Siamo
in un quartiere di Los Angeles dove tutto, all'apparenza, è in ordine.
Ma agli adolescenti, figli di genitori viziosi o obnubilati
dall'alcol, pascolano lungo la costa come bestiole braccate e senza
padrone. Qui, al liceo, si incontrano Bunny e Michael: giovani vicini
di casa uniti ben più che dalle proprietà confinanti. Lei, mite e
accondiscendente per natura, è un bellissimo scherzo della natura
che scoraggia i ragazzi ma fa gola, al contrario, agli allenatori
sportivi: alta quasi due metri, ha un papà-manager privo di
scrupoli, una mamma la cui morte è avvolta dal pettegolezzo e una
forza inusitata – a questo allude il titolo originale, da tradurre letteralmente con La regina del knockout. In una frazione di
secondo spruzzata di sangue, quella brava ragazza potrebbe
trasformarsi in carnefice per difendere il migliore amico. Cosa
sarebbe disposta a fare, infatti, pur di proteggere Michael dalle
malelingue? Lui, sfacciatamente gay, porta l'eyeliner in classe ed è reduce da
un'infanzia dickensiana: separato dalla sorella, affidata nel
frattempo alla madre fresca di galera, spreca il suo potenziale
accademico e rimorchia di nascosto uomini più grandi su Craiglist.
Sentendosi un reietto, reputa impossibile essere amato da un
coetaneo. Mentre Michael è maestro dell'inazione, Bunny al contrario
vibra di una sconcertante volontà di potenza.
Perché
volevamo essere visti così disperatamente? Io la vedevo. Bunny mi
riempiva gli occhi. Ma non era abbastanza e questo non mi feriva più.
Neanche il modo in cui lei amava me era abbastanza. Forse l’amore
non sarebbe mai stato abbastanza.
Formazione
inquieta e pericolosissima, popolata da personaggi spesso
indimenticabili, La nostra furiosa amica è un romanzo Young
Adult a tinte crime che sorprende sin dalla prima pagina: in esergo,
infatti, leggiamo citazioni tratte da Hannah
Arendt e RuPaul. Come si possono conciliare una filosofa tedesca e
un'icona della TV americana, celebre per la sua sfida tra drag queen?
Con uno stile folle e immaginifico, cruento ma pieno di poesia, la
bravissima Rufi Thorpe passa dalle riflessioni ossessive sul bene e
sul male, sulla predestinazione e sul perdono, alle maratone di
reality show che in poltrona mettono finalmente il cuore in pace. Nel
corso della lettura, Bunny deve imparare a essere donna e fuori posto
– a scuola, purtroppo, è solita scusarsi con tutti per lo spazio
che occupa. Michael, invece, a essere uomo e omosessuale.
Eppure
non potevo smettere di stare dalla sua parte. Avrei continuato ad
amarla, anche se mi inorridiva. Avrei continuato ad amarla perché
era mia.
Sullo
sfondo, la cartolina paradisiaca di un luogo lontano da
ogni luccichio: una America alla Bret Easton Ellis, dipinta tra
tragedia greca e MTV generation, erosa nel profondo dalle dipendenze,
dalla violenza domestica, dal bullismo, dall'omofobia. E, perfino,
dall'omicidio. Questa polveriera, che nei sogni incendiari del
protagonista maschile brucia spietatamente fino alle fondamenta, è
connessa a doppio nodo alle scelte di due amici combattuti tra
idealismo e ferocia, incanto e repulsione. Sul lungo tratto, le
decisioni prese d'istinto minacceranno di unirli e dividerli al tempo
stesso. A cosa serviranno le promesse, i “per sempre”, se ci si
mette di mezzo la vita? Ce lo ricorderà un epilogo struggente. Anche
se pesti, ammaccati e guasti, anche se spinti alle corde
dall'incessante divenire del mondo adolescenziale, Bunny e Michael
sono elefanti in un negozio di cristalli orgogliosi della
distruzione che seminano tutt'intorno.
Il
mio voto: ★★★★ Il
mio consiglio musicale: Lana Del Rey – Video Games
La
vita era venuta a cercarmi, e anche mentre parlavamo, anche mentre
facevamo giochi di parole e ci scambiavamo battute nella nostra
lingua umana, formando strati e strati di simboli, la vita stava
dirigendo la diramata rete di vene nel mio ventre e forgiando dal
nulla una creatura.
