui - con la distanza di mezzo - finisce per pensare poco, a volte. Le attrici, sconosciute, spiccano per la loro infinita naturalezza. Portano in tv la normalità. E vedetele, sui Red Capert, per scoprire quanto sono belle, lontano dalla divisa arancio. Nel musical Chicago c'era il Cell Block Tango - ve lo ricordate, sì? Orange is the new black è la danza delle galeotte dietro le sbarre: macabra, tragicomica, coloratissima anche con l'incolore guardaroba che si ritrova. Le protagoniste sono ballerine con la divisa identica o la camicia di forza. La tredicesima puntata, con un montaggio perfetto, si chiude con un concerto improvvisato da pelle d'oca. Un presepe vivente blasfemo e male assortito, ma che emoziona. Non è diventato la mia dipendenza estiva, perché è intenso, lungo e merita attenzione, un certo rispetto: non guardavo più di qualche episodio a settimana, personalmente. A un certo punto scatta un pensiero tremendamente egoista. Devono stare lì; si meriterebbero tutte una pena più lunga. Per farti divertire e riflettere ancora. (7,5)

Hemlock Grove
Stagione II
Hemlock Grove. Dove il soprannaturale è di casa. I lupi mannari si trasformano, spezzandosi le ossa e strappandosi la pelle di dosso. I vampiri non si chiamano vampiri e, al prezzo del sangue, sono a capo di clan secolari. Le industrie, con torri alte fino alle nuvole, fabbricano corpi e tengono sirene in bicchiere. Gli esseri deformi, dotati di un animo buono, giocano con i bambini infelici. Una bestia e un Upir – un tempo amici, adesso rivali – mettono da parte le loro divergente per diventare papà di una bella bambina con lo sguardo di fuoco. La fortunata serie prodotta da Eli Roth, lo scorso anno, era sbucata dal nulla. Talmente bizzarra da lasciare esterefatti. Avevo seguito gli episodi, all'epoca, con un misto di curiosità e diffidenza: capivo poco, ma non riuscivo a smettere di guardare. Tutto era mistero. Intricati nodi da soap opera, una mitologia da scoprire, legami da mettere a fuoco, una spirale di violenza che ti risucchiava, portandoti via. Indubbiamente, era stata la più grande sorpresa del 2013. Ho iniziato a desiderare la seconda stagione sul finire della prima. Cast confermato; dieci episodi assicurati e rilasciati, sulla rete, in un unico giorno. Che fortuna, e che guaio. L'ho vista d'un fiato e il caloroso bentornato a Hemlock Grove non ha fatto altro che darmi gradite, graditissime conferme. Come si fa quando si ha a che fare con cose lunghe, complesse, ambigue, del finale di stagione – a un anno e qualcosa di distanza – ricordavo davvero l'essenziale. Senza preoccuparmi troppo, ho subito notato la grande differenza. Rispetto alla prima stagione, questo Hemlock Grove è più facile da seguire. Lineare. Con un intreccio che presenta colpi di scena, ma nessuna parentesi che distrae. Da una parte, ciò permette di ricordarlo di più e di goderselo senza sofferenze. Dall'altra, quel fascino assicurato dalle cose che stenti a cogliere sfuma, fino a perdersi. Comunque, non preoccupatevi: non diventa mai qualcosa di scarso. La qualità, rozza e corposa, risulta intatta. Tra Netflix e The CW, un abisso. Le creature di questa cittadina sono credibili, complicate, dipinte con tutti i toni di grigio possibili. Roman e Peter, così diversi, dopo una rivalità amorosa non dimenticata, si avvicinano nuovamente soltanto da metà stagione in poi. E alla serie la loro amicizia fa bene. Il primo, con una mamma che va e viene e una folle cugina strega; il secondo, con il padre nella tomba, una mamma immortale e cattivissima, una sorella tanto mostruosa quanto dolce. Famke Janssen, più seducente con gli anni che passano, impara la compassione e l'abilità di un buon genitore. I punti di sutura sulla lingua le avranno fatto bene? Commovente la sua figlia diseredata, Shelley: vaga, si nasconde nelle cantine. Vive al buio per paura di spaventare le persone con il suo orribile aspetto. E se potesse cambiare la sua esteriorità e mantenere la sua anima? Se, nelle industrie Godfrey, fosse possibile spegnerla e caricare la sua coscienza in un corpo artificiale, nuovo di zecca? Una novità: la bionda Madeleine Brewer. Lei è nuova in città e, in una notte di tempesta, trova rifugio a casa di Roman, ignara del suo segreto e della neonata al piano di sopra. Glielo rivelerà il suo corpo: i suoi seni, pieni di latte per miracolo o maledizione, la renderanno una madre. Un difetto: Hemlock Grove mantiene l'ironia, ma perde il suo potenziale sex appeal. Troppo ripulito, non “fa sangue”, come si dice. La notevole tensione sentimentale che c'è non viene sfogata. Clamorosamente coinvolgenti gli ultimi due episodi. Un tripudio di violenza, trovate originali, emozione, con quel finale magistrale, all'orizzonte, e troppo troppo aperto. (7,5)

