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sabato 12 luglio 2014

Mr Ciak #39: 12 film random² (Teatro da camera e teatro da macchina, erotomani e cowboy, less happy families and more happy days)


Buongiorno, amici! Altra carrellata di film con Mr Ciak. E no, non li ho visti tutti nello scorso weekend. Avevo un po' di mini-recensioni da smaltire, lo ammetto. Alcune vegetavano da tipo un anno sul mio pc in una cartella saggiamente intitolata “mini-recensioni da smaltire”. Chiaro. Questa volta, il guardatore-compulsivo-e-bionico che è in me mi ha detto di parlarvi, da bravo, anche di film già usciti, al cinema o in dvd. 1) I disponibili: la scoperta LockeLovelace, Two Mothers, Insidious 2, Noi 4, Disconnect, Un giorno speciale. 2) Gli inediti in ItaliaThanks for Sharing At Middleton, che potremmo anche vedere; Some Velvet Morning che non vedremo mai. 3) I Coming SoonUn milione di modi per morire nel west e Cattivi vicini – usciti negli USA un secolo fa, arriveranno furbamente da noi tra la fine dell'estate e l'autunno. Di brutti, questa volta, non ce ne sono. Di imperdibili, be', per me solo quello con Hardy. Un giorno speciale, recuperato ieri, si aggiunge al post così, su due piedi. Massacrato in rete, fischiato a Venezia, a me è piaciuto un casino. Mi ha lasciato una sensazione fortissima. Forse scompare, ma oggi la sento. Chissà. Tutti godibilissimi, in generale. Le sufficienze - piene o no - abbondano.

Locke: Periferia londinese. La sera, le luci dei lampioni, pioggerellina. Un uomo sale in macchina. Parla con un po' di gente a telefono e rassicura tutti. Il traffico è scorrevole. Giungerà a destinazione il tempo di perdere tutto e di guadagnare tutto. In un'ultima, significativa chiamata con il più importante degli interlocutori, scoprirà il mondo in un pianto. Locke c'è quasi. La destinazione è raggiunta: basta seguire quel grido. Domani è un altro giorno. E' una gran persona, Locke. Un omone con gli occhi buoni che lavora per gli altri. Ha un nome parlante. Lock(ed). Chiuso. Nel film, è prigioniero di una solitudine piena di gente, di una malinconia piena di amici, che si fa manifesta nelle chiacchierate immaginarie con un padre morto. Eroe di tutti i giorni, il protagonista è una persona onesta in un mondo di squali. Vuole rubare pezzetti di cielo, piegare la crosta terrestre sotto il peso di grattacieli ben costruiti. La sua hybris brilla di buone intenzioni, la sua impresa titanica è un folle volo. Ma abbandona tutto per non lasciare sola una persona più debole delle altre. Ha solo sé stesso e un volante al quale si aggrappa, come un Cristo alla sua croce industriale. Le immagini sono di un noir buio, ad alta velocità. Il regista gioca con lo sfarfallare delle luci, il rumore del sorpasso. Il ritmo è quello di un thriller. Locke, con il look da Collateral e l'idea di Buried, è un film bello, metaforico. La corta odissea di un uomo, il viaggio della vita. La tensione si accomula nei punti giusti, o in quelli sbagliati. Mi aspettavo esplodesse in un finale alla ricerca del sensazionalismo. Invece quell'ultima chiamata di un'altra donna è la pace. La discesa di una notte senza lupi che non deve per forza fare paura. Solo, un intenso e magistrale Tom Hardy regge il film. Ride, si arrabbia, si commuove senza mai togliere il piede dall'acceleratore. Il suo film non ha silenzi ed è fatto di un volto che vive di increspature, smorfie, espressività. Danno ritmo le voci sparse dall'altra parte del filo. Io ho avuto gli occhi lucidi. (8)

