martedì 21 agosto 2012

Recensione: Muses, di Francesco Falconi

Titolo: Muses
Autore: Francesco Falconi
Editore: Mondadori “Chrysalide”
Numero di pagine: 488
Prezzo: € 17,00
Sinossi: Quando scappa da Roma diretta a Londra, coperta di tatuaggi e piercing, Alice sente che la sua vita potrebbe cambiare per sempre. Ha appena scoperto di essere stata adottata, ma per lei questa notizia è quasi un sollievo. Cresciuta con un padre violento e una madre incapace di esprimere il proprio affetto, ora Alice deve scoprire le sue radici e l'eredità che le ha lasciato la sua vera famiglia. Decisa, risoluta, ribelle, è una violinista esperta ed è dotata di una voce straordinaria. Ed è proprio questa voce a guidarla verso la verità: le antiche nove Muse, le dee ispiratrici degli esseri umani, non si sono mai estinte. Camminano ancora tra noi. I loro poteri si sono evoluti. E Alice è una di loro. La più potente. La più indifesa. La più desiderata da chi vorrebbe sfruttarne gli sconfinati poteri per guidare gli uomini, forzarli se necessario, fino alle conseguenze più estreme. Ma un dono così può scatenare l'inferno. E sta per accadere. 
 
                           La recensione
Io non sono un capolavoro. Sono solo un gran casino. Un muro imbrattato di vernice.
E' bastato un secondo, il lampo di un'occhiata veloce, per capire che Muses sarebbe stato un terremoto nel panorama dell'urban fantasy. Una scossa sismica in grado di far cadere, dai loro posti privilegiati, tomi con in copertina canini sfoderati in baci di sangue e granelli di polvere di fata. Una scossa in grado di scavare una frattura a forma di chiave di violino, nella quale, la terra che trema al ritmo di una melodia furiosa, ha scritto a lettere dorate il nome di un autore che, per affrontare la sua opera più sofferta e complessa, deve aver trovato la sua, di musa. 
Ha scavato, si è sporcato le mani e, nascosta sotto macerie di disperazione e sofferenza, seguendo quel canto di aiuto che nella sua mente ha arso intere notti insonni, ha trovato la sua protagonista, la prigioniera della sua fantasia che, dopo anni di lavoro, ha visto la luce e incontrato gli occhi dei lettori. L'ha trovata come si fa con un cucciolo affamato sepolto sotto la valanga di rifiuti di un cassonetto. In un luogo senza speranza. Sola, spaventata, sporca, aggressiva, con gli artigli sfoderati e la bocca spalancata, che, in realtà, vorrebbe soltanto chiudersi in dolci fusa. Si chiama Alice De Angelis. E, statene certi, non ha nulla in comune con le giovani donne di cui abbiamo spesso letto. Non ha peli sulla lingua, amore da offrire, un futuro radioso in cui sperare. 
La sua violenza fa male, e fanno male le sue parole e i segreti del suo cuore silenzioso. A vent'anni, è intrappolata in una tortura cinese a forma di passato. Sul suo corpo si sono moltiplicati i tatuaggi, sulla sua pelle i lividi. La sua identità è stata seppellita sotto costellazioni di piercing e il vero colore dei suo capelli è un mistero ormai dimenticato. Ma la bambina sperduta che è stata un tempo continua a vivere dietro le apparenze - in un mondo abitato da mostri che hanno il viso del tuo stesso padre, in cui la verginità si perde a quattordici anni, e l'innocenza anche prima, e in cui il primo bacio ha il sapore di una pinta di birra e di paio di canne. Non esistono favole, non esistono principesse. Non esistono lieto fine. Questo degrado, reso con una scrittura affilata che scorre tra il violento e il poetico, rende il romanzo, nella prima parte, un coacervo di ombre oscure e - emozionato e commosso - ho pensato immediatamente all'adolescenza spezzata descritta dalla compianta Chiara Palazzolo nella trilogia di Mirta/Luna: quando gli adolescenti muoiono di overdose, le relazioni durano l'arco di una notte, la pioggia schizza come proiettili di dolore e il disagio e il caos trovano il loro riflesso su un pezzo di carta.
Ha ragione, non importa se sono un Angelo Oscuro o una Musa. Un'assassina o una bambina. Una roccia indistruttibile o una foglia calpestata. Non importa se sono una santa o una puttana. Perché ognuna di loro è un pezzo di Alice.
I paesaggi delle borgate romane, cedono il passo, nella seconda parte, agli splendori londinesi. La disperazione, pianta assieme alle lacrime ai piedi di una tomba spoglia, fa germogliare una gemma verde speranza. Un nuovo inizio o l'inizio della fine?
E così, Muses si colora delle intense sfumature del fantasy. Sfumature intense e vivide, ma non tanto da offuscare, fortunatamente, lo spirito iniziale di un'opera scritta magistralmente e partita con la quarta ingranata. Giunti a questo momento, infatti, mi è sembrato che il romanzo si stesse perdendo nelle tipiche strutture del genere e che la nuova identità dell'Alice alle prese con nuove consapevolezze e abilità fosse di gran lunga meno intrigante di quella rinnegata in un baule di ricordi ancora sanguinanti.