Titolo:
Piccola Dea
Autrice:
Rufi Thorpe
Editore:
Sonzogno
Prezzo:
€ 16,50
Numero
di pagine: 269
Sinossi:
A dispetto dei luoghi comuni, il
rapporto più intenso per le giovani donne non è quello con il primo amore. È
quello con l'amica del cuore. Lorie Ann e Mia, in riva all'oceano della
California, sdraiate al sole a scambiarsi segreti, mentre provano a schiarirsi
i capelli con il succo di limone, di questa amicizia ne sanno qualcosa.
Diversissime tra loro, eppure unite come sorelle, crescono complici e
spensierate: non passa giorno senza che l'una sappia nell'intimo cosa nasconde
il cuore dell'altra. Siamo nei festosi anni Ottanta, e all'inizio di questa
loro storia, che durerà per altri vent'anni, Lorie Ann e Mia si fanno una
confidenza che scotta e che impone una decisione complicata: hanno sedici anni
e sono rimaste incinte. Mentre Mia è la bulla, scostante, con una famiglia
sgangherata, Lorie Ann è la perfezione, quella che tutti invidiano: per la sua
bellezza solare, il carattere aperto e generoso, la vita serena avvolta da una
famiglia unita. Se la biologia c'entrasse col destino, e la scelta coraggiosa
di Lorie Ann di non abortire, all'opposto dell'amica, dovesse venire premiata,
avrebbe dovuto essere lei quella baciata dalla fortuna e dal successo. Invece,
anno dopo anno, Lorrie Ann scivola in tutt'altra esistenza, e a Mia, pienamente
realizzata, non resta che documentare, e interrogarsi sulle ragioni per cui la
sorte abbia riservato alla sua "divina" amica un percorso tanto
accidentato.
La recensione
Aiutavo
mia mamma a piegare le lenzuola, una delle cose che più odio fare al mondo, e
poi è naturale che mi chieda ma quando non ci sono io, a casa, da chi si
farà mai aiutare?, e si parlava di chi stesse leggendo cosa. Avevo finito
Piccola Dea, acclamato esordio di Rufi Thorpe, e non ero soddisfatto
granché. Alla domanda com'era? avevo risposto una cosa che odio, quasi
quanto la storia del bucato: così così. Appena qualche giorno prima, a metà
lettura, avrei avuto un tono completamente diverso: non avrei potuto che
parlare bene di quella scrittura matura, originale; dei sogni segreti di due
protagoniste inquadrate tra gli anni che scorrono veloci; di un'opera prima che
- per stile, contenuto, ironia sferzante
- non sembra tale. Un lenzuolo, poi eccone un altro, e io che parlavo e
parlavo. Come quando un libro non mi piace, almeno non del tutto, e voglio
capire perché. La mia ascoltatrice non mostrava segni di noia, e io giù di
chiacchiere, ipotesi, metafore: le corde del balcone pesanti di felpe, camicie,
pigiami perché ci preparavamo a chiudere tutto in uno scatolone per il cambio
di stagione. E, come raccontavo, questo libro sembrava in linea con l'estate
che arriverà. Luminoso, colorato, abbronzatissimo. A bordo piscina. La storia
di Mia e Lorie Ann parte così, con i turisti e le creme solari, e prende le
mosse da lontano, con gli iconici anni '80, i sedici anni, le scelte. Crescono
come gemelle siamesi, le due, in quei quartieri pacchiani di gente arricchita
che, con un tremolio di Wall Street, si impoverisce di nuovo, ma rimane sempre
ancorata alla sua bella casa. Si completano: Lorie Ann bellissima, saggia,
buona, figlia perfetta nella famiglia perfetta; Mia, la narratrice, arrivista e
egocentrica, con la sua incasinatissima famiglia allargata e un cuoricino nero
che la rende indifferente davanti alla prospettiva dell'innamoramento, ma non
alle lusinghe dell'altre sesso. Ci rimane secca la prima volta: un lui impacciato
coi profilattici, un amplesso di due secondi, la decisione alla leggera
dell'aborto, perché 16 anni incinta non era ancora in onda e i bebé e le
lettere morte, sua grande e inconsueta passione, non erano conciliabili. A
Lorie Ann succede lo stesso qualche tempo dopo, ma lei al contrario crede di
amare il suo lui impacciato coi profilattici, sceglie un matrimonio riparatore
e non mette un freno brusco alla vita che le cresce dentro. Ma metterà un freno
alla sua, di vita: un neonato problematico, affetto da gravi handicap, e la
vedovanza all'improvviso - in una girandola di tragedie e malintesi - la
costringeranno a dare una nuova priorità ai suoi sogni gloriosi. Rufi Thorpe, attraverso un tono cinico,
civettuolo e pungente, senza dolcezze e senza retorica, ci parla di due amiche
che ogni tanto si separano e ogni tanto si ritrovano.