The 7:39
miniserie tv (2 episodi)
Quant'è brutto essere schiavi della routine. Carl è prigioniero delle stesse cose da quindici anni. Ha figli grandi, una moglie di cui non si è mai stancato, un impiego che lo porta a stare lontano da casa tutta la giornata. Usa la sua villetta in periferia come un appoggio. Lì va a dormire e lì si risveglia. Il cellulare vibra ed è già ora di svegliarsi. Vestirsi, dare da mangiare al gatto, concedersi una colazione veloce e poi il treno. Quello delle 7:39: il solito. Sally fa la pendolare da qualche mese e si è stufata dopo poco di quella vita da eterna passeggera. Lavora in una palestra, ha un bell'appartamento, un fidanzato muscolosissimo e galante con cui parla di ricevimenti, matrimoni e bambini. Anche lei va a Londra con il treno delle 7:39 e succede che così conosce Carl. Qualche gentilezza, due chiacchiere, le confidenze, le previsioni meteo e l'uno entra nella routine dell'altro. Hanno un appuntamento fisso che nessuno conosce. Il vagone di quel treno pieno di uomini stanchi e armati di ventiquattrore diventa il territorio neutrale in cui i due si incontrano, per alimentare quel timido rapporto che non ha nome. Fanno gli stessi pensieri e, in quel mondo ad alta velocità, iniziano a pensare alla stessa cosa. Decidono di provarci. Di incontrarsi all'esterno, lontani dai binari, e di visitare la città come due turisti adolescenti che ridono, si danno ai selfie, prendono una stanza d'albergo per una notte di sciopero dei mezzi. Se non avete niente da fare, in un pomeriggio di pioggia tra tanti, e sull'agenda avete un corposo buco di due ore da riempire, recuperate The 7:39. Una miniserie inglese, composta da due puntate di un'ora ciascuna, sceneggiata da David Nicholls, meraviglioso autore di Un giorno. Che vi piace ve l'ho detto, una volta... o duemila. Be', mai troppe. Il tocco della sua penna si vede, anche filtrato dal piccolo schermo. Firma, infatti, una commedia romantica delle sue. Umana, ben scritta, autentica e un tantino struggente. La storia di un lui e di una lei che s'incrociano alla stessa ora tutti i giorni. Poi si parlano e, anche se entrambi impegnati, scoprono che forse è possibile che il nostro cuore, tanto grande, s'innamori di due persone contemporaneamente. Giusto o sbagliato? Una fotografia limpida che cattura bei momenti. Dialoghi lunghi e brillanti che sono tutto. Un cast impeccabile, in cui si distinguono – accanto all'intensa Olivia Colman (Broadchurch) – due protagonisti separati da quindici anni di differenza, ma armoniosi e intimi. La bella Sheridan Smith (Hysteria) e un David Morrisey (The Walking Dead) affascinante e ineditamente buono. La BBC, garanzia di qualità, produce un film grazioso e agrodolce – solo diviso in due tempi e due momenti. (7)

