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giovedì 14 maggio 2015

I ♥ Telefilm: Revenge, Secrets and Lies, Weird Loners

Revenge
IV (e ultima) Stagione
Ha avuto un inizio non dico promettente, ma dignitoso, questa quarta stagione, e grande esclusa, sin dal primo episodio, la suadente voce narrante che aveva accompagnato i fedelissimi nelle stagioni precedenti. I colpi di scena dello scorso anno non hanno lasciato scie degne di nota e i morti ammazzati, resuscitati secondi le Sacre Scritture e le sceneggiat(ur)e di Mike Kelley, sono lì che vegetano sullo sfondo. Avevano più utilità quando si pensava non fossero più tra noi. Si aggiungono comprimari – la provocante Louise – e altri purtroppo non si smarriscono lungo il tragitto – l'odiosa Margot. I personaggi zavorra trovano redenzione e abbandonano a forza la nave. I più cari – Nolan, ad esempio, con una vita sentimentale di cui non ci frega niente – perdono il loro smalto. Restano la crudele Victoria, villain cult, e Emily, contessina di Montecristo che, risolto un enigma, potrebbe starsene tutta quieta, se non fosse che negli Hamptons è sempre guerra e che c'erano ventidue episodi da riempire d'aria fritta. Revenge si perde e non si ritrova. Ha almeno il coraggio di finirla qui: davanti alla prospettiva estrema della cancellazione, sceglie un epilogo sì definitivo, ma talmente rose e fiori da fare impallidire Glee. Se deludono gli sviluppi più recenti, non si può fare affidamento neanche sullo charme di una protagonista venerata anche da me. Quella Emily VanCamp che aveva il senso della misura anche nell'esagerazione. Mentre la sua rivale ringiovanisce, la bella Emily perde il controllo – del copione e della forma fisica. Addio charme, moda, riccioli d'oro: trasandata, mascolina, arruffata. Che fine ha fatto la bambolina che faceva con l'arzilla Stowe a gara di femminilità e cambi d'abito? Revenge era anche quello. Frivolo e, in mancanza di profondità, tutta apparenza. Insomma: io so due cose in inglese. Che the pen is on the table significa “la penna è sul tavolo”. E che revenge sta per “vendetta”. Perciò che Revenge c'era senza vendetta? Emily Thorne, la mia imbattuta ed elegante reginetta trash dei lunedì sera, non aveva più nulla da dire. Nessun sassolino da togliersi nel tacco dodici, qui diventato scarpa da ginnastica puzzolente. La sua missione è compiuta: quella che fa di Revenge Revenge, dico. E che cos'era la serie della Abc, venuto meno il suo perché? Sempre un piacevole modo per ammazzare la noia, ma un controsenso. A testimoniare che il trash è bello quando dura poco. (5,5)

Secrets & Lies
Stagione I
Qualche settimana fa, al telegiornale, hanno mandato in onda le scene dell'arresto di Bossetti. Che sia colpevole o meno – sono solito lasciarmi aperta l'ipotesi dell'innocenza, perché la giustizia italiana fa spesso cilecca e i colpi di scena, anche nelle storie vere, possono saltare fuori, benché qui sembri tutto già scritto -, di quelle immagini ho odiato l'accanimento. Ho pensato che quella persona – colta di sorpresa a lavoro – a casa avesse una famiglia. Se lui ha fatto quel che ha fatto, con l'arresto in diretta, ha ucciso anche la fiducia dei suoi figli; se invece non l'ha fatto, cosa sarà dopo la gogna pubblica della sua vita? Mi è venuto in mente questo caso di cronaca guardando Secrets & Lies. Un bambino assassinato, un padre di famiglia accusato, le persecuzioni di vicini sospettosi e di poliziotti instancabili ai danni di uno che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. La vita da sogno di Ben Crawford crolla sotto l'ombra del sospetto, mentre la moglie si allontana e fuori ci si prepara a un Natale solitario. Le decorazioni delle case adiacenti, i flash dei reporter, le porte che sussultano sotto i tocchi insistenti della detective Cornell, un segugio che fiuta l'inganno ovunque. L'originalità non è di casa. Secrets & Lies ha pochi spunti per uscire dal suo anonimato e affinità con gli applauditi Broadchurch e The Missing. Messi da parte i paragoni, si può però ammettere che, a sorpresa, sa difendersi. Gli episodi catturano. I pezzi forti sono nei finali di ciascuna puntata, appositamente pensati per mantenere alta la suspance, e nella struttura delle dinamiche familiari, importanti quanto la risoluzione del caso. Nel cast, i bravi Ryan Philippe e Juliette Lewis. Lui, idolo dei film anni '90, con il guaio di avere geni generosi: invecchia bene; è bello e biondo come un tempo; dimostra la metà dei suoi quarant'anni. Nei miei giorni migliori sembro suo nonno. La natura, invece, è stata forse meno gentile con la Lewis: sfiorita, ma adatta a ruoli di spessore. Qui ha tra le mani una figura di poche parole e dalle espressioni del viso contate. In un climax continuo di bugie e depistamenti, si arriva presissimi a un epilogo definitivo ma giusto, che potrebbe considerarsi anche autoconclusivo, se si amano quei finali sospesi, tesi, un po' beffardi. Il season finale, per me, è stato l'affermazione della buona riuscita del tutto. Sarà che amo particolarmente il non detto, anche quando resta tale. (7)

