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giovedì 18 settembre 2014

Pillole di recensioni #6: Io, te e la vita degli altri (Maston), La morte dell'innocenza (Baraldi)


Titolo: Io, te e la vita degli altri
Autore: Vincent Maston
Editore: Salani
Numero di pagine: 220
Prezzo: € 13,90
Il mio voto: ★★+
La mia recensione: Per le commedie francesi ho un debole, ma ne ho lette pochissime. Ci riprovo con un romanzo firmato Salani, scritto da un uomo che promette di farci scoprire un'inedita Parigi. Io, te e la vita degli altri mi ha preso alla sprovvista. L'esordio di Vincent Maston è un romanzo unico, breve, ma che poco ha in comune con i colori pesca della copertina, il titolo romantico, l'aria poetica. Un romanzo senza farfalle – nello stomaco, nei barattoli, nei punti in cui la carta da parati confetto si scolla. Una storia urbana e poco fiabesca su un trentenne preso in giro dai colleghi, veloce nel pensare e lento nel parlare. Germain è innamorato perdutamente della sua logopedista, ma incespica nelle parole. Fuga dalle frustrazioni, il metrò. Lì, calpesta qualche piede, dà spintoni, ruba il posto ai prepotenti. Finchè non scopre che ci sono altri come lui. Gli propongono di entrare a far parte della loro banda, e Germain – solitario – ne è felice. Si scioglie, inizia a parlare; ma in cambio dell'amicizia arriverà a perdere se stesso e la donna che ha conquistato. Irrimediabilmente? Maston – con una prosa senza punte di diamante - rende il suo romanzo indefinibile. Non mi è parso immeritevole, ma frettoloso. Irrisolto. Una commedia balbettante che fa sorridere, ma senza un messaggio. Che cosa apportano Germain e i suoi amici alla vita degli altri? Mi aspettavo una storia di umana comprensione e ascolto, di gentilezza. Il dramma giudiziario che colora l'ultima parte – gestita, per me, grossolanamente – è quello che dà un senso a tutto. Una riflessione sulle cattive compagnie, su giochi da grandi che sfuggono di mano. Poteva essere un interessante spunto per un noir, ma i toni dell'inizio – con gli appuntamenti e la musica pop – non permettono che viri verso quel filone. La morale arriva nelle ultime pagine, pronunciata da un papà che è voce di un lettore che non ha capito gli atteggiamenti dei personaggi. In Francia, il libro è Germain dans le mètro e sulla copertina ci sono strade; tratte ferroviarie. Il romanzo di Maston è di quello che parla. Ha poco o niente in comune con la percezione sognante che gli italiani hanno di Parigi. Pensiamo alla Francia e, per magia, spunta il paragone ingannevole con Il favoloso mondo di Amelie, che è cosa altra, splendida, inimitabile. Un'adesione maggiore al modello originale, forse, me lo avrebbe fatto vedere con occhi diversi. Mi sono trovato a leggere una storia piacevole e tutto, invece, ma che non riconoscevo. Perché non era quella che avevo scelto io.

Titolo: La morte dell'innocenza (da Eros & Thanatos)
Autrice: Barbara Baraldi
Editore: I Gialli Mondadori
Prezzo dell'intera raccolta: € 6,50
Il mio voto: ★★★
La recensione: Dopo L'amante, altre due protagoniste. Un altro racconto. Questa volta, da Eros & Thanatos. La morte dell'innocenza è affascinante, donna. La tensione – quella sessuale, quella vera – si taglia con un coltello. Incuriosisce nel giro di un attimo, con un incipt meravigliosamente brusco: segreto, privato. Chiacchiere di donne al bagno, un dialogo davanti a uno specchio che mette in luce ogni imperfezione, ogni particolarità. Cosa si dicono le donne quando vanno alla toilette? Mi è piaciuto l'alternarsi dei punti di vista di Lola e Aurora. Raccontate in terza persona, da una narratrice implacabile e subdola, saltano da un pensiero all'altro. Bello il vedere come ci vediamo noi e come ci vedono gli altri, dall'esterno. Come siamo davvero? I difetti percepiti come pregi, la bellezza femminile filtrata da occhi femminili. I vent'anni contro i quaranta - in una guerra a cena, in un duello all'ultimo successo. Venditrici, Lola e Aurora conoscono l'arte della bugia, il piacere della lusinga. L'attrazione principale, quella inespressa ma latente, è tra le due, che si sfidano e si attirano. Si piacciono. Gli uomini della storia, marginali, li usano, anche se il gioco è loro. I personaggi aprono la bocca e flirtano, come la Natalie Potman dal caschetto fucsia in Closer. Le sfumature noir, l'erotismo insano, lo spiazzante colpo di scena finale sono nello stile di una Barbara Baraldi che ha visto tanto Brian De Palma. lo, avrei voluto qualche pagina in più – cento? - ma La morte dell'innocenza è ottimo così. La tensione concentrata intorno a un solo cardine, la passione che non si spezza mai. Senza distrazioni. Conturbante. Perverso. 

