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La casa sul lago, di David James Poissant. NN Editore, € 18,
pp. 350 |
Non esistono famiglie felici. Per fortuna. Quando ci perderemmo se non avessimo da leggere di recriminazioni e dissapori? Infelici a modo loro, gli Starling popolano un quadretto in cui mi sono immedesimato fino a perdermi. All’inizio li ho odiati, poi ho finito per voler bene a tutti. Sempre all’inizio, data la trama canonica, immaginavo che non avessero niente di nuovo da regalarmi: sono meno disfunzionali di altri, infatti, ma proprio lì sta la loro originalità. Dimenticate le esagerazioni da soap opera. Scordate grossi traumi, se a salvaguardare l’infanzia dei figli ci hanno pensato due genitori esemplari. Perfino i segreti, benché numerosi, sono semplici non detti che nel frattempo si sono accumulati per pigrizia o codardia. Possiamo rimandare a domani la verità pur di non affrontarla oggi? Questo romanzo è una foto incorniciata appesa al muro di una casa ormai sfitta. Chiudere la porta sul vuoto creato dal trasloco riempirà gli occhi di lacrime. È un addio?
Avere un figlio è rovinare se stessi, per sempre, in nome dell’amore.
Signorili, progressisti e gay friendly, gli Starling credono nella raccolta differenziata, in Hillary e nelle pari opportunità. Newyorkesi d’adozione, ogni estate emigrano al sud per le vacanze. Il cuore della loro villeggiatura è una casetta sgangherata affacciata su Lake Christopher, North Carolina: un luogo modesto ma pieno di ricordi felici, dove in passato si sono rifugiati per riprendersi da un lutto. Presto dovranno lasciarlo per sempre. Lo comunicano i genitori, che per ragioni imperscrutabili hanno deciso di trascorre il pensionamento altrove. La casa è già stata acquistata. Si può dare un prezzo a qualcosa che ha un valore sentimentale tanto forte? Da bolla spensierata, il lago diventa un piccolo campo di battaglia. Ci sono scatoloni da fare, spiegazioni da pretendere, ricordi agrodolci da rispolverare. In un tour de force della memoria, i protagonisti vorrebbero godersi l’ultimo weekend, ma un evento luttuoso – l’annegamento di un bambino – getta ombre sul resto del soggiorno. Quanto può toccarci il dolore di una famiglia sconosciuta?
Da un anno sperava nell'assoluzione. Ma questo è meglio. Questo è matrimonio. L’amore è mettersi in spalla dei pesi – bambini morti, case malconce, infedeltà che ti rimangono appiccicate addosso – e proseguire.
Mentre il lago viene dragato in cerca del corpicino, i personaggi chiudono le tapparelle per non guardare la morte in faccia. E così, per la prima volta da un po’, si guardano. Ci sono Richard e Lisa, ex professori, che pensano al destino della sfortunata primogenita e alle conseguenze di un papillon annodato da mani estranee. Quanto si è responsabili degli uomini in cui si trasformeranno i nostri bambini? Ci sono Michael e Thad, i figli, che d’un tratto si sentono espropriati: il primo, un fascio di nervi, fatica ad ammettere di avere un problema con l’alcol e con la paternità in arrivo; il secondo, aspirante poeta con due tentati suicidi alle spalle, vive con frustrazione tanto la mancata ispirazione quanto i vizi del partner, desideroso di far parte di una coppia aperta. Perché quei genitori perfetti hanno generato due pecore nere così, una delle quali per di più vota Trump? Ci sono, infine, Diane e Jake: compagni rispettivamente di Michael e Thad, offrono un punto di vista esterno sugli intrighi degli Starling. Avete presente la sensazione di voler essere inclusi, ma al contempo di voler fuggire via?
Pensi che la felicità sia ottenere quello che vuoi. Qualunque cosa vuoi, quanta ne vuoi, quando vuoi. E se non fosse verità felicità? E se la vera felicità fosse dire ‘Fanculo a cosa vuoi tu, e rimanere insieme, anche quando è dura, anche quando non sei più quello di una volta?
Tra politica, omosessualità e aborto, David James Poissant costruisce un romanzo profondamente americano. La sua prosa è un velo delicato che ammorbidisce senza mai nascondere. Abilissime, le descrizioni si muovono dentro e fuori; planano a volo d’aquila su paesaggi idilliaci e scandagliano a tappeto la psiche dei personaggi. I dialoghi suonano cinematografici e l’affastellarsi delle scene sembra seguire il montaggio coreografico di un regista di talento. Il canto di rane e cicale, poi, fa da emozionante contrappunto. La domenica va avvicinandosi, la famiglia ha fretta. Deve fare ordine. La cernita in previsione del trasloco non riguarderà soltanto le cianfrusaglie da buttare, ovviamente, ma anche i loro ricordi. Si può salvare dalla spazzatura un amore maturo, che forse troverà la forza per ricominciare in Florida? E il perdono: prendere o lasciare? La casa sul lago prende avvio con una morte, ma strada facendo trova modi straordinari per celebrare la vita nonostante tutto. Una volta toccato il fondo non si può che risalire: perfino in acque come queste. Calme all'apparenza, sotto la superficie immobile nascondono gelide correnti sotterranee e gorghi ingannevoli.
Il
mio voto: ★★★★½
Il
mio consiglio musicale: Neil Young – Sweet Caroline