Weird Loners
Stagione I
Quattro “strambi solitari” – alcuni per scelta, altri per scelta degli altri – che si scoprono dirimpettai. Due uomini, due donne. I simpatici disastri della convivenza, gli immancabili amori capricciosi, lo spasso dei qui pro quo. Questo Weird Loners l'ho guardato in una sola sera. Non avevo niente di meglio da fare e mi andava di passare due ore – in totale, sei episodi di venti minuti ciascuno – in compagnia di qualcosa di fresco e divertente. Magari con il famoso marchio Fox, che da New Girl a The Last Man On Earth di rado, in materia di sit-com, delude. A deludere non delude – sarà che la delusione è generata da aspettative alte, e questo Weird Loners nessuno l'ha sentito nominare – ma non si ricorda, a fine visione. La colpa, adesso, della durata ridotta o di una cattiva scrittura? La risposta, a metà strada: non c'è il tempo materiale per scoprire se quello che vedi ti piace o no, ma non c'è il dubbio che i creatori – gli stessi della fortuna serie con la mia amata Deschanel – non siano al loro meglio eppure sappiano il fatto loro, in quanto a tempi comici giusti e a battute che fanno ridere con un niente. Già visto tutto, compresi i personaggi. Nel senso che sono attori riciclati da altri serial e che non hanno personalità innovative. L'imbarazzante nerd Nate Torrence – sì, quello che c'è in qualche film di Adam Sandler; Zachary Knighton, il piacione di turno, che recitava nel piacevole Happy Endings prima della cancellazione; Becki Newton – la mitica segretaria Amanda, in Ugly Betty – che, solita single sfortuna, fa una dignitosa figura. Evitabile, ma onesto. Di poca utilità, ma non sconsigliabile. Come una di quelle commedie americane che, carine e un po' scontate, ti regalano un sorriso e via: finisce lì. (6)

giovedì 15 maggio 2014

I ♥ Telefilm: Glee, Revenge, Bates Motel

Buongiorno! Come state? Rieccomi, con un nuovo appuntamento di I love Telefilm. Da rubrica a cadenza casuale, questa, potrebbe diventare puntualissima in queste ultime settimane di maggio: in programma, ci sono tanti finali di stagione di cui parlare. Oggi vi parlo di Glee e Revenge, giunti a conclusione questa settimana, e di Bates Motel, che li ha preceduti appena di qualche giorno. Tra i tre, Revenge si conferma un grande intrattenimento che, con classe e divertenti colpi di scena, sa farsi perdonare tutto, anche le virate verso Beautiful & Co. Bates Motel, proprio come la prima stagione, promette cose che non dà e, per quanto piacevole, si conferma un tantino inutile: come farsi sfuggire di mano un'idea geniale. Ultimo, Glee, di cui ho visto il ventesimo episodio proprio ieri: una quinta serie pessima. La peggiore. E non tanto per l'assenza del povero Cory Monteith, che già nella quarta stagione aveva un ruolo altamente sottovalutato dagli autori, ma per la mancanza di idee di fondo e di numeri musicali salvabili. Salvo due episodi su venti: il resto, lo dico dispiaciuto, è una noia. Ditemi la vostra. Seguite qualcuna di queste serie? Cosa ne pensate? Io scappo a studiare! Un abbraccio, M.