Un milione di modi per morire nel West: Simpatico, intelligente, riuscito. A metà tra la parodia e il remake in chiave comica, è un buon intrattenimento che promette e dà quello che il buon MacFarlane può. Risate, effetti visivi, un cast di serie A, geniali crossover – occhio agli intrusi Django e Ritorno al futuro: cult istantanei! Mollato dall'odiosa ragazza, un nerd del selvaggio west scopre il coraggio e l'amour accanto a una bella sceriffa criminale. MacFarlane scrive, recita e dirige e riesce in tutto. La Theron, spensierata, è più bella e disinvolta con gli anni. La Seyfried – nel ruolo di un'antipatica cronica – si prende in giro (e viene presa in giro) per i suoi occhi enormemente enormi. Neil Patrick Harris, istrionico e con la faccia da schiaffi, usa i cappelli altrui come water e si diletta in mitiche e ben coreografate scene da musical. Volgare, ma non troppo. Originale, ma non troppo. Consigliato a chi ama (o odia) gli spaghetti western alla Leone. (6,5)

Cattivi vicini: I tizi di quel film fuori di testa che è Facciamola finita tornano col solito Rogen. Pare di vederlo in un sequel non dichiarato di Molto incinta. Goffo e infantile, ha messo su casa, ha avuto una bambina. Penseranno i suoi vicini a rendergli la vita infernale e a ricordargli com'era: sballarsi, essere giovane, stare alzato fino a tardi. E lui, che sabota le loro feste, li fa riflettere sui rimpianti e le occasioni mancate. Amo quel tipo di comicità – volgare, sopra le righe – e il fatto che ci fosse una storiella carina a far da cornice è cosa buona. I personaggi si completano, il no-sense si spreca. Tra tutte le partner di Rogen, Rose Byrne è la migliore. Ormai esperta di film "home invasion", si diletta con una specie di Insidious comico, no? I due sono il cuore del film, ma il mondo universitario, con le luci e i rumori di Project X, fa un po' disgusto e parecchio invidia. Spicca Dave Franco, tra i giovani, e Efron è funzionale nelle scene con Rogen. Così diversi, muscoli contro trippa, sono forti. (6)

Noi 4: Ambientato in 24 ore, rapisce per la voglia che ha di raccontare un giorno come tanti nella vita di gente come tanta. Il regista del fresco Scialla è bravo nel dirigere un cast di persone che, si nota, si sono volute bene davvero nell'arco delle riprese. Attori perfetti, famiglia imperfetta, in una Roma di scavi e scuole pubbliche. Una commedia dai toni agrodolci su un tredicenne che deve sostenere l'esame di terza media con attorno una mamma che lavora troppo, un padre che lavora troppo poco, una sorella che sogna il teatro. Messo a punto con semplicità, ha un cast che ci crede. La Rapport – memorabile in La sconosciuta – ha un severo accento russo e nevrosi buffe, Gifuni è paterno, la giovane Guidone ha un controllo invidiabile, Francesco Bracci – con la voce profonda e il cipiglio già d'adulto – è un Germano imberbe. Familiare, surreale, tenero, nostro. (6)

Un giorno speciale: Hollywood avrebbe preso questo film con un titolo da temino e l'avrebbe reso una commedia romantica. Invece, diretto in maniera originale, con una Roma livida e lirica, diventa qualcosa di più e qualcosa di meno. Uno spaccato tutto frammenti di vita reale, con un intreccio lieve e un finale amaro. Piccolo dramma on the road per adolescenti che racconta cose note e vere. Un giovane autista che scarrozza una giovane starlette. Entrambi in prova. Entrambi raccomandati. Lei è stata conciata come una sposa bambina per incontrare un politico importante. Potrebbe uscire dallo studio con un posto in tv e senza dignità. Ha smesso di mangiare, ha seguito le dritte di mammà. Lui ha avuto un destino simile, ma non sogna: si accontenta. S'innamorano in quel pomeriggio trascorso insieme per Via del Corso. Quei due giovani Travolti dal destino si vedono per come sono per un istante, e il giorno dopo? Una macchina, due attori, le generazioni post-Moccia. Un messaggio arcigno e disincantato, in una pellicola che ha sorrisi da commedia e una chiusa spezzata. Schifosamente aperta, ma realistica. Perfetto il cast. Scicchitano, gentile, belloccio e sensibile, merita il successo. La Valentini, stupenda e in gamba, mica recita. Parla con la macchina da presa come fosse un'amica. Naturalissimo, tutto. (7)

