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venerdì 23 giugno 2017

Recensione: La fine della solitudine, di Benedict Wells

La solitudine in noi si può combattere solo insieme.

Titolo: La fine della solitudine
Autore: Benedict Wells
Editore: Salani
Prezzo: € 15,90
Numero di pagine: 307
Sinossi: Jules sa di essere un custode di ricordi, come dice Alva, ma questa non è solo la sua storia. È la storia di tre fratelli, Jules, Liz e Marty, che da piccoli perdono i loro genitori in un incidente e sono costretti a vivere separati e senza famiglia, estranei l’uno all’altro. Marty si butterà a capofitto negli studi, Jules sfuggirà alla vita diventando un introverso mentre Liz si brucerà alla sua fiamma, vivendo senza limiti. La loro infanzia difficile sarà come un nemico invisibile, da cui impareranno a difendersi. Più di ogni altra, questa è la storia di Jules e Alva. Due solitudini che si incrociano, si cercano e si mancano, inquiete, per anni. Jules e Alva sono incapaci di riconoscere quel che provano l’uno per l’altra, legati come sono dal bisogno di amicizia, con il loro perdersi, ritrovarsi e salvarsi. Ma questa è soprattutto la storia di chi, come Jules, serba i propri ricordi insieme a tutte le alternative che non ha scelto, pur sfiorandole e sperimentandole attraverso la letteratura e la musica. Dalla voce di un giovane e già osannato talento della narrativa tedesca, un grande romanzo sulla magia della scrittura che salva dal male. Un libro che commuove e fa sorridere, senza retorica né sentimentalismi, scritto in una prosa coinvolgente come il racconto di un sopravvissuto, chiara come una lama che affonda con dolcezza nelle nostre paure, calda come l’immagine di una foto ritrovata dopo lungo tempo.
                                             La recensione
I Moreau sono una famiglia felice. Passano le vacanze estive dai nonni, in una Francia lussureggiante, e il Natale seduti alla stessa tavola – immancabile una mamma che, imbracciata la chitarra, intona Moon River. A godersi il miracolo di una famiglia che resiste, i tre figli. Il narratore è il piccolo di casa. Ha una decina di anni e ricordi a sufficienza quando l'idillio si spezza. Un incidente stradale e i fratelli Moreau, orfani, passano l'adolescenza in un collegio: Liz, la maggiore, si concede LSD e ragazzi poco raccomandabili; Marty, quello di mezzo, ha l'acume che lo renderà un pioniere di internet e un collezionista di disturbi ossessivi compulsivi; Jules, infine, da bambino esuberante e sfacciato, si ripiegherà su se stesso all'insegna di una timidezza cronica. A salvarlo, qualche passione accantonata con l'ingresso nell'età della ragione – la fotografia e, soprattutto, la scrittura – e la conoscenza di Alva, coetanea che gli si siede accanto riconoscendosi nella malinconia di lui. La fine della solitudine, un po' per la copertina e un po' per quella Salani puntualmente associata alla saga della Rowling, ha l'aria di un young adult. Il romanzo del tedesco Benedict Wells, già best-seller in Patria, a sorpresa somiglia molto più a quelle storie che ti raccontano l'esistenza di un uomo qualunque dall'inizio alla fine – tempi dilatati, rari guizzi manifesti, scarse considerazioni nel mentre su quanto ti stia o non ti stia prendendo. Un'altra fascetta pubblicitaria che cita Nicholls, il sottotitolo che promette non la classica storia d'amore. Fedele alle premesse, il protagonista di Wells propone un album fotografico sfogliato a ritroso.

C'erano cose che non potevo dire, bensì solo scrivere. 
Perché quanto parlavo pensavo, mentre quando scrivevo sentivo.

