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lunedì 10 luglio 2017

Recensione: Conta fino a dieci, di Paolo Cammilli

|Conta fino a dieci, Paolo Cammilli. Sperling & Kupfer, € 16,90, pp. 302|


L'esordio per Newton Compton si chiamava Maledetta primavera. L'ho letto per la prima volta lo scorso inverno però, con Io non sarò come voi. Paolo Cammilli torna in libreria a luglio, d'estate, con un romanzo dalle atmosfere torride e un tema shock – di nuovo (e già questo “di nuovo” tradisce la delusione) lo squallore della periferia, le violenze di gruppo, i toni pulp. Conta fino a dieci prima di parlare. Conta fino a dieci e cercami. Ci si sfida così al Cielo Rosso: comprensorio alle porte di Catania con abitanti brutti sporchi e cattivi, casermoni marci, relazioni segrete e storie d'ordinaria omertà. Nell'erba ci sono le siringhe e i cani ammazzati. Dalle finestre aperte, canzoni di Jimmy Fontana. Tutto è una sfida – tra bambini e adolescenti, padri e figli, ferocia e voglia di rivalsa. I piccoli del quartiere passano serate interminabili a giocare a nascondino, ma al buio c'è qualcuno che anticipa le loro mosse: l'orco ne ha già rapiti due. Su un muro: un insulto rivolto a Cinzia, bambina fuggita per un soffio, anni prima, a un destino di morte.

Non si può dimenticare ciò che non si può ricordare. 

Classico ritratto di sobborghi stagnanti e degradati, Conta fino a dieci ha temi caldi e cliché; la guida atipica di un personaggio fanfarone e un po' patetico, fuori posto come il cavolo a merenda. Oscar Baldisseri, ex produttore discografico e ora detective per caso, è un quarantacinquenne vanaglorioso, sessista ed erotomane, al centro di siparietti grotteschi che, in altre circostanze, avrei forse apprezzato. Cosa ci fa lì, sceso da un treno che ripartirà mesi e mesi dopo? Qual è il ruolo del pusillanime che si credeva Gregory Peck, ma somigliava miseramente a Toto Cutugno? L'infiltrato speciale, senza licenza e con tante cugine maritate nel profondo sud, sfoggia un buffo curriculum sentimentale e misteriosi buchi di memoria. Alla preoccupazione per la scomparsa delle piccole vittime, nel corso della lettura, si è affiancata l'irritazione verso le liste per punti; i capitoli a tratti truci e a tratti sopra le righe; una struttura serrata ma caotica, fatta di scenette giustapposte (spesso racchiuse tra parentesi tonde) e una tiepida risoluzione finale. Oscar, tamarro da cinepanettone finito in Non si sevizia un paperino, vive un amore tardo-adolescenziale con Matilde: solita Lolita precoce, dal cuore nero e l'aria di sfida. I genitori del comprensorio, tutt'altro che innocenti, progettano ronde e spedizioni punitive. I bambini, gli unici a confidare nel domani e a ispirare una minimo di simpatia, rispettano l'amore, l'amicizia e le regole del gioco: contano senza sbirciare.

La verità ha un paio di occhi che ti guardano dritti in faccia se solo hai il coraggio di tenere i tuoi aperti.

