
La
depressione è una malattia. Quando si guarisce, quanto dura? Se lo
domanda BoJack, ex attore di successo, da sei
anni a questa parte. Cavallo con fattezze da uomo, in un mondo dello
spettacolo popolato da animali antropomorfi, il protagonista non vede la proverbiale luce in fondo al tunnel. E noi
insieme a lui, nella bellissima e dolente serie animata che ha
sdoganato nel tempo una tematica tabù. Tra alti e bassi, svolte e
ricadute, l’incorreggibile BoJack ci prova e poi ci ricasca.
Anche a costo di venire un po’ a noia, nel tempo, con il suo
piangersi addosso; con il suo rifugiarsi presso gli
alcolisti anonimi, nell’alcol, in un passato idealizzato.
Insegnante di recitazione all’università, adesso, ha l’ennesimo
ostacolo tra sé e la stabilità: una coppia di reporter
sulle tracce dei suoi scandali, in particolare sugli scomodi
retroscena dell’ultima notte della sfortunata Sarah Lynn. Come
accaduto a Bill Cosby dopo lo scandalo, il protagonista perde perfino
i diritti sullo show che l’ha lanciato: vogliono tagliarlo fuori,
vogliono cancellarlo. Altrove, lontani ma vicini, Diane ingrassa, si
trasferisce e realizza che non serve essere tristi per vendere copie;
Peanutbutter, sfortunato in amore, inaugura un ristorante
chiacchierato; Todd si riavvicina ai genitori, galeotta Margo
Martindale; Princess Carolyn, addolcita dalla maternità, si gode
finalmente la compagnia di un uomo fedele. Il lieto fine sembra
essere possibile per tutti tranne per BoJack. Che ha paura di
scomparire per sempre oltre una porta buia. Che, nella vita vera,
farebbe la fine sciagurata di quegli artisti morti in una pozza di rimpianti. Gli sceneggiatori gli regaleranno un briciolo di
speranza dopo l’ennesima sbandata? Ottima ma a corto di genialità,
la sesta stagione trova smalto negli ultimi due
episodi e in una decisione coraggiosa: chiuderla qui, prima di
annoiare, dal momento che erano stati esauriti gli argomenti. Giusto così, inutile trascinarsi ulteriormente, anche se comunque dispiace di vero cuore. La stagione si conclude nel migliore dei
modi, in cima al tetto sul quale tutto ha avuto inizio, con un
dialogo intimo e perfetto che emozionerà i fan di lunga data. Sulle
influenze, positive e negative, che ci rendono quello che siamo. Sul
fatto che nessuno si salvi da solo e la felicità, a volte, spaventi.
Sulla necessità di abituarsi pian piano a una nuova normalità. In
un mondo senza BoJack Horseman, ma con tutto – quasi – al
proprio posto: compresa l’ultima lettera della parola “Holliwoo”.
(7,5)