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sabato 2 maggio 2020

Miniserie "fantastiche" e dove trovarle: Tales from the Loop | The Outsider

Cosa accadrebbe se l’America rurale dei romanzi di Kent Haruf incontrasse i temi della fantascienza? Tales from the Loop, serie antologica distribuita su Amazon Prime Video, sembra nascere da una contaminazione simile. Il risultato è un esperimento poetico e incantevole, che non regala né incastri né spiegazioni istantanee, ma immagini di una bellezza tanto straordinaria da commuovere. Gli otto episodi sono dei mediometraggi pressoché autoconclusivi che ruotano attorno alle vicende della famiglia di Jonathan Pryce e Rebecca Hall:  suocero e nuora sono ai vertici di una misteriosa azienda che gioca con scienza e magia nel sottosuolo di un’imprecisata cittadina. A occhio e croce siamo negli anni Ottanta, ma non aspettatevi colori e canzoni a tema: la fotografia avvolge con le sue sfumature tenui, infatti, e la colonna sonora è un brivido continuo garantito dal talento di Glass. Sui poster, inoltre, s’intravedono dei bambini che corrono e a torto si potrebbe pensare a una riproposizione di Stranger Things: niente di più sbagliato. I racconti che compongono la serie vivono di suggestioni e piccole idee, di pelle d’oca. Molto tristi, a ben vedere, mettono però l’anima in pace come soltanto alcuni autori sanno fare. Sullo sfondo di un Paese bellissimo e malinconico, in cui perfino la fantascienza non fa inutili schiamazzi, giacciono abbandonati vecchi robot e carcasse di marchingegni. Con ritmi lenti e immersivi veniamo a conoscenza di una bambina la cui casa è stata risucchiata dal cielo; dell’amicizia tra due ragazzi al centro di un classico scambio di corpi; di un primo amore così spasimato da fermare il tempo; di un nonno alle prese con la malattia, di un padre con le sue ossessioni, di un custode con un triangolo omosessuale; infine di un’isola deserta che ospita un mostro e di una riconciliazione che supera i fiumi del tempo. Mancano le corrispondenze e gli incastri, le vicende restano piuttosto slegate, ma il dettaglio non impedisce di apprezzarne la bellezza complessiva. Lo spettatore è chiamato ad astrarre, a contemplare. A immergersi e basta, senza chiedersi mai se toccherà il fondo; se arriverà a riva. Tales from the Loop, amata più del previsto, è il non-luogo dove arrivano la fantascienza e i mezzi televisivi. Dove arriva la nostra emozione, e per restarci. (7,5)

Stephen King non è nuovo alle pessime trasposizioni. Le eccezioni, anzi, si contano sulle dita di una mano. Come da tradizione, The Outsider era già stato opzionato per una miniserie a scatola chiusa: per fortuna, arrivato in libreria, il contenuto era di quelli belli. Al tempo della lettura, infatti, questo mi era parso un grande ritorno. Un mix tra noir e horror, sorretto da un cast di personaggi memorabili. Come poteva la HBO, sinonimo di qualità, fare male? I pareri degli altri spettatori vi racconteranno un’altra versione della storia: le otto puntate, con lo zampino di Jason Bateman, sono state accolte con il favore di pubblico e critica. Persone, nella maggioranza dei casi, che conoscono poco lo stile del Re e che sono passate alla trasposizione senza prima approfondire la lettura. Io, da fan della prima ora, ne sono uscito deluso e tremendamente annoiato. Ho spalmato la serie in oltre un mese di visione. Sebbene fedele nei fatti – la trama e lo svolgimento sono identici: dopo il sanguinoso omicidio di un bambino, la polizia fa i conti con l’enigma di un colpevole sin troppo facile da incastrare –, The Ousider è la versione ingrigita, rallentata e appiattita della storia originale. Mancano le citazioni interne, il famoso gusto pulp dell’autore, l’ironia bramata perfino nelle situazioni più cruente. I personaggi, serissimi, sono condannati a un anonimato che li rende irriconoscibili. Non ho voglia di riportarvi nemmeno i nomi dei membri del cast, a tal punto mi hanno lasciato indifferente, ma è emblematico il caso di Holly: già presente nella trilogia di Mr. Mercedes, su carta era la risposta femminile a Sheldon Cooper. Distaccata, goffa e geniale, nella serie è tutt’altro: una consulente pensierosa e immusonita, interpretata dalla comunque brava Cynthia Erivo, diversissima dalla controparte cartacea non soltanto per il dettaglio trascurabile del colore della pelle. Lentissima, la serie fa svogliatamente il verso ai toni di True Detective. E la deriva paranormale, quando infine si palesa, finisce per apparire soltanto più stonata. Stravolto spesso in fase di sceneggiatura, Stephen King sembrerebbe essere stato più fortunato in quest’occasione. Meno maltrattato che in altre produzioni, tuttavia, raramente è stato così frainteso. (4,5)