Thanks for Sharing - Tentazioni Irresistibili racconta le storie di un gruppo di newyorkesi che hanno fatto del loro gruppo di sostegno una casa. Uomini e donne di tutte le età, in preda ad allettanti spettri: sex addicted. Calibrato mix di commedia e dramma, ha il sempre formidabile Mark Ruffalo, perfetto nei panni di un uomo fragilisso e stanco, che ha amato troppo e male. Adesso si è innamorato di una sexy Gwyneth Paltrow che non è ancora pronta ad affrontare gli scheletri di un passato così promiscuo. Il suo mentore,Tim Robbins, è un veterano del gruppo: dovrebbe aiutare gli altri, ma chi aiuta lui? Poi, il goffo Josh Gad, dalla vita che va a rotoli: licenziato, con un armadio pieno di film hard e una nuova amica “da salvare” col volto di una P!nk sorprendente. Una commedia che mostra un'umanità delirante che tocca e dà da pensare. Consigliato, per una serata piacevole e in compagnia di grandi attori. (6,5)

At Middleton: Sono un ignorantone: leggendo il titolo, ho pensato a una specie di documentario sulla famiglia di Kate. E sul lato B di Pippa. La Middleton di questo film è un'università. Questa è una comunissima storia di figli che vogliono fuggire via e di genitori che vogliono fuggire via da figli che, a loro volta, sono in fuga. Chiaro, no? Una storia di ragazzi che si sentono adulti e di adulti che vorrebbero sentirsi ragazzi, eternamente. La pellicola è una di quelle con tanti dialoghi e pochi attori. Brillante, divertente, colma di tanti tipi d'amore. Amori che restano, amori che vanno. Un Andy Garcia piuttosto ingrassato, ma poche volte così leggero. Una Vera Farmiga bella e naturale. E, se c'è una cosa più bella della Farmiga, è la Farmiga che ride. Qui ride tanto, insieme allo spettatore. Il fascino pazzesco di quelle storie d'amore che durano un giorno e basta. (6,5)

Insidious II - Oltre i confini del male: Ho adorato Insidous. Nel sequel, ho avvertito la presenza di Wan per tutto il film, come un inquietante personaggio che spia tutto. Infesta la sua intera cinematografia con la sua presenza, sinistra e riconoscibile. Oltre i confini del male è un buon film horror, piacevole e con piccoli colpi di scena aggiunti, ma è quello che meno appartiene al gusto di Wan. Il primo era un ritorno all'horror puro. Se i colori troppo netti e marcati di questo mi hanno lasciato interdetto, non l'ha fatto la sceneggiatura, che permette agli spettatori di chiarire dubbi e a Wan di togliersi sassolini dalla scarpa. Si viaggia e s'interagisce con il passato del protagonista e con i diretti avvenimenti del primo film. Inoltre, si rievoca il passato di una delle figure più macabre che popolava Insidious. Si strizza anche l'occhio all'ironia nera di Dylan Dog. Manca di carattere. (6)

Some Velvet Morning:  Fred si presenta alla porta di Velvet. Si sono amati. A pagamento, gratis. Il film, con le atmosfere del teatro da camera, è incentrato su di loro. Tra le e lui scorre una tensione che non ti spieghi. Potrebbe esplodere da un momento all'altro. In un bacio, in un amplesso violento, in un delitto perfetto. Film fatto di due attori come ghepardi e un appartamento. Introspettivo, teatrale, è una messa in scena sobria e dalle svolte impreviste, con dialoghi forti, un linguaggio crudo, attori calati nella parte. LaBute firma e dirige il lavoro dei bravi Stanley Tucci e Alice Eve. Lui, volgare, imborghesito, fastidioso. Lei, seducente, criptica. Un'autopsia sentimentale, soffocante e indigesta, in cui l'amore è farsa. Non ho capito se mi è piaciuto. Mi sono sentito preso in giro. Non mi capitava da una vita, quindi bho? (5)