venerdì 26 luglio 2013

I ♥ Telefilm: Hemlock Grove, Underemployed - Generazione in saldo

Hemlock Grove: una serie TV spuntata sul web da un giorno all'altro e subita discussissima, seguitissima e amatissima. Il trailer – rigorosamente vietato ai minori – proponeva sangue a litri, violenze inguardabili, scene di sesso esplicite e trasgressive, una fantasia malata e inquietante. Soprattutto, sbandierava a grandi lettere il nome del produttore esecutivo della serie, nonché regista di diversi dei 13 episodi che la compongono: l'Eli Roth di Hostel e Cabin Fever. Il re dello splatter e il creatore di horror talmente eccessivi da risultare divertenti, svalvolati, ottimi per una serata con popcorn a palate e amici un po' idioti. Pur essendo un tiepido estimatore di questo “simpatico” regista, ho subito notato che il suo telefilm era tutt'altro, fortunatamente. Strano, originale, onirico, ben scritto e intelligentemente diretto, ammaliante, vagamente vintage. La trama, se raccontata, potrebbe risultare piatta e banale: un ragazzo nuovo in una città piena di segreti, una famiglia onnipresente eppure sfuggente, licei, bulli, amici, omicidi consumati nel bosco e preceduti da ululati emessi sotto la luna piena. Effettivamente banale lo è per davvero, e le dinamiche familiari e i morbosi intrighi ricordano alla lontana quelli di una soap. A rendere oscuro e impenetrabile il tutto è una cappa di paranormale, che prevede cacciatori, licantropi, medium e sortilegi, maledizioni ed esperimenti di scienziati che giocano ad essere Dio. La serie è un carosello di stramberie; una di quelle in cui, spesso, ci sono episodi in cui comprendi poco o niente, ma che comunque ti ipnotizzano e ti spingono a vedere ancora e ancora. Mi è piaciuto, ma non so perché. E' uno di quei prodotti che, se spiegati, perdono tutto il loro fascino. Dà sprazzi di verità, è delirante, eppure dietro a quel velo di stranezza è molto più semplice di quanto sembri. Riesce a tenerti, però, curioso e vigile per tutti gli episodi. Monitorare i comportamenti dei personaggi è un'esigenza. Sono ambigui, incomprensibili, fuori dagli schemi, bellissimi. Uno dei protagonisti è Peter, un diverso: un nomade che vive in una roulotte, che ha barba e capelli lunghissimi e che si attira automaticamente le occhiatacce dei suoi coetanei al suo passaggio ciondolante nei corridoi. Le morti sono iniziate all'arrivo della sua famiglia in città, è uno zingaro e, per tutti, è il colpevole. Accanto a lui troviamo Roman, che, proprio come Peter, ha il fardello di una famiglia che è sulla bocca di tutti. Sua madre – una vedova bellissima e facoltosa – possiede mezza città e, apparentemente, l'antidoto dell'eterna giovinezza. Interpretata dalla sempre affascinante Famke Janssen, è la versione in chiave horror di Victoria Grayson: abiti eleganti, amanti che vanno e vengono, soldi e cattiveria a palate. A completare il quadro di famiglia, Shelley – una ragazza dolcissima, ma affetta da gravi e spaventose deformità – e l'adorabile Letha – che, vergine, ritiene di aspettare il figlio di un angelo apparsole in sogno. I protagonisti, giovani e quasi sconosciuti, possiedono un talento sorprendente. Particolarmente bravo Bill Skarsgård, che sicuramente apprezzeranno anche le spettatrici: inquieto, alto e pallido come Edward Cullen, ma con gli occhi grandi ed inquietantemente espressivi di un cartone di Tim Burton, è il fratello dell'Alexander Skarsgård di True Blood. Season finale macabro, cruento e dannatamente aperto per una delle più grandi scoperte televisive di questo 2013. 