Nell'incipit, quarantenne, Jules è in un letto d'ospedale dopo un incidente: curva pericolosa, si domandano gli amici, o un tentativo di farla finita? Cosa sarebbe stato di lui senza la morte dei genitori? L'estraneità alla tragedia avrebbe forse raddrizzato quelle tre gioventù in bilico? I fratelli cambiano, si rovinano e poi si salvano. Si ritrovano da adulti. Jules, costante e al centro di una carriera non all'altezza, aspetta. Parla in prima persona, ma poco si sbottona. Conosce gli altri meglio di quanto conosca se stesso. Dissimula e tentenna, temporeggia. A rischio di allontanarsi dal seminato e, talora, di rendere La fine della solitudine più cronaca che narrativa. Cosa sarà stato di Alva, che vent'anni prima guidava una Fiat rossa e faceva passeggiate notturne da cui minacciava di non tornare indietro? Vive in un cottage con uno anziano scrittore russo. Dice di voler diventare un personaggio romanzesco e di sognare caffè che fanno le ore piccole. Non cerca compagnia, ma fa un'eccezione.

Ho trent'anni e ancora non ho figli.
E tu che fai?

In ritardo, così, si mettono insieme. Finalmente coraggiosi quanto basta per riconoscere l'amore. Finché dura, hanno libri di filosofia sul comò, viaggi sulla nostra costiera amalfitana e dischi di Paolo Conte in soggiorno. Questo bilancio stilato tra il sonno e la veglia rende La fine della solitudine una sorta di autobiografia fittizia, scritta con sensibilità e pazienza – forse, un tocco di rassegnazione diventata resilienza. Stupisce, sotto questo punto di vista, la maturità dell'autore: un trentenne che racconta uomini ben più adulti di lui (il personaggio del terzo incomodo, il fragile Romanov, è bellissimo), sentimenti impervi, senza mancare mai di credibilità. L'esistenza del più piccolo dei Moreau è costellata di drammi e altruismo – la tristezza cerca tristezza, la solitudine non conosce fine –, ma la narrazione risulta tutt'altro che cupa, al contrario che in un Giordano. Ho sentito dappertutto i loro pensieri. Su di me, probabilmente, c'era già qualche livido della stessa sfumatura di viola. Si resiste agli urti, infatti, benché la vita non faccia sconti. A un certo punto, non ti grazia mica bilanciando le perdite con una qualche vittoria. Wells valorizza la bellezza dei giorni sì, mitizza il ricordo degli anni Ottanta. E lì, come Jules, mette radici profonde. Mamma e papà non erano perfetti come credevamo. La spensieratezza avrebbe ceduto il passo ai silenzi collerici, perché c'era già un'ombra nel cuore del capofamiglia. La bambina con gli occhiali, i capelli ramati e una sorella scomparsa ci avrebbe sorriso anche se fossimo stati felici, oppure no. Con il mestiere di scrittore nessun se va sprecato. Tutte le vie alternative diventano possibili. Un tronco sospeso su cui Jules camminerà in equilibrio, come da bambino, in una vita e nell'altra. Solo e in compagnia. In un racconto e fuori. Voltandosi, non avrà paura che non sia rimasta anima viva ad aspettarlo. 
Il mio voto: ★★★½
Il mio consiglio musicale: Tiromancino - La descrizione di un attimo


domenica 12 febbraio 2012

Passion Bookmarks # 6

Come ogni domenica, nuovo appuntamento con Passion Bookmars !Avvicinandosi San Valentino, il tema di questa settimana non poteva che essere … l'amore !Per voi lettori , cinque segnalibri ispirati a quelli che reputo i romanzi d'amore più belli di sempre e un regalo speciale per Rory : non me ne sono dimenticato ! Penso che questo segnalibro farà contente molte lettrici ;)
Ps. Questo pomeriggio, fatevi un giro sul blog ! Tutta per voi , un' esclusiva intervista … a stelle e strisce . Stay tuned !




Non poteva mancare un riferimento all'attualità. Un'altra stella si è spenta. Addio Whit :'(

Voglio ricordarti così ...



giovedì 12 gennaio 2012

Recensione Un giorno, di David Nicholls

Anche se non sappiamo cosa ci accadrà domani, almeno abbiamo vissuto oggi...