Two Mothers è la storia dell'amicizia tra due donne, che vivono in un angolo di paradiso. S'innamorano l'una del figlio dell'altra. L'esplodere della passione non li allontana. Come in Laguna Blu, i protagonisti vivono sospesi: solo d'estate. Un film sensuale e sempre in bilico. Mai volgare o esplicito, diretto con delicatezza da una regista che danza con le immagini, immortalando paesaggi da cartolina e regalando l'interpretazione di due attrici ottime: la Watts e Robin Wright. Sbrigativa la seconda parte. Le due sono troppo giovani per un copione che, da mamme, le vorrebbe anche altro. Un film pretenzioso, di classe, con un cast di super-belli, ma che due raffinate interpreti e una regia ineccepibile salvano dalla parvenza di una soap chiamata La rivincita delle MILF. Patinato e spesso fine a sé stesso. (5,5)

Lovelace: Non bisogna essere dei frequentatori assidui di YouPorn per conoscere il suo nome. Erano i primi anni '70 e lei era l'icona di una rivoluzione. Tutti la conoscevano come Linda Lovelace, Gola Profonda. Il film è suddiviso in due parti. La prima è frivola, superficiale; la seconda è vista dagli occhi della protagonista stessa. Il candore della Linda venduta come carne da macello è reso grazie alla buona prova di Amanda Seyfried. Sensuale e innocente, toccante e disperata. Tra le scene più notevoli, la fuga di una Linda in abito bianco, con il marito alle calcagna, da una stanza piena di uomi che aveva occhi, mani, bocche solo per lei. Un Peter Sarsgaard luciferino, una Sharon Stone irriconoscibile, notevoli cameo sparsi. Poteva essere un gran bel film, ma osa poco, prendendo una strada troppo edulcorata, ma onesta. Questo è. Una profana agiografia non tutta da buttare. (5,5)

Disconnect: Internet non ci ha mai resi così vicini. Internet non ci ha mai resi così lontani. Connessi col mondo, disconnessi da noi stessi. Di questo parla Disconnect, del potere dei social, dei danni delle chatroom, dell'apatia dei 15 anni. Vite che si sfiorano e si scontrano, ora con furia inumana, ora al rallenty: quella di un diciottenne che vende sesso in webcam; quella di una coppia straziata dalla perdita; quella di un ragazzino spinto a commettere un gesto spaventoso. Mi ha colpito la fluidità con cui queste trame vengono fatte incontrare e collidere, la raffinatezza dei sintagmi incrociati, l'aria che vibra per i colpi della tragedia. Un film dall'impalcatura fragile, ma che sa reggersi bene per quasi due ore. Ammetto di averlo concluso sinceramente emozionato. Folgorato da cose belle e da cose brutte. Notevole la regia, che fa del film un misto tra Crash e Crossing Over. Ancora più notevole il cast. Disconnect fa fare pensieri importanti, e ci ricorda che pensare è importante. (7)

venerdì 4 luglio 2014

Mr Ciak #38: 12 film random (di bel cinema nostrano, horrori, principesse col botox e oggetti non meglio identificati)

Ciao a tutti, amici! Come state? Io bene. Questa settimana, spinto dalla noia, mi sono dato ai cambiamenti. Un piccolo tatuaggio sul polso, di cui non mi pento; una rasata totale dei capelli, di cui invece mi pento. Il post di oggi, incasinatissimo, è di un incasinato ordine, non trovate? Mr Ciak si annoia e, con gli esami da preparare lentamente, vede tanti film. Alcuni brutti, altri belli. I belli arrivano dall'Italia – il fortunato Song 'e Napule, l'esordio di un regista giovanissimo con Smetto quando voglio, il ritono di un Ozpetek vecchio stile che, francamente, a me piace sempre. Se non sbaglio, sono reperibili tutti in dvd, in questi giorni. Affrettatevi, e senza pregiudizi. Gli altri... Un musical dinamico e divertente che arriva dalla bella Scozia, le immancabili commediole estive, l'immangabile horrorino estivo, un horrorino australiano - invece – poco “ino” e a dir poco notevole, i vulcani esplosivi dei francesi, bellissime adolescenti pazzoidi, principesse tristi non più bellissime, ma solo tristi. E' vero che questa carrellata non fa poi così pena? Mi autoconvinco, vi convinco. Penso che in questi mesi di caldo farò spesso così! Abbraccio. M.

