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giovedì 30 luglio 2020

Tre stagioni d'un fiato: Boris | Future Man

È la fonte principale di ogni meme. È una delle poche serie italiane cult. Oggi, è più attuale che mai. Sempre al passo, esilarante, premonitrice, Boris è uno dei recuperi più felici della mia vita accanto a Breaking Bad. Scusate se esagero. Nuovamente in voga grazie a Netflix – stendiamo un velo pietoso sulle produzioni originali, ma ben vengano invece le riscoperte –, la serie comica mi ha regalato spunti di riflessione, freddure, siparietti che corro spesso a rivedere. Se ci sono petizioni su petizioni per una quarta stagione, se esiste finanche una pagina Facebook che ogni ora pubblica un frame random della serie, il motivo c’è. All’altezza della sua notorietà, segue le disavventure di una troupe sul set della fiction Gli occhi del cuore 2. Dirige René, un Francesco Pannofino con il sogno impossibile del cinema di qualità, e quest'ultimo si districa come può tra le bizze della “cagna maledetta” Corinna, Carolina Crescentini, e gli strepiti della star Stanis La Rochelle, un iconico Pietro Sermonti in lotta con i limiti di una produzione “troppo italiana”. Come in Scrubs, però, a raccontarli è l’ultimo arrivato: lo stagista Alessandro Tiberi, che sospira appresso alla burbera Arianna, schiva gli sfottò di Biascica, veglia sugli “smarmellamenti” di Duccio, lotta per rimpiazzare un trio di sceneggiatori perdigiorno. E dove fare alloggiare gli ospiti d’eccezione –  Tirabassi, Guzzanti, Timi, Herlitzka, Sorrentino? E le quaglie per la Festa del Grazie poi? E gli straordinari di aprile? E nell’orata all’acqua pazza, tu ce li metti i pachino?  Nonostante i toni sopra le righe, c’è tanta verità nella descrizione dei dietro le quinte. Nella parodia semiseria di un’Italietta provinciale e stagnante, chiusa ai giovani e alle novità. Nei compromessi, nei bocconi amari, nei favoritismi sfrenati. Di stagione in stagione, Boris cresce, matura, si fa meno grezza. I progressi degli Occhi del cuore 2, al centro di un boom inatteso, finiscono per coincidere con quelli della serie stessa. Nella terza stagione si esce un po’ fuori dal seminato, con una tappa a Milano che francamente annoia e una storia d’amore tra due personaggi piuttosto male in arnese, ma per fortuna si ritorna sulla retta via per un finale che non delude le attese. Qual è il segreto del suo successo? Oltre al cast di mattatori affiatatissimi, senz’altro la scrittura irresistibile di Ciarrapico, Torre – purtroppo scomparso lo scorso anno – e Vendruscolo. Ogni episodio, ogni battuta, sono diventati infatti un tormentone resistente al tempo. Sono passati dieci anni dalla sua conclusione. Forse non l’hai seguito, forse non lo sai ancora, ma inconsapevolmente lo citi già. (9)

Lui è Josh. Venticinquenne che vive ancora con i genitori e lavora come inserviente. Loro sono Tiger e Wolf, guerrieri protagonisti del suo videogioco preferito. Cosa succederebbe se le loro realtà collidessero? Quando i personaggi dello sparatutto sbucano nella cameretta di Josh, intento a masturbarsi, possono avere inizio un’amicizia e un’avventura lunghe tre stagione. Il trio, molto mal assortito, dovrà salvare il mondo da una catastrofe futura. Viaggi nel tempo, citazioni anni Ottanta, scenografie varie e ricchissime, le battute sboccate dei produttori Rogen e Goldberg. Intrattenimento leggero, godereccio, di buon cuore, Future Man sorprende piacevolmente nella prima stagione – la migliore delle tre, con un episodio nella villa di James Cameron che ha del geniale – e poi si finisce per seguire con il sorriso, ma senza grande entusiasmo. Dopo i tredici episodi iniziali, un omaggio gustosissimo alle atmosfere e ai temi di Ritorno al futuro, i successivi tredici la prendono sin troppo per le lunghe con le cospirazioni del redivivo Haley Joel Osment e i climi desertici di Mad Max; gli ultimi otto, rapidi e concisi, invece tirano degnamente le fila conducendoci in un’arena alla Hunger Games e in un villaggio edenico – tra gli ospiti, c’è perfino Gesù in persona – sbucato dalla Svezia di Ari Aster. Ondivaga e discontinua, la serie fidelizza comunque grazie all’umorismo dissacrante degli autori di Strafumati e al trio di protagonisti. Josh Hutcherson, adorabile, si prende alla leggera come pochi: frequentemente messo in ridicolo, tra travestimenti femminili e scene di nudo integrale, ha un futuro nel cinema comico. La valchiria Eliza Coupe, una degli allievi della nona stagione di Scrubs, ha una fisicità da stuntwoman e un personaggio non senza ombre. Ma la rivelazione totale è Derek Wilson, bello e folle, con il ruolo più in divenire: vedasi l’hobby dell’alta cucina o la delicatezza sfoggiata come capofamiglia, in una relazione poliamorosa condivisa parimenti con donne e uomini. Imperdibile no, divertente molto, Future Man probabilmente non cambierà il vostro futuro. Ma gli esiti di un’estate altrimenti spesa nella pigrizia, sì. (7)