Una scoperta impensata, un' eredità segreta, una zia lontana, un labirinto di inganni in cui perdersi. Le splendide descrizioni usate per riesumare la bellezza sfiorita di villa Evans fungono anche da avvolgente corollario per le scene di un allenamento fisico e spirituale che, anche se scritto notevolmente meglio, ha finito per riallacciare i miei pensieri alle avventure, certamente meno memorabili, delle protagoniste di Switched e Starcrossed.   
Un senso di déjà vu ha accompagnato, quindi, la lettura di queste pagine, ma la curiosità crescente di proseguire mi ha fatto da stimolo, accompagnandomi in una serie di colpi di scena e di depistaggi in cui la verità è diventata fragile e tagliente come un vetro rotto in mille pezzi. Buoni che diventano cattivi, cattivi che diventano buoni, amori estremi che si rivelano eterne promesse. I pochi personaggi maschili scompaiono nell'aura di questa prima donna. La luce dei riflettori illumina solo lei – anima, voce e rabbia in uno spettacolo di struggente intensità. Lei, un violino in spalla e un timbro in grado di piegare gli animi, è l'erede di Euterpe, Musa della musica. Alice, però, si scopre parte di una famiglia in continua espansione che, nel mondo dei Social Newtork e dei Blog letterari, conserva solo poche delle caratteristiche possedute dalle nove, eteree fanciulle che, nell'antica Grecia, dimoravano sul monte Elicona. Braccate dai Pragmatici e bramate dagli Eclettici, sono le pedine decisive in una battaglia combattuta tra sparatorie e sottili sotterfugi; in palio: il destino degli uomini. Lourdes, una Lisbeth Salander tutto pepe, è la musa della Net-Art – punto fermo nella vita della protagonista che, per la prima volta, sente il sostegno di un'amica. Patricia, invece, è la viziosa Musa dell'Arte. 
Tra paillette e note disco, entra in scena in corsetto di pizzo e perizoma, predicando l'amore libero e districandosi in feste in maschera alla Eyes Wide Shut, su uno scenario di psichedelico e lento erotismo degno dei film di Brian De Palma. Più abituata a stare sui rotocalchi che nei libri di storia greca, è a metà strada tra Lady Gaga e Madonna e in sé ha lo spirito dell'intero romanzo. Teatrale e suggestivo.
La forza spaccacuore di alcune immagini rimarrà a lungo con me.
Una stronza incazzata con la vita che, merito della magia di un musical Disney, si scioglie davanti al bacio che suggella l'agognato lieto fine. La stessa ragazza infelice che, venduta la sua dignità e il suo corpo al migliore offerente, trova tracce della sua identità negli occhi vitrei del coccodrillo Bolak – un peluche decapitato e rattoppato grossolanamente che, per me, rappresenta alla perfezione la paura e il bisogno di Alice di amare e lasciarsi amare.
Un canto tanto magico da far fiorire un giardino, spegnere il sole e rendere il più duro degli uomini un gentiluomo che ti porge una margherita delicata.
Il futuro scritto nel libro di Dolores che, a un passo dalla fine, si concretizza, smuovendoci dalla convinzione che, negli ultimi capitoli, non si trovino mai sorprese memorabili. Complessivamente, Muses prende le distanze dal genere e, ricadendo di tanto in tanto nelle stesse trame, finisce per non apportarvi nulla di nuovo. Come cantava Gianni Morandi in uno dei suoi più celebri successi, anche “questa musica leggera” ha un peso e il peso lacerante e greve delle parole di Francesco Falconi si avverte nella sua ingombrante interezza in ognuna delle “sudate” pagine che compongono il suo ultimo lavoro. Conferisce la perduta dignità al genere fantasy e ce ne mostra aspetti e situazioni che avevamo lasciato sotto il cumulo di buoni sentimenti e cliché - presenti nell'ultimo, annunciato caso editoriale. Questo, è un romanzo che ha la bellezza pura e indomabile delle cose imperfette. Scorre sinuoso e rapido, ma lascia echi che continuano a ridondare. Ha la capacità di renderti insicuro per poi sorprenderti continuamente. L'effetto che si prova ascoltando un cantante la cui voce tremante, molto probabilmente, non riuscirà a raggiungere mai le note alte di un intramontabile canzone da repertorio. Eppure ci riesce. La voce diventa più forte, i vibrati più sicuri, le gambe meno molli. E ogni acuto è preceduto da un brivido costante e da un dubbio onnipresente. Riuscirà la sua voce a volare dove osano le aquile? Ci riesce. Ancora. E ancora..
Quella voce l'ho sentita nitidamente intonare Dark Angel. Le pagine, come uno spartito, mi hanno mostrato la melodia e il cristallo della voce della leader degli Evanescence e il fuoco di quella degli Skunk Anansie si sono uniti - nel mio immaginario - fino a far risuonare il grido potente e ancestrale di Alice. Nel finale, quel grido potrebbe confondersi col nostro e sovrastare il martellare perpetuo dei bassi. E lo scandire del conto alla rovescia che ci separa dalla seconda impresa di questo Cigno Nero dall'inestimabile canto.
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Skuns Anansie – Because of you