Non mi capitava dalla prima stagione di Glee, forse. Vedere un telefilm e desiderare di essere parte del cast. Sentirmi a casa. Annullarmi completamente in quaranta minuti di finzione veri come la realtà, ma molto più belli. E poi è successo, con un telefilm che, ogni giovedì, in prima serata, dal 19 Luglio, va in onda su Mtv: Underemployed – Generazione in saldo. Scoperto all'improvviso, inaspettato, divertente, sinceramente bello, Undermeployed è un prodotto americano, ma piuttosto atipico per il mercato statunitense. Quando penso alle serie TV girate negli USA mi vengono in mente i vestiti griffati di Gossip Girl, i lussi di Revenge, l'ilarità forzata ma contagiosa di sit-com come New Girl e Cougar Town. Questa, invece, è una serie immersa anima e corpo nella realtà talora triste che tutti noi conosciamo: una realtà di sogni infranti, speranze troppo grandi, precari e lavori saltuari. Sarà proprio per questo che gli spettatori americani l'hanno accolto tiepidamente, facendo sì che la prima serie fosse anche l'ultima, e che io l'ho adorato dalla prima scena. Senza mai essere didascalico o ovvio, riflette con originalità e con il sorriso sulle labbra sulla triste situazione attuale e sulla crisi. Crisi a cui nemmeno gli Stati Uniti di Obama sono immuni, evidentemente. 
Ambientato tra le quattro mura di un appartamento per la maggior parte del tempo, proprio come una vecchia ed efficace sit-com, Underemployed risulta essere molto più ampio, sia per la durata, sia per l'importanza delle tematiche affrontate. Importante. I protagonisti, per fortuna lontani dal mondo di bellissimi e famosissimi a cui siamo abituati da diversi anni, sono cinque ragazzi che, finito il college, si trovano alle prese con la vita d'adulti. Vita alla quale l'università non li ha preparati. Sophia, da sempre brillante studentessa con il sogno della scrittura, si trova a sfornare ciambelline glassate in una sorta di pasticceria e si scopre innamorata, da un giorno all'altro, di un'altra donna. Miles, bello e con un cuore d'oro, vorrebbe volare a Milano e vedere il suo volto – e il suo sedere – nelle pubblicità di Calvin Klein, ma si deve accontentare di partner occasionali e di un lavoro come cameriere. Daphne, perdutamente innamorata del suo capo, lavora come stagista in un'agenzia pubblicitaria. Lou e Raviva – fidanzatissimi sin dal liceo – ancora immaturi e pieni di paura, diventano genitori di una tenerissima bambina, bisognosa di cure costanti e attenzioni... come il loro rapporto tutt'altro che idillico. In un cast perfetto, ma di attori semisconosciuti al grande pubblico, spiccano i volti già noti di Diego Boneta e Sarah Habel: i belli della serie. Lui, nato e cresciuto in Messico, l'avevamo già visto in Pretty Little Liars, 90210 e accanto a Tom Cruise nel musical Rock of Ages, in cui, nonostante con i suoi ventitrè anni fosse il più giovane ed inesperto del cast, aveva stupido con straordinarie doti canore. Lei – simpatica, spontanea, adorabile – ha recitato in Hostel 3, Whip It, The Butterfly Effect: Revelation. La vita prende a pugni i loro sogni di gloria, ma l'amicizia che li lega rimargina ogni livido e ogni difficoltà. Sono una stupenda famiglia, tutti insieme. Mi ricordano la vecchia squadra di Glee, i protagonisti cresciuti di Noi siamo infinito. Mi fanno compagnia, ridere e commuovere. Dodici episodi da vedere e rivedere.