L'ultimo Cammilli, avrete intuito, per me ha lo stesso stile, la stessa cornice e gli stessi contro del romanzo precedente: anche lì la tentazione di abbandonarlo nella prima metà e un epilogo perfetto, poi, che mi aveva commosso. Non ci prendiamo, temo, e la colpa è più mia, recidivo per vizio, che dello scrittore fiorentino. Apprezzo il coraggio delle sue storie, infatti, ma affatto la sua cifra stilistica. Questa volta non sapevo se ridere di Oscar (chiamato “Oscarone” o “Il nostro protagonista” fino alla noia, con tanto di digressione dedicata a un'operazione chirurgica per implementare la lunghezza del pene; i momenti di tensione, invece, li si sdrammatizza paragonandoli alle liti furibonde tra i giudici di X Factor) o mangiarmi le unghie a sangue per la sorte delle vittime. Non sapevo cosa sentire né come prenderla, una vicenda scabrosa (aleggiano dappertutto gli spettri dell'infanticidio, della pedofilia) con un senso dell'umorismo, francamente, brutto. So che Cammilli, angosciante con ironia, non fa per me: mi destabilizza in negativo. Lo avevo intuito – pur gabbato dalla redazione in corner del protagonista di Io non sarò come voi, e c'è da dire che anche qui il ritorno finale sui propri passi emoziona –, e ora ne ho la definitiva certezza. La prossima volta non mi tenteranno gli schiamazzi e le risate all'esterno; il brivido del pericolo. A giocare in cortile, dopo il ginocchio sbucciato, non ci scendo più.
Il mio voto: ★★½
Il mio consiglio musicale: Brunoni Sas – L'uomo nero

giovedì 1 dicembre 2016

Recensione a basso costo: Io non sarò come voi, di Paolo Cammilli

I luoghi hanno i colori degli occhi che li abitano.

Titolo: Io non sarò come voi
Autore: Paolo Cammilli
Editore: Pickwick – Sperling & Kupfer
Prezzo: € 9,90
Numero di pagine: 337
Sinossi: A Lido di Magra, un paesino di poche anime e una manciata di case a qualche chilometro dalla Versilia, il mare c'è, ma solo d'estate. Perché la vita da queste parti dura il tempo di una stagione. Fabio Arricò, figlio di un cavatore appena licenziato dalle derive della crisi, è un ragazzo normale. Ma a diciassette anni, essere normali signifi ca fare quello che fanno gli altri, adeguarsi alle scelte del gruppo anche se capisci che sono sbagliate. Il gruppo, però, ha un punto debole e si chiama Caterina Valenti. Lei è tormentata, agguerrita e irriverente. Troppo bella e irriguardosa per non innescare un ambiguo corto circuito. Sorda al sentimento che Fabio si rifi uta di confessarle, ma che neppure riesce a nascondere. Di più. C'è qualcosa nel suo sguardo che svela uno strano piacere nell'umiliarlo e farlo soffrire. Come se avesse qualcosa da fargli pagare. Gli adulti, un campionario di fi gure umane comiche e inconcludenti, arrivano sempre tardi. In questo piccolo mondo nel quale sonnecchiano esistenze comuni, si soffre, si ama, si lotta ma sempre nel modo sbagliato. Prima ferendo, poi nascondendo la faccia. E il risultato, un congegno a orologeria che si carica con la frustrazione, è l'odio più incontrollato, quello che trascina a fondo. Quello che ti obbliga a ideare una notte di violenza inaudita ai danni di chi non può difendersi. 