lunedì 20 agosto 2012

Sparlando di.. Cinquanta Sfumature di Grigio: Capitolo 9

Devo dirlo: ci sono cose dello stile di E.L James che davvero non mi dispiacciono. I periodi sono semplificati ai minimi termini, le descrizioni non sembrano essere tali senza che l'autrice abbia unito l'aggettivo “perfetto” a ogni singola cosa che appartenga a Christian Grey, le scene più convincenti vengono rovinate puntualmente da battute raccapriccianti, ma, nelle prime pagine di questo nono capitolo, spunta naturalmente un sorriso ed emergono due punti a favore dello stile tutt'altro che esemplare dell'autrice.
L'ho detestata dalle prime pagine, ma ammetto che la vocina interiore di Ana mi sta finalmente andando a genio. Mentre la protagonista, con due treccine da scolaretta e la camicia di Christian addosso, dimena la testa al ritmo delle Tagliatelle di Nonna Pina e si mette alla prova (..del cuoco!) nelle vesti di un'aspirante Antonella Clerici del porno, intenta a ripassare la notte bollente passata con il suo “dolce e malinconico” Psycho, l'Ana 2.0 – quella più divertente e sveglia che vive soltanto nella sua testa – le dà, nemmeno troppo velatamente, dell'allupata/illusa/sprovveduta/pazza/malata di sesso.
Questo piccolo dissidio interiore, sinceramente, ho cominciato a trovarlo davvero carino, anche perché è inusuale trovare, in un libro che promette ore bollenti, una vocina acuta e isterica come quella del Grillo Parlante e una caratterizzazione dei personaggi che non emerge dai loro comportamenti nel corso dei capitoli, ma dalle parole del loro stesso inconscio. Per carità, è un qualcosa di alquanto elementare e non aiuta proprio a dare a Cinquanta Sfumature quell'aura di eleganza e classe che promettono le pubblicità, ma fa nascere un moto di pura simpatia verso Anastasia – aspirante femme fatale, che nasconde le stesse insicurezze e gli stessi imbarazzanti mutandoni della “collega” Bridger Jones. Altro elemento a favore di questo capitolo, sono le scene di sesso tra i due protagonisti.
Pur avendo poco di scandaloso, sono ben descritte e, sebbene usarlo sia un termine alquanto improprio, l'erotismo promesso è maggiore in questo capitolo che nel precedente. Improprio, dico, perché una bella scena che potrebbe ricordare il bagno tra Richard Gere e Julia Roberts in Pretty Woman è rovinata da dettagli superflui che oscillano tra l'esplicito e l'idiozia pura; tutto merito di una narratrice che osa come può, ma che, come una bambina, ha paura di pronunciare la parola “pene” per intero e che continua a usare il termine “lì” per parlare del suo punto G (Wow, ho fatto anche la rima)!
E non dimentichiamo Christian – maestro nei preliminari e Speedy Gonzalez nel resto - che, dopo “Io non faccio l'amore. Io fotto senza pietà”, continua a regalare perle di saggezza che farebbero invidia a un'operatrice delle Hot Line. La cosa che continua a infastidirmi è la discontinuità. Pur mantenendo le distanze dall'eccellenza, qualcosa di positivo c'è, ma quello che manca è il collante che dovrebbe unire questi pochi e godibili elementi. Cosa c'è tra l'Anastasia che canticchia in cucina come Candy Candy e la panterona che sorprende il suo uomo con... mmm, come chiamarle.. abilità segrete? Ma sì, diciamo che ha imparato a mettere in pratica gli insegnamenti appresi nell'officina di falegnameria in cui lavorava. E no, non ha costruito una bambola gonfiabile nello stile di Geppetto.
Come può passare da protagonista di uno chick lit a modella umana per illustratori di kamasutra? Possibile che le sfumature che dovrebbero rendere un personaggio tale siano solo nel titolo?

giovedì 16 agosto 2012

Recensione: L'eredità di Jenna, di Mary E. Pearson

I cambiamenti non avvengono da un momento all'altro, sono modellati piano piano dalle persone che non si arrendono. 
 
Titolo: L'eredità di Jenna
Autrice: Mary E. Pearson
Editore: Giunti Y
Numero di pagine: 443
Prezzo: € 14,50
Sinossi: Sequel del fortunato "Dentro Jenna", non solo affascina per l'ambientazione futuristica e per la trama avventurosa, ma affronta temi spinosi, come gli esperimenti estremi di biotecnologia, con uno sguardo profondo sull'animo umano. Jenna, Kara e Locke, tre amici inseparabili, tornando da una festa rimangono uccisi in un terribile incidente. I loro corpi non possono essere salvati ma le loro menti vengono tenute in vita e intrappolate in un computer. Jenna è la prima a risvegliarsi con un corpo artificiale grazie a un esperimento di biotecnologia avanzata. Kara e Locke invece vengono dimenticati e rimangono isolati in un lunghissimo limbo telepatico dove esistono solo i loro pensieri e i loro sentimenti. Passano gli anni e poi i secoli e finalmente, dopo 260 anni, Locke e Kara si trovano di nuovo nei loro corpi, resi perfetti da uno scienziato senza scrupoli. Ma il mondo in cui si risvegliano è un luogo estraneo e pericoloso dove tutto e tutti quelli che conoscevano sono ormai scomparsi. Tutti tranne Jenna Fox.
                                                      La recensione 
Si possono avere tanti amici nella corso di una vita, ma il legame che creiamo con quelli che spiegano le ali insieme a noi è diverso.