domenica 12 maggio 2013

All the world is a library #10

Buona domenica a tutti! Il calendario, oggi, segna il 12 Maggio, ma il cielo fuori non ispira proprio passeggiate sulla spiaggia e picnic al parco: che tempaccio, ragazzi. Come è accaduto anche qualche settimana fa, con il cattivo tempo, arriva anche un nuovo appuntamento di All the world is a library. Giuro che non lo faccio apposta: è destino! I titoli di oggi, proprio come faccio di solito, appartengono a generi molto diversi tra loro e a legarli non c'è un filo conduttore preciso: vanno dal fantasy allo young adult, dall'horror al romanzo storico. E le copertine? Sono calamite per l'occhio umano. Tra i romanzi di questo nuovo, internazionale episodio, anche Hemlock Grove – il libro che ha ispirato l'omonimo telefilm: ve ne parlerò presto, prometto! - e il ritorno delle autrici dello splendido Beautiful Creatures, questa volta non più insieme, ma con due nuove storie da raccontare. Ditemi un po', quali vi interessano? A presto, e un bacio a tutte le mamme che passano di qui, M

Unbreakable
Kami Garcia
"Non ho mai creduto ai fantasmi. Fino al giorno in cui uno non ha tentato di uccidermi." Quando Kennedy Waters trova sua madre senza vita, il suo mondo inizia a cadere a pezzi. Lei non sa che le forze paranormali, in un mondo molto più oscuro, sono le uniche a tirare i fili. Non fino a quando i gemelli Jared e Lucas Lockhart irrompono nella stanza di Kennedy e distruggono uno spirito pericolosissimo inviato lì per ucciderla. I due fratelli le rivelano che sua madre era parte di un'antica società responsabile di proteggere il mondo da un demone vendicativo – una società i cui i cinque, unici membri sono stati assassinati nel corso della stessa notte.
Ora Kennedy deve prendere il posto della madre all'interno della Legione, se è ancora disposta a scoprire la verità e a rimanere viva. Insieme a Priest e Alara, nuovi membri della Legione, i ragazzi gareggiano per trovare l'unica arma in grado di distruggere il demone – combattendo gli spiriti letali che lui controlla passo dopo passo. Suspense, romanticismo e incontri paranormali in questo esaltante urban fantasy, il primo libro della nuova serie di Kami Garcia, coautrice della saga di La Sedicesima Luna.


Icons
Margaret Stohl
Il tuo cuore batte solo con il loro permesso.
Tutta cambia con Il Giorno. Il giorno in cui le finestre si frantumano. Il giorno in cui il potere si ferma. Il giorno in cui la famiglia di Dol muore. Il giorno in cui la Terra perde una guerra che non sapeva di star combattendo. Fino ad allora, Dol viveva una vita semplice, in campagna – salva dalle ombre dell'Icona e dal suo potere terrificante. Nascosta da una verità che non poteva semplicemente evitare. Lei è diversa. Lei è riuscita a sopravvivere. Perché? Quando Dol e il suo migliore amico, Ro, sono catturati e portati all'Ambasciata, al largo della metropoli tentacolare conosciuta come City of Angels, trovano più di una domanda a cui dare risposta. Mentre Ro e Tima, un ostaggio come lui, combattono contro chi li ha imprigionati, Dol si scopre attratta da Lucas, il figlio dell'Ambasciatore. Ma i quattro adolescenti sono più di quello che pensano, e il loro incontro non è una coincidenza fortuita. E' una cospirazione. Sotto il controllo costante dell'Icona, Dol, Ro, Tima e Lucas scoprono che le loro incontrollabili emozioni – emozioni che hanno sempre visto come un'immensa debolezza - possono essere davvero la risorsa più grande.

