| Qualcuno
che ti ami in tutta la tua gloria devastata,
Einaudi, € 19,50, pp. 280 |
Forse in Italia il suo nome suonerà sconosciuto. Segnatevelo a caratteri cubitali. Perché Raphael Bob-Waksberg – comico, ebreo, classe '84 – per me è l'erede di Woody Allen. Fantasioso, caustico e brillantissimo, ha regalato a Netflix uno dei suoi prodotti più memorabili: Bojack Horseman – serie animata su un cavallo antropomorfo bramoso di notorietà – resta un capolavoro che, a un anno dalla sua chiusura, ci fa sentire ancora orfani. Ho l'impressione, tuttavia, che la TV non sia che soltanto l'inizio della carriera mirabolante dello sceneggiatore. Rieccolo in un'altra veste, quella di scrittore, sugli scaffali delle nostre librerie. Quanto spicca in mezzo all'eleganza monocromatica dei Supercoralli con la sua copertina rosa shocking e un titolo sfacciatamente romantico? Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata non delude le attese. Nonostante la familiarità con i suoi tempi comici, che non ho trovato minimamente depotenziati dal formato del racconto, sorprende comunque per la varietà degli argomenti, degli approcci narrativi, dei generi. Spazia dal romanticismo intimista allo splatter, dalla fantascienza al rimaneggiamento dei classici, sperimentando forme e voci sempre diverse.
Le persone si dividono in due tipi: quelle che non vuoi toccare perché hai paura che si spezzino e quelle che non vuoi toccare perché hai paura che ti spezzino.
Con sensibilità l'autore s'intrufola nei vissuti di uomini e donne, raccontandoli ora in prima, ora in seconda, ora in terza persona. E osa racconti in rima baciata (per ironizzare su San Valentino), abbozzi di pièce teatrali (in scena: il microcosmo familiare), promemoria di attività chiuse per ferie (l'urgenza sopraggiunta all'improvviso: passare un giorno a letto insieme), pagine di guide turistiche (quali luoghi evitare per sfuggire ai ricordi degli ex) e menù di ristoranti stellati (sconsigliabile abbinare alcol e dissapori). Ci sono poi villaggi dov'è buona creanza sgozzare caproni nel giorno delle nozze; realtà parallele invase da acque da Antico Testamento; resort messicani dove ricucire rapporti tra parenti acquisiti; popolosi parchi a tema e concerti interdimensionali. Ma in mezzo a questo divertimento esagerato, di cui il mio post potrà darvi soltanto vaghi indizi, i miei racconti preferiti sono quelli in cui il vulcanico Bob-Waksberg abbassa la voce per raccontarci quello che meglio gli riesce: ossia l'incomunicabilità, il disincanto, la depressione. Possono due innamorati viaggiare per sessant'anni nello stesso vagone senza dichiararsi? Giocando a Taboo, quali sono le parole da tacere per evitare il punto di non ritorno? Che senso ha fuggire in continuazione se la Tristezza è un'amante che non ci lascia andare?
Una statua non viene costruita a partire dalla base – è ricavata a colpi di scalpello da un blocco di marmo – e spesso mi chiedo se non siamo definiti allo stesso modo dalle qualità che ci mancano, delineati dallo spazio vuoto dove un tempo c’era il marmo. Sono seduto in metropolitana. Sono sdraiato sveglio a letto. Guardo un film: rido. E poi, d’improvviso, sono colpito da una verità annichilente: non è quello che facciamo a renderci ciò che siamo. È quello che non facciamo a definirci.
Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata resterà una delle migliori letture dell'anno corrente, perché mi ha fatto ridere, mi ha fatto piangere e mi ha spinto ad appuntare una matita Ikea per sottolineare passo passo le cose urgenti. Giunto all'ultima pagina, ho avuto la sensazione di essere stato sputato fuori da un frullatore, di aver esagerato con i biscotti assortiti – ogni racconto è infatti un dolcetto pescato alla cieca da una scatola di latta –, di essermi preso una sbronza triste con una bottiglia di Merlot. Mi giravano forte lo stomaco e la testa, mi girava il cuore. La vita e la morte, scrive l'autore, si somigliano. Sono terrificanti, schiaccianti, possono accadere in qualsiasi momento. Le si può affrontare in due modi, con la paura o con il coraggio, ma si è destinati in ogni caso a soccombere. Accanto a loro, l'amore: una forza altrettanto ancestrale. Se la nostra disfatta è già scritta nelle stelle, a questo punto, perché non scegliere di essere coraggiosi?
Il mio consiglio musicale: Coma_Cose – Fiamme negli occhi