Tre mani intrecciate su un letto di erba. Tre sguardi persi che contemplano la nera meraviglia di un cielo stellato. Tre adolescenti alle prese con ormoni in subbuglio, pazzi sentimenti e pensieri rivolti a un futuro spaventosamente vicino. Jenna, la dea bionda della ricca famiglia Fox. Il fascino e l'allegria in diciassette anni di pura perfezione. Kara, la ribelle: la ragazza con le gonne troppo corte, la frangetta troppo lunga e lo smalto troppo acceso. Poi è il turno di Locke, il più piccolo del gruppo: lo “strano”, il “ragazzo nuovo”, che, improvvisamente, si scopre parte integrante di questo riservatissimo sodalizio in rosa. Sono giovani e straripanti di vita e, all'alba di un mondo che promette nuove tecnologie e cure contro i mali più grandi, si sentono invincibili. Uniti contro le loro famiglie e contro i doveri dati dal sopraggiungere all'età della ragione. Poi, il nulla. Intrappolati, per 260 anni, in trenta centimetri di silenzio e solitudine. Un inferno che ha la forma di un cubo d'acciaio, scandito da un tempo che sembra non passare mai e dai graffi di un lacerante senso di colpa.
Una festa fuori città, un incidente d'auto, il burrone che accoglie la fine di tre giovani esistenze. La morte come l'inizio di un'avventura che incrocia le traiettorie di fantascienza e distopia, i binari del romanzo di formazione e del medical thriller.
Non eravamo morti. I nostri familiari non potevano saperlo. I nostri corpi erano privi di vita, ma questo non significava che anche le nostre menti lo fossero. Erano già state rapite, copiate, archiviate, conservate.
A Ottobre, sarà passato un anno esatto da quando la Giunti mi regalò la lettura di Dentro Jenna – romanzo intenso e profondo, finito ai primi posti delle migliori letture del 2011, che, con scrittura vibrante e ispirata, narrava l'amore estremo di un padre verso la sua unica figlia, capace di superare il confine del giusto e della scienza. Avevo chiuso il romanzo con la sensazione di aver terminato una lettura perfetta, indimenticabile nella sua unicità.
Quando ho saputo che, basandosi sul successo del romanzo, Mary E. Pearson avesse deciso di rendere la magnifica Jenna parte di una trilogia, sono stato combattuto tra felicità e riluttanza. A guidarla nella stesura dei tre romanzi era stata la passione verso un mondo avveniristico ancora da svelare o la comprensibile voglia di volere sfruttare il successo della sua opera più ambiziosa e apprezzata? Questi interrogativi mi hanno accompagnato da Marzo ad adesso e, dopo cinque mesi dall'approdo del romanzo nelle librerie, restio ma con la voglia crescente di rimanere stupido, dopo gli avvincenti Matched e La ragazza di fuoco, ho deciso che la mia odissea nelle Orwelliane galassie poteva proseguire ancora.
E' stato così che L'Eredità di Jenna mi ha trascinato nel suo inquietante e fascinoso mistero. E' bastato il prologo, trapelante amore e repulsione, a farmi immediatamente aggrappare alla voce di un nuovo narratore, umano e realistico tanto quanto Jenna. O forse, un po' di più..
Locke è una delle poche voci maschili nella moderna narrativa Young Adult. Ha una sensibilità nuova, un timbro diverso, una capacità alternativa di mescolare l'umorismo dei giovani e la poesia tipica dello stile dell'autrice. Come me, ha la capacità di innamorarsi al primo sguardo e di far coincidere l'amicizia tra sessi opposti con la forma più pura e duratura di amore. Un amore che si nutre di ricordi e di pensieri condivisi, di complicità e di comuni avventure, di gelosie e di sentimenti che diventano troppo ingombranti da contenere. Contraddittorio e complicato, è a metà strada tra il platonico e il concreto, fin troppo familiare per chi, come me, dopo anni di lenta e instancabile costruzione, è emotivamente legato al viscerale rapporto creato con le migliori amiche di sempre.
Come gli Emma e Dexter di Un giorno, Jenna e Locke sono protagonisti di una delicatissima storia di sentimenti e scelte, ma accanto a loro c'è una terza figura che il rancore e la gelosia hanno reso l'ombra sbiadita di sé stessa.
Dov'è la linea di confine tra un miracolo e un mostro? La “nuova” Kara ha gli stessi tratti fisici della “vecchia”, ma i suoi occhi riflettono la condizione chi, per troppo tempo, è esistito senza avere la possibilità di vivere. Accanto ai tre, organi essenziali di questa nuova ed entusiasmante avventura, emergono intensi e simpatici comprimari. Due tenaci compagne di viaggio e un antagonista che sembra uscito da un bel film Disney. Le atmosfere claustrofobiche e vagamente inquietanti dei primi capitoli cedono il passo agli scorci di un'America futuristica e originalmente descritta, le cui novità sono spiegate a Locke da due Ciceroni d'eccezione: il robot Dot - dal cuore di metallo e coi sogni di libertà di un comune umano - e la saggia Miesha – una Mary Poppins un po' attempata che, nella sua borsetta, nasconde non poche sorprese.
Più attenta alla costruzione di rapporti verisimili che di un mondo immaginario, la Pearson proietta il libertarismo e l'inquietudine adolescenziale in un'ottica da effetti speciali, abbandonando i dubbi etici che avevano reso il primo volume una versione fantascientifica di La custode di mia sorella e dando vita a un prodotto che, sebbene leggermente più prevedibile, omaggia i film di Luc Besson e di Stephen Spielberg, unendo l'azione di Léon alla fantasia spaccacuore di AI: Intelligenza Artificiale.
Il mio voto: ★★★ +
Il mio consiglio musicale: David Guetta feat. Sia - Titanium