Hemlock Grove
Brian McGreevy
Il corpo di una ragazza assassinata e fatta a pezzi viene ritrovato nei bosci di Hemlock Grove, Pennsylvania, tra le ombre della vecchia acciaieria Godfrey. Una caccia all'uomo ha inizio – sebbene le autorità non siano poi così sicure che il colpevole sia un uomo...
Alcuni sospettano un evaso della White Tower, una struttura di biotecnologie della famiglia Godfrey, dove, secondo i rumors, hanno luogo esperimenti biologici al limite dell'immoralità.
Altri hanno sospettano di Peter Rumancek, un adolescente di una famiglia gitana reputato un licantropo dai suoi compagni di scuola. O forse il colpevole è Roman, il figlio del defunto JR Godfrey, che regna sui suoi coetanei con l'arroganza del suo sangue aristocratico e il suo status di superiorità indiscusso, nonostante la sorella, Shelley, le cui mostruose condizioni mediche celano una dolce intelligenza, e il controllo maniacale di sua madre, Olivia. Alla scoperta del grottesco e dell'oscurità presenti in ognuno di noi, Hemlock Grove ha la struttura e l'energia per poter diventare un classico – e Brian McGreevy il talento e l'ambizione per intrattenerci negli anni a venire.
 

Ink
Amanda Sun
Ho guardato il foglio. Lo scarabocchio di una ragazza seduta su una panchina. Una strana emozione febbricitante mi si sprigiona nello stomaco, simile a una malattia. La ragazza del disegno si volta, muove la testa, e i suoi occhi d'inchiostro guardano i miei.
Sulla scia di una tragedia familiare, l'ultima cosa che Katie Greene vorrebbe fare è spostarsi dall'altra parte del monto. Portata da sua zia in Giappone, Katie si sente perduta. Sola. Non conosce la lingua, sa tenere a stento un paio di bacchette in mano, non ha l'abitudine di togliersi le scarpe quando entra in un edificio qualsiasi. Quando Katie conosce il bello e disincantato Tomohiro, la star della squadra scolastica di kendo, è affascinata da lui... ed un po' spaventata. Con il suo atteggiamento rude sembra volerla tenere a distanza, e quando sono vicini, strane cose accadono. Le penne esplodono. L'inchiostro sgorga dal nulla. I disegni prendono vita. In qualche modo, Tomo ha una connessione con gli antichi dei del Giappone, e stando vicino a Katie ha acuito le sue abilità, ormai fuori controllo. L'inchiostro scorre nel loro sangue. Se le persone sbagliate vengono a sapere di loro, non hanno scampo. Saranno dei bersagli. Katie non ha mai voluto trasferirsi in Giappone – ora potrebbe non uscire dal paese viva...

Lady of Ashes
Christine Trent
Nel 1861, a Londra, Violet Morgan sta tentando di rifarsi una buona reputazione dopo il fallimento dell'impresa del marito. Trova conforto nel lutto, dà consiglio sulle mode e il galateo delle cerimonie: organizza funerali. All'insaputa di sua moglie, Graham, che ha nutrito un odio profondo per l'America sin da quando suo nonno combatté nella guerra in Gran Bretagna del 1812, viene coinvolto in un piano per vendere armi al Sud. Nel frattempo, Violet riceve la commissione di una vita: pianificare le esequie di un caro amico della Regina Vittoria e del Principe Alberto. Ma la sua posizione rimane precaria, specialmente quando Graham scompare e lei inizia a mettere insieme una serie di misteriose morti tra i poveri. E più si avvicina alla verità, più il pericolo è grande per entrambi... Un pericoloso assassino ha messo gli occhi su di lei: sotto terra, c'è un segreto sepolto. 

Nobody but us
Kristin Halbrook
Will: Forse è troppo tardi. Forse il padre di Zoe le ha già completamente rubato i suoi quindici anni e le ha ormai insegnato a vivere nella paura. Io cambierò le cose. Aiutarla significa tornare a essere forte, e coraggioso. Non che io, adesso, sia una specie di esempio... ma possiamo imparare insieme. Quando il mondo intero è contro di te, a volte ti sembra di non poter correre abbastanza velocemente.
Zoe: Forse ci vorranno anni affinché Will venga a patti con l'abbandono. Forse ci vorrà tutta la vita. Ma io rimarrò con lui per sempre, fino a quando non gli avrò provato che le persone non sempre scappano, che c'è sempre qualcuno disposto a non rinunciare a te.