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domenica 29 dicembre 2024

La mia top 10: le migliori letture del 2024

10. Le nostre mogli negli abissi – Julia Armfield (Bompiani)

Nell'anno di The Substance, un altro body horror, un'altra allegoria: un amore alla deriva in mari ignoti. 

9. Il male che non c'è – Giulia Caminito (Bompiani)

Il precariato, l'ipocondria, i trent'anni. Che paura riconoscersi, che liberazione leggerlo.

8. Day – Michael Cunningham (La Nave di Teseo)

Esiste una saga lunga un giorno? Per gli appassionati di Leavitt e Cameron, la foto di una famiglia al tempo del lockdown a cui è impossibile non affezionarsi.

7. Settembre nero – Sandro Veronesi (La Nave di Teseo)

Un romanzo di formazione semplice e complicatissimo, dolce e straziante. Proprio come ricordare la leggerezza dell'infanzia, una volta che è passata.

6. Triste Tigre – Neige Sinno (Neri Pozza)

Può una violenza aberrante trasformarsi in una lettura bellissima? Un po' saggio, un po' memoir, la scabrosa Sinno scava nel suo passato e nel petto del lettore. 

5. I giorni di Vetro – Nicoletta Verna (Einaudi)

Verna cambia genere, cambia forma, per un'epopea tragica che ricorda Elsa Morante.

4. Trilogia della città di K. – Agota Kristof (Einaudi)

Tre racconti intrecciati, due fratelli indimenticabili nella crudeltà e nell'innocenza, un grande recupero. Raramente capita di leggere un romanzo degli anni Ottanta e pensare: è un classico.

3. Intermezzo – Sally Rooney (Einaudi)

Ogni suo romanzo è un evento. La amano, la odiano. Amano odiarla. Ma Rooney è la voce di una generazione, la mia, e ogni sua storia è un colpo al cuore. Attendiamo la prossima.

2. L'arte della gioia – Goliarda Sapienza (Einaudi)

Nel centenario della nascita di Sapienza, ho conosciuto la sua Modesta. Un'eroina che si muove nei primi del Novecento, ma che veniva già dal futuro. Un'esperienza indimenticabile.

1. Wellness – Nathan Hill (Rizzoli)

L'ho letto, amato, consigliato. Se un romanzo conta seicento pagine ma vorresti fossero molte di più, se la romcom incontra l'antropologia, se Franzen conosce Rooney, allora il capolavoro è servito.

venerdì 23 agosto 2024

Recensione: Wellness, di Nathan Hill

| Wellness, di Nathan Hill. Rizzoli, € 22, pp. 736 |

È possibile provare l'esistenza dell'amore a prima vista? Jack ed Elizabeth, dirimpettai, si studiano dalle finestre dei rispettivi palazzi: a separarli c'è soltanto un vicolo. Lui, fotografo, si è lasciato dietro le praterie del Kansas: romanticissimo, nasconde una sensibilità d'altri tempi dietro l'aspetto studiatamente trasandato. Lei, studentessa cresciuta in una magione invasa dai pipistrelli, è l'erede di una famiglia arricchitasi sulle disgrazie altrui: ribelle, molla tutto e decide di vivere da bohémien. Siamo nella Chicago degli anni Novanta, ma sembra di essere a Montmartre. Mentre l'avvento di internet semina dappertutto promesse, la scena artistica si colora di sperimentazioni. “Diversi in modi simili”, i nostri protagonisti tuonano contro il capitalismo e si fingono orfani. Cos'è dei loro sogni vent'anni dopo?

Credi in quello che vuoi, mia cara, ma credici con delicatezza. Credici con consapevolezza. Credici con curiosità. Credici con umiltà. E non fidarti dell'arroganza della sicurezza.

Ormai sposati, Jack ed Elizabeth puntano a mimetizzarsi tra le famiglie del circondario. Performanti, moderni, perfettibili, tentano (invano) di educare il figlio a un uso più accorto del Tablet e investono (invano, sempre) su un cantiere in corso d'opera, in un quartiere dove i grattacieli sono talmente brillanti da tendere trappole agli stormi. Le agenzie immobiliari sponsorizzano “case per sempre”, ma intanto consigliano alle coppie di dormire separate. Servono sex toys e locali per scambisti, pare, per tenere viva la scintilla. La società impone l'appagamento di bisogni continui, ma nel frattempo annichilisce con idiosincrasie, tensioni, caos. Gli orologi monitorano i respiri, gli algoritmi tracciano gli alti e bassi delle prestazioni lavorative e alcuni credono perfino che la vita non sia altro che una simulazione: il presente, insomma, è una distopia. Jack non tituba, ha finalmente una famiglia tutta sua per contrastare la solitudine vissuta nell'infanzia. Ma Elizabeth, più cinica, guarda angosciosamente la curva discendente della mezza età. È possibile preservarlo, l'amore? Famosa per gli studi sull'effetto placebo, sa che le persone amano lasciarsi ingannare pur di superare il dolore di vivere. E se la loro storia, sin dal primo incontro, fosse una frottola al pari dell'agopuntura?

Si poteva scegliere di essere sicuri o si poteva scegliere di essere vivi.

Wellness, sontuoso boy meets girl con dieci pagine di bibliografia in chiusura, resterà la folgorazione dell'anno. Arguto e coltissimo, Nathan Hill impiega 700 pagine per indagare il più grande dei misteri: il benessere matrimoniale. La sua prosa deve somigliare ai dipinti realizzati dalla sorella di Jack. Pennellate semplici e veloci, dettagli fugaci, con l'obiettivo della massiva universalità: la letteratura, così come le tempere, va fatta respirare. E questo romanzo respira, sì, e vive una vita propria in un luogo di confine in cui la commedia romantica e il saggio antropologico possono coesistere, fare l'amore e riprodursi. Come in Rooney, al centro ci sono due protagonisti perfetti l'uno per l'altra ma vittime dell'autosabotaggio. Come in Yanagihara, sullo sfondo, c'è una città popolata da bohémien vestiti da yuppie. Come in Franzen ci sono il disincanto, il grottesco, la satira, e si sorride a denti stretti di papà che cospirano su Facebook, strampalate coppie aperte, fortune fraudolente legate al Ku Klux Klan. Visceralmente contemporaneo, Hill gioca con la chimica delle emozioni e sonda le prese di coscienza di un'età in cui somigliare a tutti gli altri sembra la scelta più comoda. Si è troppo grandi per credere alle favole, alle bugie, alle cospirazioni. O forse no? Se perfino il mercato immobiliare collassa, infatti, gli unici architetti restano i romantici: costruttori di straordinarie bugie, in un mondo sempre più digitale e distratto, creano ogni giorno le emozioni per guarire in autonomia. Bisogna soltanto avere fede nella cura, e tenersi stretta la fede al dito. Il matrimonio è un placebo. Ma quanto è bello credere a una storia d'invenzione, per poi scoprirsi realmente cambiati?

Il mio voto: ★★★★★
Il mio consiglio musicale: The Smiths – How Soon Is Now?