martedì 14 agosto 2012

Recensione: 22/11/63, di Stephen King

Le coincidenze esistono, ma sono giunto a credere che in realtà siano rare. C'è qualcosa all'opera, ok? Da qualche parte nell'universo, o al di là di esso, un grande marchingegno ticchetta e fa girare i suoi mirabolanti ingranaggi. Ogni tanto, dal mazzo salta fuori una carta imprevista, ma quasi tutte le cose che sono devono essere. Ciao a tutti! Mi sarebbe piaciuto, quest'oggi, augurarvi buon Ferragosto in compagnia della recensione del coinvolgente "L'eredità di Jenna", ma tra spese e uscite varie non sono riuscito a terminarlo come avrei sperato. Facendo un bilancio delle migliori letture dell'anno,però, mi sono accorto che sul blog mancava la mia recensione di un vero e proprio “must”che ho divorato nei primi mesi di questo 2012. Una lettura carica e avvincente, imperdibile in tutti i sensi. Ampliato e modificato, ecco il resoconto delle galassie di sensazioni che il lavoro di un genio del nostro tempo mi ha trasmesso. Non perdetelo :') 

Titolo: 22/11/63
Autore: Stephen King
Prezzo: € 23,90
Numero di pagine: 769
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Sinossi:Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbon Falls, nel Maine, e arrotonda lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. È proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle - e follemente possibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James Dean e JFK, delle automobili interminabili e del twist, dove convivono un'anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l'amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia. 
                                    La recensione 
Una lettura fugace della trama e un'occhiata sbieca alla copertina, all'inizio, mi hanno fatto strabuzzare gli occhi e, tutt'altro che meravigliato, mi sono detto : “Ok, il caro zio Stewie si è rincitrullito! E' proprio vero che il tempo passa per tutti... Il cervello è un orologio!”. 
Questo accadeva quasi un anno fa, quando, sul web, avevo avuto modo di leggere una sommaria sinossi dell'ultimo romanzo del Re del brivido: un'opera che, ad un prima occhiata, avevo liquidato come ambiziosa e poco originale.. un bizzarro episodio di “Ai confini della realtà” in salsa politica! Sono una persona molto orgogliosa, ma - lo ammetto con il cuore in mano - nessun giudizio è stato più affrettato e ingannevole... E' dalla prima elementare che amici e insegnanti mi dicono che ho un modo chiaro e personale di esternare nero su bianco pensieri e sensazioni. Con il passare del tempo ho finito per crederci. Mi piacerebbe fare delle parole il mio passaporto per il futuro, ma, mai come ora, non riesco a trovarne nessuna in grado di suggerire ai lettori la grandezza di questo romanzo. E' veramente unico nel suo genere. Cosa dire di un romanzo in grado di far ridere, commuovere, battere i denti e tremare le gambe nello stesso tempo? Io, sinceramente, come ho più volte asserito, mi lascio prendere molto spesso dall'entusiasmo e, nell'assegnare le “famose” stelline ad un romanzo, non sono mai troppo oggettivo. Ad influenzarmi sono sempre l'euforia del momento e le parole degli autori, impresse nella mia mente per un tempo che, spesso erroneamente, considero eterno. Dei tanti libri che ho letto, sono davvero pochi quelli che, seguendo un ragionamento lucido e calcolato, meritavano un punteggio pieno. 22/11/'63 è uno di quelli! Da quando ho aperto questo blog, mai nessuna valutazione è stata più lucida. 
Questo romanzo è un 5 abbondante su un criterio di valutazione tipicamente “anobiiano”; un'eccellenza su una scala da 1 a 10. King firma una delle sue opere più complesse, elevandosi dal ruolo di “re del brivido” in cui è stato relegato. Questo titolo non basta più per dare un accenno della sua maestria. Non siate scettici: in questo libro c'è veramente T-U-T-T-O ! E' un po' come uno di quei grandi classici per i quali il tempo sembra non passare mai: come in un mix omogeneo e perfettamente ordinato, ci sono amore, sete di vendetta, brutalità, sangue e fantomatiche cospirazioni; il tutto a cavallo di due epoche differenti, dilaniate tra giusto e sbaglio, dubbio e consapevolezza, grettezza morale ed evoluzione, passato, presente.. e futuro. In una trama inizialmente un po' monotona, King parla principalmente del passato e del desidero più grande nutrito dall'essere umano: quello di cambiarlo. Il celebre scrittore non guarda agli anni '60 con l'afflato affettivo tipico dei nostalgici. 
Analizzando piccoli frammenti di realtà nella loro complessità, il Re fa un ritratto lucido e brutalmente realistico della società del tempo, parlandoci di un' America più fiduciosa e sorridente - non ancora schiacciata dalla paura del terrorismo - ma che, nelle fondamenta, è corrosa da arroganza, razzismo e ignoranza. Tuttavia, come direbbe Machiavelli, “l'uomo è un cavallo pazzo”: mai in divenire e sempre uguale a sé stesso, incappa continuamente negli stessi errori, macchiandosi delle stesse colpe e alimentando, con la sua cieca ottusità, quel macchinario misterioso che è il mondo. Cambiano i costumi, le tecnologie, le città intorno a noi si evolvono .. come possiamo rimanere fermi e non progredire, seguendo il fluire frenetico del cambiamento? L'intento dell'autore, per me, è proprio questo: ci vuole dare uno strumento per conoscere il nostro passato e per cambiare il nostro presente. La storia è fatta di costanti che si ripetono. Nulla cambia realmente. Non serve un viaggio nel tempo per fare la differenza. Il libro spiega questo messaggio in più di 700 pagine e non vi nascondo che, nella prima parte, la lettura non mi è parsa particolarmente esaltante. Questo romanzo, però, è come la vita di ognuno di noi: si alternano equamente momenti di tranquillità ad episodi frenetici ed emozionanti; picchi e vette. Tutto contribuisce alla costruzione di questo capolavoro. La voce del protagonista, in alcune pagine, si confonde con la nostra; il suo viaggio nel passato diviene un modo inusuale e meraviglioso per viaggiare lucidamente nella nostra coscienza. King riesce nell'impossibile. 
Dà volto, infatti, a colui il cui nome, per anni, è stato sinonimo di Male. La sua caratterizzazione di Lee Oswald è veramente unica; si finisce con l'affezionarsi alla sua famiglia, a provare per lui pena e compassione, addirittura a comprendere (ma non ad appoggiare, ovviamente) le ragioni del suo scellerato gesto. Sappiamo a cosa andrà incontro e a quale voce del suo animo darà ascolto, ma, inevitabilmente, finiamo con lo sperare, per quest'uomo infelice, un epilogo diverso. 22/11/'63 è la summa del sapere “Kinghiano”. Mai speso 20 € in un modo più costruttivo! I numerosi ed espliciti rimandi al romanzo “IT” non possono non entusiasmare i fan più accaniti e nostalgici! Un'opera irripetibile ed innovativa in cui l'autore si autocelebra, unendo in un unico romanzo quegli elementi che hanno indotto critici e appassionati lettori a scrivere il suo nome nel firmamento della narrativa mondiale. Paradossalmente, pur parlando il libro di uno dei più celebri attentati della storia, le pagine del romanzo trapelano amore: quello travolgente e straziante tra Jake e Sadie, quello tra un autore e i suoi lettori, quello tra un grande professionista e la letteratura.
Io credo nell'amore, sapete? L'amore è vera magia portatile: non credo sia nelle stelle, ma credo che sangue chiami sangue e mente chiami mente e cuore chiami cuore.”
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Coldplay – Fix You