mercoledì 31 ottobre 2018

Recensione: The Outsider, di Stephen King

| The Outsider, di Stephen King. Sperling & Kupfer, € 21,90, pp. 530 |

Il giorno in questione dichiarano di averlo visto, fra gli altri, un'anziana impicciona, un'adolescente iscritta in quella esatta scuola, una tassista con cui era in confidenza quel tanto che bastava a chiamarla per nome, un nerboruto buttafuori dal cuore generoso: insieme a loro, poi, sono da prendere in considerazione la clientela di uno strip club fuori città e un numero imprecisato di telecamere di videosorveglianza. L'uomo sembrava gentile ma sospetto: ricambiava i saluti, scambiava quattro chiacchiere, ma gli spruzzi cremisi sulla camicia – forse epistassi? – e i modi stranamente sfuggenti raccontavano tutt'altro. Una riprovevole storia di cannibalismo e pedofilia che in un parco pubblico, seguendo le fitte orme di sangue, portava direttamente al corpo scempiato di un undicenne: seviziato con un ramo acuminato, ucciso a morsi. Le deposizioni parlano chiaro: l'identità della belva da destinare all'iniezione letale è risaputa prima ancora che la confermino analisi e ispezioni. Ad aiutare il bambino con la catena della bicicletta, a incrociare il cammino dei disparati testimoni, è stato Terry Maitland: insospettabile, se non avesse perfino la scienza contro. Ma l'assassino – padre di famiglia e professore stimato, nel tempo libero anche allenatore di successo – ha un alibi incrollabile che non lo risparmia tuttavia da un arresto plateale durante una partita di football o dalle conseguenze della gogna pubblica a cui è sottoposto troppo presto. Il giorno in questione, in compagnia di altri insegnanti, partecipava infatti a una serie di conferenze didattiche altrove: lo raccontano l'autografo con data del giallista Harlan Coben, altre telecamere, le impronte digitali lasciate su un libro di cui all'ultimo aveva rimandato l'acquisto. Si può essere in due posti contemporaneamente?

Tutto è possibile. Il mondo trabocca di stranezze.

Non badano al paradosso degno della migliore Agatha Christie, al solito, le iene e gli sciacalli di un circo mediatico che vuole nell'occhio del ciclone anche la sfortunata famiglia dell'accusato: si procede nella ricerca di paladini e mostri, di scoop, nell'era in cui a costituire il giornalismo americano sono il passaparola, il presidente Trump e le fake news. Se in un romanzo di uno Stephen King in forma smagliante, efferato e malinconico come non lo si leggeva da un po', tanto gli estimatori quanto i profani immagineranno bene l'esistenza di zone d'ombra in cui la giustizia non osa avventurarsi. Il palesarsi di convergenze misteriosissime che escluso l'ovvio, tolto il probabile, lasciano spazio soltanto all'impossibile. Cosa o chi semina dubbi e paura nella fittizia Flint City? 
In un romanzo ad ampio respiro che parte come un thriller giudiziario sulla falsa riga del caso Simpson e imbocca, infine, sentieri fantastici, a indagare è l'agente Ralph Anderson: il colesterolo alto e qualche chilo di troppo che fanno inferocire l'altrimenti adorabile moglie Jeannie, il primogenito all'università, un abuso di potere che lo rende all'improvviso un uomo giusto macchiatosi di un errore imperdonabile. Come fare pace con la propria coscienza, se non riabilitando l'onore di Maitland? È quando la sua ricerca a tentoni sembra avere raggiunto un vicolo cieco – a metà, dopo un capitolo che è un capolavoro di suspance in cui le fila potrebbero essere già belle che tirate – che il destino, altra presenza immancabile, lo mette in contatto con una nostra carissima conoscenza: cinefila doc, emotivamente chiusa a riccio, se ne va in giro con l'inseparabile Castigamatti e l'ombra di Bill Hodges a cui elevare di tanto in tanto tenerissime preghiere. The Outsider segna non solo il rimarchevole ritorno del Re all'horror, ma altresì quello dell'indimenticabile Holly della trilogia di Mr Mercedes nelle vesti di coprotagonista – a proposito di grandi cambiamenti, invece, va segnalato il passaggio del testimone all'ottimo traduttore Luca Briasco. Ora a capo della Finders Keepers, abituata com'è alla presenza del soprannaturale, è lo spirito guida del personaggio femminile a rendere razionale l'irrazionale e un po' dolce il sapore dell'incubo.

