Visualizzazione post con etichetta Francis Scott Fitzgerald. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francis Scott Fitzgerald. Mostra tutti i post

mercoledì 14 agosto 2013

Mr Ciak #15: Il grande Gatsby

Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia. Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.


E' sempre un'arma a doppio taglio fare di un capolavoro della letteratura un film. Un'incognita, un rischio da correre. Ma, così come il nome di Joe Wright mi aveva reso fiducioso e sereno sulle sorti dell'ultima, sublime trasposizione dell'Anna Karenina di Tolstoj, anche l'avvicinamento di Luhrmann – regista che amo – al capolavoro di Fitzgerald – autore che ho imparato ad amare – non ha suscitato in me remore o turbamenti. Sapevo che sarebbe stato uno spettacolo per l'anima, e Il grande Gatsby lo è stato. Grande. Spettacolare. Sono tante le cose che il regista australiano e il personaggio più misterioso e romantico della letteratura di quegli anni ruggenti hanno in comune: amano le cose in grande, le feste, il lusso, i fuochi d'artificio, le passioni impossibili. Amano apparire e nascondere la loro preziosa interiorità sotto vestiti firmati e gioelli, ma l'oro e gli eccessi non servono a mascherare il vuoto che hanno dentro tutti i poveri ragazzi ricchi: sono belli dentro e fuori. Hanno una bella anima, solo difficilmente raggiungibile. Nascosta agli occhi di chi – superficiale – non sa guardare dentro il mondo che custodiscono all'interno. Sono simili, il libro e il film. Complementari, eppure – a primo impatto – completamente diversi. I dialoghi sono gli stessi, le frasi più belle e memorabili appaiono elegantemente sullo schermo in dissolvenza, le poche e dense pagine sono raccolte tutte in quasi due ore e trenta di grande cinema. 
Mentre il libro, tuttavia, mi era apparso tanto gelido e distaccato, cinico e ricco di disincanto, il film aggiunge alla malinconia e all'amarezza della denuncia sociale quel sentimento travolgente che – a causa di un narratore, nella maggior parte dei casi, estraneo alle vicende – nel romanzo era solo accennato. Cos'è Il grande Gatsby, se non una grande e tormentata storia d'amore? Ah, l'amore... pane quotidiano per il regista. Prima la leggenda senza tempo di Romeo e Giulietta, resa con una grazia e un'inventiva senza pari; poi quell'esplosione di cuori e musica che era il magnifico Moulin Rouge – mi stancherò mai di rivederlo?; infine la coppia Hugh Jackman e Nicole Kidman in Australia, omaggio a Via col vento. Amori tutti disastrosi, tragici, magnifici. Amori che costituiscono costante e originale materia d'ispirazione per parlare di quello tra Daisy e Gatsby: altrettanto memorabile, se non di più. Più triste, anche. A raccontarlo è Nick Carraway, interpretato da Tobey “Spiderman” Maguire: sebbene abbia un volto che non sempre riesce a bucare lo schermo e a catturare l'attenzione, lui porta egregiamente a termine il suo compito e, scrivendo la sua storia dopo il dolore di una perdita atroce, fa sì che il vissuto di Fitzgerald e le sue dipendenze coincidano con quelle del personaggio nato dalla sua penna illustre. Nick è l'alterego di Fitzgerald: un acuto osservatore, un buon amico, un grande scrittore, un ragazzo di trent'anni che continua ancora a sognare, benché percorra un viale costellata da sogni infranti. La sua storia ha l'armonia di un musical. 
Mentre i pezzi della colonna sonora accompagnavano le scene, cantavo tra me e me Lana e Florence. I personaggi si muovevano seguendo il tram tram della New York luccicante introdotta da Bejoncè, Jay-Z, Emili Sandè, e caratterizzato da cieli scuri trapunti di stelle, macchine spaziose come yatch, trombettisti che suonano pezzi di charleston e R&B. I protagonisti sembravano ripercorrere i passi dei Christian e Satine di Moulin Rouge, pellicola che tanto deve al melodramma italiano, alla Signora delle camelie e, celetamente, anche a Gatsby. L'appartamento in cui Nick fa da terzo incomodo al marito di sua cugina (Joel Edgerton) e alla sua focosa amante (Isla Fisher) ha pareti rosse e divani di velluto, proprio come gli interni del monumentale elefante del Moulin Rouge. L'entrata in scena degli strani e licenziosi invitati a quell'happy hour particolare ricorda quella di Toulouse e degli altri membri della sua squattrinata banda di artisti. L'esperienza di Christian, nella Parigi di fine '800, coincide con quella del brillante e taciturno Nick. La collana di perle che Tom regala a Daisy per il loro matrimonio senza amore ha tanto di quella che il Duca strinse al collo della splendida Nicole Kidman, mentre Ewan McGregor – roso dalla gelosia – cantava la struggente Roxanne. Tra i pezzi di una straordinaria e sorprendente colonna sonora, spicca tra tutti la Young and Beautiful di Lana Del Rey: perfetta, poetica, da Oscar. Proposta con vari arrangiamenti, romantica e triste, accompagna le scene più belle. Non potrò più ascoltarla senza immaginare Daisy piroettare al centro del salone di Gatsby, non potrò più ascoltarla allo stesso modo. Ad interpretare un grande personaggio, un sempre grande Leonardo Di Caprio: affascinante, complesso, verissimo. Le sue mani tese verso quella luce verde speranza al di là del molo, il suo camminare al centro della pista da ballo come una ciliegina al centro di una torta gigantesca, il suo tormentarsi le mani durante il primo incontro con la sua amata. Primo incontro emozionante e bellissimo, pieno di fiori esotici e della paura di rimanere da soli – loro che, senza un pubblico di falsi amici, non sanno stare. Un uomo buono, leale, generoso, non abituato a ricevere favori disinteressati. Mai.
Un uomo in cerca di un amico. L'angelica Carey Mulligan, invece, è l'incostante Daisy: uno dei personaggi femminili più odiosi della storia della letteratura, probabilmente. Nonostante, aggraziata e leggera, ricalchi perfettamente i passi della coprotagonista del romanzo, Carey apporta solo cose buone al personaggio di quella donna tristemente realistica. E' bella, è dolcissima, è di vetro. Una storia bellissima e un Luhrmann completamente geniale, con le sue canzoni sempre all'avanguardia, con i suoi meravigliosi effetti speciali da kolossal hollywoodiano, con le fontane di champagne e i saloni pieni di invitati gaudenti, le tende bianche che svolazzano come fate, un angelo insanguinato che – volando sulle lamiera di una macchina gialla, sotto gli occhi di un Dio con gli occhiali che tutto sa – si schianta sul suolo di un finale tragico. Non riesco a smettere di pensare a questo film e, probabilmente, non passerà molto prima che decida di rivederlo nuovamente: Baz è così, ormai lo conosco bene. Ha toccato corde che il romanzo non ha raggiunto e, anche se più romantico e chiassoso, non snatura il capolavoro di Fitzgerald. Perché anche questo, a modo suo, è un capolavoro. Una festa di carnevale non-stop, ma con gli attimi di nostalgia di quelle di Capodanno: quando un altro anno passa, altri bei propositi muoiono e la voglia di piangere a dirotto è frenata soltanto dal bisogno di apparire felice agli invitati brilli e semplicemente incuranti del resto. Di apparire felice. Apparire... 