Glee
V Stagione
Glee. Istruzioni per l'uso. Cosa salvare di Glee. In generale, due episodi su venti, per una quinta stagione che percorre allegramente i sentieri più pericolosi del trash. Lo sapete. E' in onda da ormai cinque anni e posso dire di esserci cresciuto. Cinque sono gli anni delle superiori e cinque anni fa, io ne avevo appena quindici. Non è facile descrivere cosa sia diventato Glee. Oggettivamente, non più il solito già da qualche stagione a questa parte. Ma, quest'anno, il peggio, veramente. Personaggi insulsi, svolte stupide, cover che non meritavano un secondo ascolto. Sceneggiatori... Ah, perché, Glee ha una sceneggiatura?! Naaa. I fan all'opera, probabilmente, avrebbero fatto qualcosa di meglio. Sicuramente, l'avrebbero trattato con maggiore rispetto e cura. Nella seconda parte di questa serie, si decide di seguire i vecchi protagonisti alle prese con la vita da adulti, in una New York di bar canterini, vecchie volpi, esordi a teatro. Si perde il liceo, si perdono le cricche e le classiche tematiche, si perde il perché di ogni cosa. Gli autori hanno voluto tenere troppo a lungo due piedi nella stessa scarpa, poi, scomodissimi, hanno voluto cambiare. Di botto. Alle vecchie glorie, già precedentemente, avevano affiancato nuovi personaggi: alcuni riusciti, altri scialbi, altri da definire. Nel caso di Marley, Unique e Jake, personaggi dalle doti evidenti. Non a caso le loro versioni di If I were a boy e Wide Awake, proposte nella prima parte, sono tra le cover più degne di nota di questa stagione sonnolenta. A un certo punto, tabula rasa. I personaggi introdotti di recente spariscono nel nulla, tutto si concentra sulle nostre vecchie conoscenze. Un anno fa, avrei trovato la cosa entusiasmante. Peccato che, a lungo andare, anche le persone più piacevoli di questo mondo vengano a noia e i legami farlocchi che si formano tra loro possano sfiorare il limite massimo del ridicolo. La relazione tra l'aspirante modello Sam e Mercedes non è credibile nemmeno per un secondo; Artie in versione sciupafemmine, con i suoi gilet a rombi del nonno e gli occhiali senza fondo, è credibile quanto la Spears che canta Pavarotti; Kurt e Blaine – prossimi alle nozze – sono noiosi, antipatici, stucchevoli. Okay che di Colfer non ho mai avuto un'ottima impressione: mi irrita come poche persone al mondo. Colori da pavone, voce da soprano, la capacità di rovinare a colpi di note perfino la canzone più caruccia dei criticati One Direction, Story of my life (qui). Il collega, Darren Criss, ha sempre avuto la mia stima: bravissimo, alle prese con ogni genere musicale. Bravo lo è sempre, ma a stonare sono i tratti sbiaditi del suo personaggio macchietta. Agli autori: per studiare una coppia omosessuale realistica e affiatata, guardare quel capolavoro di Shameless. Per il resto, temi ovvi, tanta e troppaRachel Berry, tanti primi piani da wow della splendida Santana Lopez, brani narcolettici personalizzati male e coreografati ancora peggio, in una stagione che si conclude con una ruffiana Pompeii e un destino infausto da sit-com. Discorso a parte, per gli episodi numero tre e tredici. Gioiellini di scrittura, commozione vera. Il primo (la mia recensione qui) al compianto Cory Monteith, il secondo l'addio al Glee Club. Quel tredicesimo episodio aveva l'aspetto di un addio nostalgico. E penso che sarebbe stato non solo un ottimo finale di stagione, ma un ottimo finale per la serie stessa che – so già – continuerà a trascinarsi stancamente per un altro anno ancora. Quel giorno avevo la febbre, pensavo ad altro, ma l'immagine dell'auditorium vuoto mi aveva fatto scendere le lacrime, giuro. Due funerali nell'arco dello stesso show: Finn e il Glee club come noi lo conosciamo. Un 9 a loro, uno spietato 4,5 al resto.