Song 'e Napule: Fantastica sorpresa tutta italiana, che ha fatto timidamente capolino al botteghino, ma che continua a conquistare premi su premi. Non nascondo di amare i mitici registi, i Manetti Bros, dai tempi di Coliandro e qui sono al loro top. Sensibili, spontanei, svegli, ricchi di dignità, in una Napoli a mano armata e... armata di microfono. Tocchi di hard boiled, comicità da bollino verde, un Gomorra in versione neomelodica. Il ritmo è serratissimo, l'immagine che viene data della città più chiacchierata d'Italia è coerente e bella. I napoletani sono come la loro musica. Sguaiati, eccessivi: irresistibili. Di cuore. Istrionico Buccirosso, leggero Alessandro Roja, indimenticabile Giampaolo Morelli. Il suo Lollo Love, che chiama le sue fan “cuoricini”, ha la porta di casa sempre aperta, gli orecchini a entrambe le orecchie, chi se lo scorda. E Morelli, anche scrittore, canta pure molto bene. Sua la voce che intona la canzone del titolo. ★★★ ½

Smetto quando voglio: Noi italiani, questa volta, siamo i più bravi del giro. Chi l'avrebbe mai detto? Altra bella commedia dai giovani registi di casa nostra. L'esordio di Sydney Sibilla è di un'intelligenza rara. Si ride e si pensa in quantità uguali. Il suo Smetto quando voglio – pur con le solite facce dei soliti Edoardo Leo e Valeria Solarino, che ancora una volta sono in parte – è nuovo e vecchio. Il tema non passa mai di moda, purtroppo; l'idea di questi fuorilegge per caso è brillante e classica. Meglio ricercati che ricercatori. Meglio spacciatori che disoccupati? Forse, di simile, avevo preferito Generazione mille euro, ma questo è un altro piccolo prodotto di cui seriamente vantarsi. Ottimo il cast. Spietato il messaggio, ma dosato con tanto tanto brio. ★★★ 

Allacciate le cinture: Ozpetek è un regista che piace. A me da poco. E se fosse per questo che Allacciate le cinture mi è proprio piaciuto? Con i suoi fantasiosi salti indietro e in avanti. Con la sua colonna sonora eccedente, superflua, comunicativa. I suggestivi piani sequenza e gli intimi campi e controcampi negli intimi dialoghi tra protagonisti. I primi piani sulle loro espressioni. Il film è una breve saga familiare che balla al centro di un binomio classico: amore e morte. Lo fa con naturalezza e con toni mai patetici. Ai personaggi fissi della commedia italiana danno vita attori fissi della commedia italiana. La scommessa era Francesco Arca. E' stato lui a farmi capire che il regista sa dirigere i suoi attori come Dio comanda. Arca mi confonde. L'ho visto di sfuggita nel Commissario Rex e non avevo capito bene chi, tra lui e il pastore tedesco, fosse il cane della situazione. E invece qui convince: un personaggio ombroso, taciturno, con uno sguardo timido e i modi rozzi. Lui e una trattenuta Kasia Smutniak si spingono e si respingono: una dissolvenza incrociata inserita ad arte li dimostra a distanza di anni, più freddi e adulti. Passati da una spiaggia segreta in cui amarsi a una malattia che non avverte. Una malattia che colpisce la femminilità e che, grazie a un curioso sintagma parallelo, è svelata mentre Etta James canta At Last e una procace Luisa Ranieri scuote il generoso seno per strada. I corpi si fanno fragili, i capelli cadono, i cuori s'ammalano d'anemia pura. Il cancro è mostrato senza patetismo, con un filo d'umorismo nero che non guasta. Eppure, la scena d'amore consumata in un letto d'ospedale – mentre il corpo torno a sentirsi corpo e i seni a essere coperti di baci – è toccante, molto. Un melò semplice, scritto da una mano così lieve da sembrare femminile. ★★★ 