Titolo: Un Giorno
Autore: David Nicholls
Editore: Neri Pozza
Prezzo: € 18,00
Numero di pagine: 487
Sinossi: È l'ultimo giorno di università, e per due ragazzi sta finendo un'epoca. Emma e Dexter sono a letto insieme, nudi. Lui è alto, scuro di carnagione, bello, ricco. Lei ha i capelli rossi, fa di tutto per vestirsi male, adora le questioni di principio e i grandi ideali. Si sono appena laureati, l'indomani lasceranno l'università. È il 15 luglio 1988, e per la prima volta Emma e Dexter si amano e si dicono addio. Lui è destinato a una vita di viaggi, divertimenti, ricchezza, sempre consapevole dei suoi privilegi, delle sue possibilità economiche e sociali. Ad attendere Emma è invece un ristorante messicano nei quartieri nord di Londra, nachos e birra, una costante insicurezza fatta di pochi soldi e sogni irraggiungibili. Ma per loro il 15 luglio rimarrà sempre una data speciale. Ovunque si trovino, in qualunque cosa siano occupati, la scintilla di quella notte d'estate tornerà a brillare. Dove sarà Dexter, cosa starà combinando Emma? Per venti anni si terranno in contatto, e per un giorno saranno ancora assieme. Perché quando Emma e Dexter sono di nuovo vicini, quando chiacchierano e si corteggiano, raccontandosi i loro amori, i successi e i fallimenti, solo allora scoprono di sentirsi bene, di sentirsi migliori. Comico, intelligente, malinconico, Un giorno cattura l'energia sentimentale delle grandi passioni: i cuori spezzati, l'intricato corso dell'amore e dell'amicizia, il coraggio, le attese e le delusioni di chiunque abbia desiderato una persona che non può avere.
                                       La recensione
La luce di un nuovo giorno illumina una modesta camera in un appartamento di Edimburgo. Nel letto, tra le coperte sgualcite, due ragazzi aspettano che il sole brilli su una nuova giornata. Sui loro visi, l'ombra di un sorriso. Hanno vent'anni. Sono giovani, incoscienti, con una laurea fresca fresca in mano ed un mare di ambizioni da realizzare. Tanto diversi tra loro, sono finiti a letto insieme, tra l'euforia del momento e i fumi dell'alcool di una serata passata a zonzo fra pub. Lui si chiama Dexter, per gli amici Dex. E' bello, viziato, ricco, abituato ad avere tutto e subito... il classico figlio di papà cinico e un po' superficiale. Lei, invece, è Emma. Una chioma di capelli corti e ispidi, un sorriso dolce e asimmetrico e due fondi di bottiglia per occhiali. E' una ragazza risoluta, ironica, intraprendente, nei cui occhi brilla il lume di un'intelligenza brillante e perspicace. Non potrebbero essere più diversi. Alieni di pianeti agli antipodi che si incontrano. Quel giorno è il 15 Luglio del 1988, festa di San Swithin. E' il giorno; l'attimo che cambierà le loro esistenze irreversibilmente. Da quel momento in poi le vite dei due prenderanno strade completamente diverse: lui si ritroverà presentatore di un celebre programma televisivo, e marito dell'algida Sylvie; lei, con una laurea in antropologia, invece, si troverà prima ad essere cameriera in uno squallido ristorante messicano, poi supplente in una fatiscente scuola alla periferia della città e, infine, compagna insoddisfatta di Ian, un cabarettista simpatico, ma povero in canna. 
Il mondo, attorno a loro, cambia. Si passa da bizzarri telefoni a forma di hamburger a cordless di ultima generazione; dall'Inghilterra colorata degli anni ottanta, a quella prostrata dai drammi della crisi finanziaria e della minaccia non troppo remota del terrorismo. 
Vite si spengono, altre annunciano con gemiti e pianti infantili il loro gioioso ingresso nel mondo. Nonostante il triste crollo delle speranze giovanili, la distanza e le molte incomprensioni, le strade di Emma e Dex continueranno a incontrarsi e scontrarsi per vent'anni, tra rimpianti, orgoglio e occasioni mancate. La loro sintonia è forte, la loro amicizia è pura. Si amano, si appartengono, ma a volte l'amore non basta... 