Revenge 
III Stagione
Tre anni di Revenge. Negli Hamptons, la vendetta va presa per le lunghe. Altro che piatto da servire freddo! Il cammino della novella Contessa di Montecristo continua a essere lastricato di colpi di scena, vittime, bersagli a cui mirare. Le X sui nemici da punire sono sempre più numerose. Quella famosa foto con il peggio dell'alta borghesia costiera è sempre più piena di facce sbarrate col pennerello, sempre più vuota. Restano in pochi, ormai. Eppure ci sarà una quarta stagione. Un quarto anno di Revenge, e un quinto? Gli ascolti, in caso, sosterrebbero la causa e gli sceneggiatori, anche se non sembra, sfornerebbero nuove idee. Anche le più assurde. Tutto, purché lo show di Emily vada avanti. E a testa alta. La serie TV Abc, basata su un tema semplice e affascinante, prende spunto dal capolavoro di Dumas, ma non dura un romanzo. Ormai le intenzioni della protagonista sono cambiate, nuovi personaggi si sono aggiunti, altri hanno lasciato il serial in una bara, ma la sua vendetta non più a freddo non è diventata stantia. Ha il gusto sfizioso e fresco degli inizi. Come il McDonald, mica viene a noia: ingrassi, ma hamburger, coca-cola e patatine continui a metterle in conto. No? Vestiti firmati, case che non avrai mai, amori proibiti che speri di non avere: questo è Revenge. Un coro di personaggi bellissimi nell'aspetto, ma dall'anima nera. Personaggi che, ogni tanto, fanno anche un po' ridere, ma che ormai fanno parte della tua settimana: il geniale e simpaticissimo Nolan che cambia un partner – maschile o femminile che sia: non si butta via niente, da queste parti – a stagione; Daniel e la sua faccia da schiaffi; Jack e la sua aria perennemente imbambolata; i superbi coniugi Grayson. Il mio sogno è andare a cena da loro: volerebbero rivelazioni, piatti, coltelli appuntiti. I pantaloni, in casa, li porta Victoria: l'ape regina. Una delle cattive più carismatiche e amate del piccolo schermo. Sempre ben vestita, sempre velenosissima. Imprevedibile. A darle il volto, Madeleine Stowe: l'immortale. Cinquantasei anni portati alla grande. Più bella e più brava che da giovane, la Stowe si diverte e ci diverte con la sua malignità, i suoi amanti, i suoi figli sbucati dal cilindro magico. Ho il sospetto che, in ogni finale di stagione, la ibernino... o la mettano sotto sale. Complimenti alla mamma, e al chirurgo: good job! Degna rivale, altrettanto seducente, altrettanto padrona della scena, Emily VanCamp. Nata e cresciuta in tv, si scopre sempre più convincente, l'innocente biondina di Everwood. Fa da indossatrice, fa il doppio-gioco, fa tele di menzogne in cui non si perde mai. Sono loro il segreto di Revenge, una serie TV che è donna nel sangue. Eva contro Eva. Non posso che parlarne bene, ma oggettivamente è un prodotto pieno di difetti, sin dalla lontana immatricolazione. Il confine con Beautiful è labile; i “Sono tua madre!”, “Sono tuo padre!”, “Sono tua sorella!”, “Sono tua nonna!” a volte si sprecano; come in The Following i morti risorgono. E' una soap, nel profondo del suo essere. Però davanti a uno dei finali di stagione più entusiasmanti degli ultimi palinsesti, ci passi sopra. Concitato, teso, tragico, divertentissimo. Non vedo l'ora di sapere cosa succederà, ed è risaputo: io mi annoio subito. Ma non questa volta. Un trashata di estrema classe, firmata Armani e Mike Kelley. (7+)