lunedì 13 agosto 2012

Sparlando di... Cinquanta Sfumature di Grigio: Capitolo 8

Avevamo chiuso il settimo capitolo di Cinquanta Sfumature di Grigio con una verità scioccante. Uno scoop sensazionale che aveva lasciato, per una volta, il povero Christian a bocca aperta. Anastasia, la stessa conturbante femme fatale che sembrava essere uscita dalla trasgressiva sigla di Heidi e dal sexy Fantabosco della Melevisione, aveva stupito i lettori di tutto il mondo con una rivelazione sul suo conto. La sua verginità. Impensabile!
Potete solo immaginare il tormento che ha assalito il triste Christian, che – filantropo, poeta e generoso donatore alla banca del seme e all'Otto per mille – più impavido dell'Ethan Hunt di Mission Impossible, sacrificando il suo ruolo di Dominatore all'insegna di una buona causa, si appresta eroicamente a liberare l'universo dal flagello della verginità tardiva e a scacciare le ragnatele che, nella sua "veneranda età", Ana ha lasciato accumulare nella sua inespugnabile fortezza.
Il direttore d'orchestra dà le ultime indicazioni ai suoi musicisti. Il sipario si alza. Dopo sette capitoli di sguardi e vane lamentale, il pubblico tace. Le trionfali note della Marsigliese si diffondono ovunque. La presa della Bastiglia ha inizio! Un paio di pagine dopo, con due discussissimi amplessi già consumati e un trilione di oscenità varie ad aleggiare ancora nella camera da letto, rimane una macchia di sangue sulle lenzuola bianche e la sensazione che la sigla di Speedy Gonzales stata colonna sonora più adatta della Marsigliese per narrare le gesta eroiche di Mr. Grey. Non che le scene erotiche siano mal scritte, ma nell'arco di un paio di pagine, l'insaziabile Ana che chiede di farlo una seconda volta e le immancabili battutacce sparse alla rinfusa a mo' di preliminari, mi hanno fatto più sorridere della goffa scena d'amore tra Edward e Bella in Breaking Dawn
Sarà che non è “fare l'amore” il forte di Christian, sarà che Mrs. E.L James non ha potuto sperimentare tutti i benefici della famosa pillola blu sul suo sprovveduto maritino/cavia umana, ma almeno questa singola scena mi ha fatto rimpiangere il velato erotismo e i doppi sensi che erano presenti nel primo colloquio tra i due protagonisti. Non è volgare il contesto; è volgare il modo in cui l'autrice vuol dare un senso del proibito a una storia di passione alquanto banale e comune. Come sempre, un paio di chicche che i protagonisti ci regalano tra un gemito e l'altro.. ma anche durante! “I piedi di Christian Grey… Dio mio… perché i piedi nudi sono così eccitanti?” Sudore, spazzolini bavosi, piedi. Ecco i disgustosi ingredienti che animano l'interesse di Anastasia. Bho, certo che lei è strana forte! Non immagino che aria deliziata avrebbe alla vista di un'unghia incarnita o di una pustola a un passo dallo scoppiare! *___* 
Ah, ecco Christian – mi limito a queste due frasi, altrimenti scatterebbe la censura.. ahahahahaha: Mi afferra la coda, la scioglie e trasale (oddio, pidocchi?! Una mano grigiastra che le sbuca dai capelli come in The Grudge?! T- R-A-S-A-L-E!) mentre i capelli mi cadono sulle spalle. "Adoro le brune. Sei bellissima, Anastasia Steele. Non vedo l’ora di essere dentro di te.” Wow, che romanticismo. Non avrei saputo dare senso più letterale alla frase “sei tu la mia casa”. Ora mi si è aperto un mondo, guardate. In tempo di crisi, sperimenta anche tu vitto e alloggio nell'accogliente dimora (bhe, per ora chiamiamolo monolocale.. alla fine dei tre libri sarà un residence con tanto di dependance per i domestici!) di Miss Steele. Parola di Christian Grey ;)

sabato 11 agosto 2012

Recensioni a basso costo: Matched - La scelta, di Ally Condie

Non andartene docile in quella buona notte. Infuria, infuria contro il morire della luce.