mercoledì 22 maggio 2013

Recensione a basso costo: Il Grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald

 Non c'è fuoco o gelo che possa sfidare ciò che un uomo può immagazzinare nella sua anima. 
Buongiorno, amici! Questa mattina, mi cimento, nel mio piccolo, con una recensione di un romanzo che certamente non aspettava me per essere recensito e apprezzato ancora. I classici mi spaventano un po' e ammetto di essermi avvicinato a questo titolo solo per ingannare l'attesa e aspettando di vedere finalmente al cinema l'omonimo film che, sono sicuro, adorerò. Se l'ho comprato senza pensarci su due volte, è anche merito della collana Live della Newton Compton. Spendendo meno di un euro, mi sono goduto una storia che dev'essere assolutamente letta, anche se al momento giusto. Personalmente, ho trovato l'edizione pratica e molto comoda e non ho niente da ridire nemmeno sulla traduzione, giudicata da molti pessima: ho trovato il tutto molto scorrevole, anche se appesantito, di tanto in tanto, da termini leggermente antiquati. Ma è un classico, e ci sta. Nella scheda del romanzo, comunque, vi indico i dati anche della nuova edizione Mondadori: lo acquisterei nuovamente solo per avere la bellissima copertina del film in bella mostra sulla mia libreria! Voi avete letto il libro o visto il film? A presto e buona lettura, M.