                                         La recensione
Ci sono uomini che ti desiderano per sempre. Anche se sono sposati, innamorati. Anche se hanno dei figli. Anche se sono felici e sanno benissimo che li trafiggerai per l'ennesima volta, iniettando nuova infelicità. Ti vorranno per sempre.
Una ragazza nuda, insanguinata, percossa, invoca la morte in una catapecchia sul mare da cui nessuno può sentirla gridare. I suoi aguzzini sfilano in parata davanti a lei. Le strappano il piercing dal labbro, la biancheria intima, un nuovo gemito. Lei, che stringe i denti e non piange, li conosce uno ad uno. Un salto all'anno prima, e conosciamo così il volto dell'estate a Lido di Magra. Sospeso nel tempo e nella calura, il paesello toscano ha una manciata di abitanti e nessun segreto: si cresce insieme, spesso ci si sposa e, tra un tiro a biliardino e una festa in spiaggia, nascono le rivalità e gli amori. Fabio Arricò, campione di calcio balilla umiliato nella partita della vita, ha diciassette anni, tanta voglia di scappare via e un sentimento non corrisposto per Caterina Valenti: sensuale coetanea, maestra di illusioni e cuori infranti, talora lo asseconda e talora lo ignora platealmente. Semplice indifferenza o è una vendetta, la sua? Dieci anni prima, qualcosa non è andato per il verso giusto tra le loro famiglie: la sorella di Fabio, traditrice di natura, ha ammazzato i sogni e i desideri del fratello di Caterina, fuggito con la coda tra le gambe non si sa dove. In una stagione in cui si trasgredisce e si complotta, Osvaldo Valenti fa ritorno all'ovile: il dongiovanni stabico, vanaglorioso ma onesto, ha sbarcato il lunario come maestro di ballo e infine è tornato dove tutto è cominciato per un misterioso appuntamento galante. Spera di non rivedere l'indimenticata Katia, o forse sì. Io non sarò come voi, secondo romanzo del fortunato Paolo Cammilli, è una lettura doverosa per chi ama i racconti corali di Niccolò Ammaniti e Fabio Genovesi. O così mi si diceva. Tra le pagine: una simile baraonda di personaggi bizzarri; la tragedia sotterranea di Ti prendo e ti porto via e la Versilia di Chi manda le onde; toni sboccati e sanguigni che, a volte, conoscono una sorprendente dolcezza. Ambientato nella sonnolenta provincia italiana e condannato a un epilogo che già in apertura si preannuncia disturbante, Io non sarò come voi rispecchia effettivamente i miei gusti e il mio sangue freddo. 
Ne ho apprezzato la crudezza, i comportamenti sopra le righe, le figure popolose raccontate nelle infinite digressioni. Quella goliardica leggerezza pronta alla conflagrazione. Eppure, nelle prime cento pagine, l'irritazione voleva quasi farmelo abbandonare: cosa si era inventato questo Cammilli, che si ispirava alla cronaca nera e infarciva il suo linguaggio di discutibilissimo televisionese? Cosa raccontava che Ammaniti non avesse già raccontato vent'anni prima? Gli stessi figuranti esagerati e tragicomici, figli o fratelli dell'indimenticabile Graziano Biglia; gli stessi barbari riti di iniziazione che, a tempi alterni, rendono i protagonisti adorabili e odiosi. Mi piace mettermi emotivamente alla prova. Mi piace, quando mi fisso con un autore, conoscerne altri mossi da istinti e ispirazioni speculari. 
Però Io non sarò come voi non mi piaceva, e so anche perché: somigliava un po' troppo ai suoi modelli di riferimento e l'idea di una copia carbone mi dava noie. Ho cambiato opinione leggendo. Entrando in una logica, quella del branco, che fa digusto e paura. Mentre Osvaldo si confronta con il suo passato e il destino beffardo rende tutto un lungo dèjà vu, il timido Fabio – allevato da un padre razzista e manesco, rifiutato dall'amata compagna di scuola, anticonformista in teoria e omertoso in pratica – tira cocaina dal naso e sassi dal cavalcavia, trasformando la sua cotta in un massacro. Proprio quando l'indecifrabile, complicata Caterina capisce in cuor suo che potrebbe amarlo. Avevo appuntato su un foglio volante tutti i difetti, ed erano parecchi. Avevo in mente una recensione, se non negativa, comunque assai tiepida. Facile scorgerne le pecche, difficile spiegare come sia passato dal deludermi al commuovermi. Soprattutto se l'epilogo, annunciato a pagina uno, contiene la descrizione particolareggiata di una ripugnante violenza sessuale capace di provare anche gli stomaci più forti. Soprattutto se non c'è consolazione e la promessa solenne del titolo se la porta via il vento. Ma in Ammaniti c'era un celebre post scriptum che cambiava le cose. Qui, le righe conclusive di un articolo che sintetizza una notte di bagordi conclusasi nel sangue. E, in una singola frase, l'espiazione. Tutti i giuramenti onorati, tutti i pregiudizi vinti.
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Mannarino – Me so 'mbriacato