venerdì 12 aprile 2013

Recensione: Le cose che non ho, di Grégoire Delacourt

Vedete, si mente sempre a sé stessi. Perché l'amore non resisterebbe alla verità.

Titolo: Le cose che non ho
Autore: Grégoire Delacourt
Editore: Salani
Numero di pagine: 142
Prezzo: € 12,90 
Data di pubblicazione: 4 Aprile 2013 
Sinossi: Dice un vecchio adagio che le lacrime più amare sono quelle versate per le preghiere esaudite. 
Sì, a volte succede che la gioia per una svolta inattesa del destino svanisca in fretta di fronte alla possibilità concreta di realizzare un sogno, lasciandoci smarriti e confusi. È quello che accade a Jo, la protagonista di questo romanzo: "un cuore semplice", una donna intelligente e positiva con un'esistenza quieta, nutrita di sogni, che per un colpo di fortuna all'improvviso è in grado di realizzarli tutti. Forse la felicità non è così matematica. 
Forse non si tratta solo di sommare un sogno dopo l'altro, ma di ritrovare se stessi in ciò che si fa. Forse a Jo semplicemente non serve avere tutto ciò che ha sempre desiderato; perché il suo matrimonio, il lavoro, i figli ormai grandi e l'amore non sono beni acquisiti ma cose vive che sfuggono al suo controllo, e con cui si può solo entrare in sintonia senza farsene travolgere, come quando si nuota tra le onde di un mare agitato.
                                                La recensione
A me le parole piacciono. Amo le frasi lunghe, i sospiri che non finiscono più. Mi piace quando, a volte, le parole nascondono quello che vogliono dire; o lo dicono in un modo diverso.”  
Dicono che siano le nostre stesse mani ad annodare e a sciogliere i fili della sorte, che l'essere felici e l'essere tristi siano scelte che intraprendiamo più o meno consapevolmente, che i soldi non cambino la vita. Eppure, questa storia mostra esattamente il contrario.
Bastano una serie di numeri fortunati – scelti a caso tra date da ricordare, numeri di telefono affiorati d'un tratto e cifre scarabocchiate su una banconota consumata – a mettere in moto i meccanismi più imprevedibili del destino. A renderci i fortunati vincitori di un premio da sogno, che più che in un cassetto sarebbe da custodire in un blindatissimo cavò!  
Jo tiene la sua felicità in una vecchia scarpa nascosta sul fondo dell'armadio: un assegno da 18.547.301 euro e 28 centesimi che, senza dirlo a nessuno, è passata a ritirare con la massima segretezza. Durante l'estrazione del Lotto, hanno letto i numeri sui quali aveva puntato. E' lei ad aver vinto quella somma da capogiro. Adesso è la donna più ricca del paesino in cui vive: presto tutti la vorranno, presto sarà su tutti i giornali. Ma a lei tutti quei soldi spaventano. Dovrebbero farla sentire al settimo cielo, entusiasta, invasata da una voglia matta di darsi allo shopping più inutile e costoso, ma ha imparato che se qualcosa fa paura quella cosa non può essere la felicità. Così, anziché gridare ai quattro venti la sua fortuna, la nasconde accuratamente nell'armadio - lontana dagli occhi, lontana dal cuore – e vive la vita con leggerezza, come se niente fosse. Fa liste infinite delle cose che non ha ma che vorrebbe avere, si nutre dei sogni che ha sempre sognato e che, anche se ha i mezzi per farlo, non vuole realizzare. Il denaro non può comprare tutto, i soldi non fanno la felicità: lei, in realtà, ha già tutto quello che le serve.