Ma credo nelle stelle, e nell'infinità dell'universo. Il Grande Là Fuori. E qui sulla terra, credo ci 
siano infiniti universi in ogni manciata di sabbia, perché l'infinito è una strada a doppio senso. Credo che nella mia mente ci siano decine di idee dietro quella che di volta in volta riesco a concepire. Credo nella mia coscienza e anche nel mio inconscio, pur non sapendo esattamente in che cosa consistano. E credo in Athur Conan Doyle, che ha fatto dire a Sherlock Holmes: 'Una volta eliminato l'impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità'.

Destinazione finale: un Texas da selvaggio west, fra serpenti a sonagli e lontane credenze, dove le scienze forensi e le leggende oltre confine si scoprono un tutt'uno, le grotte insidiose ricordano le reti fognarie di It e qualcuno racconta di aver interagito nel sogno con un mostro con gli occhi di paglia e un sacco in pugno. Che sia un sadico ladro di identità o un diavolo sputato dalla bocca dell'inferno, metafora o verità tangibile, questo Uomo nero rivisto e corretto ha il modus operandi di un serial killer; si apposta sulle scene del crimine, ghiotto di tristezza e allarmismo; fa zittire grilli e coyote al solo passaggio e controllare la corretta chiusura di porte e finestre ad adoni d'un tratto spaventati dal buio. Severamente vietato parlarne al condizionale: ignorarne l'esistenza non fa sì che smetta di esistere.
L'affascinante tema del doppio proviene dalle suggestioni di un racconto di Allan Poe, la figura dell'Outsider dalle nonne messicane. Stephen King ci mette il resto, pregi e difetti compresi. La seconda metà del romanzo è infatti un salto nel lato oscuro tutt'altro che innovativo che potrebbe scontentare, vero, coloro che alle prese con il realismo iniziale – sbirciamo in prima battuta referti autoptici e trascrizioni di interrogatori, ascoltiamo registrazioni private – si erano auspicati uno svolgimento in linea con il giallo classico. Per il resto, splatter, visioni e deliri appartengono a chi ha ispirato di recente il successo cinematografico di Andy Muschietti, insieme a personaggi di indescrivibile umanità destinati a unirsi benché schierati in principio da una parte e l'altra della barricata. 
Capace di partire da lontanissimo e di rivelare senza fretta le proprie carte, collegando coincidenze apparenti e misfatti distanti nel tempo e nello spazio, l'amato King emoziona a sorpresa con una favola a tinte forti sui confini dell'universo, il potere della condivisione, l'importanza sacrosanta dei brutti sogni.

«I sogni sono il nostro modo per entrare in contatto con il mondo invisibile, o almeno è questo che credo. Sono un dono speciale.» 
«Anche gli incubi?» 
«Sì, anche gli incubi.»

La realtà è uno strato di ghiaccio troppo sottile, almeno per pattinatori inesperti o scettici di natura. La provincia statunitense, al contrario, è la metafora del melone del buon Ralph: un frutto a volte solido fuori ma marcio all'interno. Come ci finisco dentro i vermi brulicanti, ci si domanda, data la buccia all'apparenza perfetta? Lo scriveva già William Shakespeare d'altronde: ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne sogni la tua filosofia. Nell'ultimo Stephen King in libreria, prendetemi alla lettera, ce n'è qualcun'altra in più.
Il mio voto: ★★★★½
Il mio consiglio musicale: Metallica - Enter Sandman