Grace di Monaco: Per una con il viso di cera, la Kidman - la stessa Kidman che in "The Others", "The Hours" e "Moulin Rouge" aveva regalato la perfezione - male non se la cava. Il botox non cancella la classe che c'è stata. Questo però è un film che non funziona. Perché all'autentica Grace non ci pensi neanche per un momento e la finzione stenta a reggersi. La macchina da presa ama la Kidman, ma sa valorizzarla soltanto nei rari momenti d'intimità presenti nel biopic. I primissimi piani illudono, ricreano una somiglianza che non c'è. Al centro di sale sfarzose, come indossatrice di abiti d'alta sartoria, l'attrice si mostra attrice. Con gli zigomi di granito, la fronte liscissima, il collo da cigno rugoso. Interpreta il ruolo con quindici anni di ritardo, e la chirurgia imbroglia ma male. Macchiette involontarie i comprimari e retorici i dialoghi, fino alla nausea: sembravano sottratti al genio delle Miss Italia. Il ritratto appare insincero, i toni da fiaba rosa incontrano con ridicoli effetti il giallo. Un My Fair Lady con lezioni di dizione e portamento e sottotrama spionistica. Una regia retrò che qualcosina di buono fa. ½ 

Sunshine on Leith: Questa sconosciuta commedia musicale arriva dalla Scozia e parla attraverso i brani di una band, almeno per me, sconosciuta: i The Proclaimers. Il film potrebbe arrivare anche a chi il genere non lo digerisce. I protagonisti si mettono, divertiti e ironici, al centro di graziosi siparietti musicali e, per qualche minuto, parlano attraverso una canzone: del fatto che sono felici, perché sono sopravvissuti a una guerra; del fatto che sono giovani e vogliono sposarsi; del fatto che, dopo venticinque anni di vita vissuta insieme, si amano ancora, o forse no. Una commedia corale con generazioni a confronto, in una magica Edimburgo ravvivata da cori, armonie, balli che diventano flash mob in piazze colme di turisti curiosi. Tanta bella musica, tanta bella gente, una Scozia ospitale e coloratissima. Recuperatelo. Tanto fa bene al cuore. Vi sembrerà giorno anche di sera. Vi sembrerà estate anche in pieno inverno. ★★★ 

Insieme per forza: Adam Sandler a me sta simpatico. Almeno, mi stava simpatico. Un tempo. Quando, da bambino, guardavo Big Daddy, Mr Deeds e ridevo, con la famiglia in completo, su un divano logoro che abbiamo cambiato lo scorso Natale. Dopo il volgare Indovina perché ti odio e le sue grassissime risate, e gli idioti Un weekend da bamboccioni 1 e 2, torna con una nuova commedia per famiglie. Ancora, accanto alla collega Drew Barrymore – già con lui in The Wedding Singer (bellino, con una colonna sonora pazzesca!) e in 50 volte il primo bacio (non lo ricordo granchè). Squadra vincente non si cambia. Questa volta, anche insieme, i due non vincono. Sandler si autoplagia! Il film è la versione aggiornata di Mia moglie per finta. Un remake non dichiarato della pellicola del 2011. Qui non siamo alle Hawaii, ma in Africa. Gli adulti della storia non si piacciono, hanno figli bizzarri e originali a carico e, guardate un po', tra scenari mozzafiato vari, scopriranno di amarsi. Mentre il film precedente offriva belle cosette – la colonna sonora pazzesca dei Police, cameo illustri, battute brillanti – questo è minestra riscaldata. Carina la Barrymore, stanco e annoiato Sandler. E ci credo: fa sempre le stesse cose. Magari, il film, con un protagonista diverso da lui, pur nella sua banalità, sarebbe risultato un pelino più interessante. Invece scorre veloce, propone i soliti capitomboli, si chiude col finale buonista che tutti noi immaginiamo. Preferivo il Sandler “scaricatore di porto”, a questo punto. Note positive: i vispi bimbi del cast e un mitologico Terry Crews. ★★
 
Tutte contro lui: Il mio ragazzo è un bastardo con la crisi di mezz'età. Scontato, superfluo, ovvio. Tre donne per un solo uomo. Tre donne tradite, prima nemiche e poi amiche. Divertente, ma solo in quelle poche occasioni in cui risulta anche volgare. Kate Upton è bella ma non balla. A me, tipo, non piace. Okay che le arrivo alle tette. Sarà sul metro e ottanta... Cameron Diaz dovrebbe denunciare chi le ha ritoccato gli zigomi, perché sembra uno di quei cricetti grassocci quando ingoiano il cotone. Leslie Mann, nonostante le crisi isteriche varie e i pianti da psicolabile, è adorabile. E pure bella. Una delle poche cose decenti di questo filmettino inutile e tipicamente estivo. Bruttino e imperfetto anche il doppiaggio italiano. Ma, con un film simile, ci credo che non si sono impegnati più di tanto. Dirige svogliatamente il buon Cassavetes di The Notebook. Ah, sì. Ci sono anche la Minaj e il suo gigantesco lato B. Paolo Limiti dice che gli americani hanno copiato un suo libro. Paolo Limiti scrive libri?! ½