Bates Motel
II Stagione
Ho legato dal primo momento con quel pazzo furioso di Norman Bates. C'ho legato dalla prima serie. Le puntate erano finite, il titolo era sparito dai palinsesti televisivi e quella famiglia decisamente fuori aveva iniziato a mancarmi. Sono tornati un anno dopo, puntuali e da molti indesiderati. Bates Motel non aveva fatto faville e, effettivamente, non mi era difficile capire il perché. Una storia potenzialmente splendida buttata alle ortiche. Ingabbiata in un formato spiccatamente televisivo, ripulita per bene da sangue, omicidi, rapporti incestuosi, morti su morti. Un tiepido thriller da bollino verde, o al massimo giallo. Le puntate di questa seconda stagione sono volate, senza intoppi, ma sono sempre stato in attesa di una scintilla, di uno scoppio, del botto. Invece, niente. Attese e aspettative vane. Bates Motel si accontenta di poco e mi dà fastidio solo per quello. Perché sciupare così un'opportunità simile? Perché non raccontare a regola d'arte i dolori del giovane Norman e la sua trasformazione bestiale nel Psyco ricordato da tutti? Gli sceneggiatori cercano nuove strade, inseriscono nuovi personaggi e nuovi intrecci, ma la verità è che importano poco. L'attenzione è per il protagonista, non per il fratello coinvolto in un giro di narcotrafficanti, per gli amori di turno, per i misteri di paese. Alla rete che lo trasmette, evidentemente, non piace sporcarsi le mani. Ma io adoro il torbido, adoro il “malato” e, mentre perfino la puritana Lifetime con Flowers in the attic giocava con il sadismo e il proibito, trovavo Bates Motel sempre meno a fuoco. Un teen drama gestito discretamente, ben recitato, privo di tempi morti, ma che raccontava una storia diversa – nei toni e nelle intenzioni – da quella resa nota dall'immenso Hitchcock. Ci sono piccoli e insoddisfacenti cenni a tutto. Minuscoli. Il candido Norman si macchia d'omicidio, ma involontariamente; il suo cervello e il suo autocontrollo iniziano a spegnersi in momentanei black out; si avvertono le conseguenze di un latente complesso di Edipo. La cosa più inquietante di questa stagione, invece, si ha nei primi episodi, quando l'affascinante Norma trascina il suo recalcitrante figlio a... lezione di musical. Che ben vengano i pensieri cattivi, ma i duetti con mamma no! Anche se questa mamma è la bellissima Vera Farmiga: intensa, convincente, impegnata e al massimo, nonostante la modestia del tutto. Sfoggiando una gran bella voce in una magistrale versione a cappella di Maybe this time, un caschetto biondo e vestiti floreali da casalinga anni '50, anima un personaggio senza lati oscuri. Affettuoso, petulante, oppressivo, materno. Senza malizia; fatta eccezione per un bacio sulle labbra, piuttosto candido, dato al suo giovane partner, nel finale di stagione. Sono dell'idea che Freddie Highmore, con il suo viso da eterno bambino, sia un protagonista perfetto, ma il problema sta nella costruzione del suo carattere, nella scarsa complessità del suo personaggio. La sceneggiatura lo vuole un adolescente complessato, con buchi nel passato e nella memoria. Problematico, ma non volontariamente nocivo. D'effetto, però, lo sguardo in camera che lui – sempre più psicopatico? - rivolge allo spettatore, alla fine. Bates Motel ha un pregio che si chiama Vera Farmiga. Ha un'ambientazione moderna che gioca con i colori del vintage, una colonna sonora retrò a cui si alternano "sputtanatissimi" pezzi radiofonici, l'aspetto delle occasioni perse. Mi ci appassiono, lo seguo bene, ma poi penso che dovrebbe essere il prequel di Psyco e dico Peccato! (6)

martedì 21 febbraio 2012

I ♥ Telefilm : Revenge

Questa non è una storia sul perdono. Quando tutto ciò che ami ti è stato portato via, qualcuno deve pagare...” 

