| La fortuna, di
Valeria Parrella. Feltrinelli, € 16, pp. 140 |
Ai miei studenti non ho dato compiti per le vacanze. Difficilmente sarò il loro insegnante anche il prossimo anno e, onestamente, non ho mai creduto nelle letture obbligate. L’ultimo romanzo di Valeria Parrella, però, avrebbe potuto essere la mia eccezione alla regola. Piccola storia di formazione con una grande scrittura alla base, è un prezioso bignami di storia e cultura romana. E, soprattutto, un’avventura comune a tutti i giovani d’oggi: crescere dritti e robusti, coraggiosi, senza lasciarsi piegare dal caos tutt’intorno – impresa degna di un vero eroe. Come ci insegna la mitologia, ci sono tre parche a tessere la tela della nostra esistenza: annodano in trame misteriose vita, destino e morte.
Perché il desiderio è nascosto, si innalza dalla terra, è il cuore stesso della terra, e noi siamo terreni.
È possibile torcere a nostro vantaggio il filo di quella centrale? Essere, insomma, più forti del divino? Se lo domanda Lucio, diciotto anni, che ogni sera lascia le imposte semiaperte sperando che ci si intrufoli di soppiatto la Fortuna: soltanto lei, scritta rigorosamente con la maiuscola, può stravolgergli la vita. Nato con un occhio guercio – troppo fragile, dunque, a detta degli altri –, il protagonista diventerà tuttalpiù un senatore: mai un gladiatore, mai il condottiero di una nave. Ma la costruzione di un’orazione – glielo spiegano i suoi maestri, Quintiliano e Marziale – non è poi troppo diversa da quella di un’imbarcazione. Come preferire, tuttavia, l’astrattezza delle parole alla gloria di un futuro d’azione? Il Colosseo, intanto, è in costruzione sotto lo sguardo attento di Vespasiano; l’amato Tito conquista Gerusalemme; Plinio il Vecchio allestisce la propria flotta. Presto, all’orizzonte, si profila una nube di fuoco, pioggia e lapilli; un prodigio che sconvolge il cielo, la terra e la giovinezza. Per tre giorni e tre notti l’eruzione del Vesuvio terrà l’Impero in scacco. Descritto in maniera particolareggiata, quest’evento apocalittico rappresenterà l’iniziazione all’età adulta per Lucio e gli altri ragazzi della sua generazione: si sbucherà dall’altra parte della nube tossica ingrigiti dalla cenere, invecchiati, per sempre mutati.
Vivono solo gli dei e ciò che gli assomiglia: quando abbiamo riso per una sciocchezza. Cercare la tua schiena nella notte. Quella bracciata che mi fa tutt’uno con il mare. Il momento in cui mia madre poggiò la sua mano sulla mia, guardando lontano oltre il davanzale. Essere uomo e cavallo nel galoppo. La lama del primo gladio che mi fu regalato. E tu, lenta ginestra.
L’autrice napoletana, con una lingua immediata e seducente, firma un romanzo di formazione esile ma densissimo, capace di condensare in un centinaio di pagine tutto ciò ci affanniamo a memorizzare tra i banchi di scuola: la pietas filiale, l’adesione al mos maiorum, il potere eternatore della letteratura. C’è magia in Lucio, nell’eccezionalità di uno sguardo deviato – straniato – che ricorda quello di Mattia Pascal. C’è magia nella lava, che, sotto la sua coltre spessa, annienta la vita e la preserva al tempo stesso. Cosa resterà delle ambizioni di Lucio, del suo amore per l’amato Aulo e dei giochi della Fortuna? Ce lo racconteranno gli scavi archeologici, la memoria delle ginestre, le parole fuori dal tempo di Valeria Parrella.
Il mio consiglio musicale: Two Steps from Hell – Nero
