Quando ho finito l'università, non mi si sono aperte porte: soltanto la terra sotto i piedi. Ero inutile e laureato. La corona d'alloro seccava su una mensola in camera insieme alla mia voglia di fare. L'arrivo del lockdown, perciò, non ha modificato la mia routine: anzi, vedevo il resto del mondo sprofondare finalmente nel mio stesso immobilismo; allinearsi al mio passo strascicato. È stato grazie a Cortomiraggi, in prima linea con carrellate di film bellissimi contro la tristezza, che ho trovato un nome per il malessere che mi affliggeva: quarter-life crisis. Perfetto ritrovo generazionale, la pagina Instragram di Elisa Pellegrino somiglia al suo romanzo d'esordio: una commedia corale leggerissima nei toni, ma tutt'altro che superficiale negli argomenti, a proposito del doloroso smarrimento seguito al termine degli studi. Cosa succede dopo che un professorone in toga ti proclama dottore? Dopo aver radunato baracca e burattini, tocca ritornare all'ovile con la coda tra le gambe in attesa che il futuro si compia. Gli alloggi universitari vengono rimessi sul mercato immobiliare. Gli amici e i coinquilini si separano, consolandosi con videochiamate su Skype o appuntamenti saltuari.
Essere giovani è difficile, è doloroso. Scegliere lo è. Non mi vergogno a dire che i miei anni più belli sono quelli che sto vivendo ora. Mi piacerebbe avere meno pancia e più capelli, ma il mio cuore sta meglio adesso.
I quattro personaggi di Albicocche al miele non sono l'eccezione alla regola. L'autrice dedica loro un lungo capitolo a testa e per ognuno sceglie una stagione dell'anno, un film a tema. Meglio il romanticismo sognante di Before Sunrise o il bagno di realismo di Before Midnight? Intrappolata in una relazione di lunga data e in un noioso lavoro in azienda, Greta – ragazza con un pessimo rapporto con il proprio corpo – usa Hawke e Delpy come metro di paragone. Se all'improvviso sbucasse un'altra terra come in Another Earth, chi non proverebbe sincero terrore davanti a un ventaglio di infinite possibilità? È un pensiero di Giulia, leonessa ambiziosa e all'apparenza realizzata, che comincia a mostrare punti di rottura in una città più grande di lei. La parabola amara di A proposito di Davis fa più bene o più male? Il laconico Diego, non ancora laureato e fermo sulla soglia della friendzone, temporeggia per paura dei cambiamenti. Gli errori commessi sono uno stigma indelebile, o dovremmo imparare a guardarli con affetto alla maniera della vulcanica Frances Ha? Caterina, musicista in terapia per via di qualche problema irrisolto con la madre, sogna a occhi aperti un mondo in cui nessuno la faccia sentire incompresa.
Nell'arte c'è qualcosa che nella vita manca. C'è una logica anche quando l'obiettivo è la mancanza di logica, c'è confusione strutturata, c'è quella parola in quel momento, quel gesto in quella situazione. Qualcuno ci ha pensato prima, capisce? Nella vita invece non è così e se ti capita per caso di afferrare qualcosa devi essere preparato a perderla. […] A volte penso che il cinema mi permetta di capirmi, di accettare certi meccanismi. La finzione mi serve.
Ricordano i coinquilini delle sit-com del nostro cuore. Parlano al suon di citazioni. Filosofeggiano davanti alle pellicole indie. Si imbarcano negli erasmus, negli stage, nei tirocini non pagati. Vivono in un perenne stato d'ansia. Aspettano un'occasione per svoltare, e nel frattempo ti insegnano l'arte della pazienza. Un vecchio legge Il giovane Holden in treno e, guardandoli struggersi, affannarsi, ammette di non rimpiangere la giovinezza. Ma li avvisa di non perdere mai il contatto con la realtà: che l'arte, oltre che un rifugio sicuro, diventi soprattutto una porta. Ora angosciati, ora euforici, i personaggi di Elisa hanno saccheggiato la mia vita e la lista dei miei film preferiti. Si sono appropriati dei miei turbamenti – dei nostri –, e hanno dato loro voce in un romanzo forse un po' acerbo, ma indubbiamente speciale e veritiero. Albicocche al miele è la lettura giusta nei momenti sbagliati. Impossibile aspettarsi uno smaccato lieto fine: per ora, purtroppo, non ci tocca. Ma la consapevolezza di essere parte di una generazione di sfollati, di talentuosi naufraghi stretti su un'unica barca pericolante, è stranamente confortante in queste 200 pagine piene di sincerità. Nella speranza, come diceva qualcun altro, che questo dolore – insieme a queste ansie, questi film, questi libri, queste serie TV – ci sarà utile. Un giorno, sì: un giorno.
Il mio consiglio musicale: The Lumineers – Sleeping on the Floor