Titolo: Matched – La scelta
Autrice: Ally Condie
Editore: Fazi “Lain”
Prezzo: € 9,90
Numero di pagine: 350
Sinossi: Cassia non ha mai avuto dubbi: la Società sceglierà sempre il meglio per lei. Cosa leggere, cosa amare. In cosa credere. E quando Il volto di Xander appare sullo schermo dell'Abbinamento, il sistema che unisce individui geneticamente compatibili per creare coppie perfette. Cassia non ha incertezze: è lui il suo Promesso, il ragazzo giusto per lei. La sua gioia, tuttavia, non durerà a lungo: un malfunzionamento del Sistema le mostrerà il volto di un'altra persona, proprio prima che lo schermo si oscuri, qualcuno che lei conosce, Ky Markham. La Società le comunica che si è trattato di un errore tecnico, cosa rara in un mondo in cui le sviste non sono ammesse, ma Cassia non può impedirsi di pensare a lui, d'incontrare il volto del ragazzo In ogni suo sogno, in ogni suo pensiero. E una domanda, la più proibita e pericolosa, inizia a farsi strada: e se non fosse lei a essere sbagliata? Se fosse Ky il suo vero Promesso? Quale sarà la scelta di Cassia? Tra Xander e Ky, tra un amore obbligato e un amore che è il simbolo stesso della ribellione, chi avrà la forza di scegliere?  
                                                                     La recensione
Oggi è domenica. E' l'ottantesimo compleanno del Nonno, perciò stanotte morirà. Un tempo la gente si alzava ogni giorno chiedendosi se fosse l'ultimo, oppure andava a dormire senza la certezza di riemergere dall'oscurità. Adesso invece sappiamo quale giorno porrà fine alla luce e quale sarà la notte più lunga, l'ultima.
Amore e distopia. Un ossimoro che unisce il bianco di una Società asettica agli arcobaleni policromatici che solo il più dolce ed estremo dei sentimenti è in grado di dipingere. Un'affascinante contraddizione. Forse, l'ennesima moda - alla stregua dei triangoli amorosi e dei vaneggiamenti di adolescenti dalla vita ornata di svolte paranormali che, tanto frequentemente, caratterizzano le letture YA e le rispettive trasposizioni cinematografiche che, di lì a poco, sulla scia del successo di veri e propri fenomeni editoriali, fanno spellare mani e appannare gli occhi in scroscianti applausi e in pianti cullati dal buio della sala.
Prima di leggerlo, a più di un anno dall'uscita nelle nostre librerie, Matched era ai miei occhi solo una moda. Un prodotto commerciale, e non un romanzo degno di questo titolo, nato per sfruttare il successo che la pubblicazione di Hunger Games aveva alimentato e per percorrere un sinuoso sentiero che autrici del calibro di Suzanne Collins e Lauren Oliver avevano già spianato. Puro business, nessun sentimento. Una meravigliosa copertina ad abbracciare un copia-e-incolla poco dignitoso che, più di un romanzo vero e proprio, aveva le sembianze di un collage malfatto.
Maledetta negligenza, lascia spazio maggiore alla più sana curiosità! Affetto da un'acuta sindrome di San Tommaso, senza la mia tipica voglia di “sbatterci la testa”, frenato forse da recensioni negative e da giudizi alquanto tiepidi, non avrei concesso la benché minima possibilità all'esordio di Ally Condie e non mi sarei goduto la lettura della poesia lunga 350 pagine, che, sono certo, avrebbe incantato anche il papà di Fahrenheit 451
Matched ha la potenza distruttiva che è mancata ai primi due capitoli della saga di Hunger Games.
Non versa sangue, non gioca con le umane resistenze, ma, nel suo piccolo, ha una forza che smuove il mondo. Lacerante, bassa e crescete, letale come una bomba d'amore. Le lancette scorrono verso il punto d'arrivo, le barriere cadono, l'emozione cresce nel nostro petto come un palloncino gonfio di ricordi proibiti.  Il cuore si libra nella nostra gabbia toracica; le ossa, come rami primaverili, si ricoprono di fiori delicati e di nastri bianchi – frammenti di carta, stralci di volumi ingialliti, tovaglioli e salviette da bar che, in un mondo dominato dalle macchine e dalle statistiche, sono lettere improvvisate di parole senza più senso e promesse da dare al fuoco. I rami intrecciati degli alberi diventano la cupola sotto la quale consacrare una scelta operata sull'orlo di un bacio, e l'erba che fruscia alle carezze di un vento sintetico una coperta nuziale da intrecciare con lettere e poesie scritte a mano. 
Contro le insidie del tempo, contro il volere imperfetto di un mondo perfetto.
Quando inizi a desiderare qualcosa, tutto cambia. Adesso voglio tutto. Voglio di più, di più, di più. Voglio scegliere il mio lavoro. Sposare chi mi pare. Mangiare crostata a colazione e correre su una strada vera, anziché sulla pista mobile. Accelerare o rallentare a mio piacimento. Decidere quali poesie leggere e quali parole scrivere. Ci sono tante cose che desidero. Ho la sensazione fortissima di essere acqua, un fiume di desiderio, arginato nelle sembianze di una ragazza di nome Cassia.
Lo stile dell'autrice irradia lo splendore delle poesie di Dylan Thomas e Robert Frost e, mentre leggiamo, immaginiamo lo stampatello minuscolo nel quale è scritto il romanzo venire rimpiazzato da un corsivo raffinato e agile, fatto di passione e di lampi di luce eterea, che ci imprigiona nei nodi delle “g” e ci fa viaggiare sui lievi declivi delle “n”, tra la magia di quelle lunghe e romantiche lettere scritte a mano che non si vedono ormai più e la nostalgia delle gare di spelling e di dettato che, risalenti alle giornate dei nostri sei anni, non ci saranno restituite indietro. 
I protagonisti sono macchie di colore su uno scenario fatto dei bianchi accecanti del The Island, di Michael Bay. Contrastanti. Indelebili. Tonalità primarie che non vogliono essere inglobate in un mondo di sole sfumature. Il verde per Cassia, la principessa triste che comincia a vedere una via d'uscita nella sfera che la stringe. L'azzurro per Xander, suo migliore amico e suo Promesso.
Il marrone della terra che gli sporca le mani e il blu di un paio di occhi colmi di lacrime per Ky, il tutto - vita, amore, gioia e pianti - in un treno affacciato su nuove e impensate percezioni. Tre: i lati di un triangolo, i volumi di una saga che si dovrebbe divorare senza pause, il numero dei cocci in cui - a fine lettura - si divide quel che rimane del nostro cuore.
Il tempo che passiamo insieme è come una tempesta, come vento e pioggia che infuriano, una cosa troppo grande da affrontare ma altrettanto potente da non poterle sfuggire. Imperversa intorno a me e mi arruffa i capelli, mi bagna la faccia, mi fa sentire viva, viva, viva. Ci sono momenti di quiete e di pausa, come in ogni tempesta, e momenti in cui le nostre parole diramano fulmini, almeno per noi. Commovente e soffiato di speranza, Matched è guidato dallo stupore di tre diciassettenni che, per la prima volta, si accorgono del cielo d'acciaio che si staglia su di loro. Un mondo in cui non esistono scelte e che, delicato e crudele, ha riaperto la cicatrice che lo splendido Delirium aveva scavato. Più maturo e consapevole di qualsiasi young adult, Matched è funzionale su tutti i fronti. E' un innovativo distopico, un romanzo di formazione, una struggente storia d'amore. L'input che ti spinge a creare qualcosa di bello e ad ambire ai limiti più impervi ed elevati dei sogni. L'emozione che mi ha lasciato con questa matassa di periodi biascicanti. E' un mantra. Uno stile di vita. L'esempio tangibile che "da cenere e nulla, le parole si faranno carne e ossa".
Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: Keane – Somewhere only we know (Glee Version)

venerdì 10 agosto 2012

All the world is a library # 6: Sequel ²

Dopo una sfilza di recensioni ininterrotte, Mr. Ink torna con un nuovo appuntamento della rubrica All the World is a libraryun insieme di appuntamenti a cadenza casuale, cronaca dell'amore impossibile e tormentato tra me... e i libri in lingua originale!
Bugiardo fino al midollo osseo, avevo giurato che, quest'estate, avrei stretto le mani su almeno un volume sbarcato da acque straniere, ma, con Agosto che scappa via e con un solo aggiornamento di questa rubrica alle spalle, mi sono macchiato di spergiuro davanti a tutti voi! Manca, tuttavia, ancora un mese e, se la speranza è l'ultima a morire, lo è anche l'obbiettivo di cimentarmi con qualcosa di sconosciuto e più complesso.
Oggi, si torna a parlare di sequel. Quattro piccole speranze realizzabili che, visto il discreto successo che i precedenti volumi hanno ottenuto in Italia, sono certo vedremo il prima possibile tra gli scaffali delle librerie tricolore.
1) Il primo è il seguito del delizioso Red Love (la mia recensione qui) e, come il primo volume, promette mistero, amore e avventura. Sperando che possa anche donarmi un punto di vista più ampio su un genere che continua a non entusiasmarmi come vorrei, sarò lieto di rincontrare tutti i protagonisti dell'esordio di Kady Cross e di immergermi nelle atmosfere di una Londra familiare, ma ancora ignota.

