| Le coincidenze dell'estate, Massimo Canuti. Edizioni E/O, € 16, pp. 240 |
Fa
caldo, troppo. Ho il gatto spalmato sulle mattonelle del corridoio,
il ventilatore che traballa come un ubriaco, una di quelle sessioni
che non vogliono passare mai. Io, tipo da inverno, faccio già
il conto alla rovescia – quanto manca, che ne so, a ottobre? Tocca
adattarsi. Tocca scegliere un romanzo a tema, uno di quelli con un
titolo che faccia pendant. I personaggi in cerca di ombra, i lettori in
cerca di respiro. Le coincidenze dell'estate, uscito
di recente per l'infallibile E/O, dà il via alla stagione ufficiale
delle letture sotto l'ombrellone. In questo caso sinonimo di
leggerezza sì, ma non di superficialità. Fa caldo, troppo, anche
nella Milano deserta descritta da Massimo Canuti – e lì, dove non
hanno la comodità del mare a un passo, una volta finita la scuola
tocca chiudere la porta a doppia mandata e partire per il Sud.
Vincenzo, ragazzino sprezzante del pericolo, sfida le temperature
scorazzando sullo skateboard con addosso T-Shirt nerissime di
famosissimi gruppi rock. Ha una mamma presentatrice tivù, un padre
tagliatore di teste e un segreto: si è scoperto attratto dai ragazzi
e precisamente da un coetaneo, Pietro, che una volta gli ha strappato un bacio. Pensa ai misteri del sesso, a costruire uno skate in
cantina, saltuariamente al suicidio. Italo, cinquantenne senza
documenti e senza memoria, non ha invece una biografia da condividere: fa i suoi bisogni in strada, rubacchia seguendo l'esempio di
quell'altro disperato di Gaetano, si sveglia e si addormenta su una
panchina. Galeotta l'estate più calda degli ultimi cent'anni, parola
di Studio aperto, e il portone difettoso di un condominio
presidiato dalla Madonnina in persona. Lo smemorato si appropria dell'androne, perché
se il portinaio non c'è il clochard balla, e lì abita nientemeno
che Vincenzo.
Il
ragazzo non si accorge dell'uomo.
L'uomo
non si accorge del ragazzo.
Ma
non è detto che le cose siano destinate a rimanere così.
L'adulto
ha perso la propria identità. L'altro, al primo anno delle
superiori, la sta cercando. Hanno
tre mesi. Le coincidenze dell'estate va
dall'ultimo giorno di scuola al ritorno sui banchi. Indaga la
scoperta di sé e le simmetrie del destino. Prende l'ascensore e
bussa a un portone del terzo piano: c'è la signora Evelina, vedova
dai gerani gocciolanti che generano un putiferio alle riunioni
condominiali, da coinvolgere nelle cenette sui pianerottoli e nelle
chiacchierate in automobile. Parla con le lacrime agli occhi dei bei tempi
andati (faceva la parrucchiera per i divi di Cinecittà) e,
ingrigendosi, non ha perso il pallino per il cinema neorealista e la
mazurka. L'improbabile amicizia del trio è al centro di una commedia
dal linguaggio svelto e frizzante, contro la sfiducia nel prossimo e
una bella stagione che non ci piace. La cornice: un palazzo del
centro che ispira confidenze intergenerazionali e la strenua
opposizione alla solitudine – ho pensato a Muriel Barbery, alle
luci altrui spiate dalla Gamberale, al primo Marone. Cosa
che non capitava di rado, non ho avuto voglia di appuntare pensieri e
impressioni nel mentre. Non che la scoperta di Canuti non me abbia
suscitati, anzi. Semplicemente, mi sono goduto il piacere della sua
compagnia. Quella leggerezza mai fine a se stessa di cui solo gli
scrittori italiani e pochi altri conoscono la magia. C'è la crisi
che trasforma uomini rispettabili in mendicanti. C'è l'indifferenza
di chi si volta dall'altra parte. Ci si può sentire soli in certe
città: fuori posto, per via del broncio perenne e della tintarella
di luna, in mesi che richiedono il lasciapassare di una
spensieratezza a tutti i costi. Fa paura sbucciarsi un ginocchio; seguire l'esempio da una sorellastra ribelle, fuggita a Londra
per amore di un circense. Le coincidenze dell'estate è
una fiaba metropolitana con un lieto fine agroldolce e amicizie che
ci cambiano da così a così. E, di questi tempi, fa un gran bene al cuore prestarle fede.
Il
mio voto: ★★★½
Il
mio consiglio musicale: Samuel – Vedrai