Sembrerebbe il ritratto tipico della cinquantenne insoddisfatta, eppure è stranamente felice. Non chiede di più di quel che ha. Vediamo un po'... Un papà anziano che ogni sei minuti perde la memoria; una mamma morta troppo presto ma che, da quando ha diciassette anni, abita i suoi ricordi; due figli grandi e lontani; un blog e una merceria che hanno il potere di rendere felici la gente, con la parola giusta nel momento giusto, nastri e merletti; un marito rozzo e schietto, che la porta raramente in vacanza, che non le ricorda mai quanto è bella, ma che tuttavia c'è. Sulla vetta e nell'abisso, nell'allegria e nel lutto condiviso insieme, lui è rimasto. Senza di lui non vivrebbe. Non è il principe azzurro o la popstar di cui sognava da ragazzina, affidando le sue speranze a un diario color confetto, ma è l'uomo della sua vita. Adora i suoi mille grattacapi, ama regalare sorrisi alle sue lettrici, venera la semplicità e la noia del suo quotidiano. Si tiene tutto per sé: le ansie e i dilemmi, e quel peso a tantissime cifre che vegeta tra scarpe, giubbotti e palline di naftalina. Finché, un giorno, è qualcuno di insospettabile a scoprire il suo prezioso ed esorbitante segreto. Le cose che non ho, il più grande successo editoriale francese dai tempi dell'Eleganza del Riccio, è un romanzo piccino, ma su cui si è abbattuta una fortuna immensa, proprio com'è accaduto alla donna che lo anima con i suoi desideri e con le sue angosce. Dotato di un'eleganza tutta parigina, è una commedia per tutti, sfavillante di armonia, grazie e joie de vivre. I capitoli sono veloci e pieni di piccole perle, il tono è rilassante e colloquiale, lo stile scelto dall'autore rende la storia di Jo un godibilissimo flusso di coscienza: più che un monologo, una confessione a sé stessa. 
Una colorata e fine presa di coscienza, tipica di ogni crisi di mezza età che si rispetti. E, ritornando all'affermazione fatta appena qualche rigo fa, sì, dell'autore: Grégoire Delacourt, classe 1960, è uno dei pubblicitari più affermati e noti di Francia. E' un uomo. Che dà voce ai pensieri più intimi e privati di una donna. Il risultato è straordinario, pur nella sua ordinarietà. Il romanzo appare immediato, realistico, un po' naif, troppo vero per essere mera finzione. Per essere un'esplorazione del più impervio, mutevole e misterioso dei luoghi: il cuore femminile. Delicato, morbido, senza prezzo. Jo è la moglie e la mamma media, è una trapezista che si è librata sulla depressione più spietata (la morte di un neonato), è la ballerina più paffutella e simpatica di una parata tutta in rosa. L'elefantino più aggraziato che c'è!Ebbi l'impressione di trovarmi nel bel mezzo di uno di quei film sdolcinata di Frank Capra e posso dirvi che, certe volte, le sdolcinature fanno bene.”  
Ma anche a lei, alla fine, la vita gioca un brutto scherzo. Una botta di fortuna, o una pioggia di verdoni che diventano una calamita di guai? Conoscere la risposta a questa domanda ha giocata un brutto scherzo a me e a lei, e l'epilogo di una storia così vitale e ottimista mi ha reso triste all'improvviso. Perché questo romanzo è fatto di vite vere, in fin dei conti. E di cieli che conoscono giornate di sole e nuvoloni nerissimi. Mi aspettavo di leggere la versione cartacea di un allegro film d'oltralpe, invece mi sono ritrovato gocce amarognole sul cuore. I fiori in copertina sono bellissimi, colorati, leggeri come l'aria: ma, senza radici, appassiranno. Li sostituiremo con altri, scegliendo dal nostro fioraio di fiducia una qualità più profumata e bella. Anche se non saranno più gli stessi, e non lo sarà il vaso in cui li poseremo, e non lo sarà l'acqua in cui si bagneranno, e non lo saremo noi. Ci sono un lato positivo e uno negativo in ogni aspetto della nostra vita. Le cose che non ho ce li mostra entrambi, contemporaneamente, quasi a capitoli alterni, con un spensieratezza che non sa rinunciare nemmeno agli occhi lucidi, al sale sulle guance e al “cancro del male che gli uomini fanno al cuore delle donne”.
Il mio voto: ★★★
Il mio consiglio musicale: Dionne Warwick And Friends - That's What Friends Are For