I telefoni squillano,
anche dall'altra parte del mondo. Quando Mia si
trova a lavorare nella fascinosa Istanbul e a custodire un test di gravidanza
nel cassetto. Quando Lorie Ann, fragile e
ingenua, con il destino infelice di chi è troppo buono,
imboccherà la strada dell'eroina. Quando, in nome di un'amicizia non sempre
disinteressata, ci si incontra a metà strada. Piccola Dea mi
è piaciuto molto fino a quando era quello che la copertina prometteva: una
spassosa adolescenza al sole. A un certo punto, ma non ricordo il momento
esatto, ho iniziato a sviluppare una leggera intolleranza. Ci sono i romanzi
che raccontano un'esistenza, questo finisce per diventare uno di quelli e la
Thorpe mette per iscritto le contraddizioni di due vite
vere e, purtroppo, i troppi lutti, il troppo disincanto, le troppe disdette
diventano troppo. Per me, almeno, che sono un fan convinto del less is more. Da
poco - un poco relativo, che coincide con la fine di tutti quei "prendi,
piega e occhio alle grinze" - ho capito che, per una volta, il problema
non è il romanzo, e non era nemmeno il suo essere pieno fino all'orlo di temi
scottanti e avventure esotiche, bensì io. C'è che io sono maschio e Piccola
Dea è un romanzo di donne, soprattutto per le donne.
Attenzione, ché mi spiego meglio.
C'è questa idea, un pregiudizio bello e buono, che i romanzi d'amore siano
pensati per il solo pubblico femminile.
La Thorpe
non fa parte di quel genere lì, non è cosa da ragazzine. E' cosa di mogli e di
madri, neanche di figlie: lettrici mature, che sanno già un po' di tutto
questo. Quello che le donne pensano e non dicono. Piccola Dea è un
romanzo che richiede esperienza e doppio cromosoma X: vissuto, profondo, a modo
suo anche criptico. Gli abissi del mondo femminile e dei suoi tabù scandagliati
in maniera che esula qualsiasi logica scontata, moralistica e benpensante. Si parla di un aborto che a volte è giusto e
basta, dell'accanimento terapeutico, di brave donne che sono messe al mondo per
essere madri cattive. Di un istinto materno che non è vero sia innato, come
invece dicono. Argomenti universali - nella coppia si è in due, tanto - ma
sviscerati da chi detiene le chiavi di tutte le ragioni: i padri sentono di
avere poca voce in capitolo, avendo fatto il minimo sforzo. E le motivazioni delle misteriose creature della Thorpe
sono estreme, coraggiose, giuste. Ma io, che sono empatico e comprendo, talora
ho avuto difficoltà ad accettarle: noi uomini siamo per le risoluzioni
semplici, per i poi si vede. Lorie Ann e Mia invece mettono al vaglio tutto,
sezionano l'amore e quello che viene dopo, pensano cose che non ho mai pensato. Inconciliabili, naturalmente diversi, ma ci si prova... E il fatto che me l'abbia suggerito una ragazza - la carissima Valentina
dell'ufficio stampa, che ringrazio e saluto - mi fa sentire un
privilegiato. Le donne leggono notoriamente di più e le donne, dunque, leggono il mio
blog più degli uomini: a voi Piccola Dea proprio non posso
sconsigliarlo, capito? Le tre stelle per un testo oggettivamente pregevole,
piacevole da leggere, ma che alla fine dei conti non era cosa mia, a causa di
una barriera invisibile che non percepisci ma c'è. Un passo di troppo e ci sbatti il naso contro.
Il
mio voto: ★★★
Il
mio consiglio musicale: Cyndi Lauper – Girls Just Wanna Have Fun (George Ezra)