C'era una volta Amanda, una dolce bambina che abitava in una città baciata dal sole e dall'oceano. Sebbene avesse perso la madre in tenera età, l'affetto del padre riempiva il vuoto lasciato dalla perdita e l'amicizia con il piccolo Jack illuminava i suoi giochi.
Un giorno, un'ombra scura calò sulla loro vita idilliaca. Un male affascinante e avvenente che aveva le fattezze dell'algida Victoria Grayson, moglie infelice di un ricco industriale del posto. Il padre di Amanda se ne innamorò perdutamente e fu allora che ebbe inizio il caos; l'infanzia della bambina andò in frantumi, la fredda cella di un orfanotrofio divenne la sua unica casa.
Suo padre, infatti, venne accusato di aver riciclato denaro per un gruppo di terroristi senza scrupoli e di avere contribuito, quindi, all'uccisione di migliaia di indifesi. Ingiustamente rinchiuso in carcere, venne assassinato poco tempo dopo.
E' passato più di un decennio da allora; tante cose sono cambiate, nuove consapevolezze hanno arricchito la personalità di Amanda, ma in lei non si è mai estinta la fiamma della vendetta. Vuole giustizia. A tutti i costi. La malinconica bambina di un tempo è sparita: al suo posto c'è la bellissima Emily Thorne, un'ereditiera dal passato incerto e dal cuore di ghiaccio.
Ha cambiato aspetto e, sotto falso nome, si intrufola nell'elite degli Hamptons per consumare il suo lucido piano. E' sleale, implacabile; una Medea del nuovo millennio che si nasconde dietro vestiti griffati e gelidi sorrisi. Victoria Grayson, regina di charme e mondanità, sta al vertice di una metaforica piramide. Distruggerla è il suo obbiettivo.
Assetata di giustizia, Emily intreccerà una storia d'amore con Daniel, figlio della sua acerrima nemica, e, aiutata da improbabili alleati, scoprirà che quello della vendetta è un sentiero sassoso.Se mediti vendetta, scava due fosse”. Liberamente ispirato al Conte di Montecristo di Alexander Dumas, l'ultima produzione della Abc si conferma uno dei telefilm più promettenti di questa stagione televisiva. Ci sono amore, pathos, odio e azione. Revenge è una storia forte e dal fascino eterno. Una storia sulla vendetta e le sue tragiche conseguenze, che appassiona continuamente grazie agli scenari mozzafiato e all'eccellente cast. Una versione oscura della fiaba di Cenerentola. Un romanzo di formazione scritto al contrario. Uno scontro tra due feroci titani.
Emily/ Amanda, una ragazza dalla doppia vita e dal tragico passato, che ha seppellito nel suo disperato desiderio di giustizia i suoi sentimenti e il suo amore per Jack, suo compagno di infanzia . Lei è un'eroina moderna e dannata, segnata dalla tragedia e impersonata dalla splendida Emily Van Camp. E' impossibile non patteggiare con lei, come anche non lasciarsi risucchiare dal nero abisso che sembra continuamente tentarla. Nei panni dell'antagonista, abbiamo, invece, Madeleine Stone. Lei interpreta Victoria, una donna avida e calcolatrice che, però, nasconde sotto un manto di apparenze una grande umanità e una passione che la divora dall'interno. Attorno a queste due star ruota un ampio corollario di altri personaggi, tasselli in una serie dall'andamento frenetico e dal ritmo trascinante. Seppure con molte innovazioni, sembra riprendere, in alcuni punti , elementi caratteristici delle grandi tragedie del passato. Con una maestria tipica dei tragediografi di un tempo, gli eccellenti sceneggiatori sono stati in grado di conferire ai singoli personaggi una vasta gamma di sfaccettature. Difficile stabilire il confine fra “buoni” e “cattivi”; difficile discernere “giusto” e “sbagliato”. Il contrasto di questi contrari si unisce, infatti, in una danza estrema e complessa. Un tango appassionante che ha il suono stridente del sospetto e della vendetta. Impossibile fare la benché minima supposizione sul finale. E' veramente imprevedibile. Ogni volta è dolorosa l'attesa di un nuovo episodio. Ve lo consiglio fortemente! Intricato ed intrigante, emoziona e sorprende continuamente.