Titolo: Il Grande Gatsby
Autore: F. Scott Fitzgerald
Editore: Newton Compton “Live”/ Oscar Mondadori
Numero di pagine: 128
Prezzo: € 0,99/ € 9,00
Sinossi: L’essenzialità, la finezza descrittiva, i personaggi indimenticabili hanno fatto di questo romanzo un “classico moderno”. Il misterioso, affascinante e inquieto Gatsby, con le sue feste stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, non mira in verità che a ritrovare l’amore di Daisy. Ma è possibile ricatturare il passato? Nello scenario dei frenetici anni Venti, di cui Fitzgerald e la moglie Zelda furono protagonisti, il desiderio di Gatsby diventa emblema di un sogno di assolutezza, che la realtà frantuma e disperde. Molti grandi attori hanno prestato il loro volto a Gatsby e Daisy, tra i quali Robert Redford e Mia Farrow nel 1974, Leonardo DiCaprio e Carey Mulligan nel 2013.
                                       La recensione
Ricchezza e tristezza sono due parole che sembrano stonare all'interno della stessa frase. Ma, banale eppur vero, i soldi non fanno la felicità. Ancora una volta, queste perle di saggezza popolare rispecchiano l'aridità di un mondo in cui l'uomo è passeggero solitario a bordo di un treno chiamato vita: un treno destinato a traballare malamente, per tutta la durata del viaggio, e a perpetui e poco eleganti ritardi. Questa è la storia del Grande Gatsby. Un uomo nato dal niente. Un arrampicatore incurante del pericolo che, con mezzi leciti e non, ha percorso gradino dopo gradino la ripida scala sociale, fino a osservare il suo squallido, piccolo mondo di poveracci dalla cima dorata di una piramide a forma di grattacielo. Anima festaiola e frivola della vita notturna della New York degli anni ruggenti, ma escluso dal consorzio umano. Fuori asse, fuori dal gioco, fuori posto. Troppo intraprendente per rimanere povero, troppo generoso per salire sulla giostra dei nuovi ricchi, si è strappato a forza le sue radici di dosso, rimanendo senza una casa a cui tornare e senza un posto in cui trovare ospitalità, voci amiche o parole di conforto. E' un povero ragazzo ricco che, a suo rischio e pericolo, è sceso a patti con il vuoto morale dei suoi tempi, perdendo tutto, perfino sé stesso. A dargli il coraggio sul campo di battaglia, a regalargli intelligenza e sangue freddo, a spingerlo verso una letale e lenta autodistruzione è una donna che non ha mai smesso di amare. Daisy. 
Un pensiero ossessionante e bellissimo; un angelo etereo che, anziché tornare al suo paradiso perduto, durante l'assenza del protagonista, si è adattata al lusso e alla mentalità straniante dei comuni mortali. Si è sposata, ha avuto una bambina, si è sottomessa volontariamente ai compromessi della logica borghese. Non l'ha aspettato. E lui è arrivato tardi, rimanendo davanti a un uscio chiuso appena un attimo prima del suo affannoso arrivo. Al di là di un muro impossibile per lui da scavalcare, continua la vita. Continua la festa. Lui - pieno di orgoglio ferito e rancore - fa l'unica cosa per cui sembra essere nato: organizzare una festa ancora più grande, in cui tutti lo nominano e lo temono, ma in cui nessuno lo conosce davvero. Nemmeno il lettore che, quasi novant'anni dopo, si trova ancora a leggere di lui e dei misteri della sua esistenza, del suo inglorioso amore e di una vita oscura, ma trascorsa sotto il confortante e illusorio bagliore artificiale dei riflettori. A parlarcene è un trentenne spiantato e in cerca di un posto nel mondo: un trentenne disilluso e cinico, non poi così diverso da quelli che vivono accanto a noi - fiaccati dalla crisi e tormentati da un lavoro che non c'è. L'approccio utilizzato è inconsueto e particolare, lucido e senza sentimento. Denso di razionalità fino alla parola più piccola e trascurabile. Il romanzo - poco più che un racconto lungo - si lascia leggere che è un piacere: è scorrevole, pragmatico, equilibrato. Ma, ignorando del tutto il gusto e lo stile di uno degli autori americani più celebrati del secolo scorso, a una lettura ingenua, l'ho trovato gelido. Mi aspettavo di trovare su carta, lo ammetto, quello spettacolo di colori e musiche che senz'altro sarà il film di quel genio che per me è Baz Luhrmann. Ero pronto a leggere di bulli e pupe, di gangster e inseguimenti, di omicidi e rinascite, di un amore più grande e spettacolare della Città che non dorme. Cercavo l'emozione. Il Grande Gatsby, in realtà, si è dimostrato completamente altro, nel bene e nel male. Le descrizioni sono poche ed essenziali; nonostante lo sfarzo delle location, i dettagli condivisi con il lettore sono poverissimi; c'è grande umanità, ma non sorretta da uno stile lirico e romanticheggiante.
