| La biblioteca di Mezzanotte, di Matt Haig. E/O, € 18, pp. 329 |
Sono tutti un po' persi a venticinque anni. In Un giorno, uno dei miei romanzi preferiti, la protagonista Emma si consolava dicendosi così: la giovinezza è infatti sinonimo di smarrimento. Con il passare degli anni troviamo forse un senso alla nostra inadeguatezza? Mento a me stesso dicendomi di sì, ma sono convinto che ogni età abbia le sue preoccupazioni: amaramente, la perfetta felicità è una prerogativa da privilegiati. Sarebbe d'accordo con me Nora Seed, che di anni ne ha già trentacinque e comunque non ha trovato un senso alla monotonia delle sue giornate. Di famiglia italo-inglese, sola e frustrata nell'uggiosa periferia inglese, ha tempo a sufficienza per crogiolarsi nell'autocommiserazione. Mentre i coetanei sembrano presi dalla vita da adulti, Nora ne è tagliata fuori: vivacchia arrangiandosi con lavori prepari, in compagnia di un gatto che purtroppo morirà proprio alle prime pagine. Alcune esistenze sono solite percepirsi alla stregua di buchi neri, e le circostanze sfavorevoli non aiutano a cambiare punto di vista. La chiamano depressione situazionale: chi non ne ha mai sofferto? Quest'anno con me è stato inclemente. Ripiegato su me stesso, chiuso nella solita stanza, ho pieno diritto a dichiarare stanchezza sollevando bandiera bianca. Nora è così stanca da spingersi verso il punto di non ritorno: dopo un'overdose di barbiturici, si ritrova nel limbo tra la vita e la morte. Una zona grigia che, a sorpresa, qui è coloratissima.
Avresti agito diversamente, se ti fosse stata concessa l'opportunità di gettarsi alle spalle i rimpianti?
Il luogo del trapasso ha le fattezze di una biblioteca eternamente ferma a mezzanotte, con le architetture immaginifiche e i trucchi di un'invenzione della Rowling: sugli scaffali ci sono file e file di libri – ogni libro contiene una vita possibile –, ma il libro più pesante e polveroso è quello dei rimpianti. La protagonista ha paura di morire, oppure di vivere? L'autore fa di ciascun capitolo una storia diversa. In uno Nora gestisce un pub con il fidanzato, in un altro è una campionessa di nuoto, in un altro una glaciologa, in un altro ancora una rockstar di fama internazionale. Moglie, madre e sorella, nel suo limbo legge di vite utopistiche, improbabili, avventurose. Ma ognuna di esse nasconde banalmente bugie, musi lunghi, compromessi. Non esistono situazioni idilliache né attimi da incorniciare. Se la perfezione non esiste, in quale bolla di sapone potrebbe rifugiarsi? Fedele alla filosofia del pensiero positivo, il prolifico Matt Haig – che tra narrativa e saggistica parla spesso di ansie e nevrosi – propone la teoria del multiverso come cura al mal di vivere. A metà tra Canto di Natale e Cambia la tua vita con un click, ma con passaggi da mancato manuale di auto-aiuto, il suo ultimo romanzo è una fiaba didascalica che anziché allietarmi mi ha infastidito. L'autore calca la mano, tanto nella tragedia quanto nella spensieratezza.
Può condurre alla pazzia, pensare a tutte le vite che non viviamo.
Si accarezza l'idea del suicidio per motivi ben meno catastrofici di quelli di Nora, dal momento che siamo tutti frangibili. Si ritrova la retta via senza scomodare viaggi astrali e miracoli, dal momento che ci spezziamo ma non ci pieghiamo. Sopra le righe e decisamente semplicistico, infarcito di continue citazioni filosofiche, La biblioteca di Mezzanotte è un romanzo troppo consolatorio. In giornate nere di queste mi sarebbe piaciuto ritrovarci il calore di un abbraccio, invece l'ho scoperto talmente prevedibile e zuccherino da risultare noioso. La morale, immancabile, è proprio la solita e fa sollevare gli occhi al cielo: la vita è un dono, non va sprecata bensì vissuta. Ode alle imperfezioni e ai momenti da cogliere, si legge comunque con piacere grazie alla penna ironica di Haig: peccato che sia così spudoratamente propositivo da regalare sensazioni opposte a quelle sperate. Ho letto i libri delle mille vite di Nora Seed. Presi in prestito, però, a fine lettura li ho restituiti al mittente senza ritardi né tentennamenti prima che scattasse il minuto successivo alla mezzanotte. Per quanto importante, infatti, conoscevo già la lezione a menadito.
Il mio consiglio musicale: Fiorella Mannoia – Che sia benedetta