The girl in the Clockwork Collar
di Kady Cross
Cosa succede quando la persona che ami diviene un'arma che minaccia di distruggerti?
Nella New York City del 1897 la vita non è mai stata tanto eccitante.. e pericolosa.
La sedicenne Finley Jayne e la sua strana banda di “disadattati” hanno viaggiato dalla nebbiosa Londra fino alle coste americane per salvare il loro amico Jasper, catturato da un branco di cacciatori di taglie. Ma Jasper è nelle grinfie di un suo subdolo conoscente che chiede indietro il pericoloso dispositivo che Jasper gli ha sottratto... in ballo, c'è la vita della ragazza che il cowboy ama.
Un suo passo falso e lo strano collare ad orologeria attorno al collo di Mei potrebbe stringersi. E serrarsi per sempre.
Dalle strade più malfamate di Manhattan fino alle eleganti abitazioni della Fifth Avenue, l'indimenticabile squadra di giovani e inseparabili eroi di Kady Cross è sulle tracce di Jasper. E stanno per scoprire quando lontani può condurli il potere dell'amicizia. Più che mai, Finley Jayne cercherà di combattere il suo lato oscuro e di far emergere quello buono grazie ai poteri soprannaturali del duca Griffin King. Intanto, Griffin è in guerra con sé stesso per la sua segreta attrazione per Finley... e rischierà la sua vita e la sua reputazione per proteggerla. Sam, più automa che uomo, vedrà il suo cuore essere messo alla prova dalla rossa e geniale Emily, le cui abilità non sono abbastanza per l'oscurità che scoprirà dilagare per le strade..
 
2) Il secondo, sempre famoso grazie alla Newton Compton, è il capitolo successivo della trilogia di Kendare Blake – inaugurata lo scorso Giugno con il carinissimo Anna Vestita di sangue (la mia recensione qui). Cosa aspettarci? Orrore, nuovi arcani, un pizzico di amore in più e, soprattutto, Anna! Sarà un piacere rincontrare la ragazza fantasma più dolce e sanguinaria di sempre!

Girl of Nightmare
di Kendare Blake
Sono passati mesi da quando il fantasma di Anna Korlov ha aperto una porta sull'Inferno nel suo seminterrato per poi scomparirvi all'interno, ma il cacciatore di fantasmi Cas Lowood non riesce a dimenticare. A dimenticarla.
I suoi amici gli rimordano che Anna ha sacrificato sé stessa affinché Cas potesse vivere – non affinché andasse in giro come uno spento zombie. Sa che hanno pienamente ragione, ma, agli occhi di Cas, nessuna ragazza in vita può competere con lo spettro di cui si è perdutamente innamorato.
Adesso lui vede Anna dappertutto: alcune volte quando dorme, altre quando è tormentato da incubi ad occhi aperti. Ma c'è qualcosa di sbagliato... non si tratta solo di sogni. Anna sembra venire torturata, lacerata in modi sempre nuovi e più sanguinosi.
Cas non sa cosa le stia succedendo all'Inferno, ma è sicuro che qualsiasi pena stia vivendo non è giusta. Anna ha salvato Cas più di una volta, ed è tempo per lui di ricambiare il favore.

3) Il terzo, invece, è il volume conclusivo della duologia young adult della strepitosa Michelle Hodikin. In Chi è Mara Dyer (qui) ci aveva tormentato con quesiti senza risposta. Siete finalmente pronti a scoprire la verità di un'adolescente un po' più speciale delle sue coetanee?
The Evolution of Mara Dyer
di Michelle Hodkin
La verità sulle pericolose e misteriose abilità di Mara Dyer continua a sconvolgere in questo terrificante sequel dell'eccitante Chi è Mara Dyer.
Una settimana dopo aver messo piede nella stazione di polizia di Miami negli ultimi capitoli del primo volume, Mara è sotto la cura di uno psichiatra per quella che sembra essere una dannosa crisi di nervi. 
Ma ciò che agli altri sembra un'allucinazione, è realtà per Mara. Qualcuno del suo passato ha scoperto il suo disturbante segreto ed è disposto a tutto pur di punirla. Ma quando nessuno crede alle sue parole, la ragazza si trova completamente sola. L'unica persona dalla sua parte è Noah Shaw, tanto bello e affascinante quando leale. Noah è l'unica persona che può salvare Mara – anche se la sua impresa può costargli la vita.



4) L'ultimo titolo, disponibile solo l'anno prossimo negli Usa, è la seconda indagine della sedicenne Rory Deveaux. Shades – il volume introduttivo – non mi aveva entusiasmato e si era conquistato due tiepide stelline (qui), ma, fiducioso, spero nella crescita di una protagonista tanto giovane e acerba e in un cambiamento di stile da parte dell'autrice: la vorrei meno ancorata al genere young e più coraggiosa. Maureen, osa!
The Madness Underneath
di Maureen Johnson
Quando la pazzia infuria nelle strade di Londra, nessuno è al sicuro... C'è un nuovo orrore a tormentare la Londra dei nostri giorni. 
Reduce dall'aver sconfitto il killer ispiratosi a Jack Lo Squartatore, Rory deve mettere alla prova le sue nuove abilità di caccia prima che si scateni l'inferno... Ma i nemici non sempre sono come li immagini e tempi folli richiedono folli soluzioni. Un esaltante teen thriller.