E' un'opera all'avanguardia, innovativa: un libro che, nella mia assoluta ignoranza del pensiero e del vissuto di Fitzgerald, ho trovato parli di un'America agli albori del crack di Wall Street attuando un'originale sintesi delle concezioni dei pensatori precedenti. All'interno, a lettura ultimata, riflettendo tra me e me, tappa dopo tappa, ho trovato sapientemente riassunte tutte le correnti letterarie studiate in questo ultimo anno di liceo. Gatsby è un eroe romantico, quasi byroniano: affascinante, disorganico al suo mondo, acuto nella meditazione e forte nell'emotività. Ma non c'è disperazione, non c'è rabbia, non c'è amore. Negli stessi anni, Verga pubblicava i suoi romanzi più famosi e, se è vero che i grandi pensano allo stesso modo, lui e Fitzgerald devono essere giunti alle stesse conclusioni. Devono aver letto intensamente Flaubert, Balzac e Zola e fatto loro quelle particolari tecniche. La voce fuori campo di Nick Carraway suona come quella di uno scienziato. Di uno zoologo che, con il registratore alla bocca, esamina i soggetti di un esperimento e studia la vita di Daisy e Gatsby, quasi fossere due farfalle. Belle, libere, destinate a volare insieme per un tratto di strada e a perire, purtroppo, il giorno successivo. Ad amarsi finché sono giovani, belli e sciocchi come tutti i sognatori. Tra loro, si ci mette la vita - la stessa che non aspetta quelli rimasti indietro durante la corsa, la stessa che li mantiene in vita con la sua fiamma calda e che, alla fine, li consuma tutti. Un pensiero amaro e triste come, giunti alle conclusioni, è il disincantato romanzo di Fitzgerald. I racconti delle avventure e dei miracoli di Gatsby sono tratti dall'osservare i suoi movimenti, dal prestare orecchio agli immancabili rumors che nascono durante i suoi party. Non si racconta in prima persona: viene raccontato e costruito notizia dopo notizia, ma, come il titolo urla, è un personaggio grande. Sugli altri mi è difficile trovare parole gentili: squallidi, bugiardi, vili, invidiosi, maligni, deboli. Tristemente realistici. Tutti, perfino Daisy, che, da dolce creatura con il viso gentile della bellissima Carey Mulligan, sono arrivato quasi a detestare. Donna angelo o femme fatale? Gatsby non riuscirà mai a vedere fino in fondo la verità. Non c'è più tempo per salvarla. E non c'è più amore che possa salvare l'uomo dalla solitudine. L'epilogo è dolorosamente bello. All'inizio mi ha reso furioso come una bestia, ma più scrivevo, più comprendevo. Non è accompagnato da una scrittura così potente e carica da renderlo un pugnalata in pieno petto, ma, come un veleno, ti consuma poco alla volta. E' amaro e triste più che mai. La festa finisce e resta solo il disordine lasciato in giro dagli imbucati. Quando le luci si spengono, non c'è nessuno a farci compagnia nel buio della fine. Perché, il più delle volte, si vive insieme, ma si muore soli. La gente cerca il pettegolezzo, il divertimento facile, l'elisir della lunga vita. La tristezza è noiosa. Spaventa i più.  
Il Grande Gatsby è un libro che parla più al cervello che al cuore, che trascina più razionalmente che emotivamente. A primo impatto, mi ha lasciato insoddisfatto: chiedetelo agli amici con i quali ho scambiato le mie impressioni a caldo. Ma più scrivevo, più ci pensavo, più mi rendevo conto che aveva raggiunto perfettamente il centro dell'obiettivo: me - che inizialmente pensavo di non averlo nemmeno compreso fino in fondo, di non essere stato all'altezza di cotanta grandezza. 
(Le immagini sono del sito Deviantart)  
Il mio voto: ★★★★
Il mio consiglio musicale: Lana Del Rey – Young & Beautiful (Splendida. E' la "voce" di questo libro.)