Perché, spesso, la nascita di questo sentimento può far paura, proprio come la consapevolezza che il lieto fine possa rivelarsi una fragile e dolorosa utopia. Comprai questo libro quasi per caso, spinto da un articolo letto in merito all'uscita cinematografica dell'omonimo film con Anne Hathaway e Jim Sturgess. Non conoscevo l'autore né alcun romanzo del famoso Nick Hornby (scrittore inglese al quale molti paragonano lo stile di Nicholls), dunque sono partito privo di aspettative e di qualsiasi punto riferimento: solo mi sono imbarcato in quella che si è rivelata un'intensa e indimenticabile avventura nei cuori di due persone, Emma e Dex, protagonisti unici di questo delizioso romanzo. Lo stile dell'autore è brillante e scorrevole, capace di mescolare sentimenti, humor e dramma. Ogni capitolo, portandoci al 15 luglio di ogni anno, apre un sipario sulla vita dei personaggi, mostrandoceli tutte le volte più maturi e alle prese con problemi e sentimenti che tendono a diventare più complessi con l'avanzare dell'età. In ogni capitolo, il lettore, anche non conoscendo perfettamente gli avvenimenti anteriori all'eponimo giorno descritto da David, è in grado di aggiungere nuovi dettagli al profilo dei personaggi; tessere che si compenetrano perfettamente, fino a realizzare un quadro organico e ricco di sfumature; variopinto e sgargiante, ma anche incupito da toni grigi e spenti. Quella nata dalla penna di Nicholls non è la tipica love-story alla Sparks. Non si parla di amori proibiti, né di gesti eclatanti. Emma e Dexter sono due personaggi in divenire, dinamici. Il loro sentimento matura ad ogni pagina, ogni anno si fa più definito. I due amici sono delineati con maestria e completezza, resi vivi e complessi. Le quasi 500 pagine che compongono il libro scorrono via velocemente, forse troppo, lasciando un senso di vuoto incommensurabile al termine della lettura: leggendo le ultime, commoventi, profonde pagine, sembra quasi di star per lasciare un amico; un grande senso di malinconia ti attanaglia. Sono davvero pochi, a mio parere, i libri in grado di evocare sentimenti tanto forti e intensi.
A novembre dell'anno scorso, passando quasi del tutto inosservata, è debuttata nelle sale l'omonima pellicola ispirata al romanzo. Informandomi sul web, ho visto che ha ricevuto molti elogi, ma anche una sfilza di recensioni negative. Non è una novità che l'adattamento cinematografico di alcuni libri risulti spesso insoddisfacente e sconclusionato. A mio parere, One Day fa eccezione! Il film, in un'ora e trenta, riesce a rispettare l'integrità del romanzo: risate e sinceri momenti di commozione si alternano in maniera equilibrata. Nei dialoghi pungenti e brillanti ho riconosciuto lo spirito dei personaggi che ho tanto amato. Le prove degli attori sono ottime.
La Hathaway non regala alcuna sorpresa; interpretando un ruolo che sembra stato scritto per lei, la sua prova risulta impeccabile e la consacra nell'olimpo delle star di Hollywood. La vera sorpresa, invece, è Jim Sturgess (Across the universe; 21). Nei suoi sguardi, sul suo viso, perfino nei suoi gesti, ho trovato tracce del Dex del romanzo; in lui, tutte le sfumature che hanno reso reale e complesso il personaggio, lasciandolo emergere dal mondo di carta e inchiostro in cui è relegato. Ottimi anche tutti i comprimari. Consigliato, dunque, a tutti coloro che, con il cuore aperto, vogliono perdersi nella lettura di un romanzo coinvolgente e romantico... a tutti coloro che cercano una storia d'amore semplice e scorrevole, sporcata, però, dal nero della realtà... a tutti coloro che non hanno mai smesso di sognare e di stupirsi della tragica bellezza di questa nostra vita. 
Il mio voto: ★★★★★
Il consiglio musicale: Adele – Someone like you