Anna – Mindscape: Thriller psicologico con un cast internazionale, ma diretto da uno spagnolo. Una storia fascinosa e accattivante, con un'ottima partenza ma che, nella parte finale, si scopre meno spietata del previsto. Un giallo introspettivo e ben fatto, sui ricordi, i giochi della mente, il legame profondo tra medico e paziente. A volte, i ruoli si invertono. Regole del transfert, regole di una protagonista candida e seducente con torbidi segreti di sangue nel passato. Lei è la Taissa Farmiga di AHS, padrona del gioco, consapevole, bella. La accompagna Mark Strong, nel ruolo di un detective alle prese coi propri demoni. Piuttosto originale, veloce, divertente, razionale. Non imperdibile, ma piacevolissimo. Anche se Jaume Collet Serra, dopo il riuscito Orphan, mi aveva lasciato sperare in qualcosa di più. Il suo nome, sulla copertina e tra quello dei produttori esecutivi. ★★½ 

Wolf Creek 2: Gli horror belli - ben scritti, ben recitati – esistono. Sono pochi, ma esistono. Eccone un esempio, dalla lontana Australia. Indubbiamente, nel suo genere, è il film più degno di nota in questo fiacco 2014. Il primo non lo ricordavo affatto. Voi l'avete visto? In caso, non fa nulla. Partite da questo. Una trama semplicissima, on the road, su turisti stranieri che incontrano un... cattivo Cicerone. Il cappello da cowboy, il look alla Crocodile Dundee. Mick Taylor è un cattivo come pochi. Iconico, simpaticissimo, spietato, con i giochi e gli indovinelli di Saw e i sorrisi maligni di Krueger. E' sfida senza limiti quella tra il volpone John Jaratt e il giovane Ryan Corr: bravissimi, veramente. Gli scenari mozzano il fiato, le uccisioni sono barbare e originali, il finale ti fa desiderare che horror così siano prodotti più spesso. Consigliatissimo. E non metterò mai piede in Australia. ★★★ 

Le origini del male: Su Facebook, qualche settimana fa, scrivevo questo. “Se non mi addormento prima della fine, vi dico com'è. Per ora la parola chiave è questa: piattume. Piatta la trama, piatto l'encefalogramma dei personaggi. Il prof porcellone, la ragazza anni '70 che copia Brigitte Bardot, un Sam Claflin ottimo... sempre che il suo intento fosse quello di risultare antipatico, insulso, banale. Dite che non era quello? Tra Haunting e The Experiment, l'inutile fiera del già visto. Salvo solo la Cooke, che mi ricorda la Christina Ricci degli esordi.” Non mi sono addormentato, ma il film era brutto assai. Senza redenzione. Ovviamente i nostri distributori non se lo sono lasciati sfuggire. Furbacchioni! Lo trovate al cinema dal 2 Luglio. Ma anche no. Insensato il titolo nostrano, figa la copertina del dvd, che potete vedere sulla sinistra. Sono una persona materiale. (Se il film è tratto da una storia vera, io sono Gesù)  

Tutta colpa del vulcano: I francesi, per sentito dire, saranno pure persone irritanti, ma le loro commedie romantiche sono carinissime, sempre. Anche quando sono come "Tutta colpa del vulcano": semplici, già viste, ovvie. Questa paradossale versione on the road di La guerra dei Roses, con tocchi di Mamma mia! e di We're the Millers, mi ha fatto fare non poche risate. Forte e contagioso l'affiatamento tra i protagonisti. Un sorriso malizioso e cattivello quello di lei, buono e simpatico Boon. Con lui, di recente, ho visto anche Supercondriaco - Ridere fa bene alla salute. Da evitare: lungo, pesante, noioso.



C'era una volta a New York - The Immigrant: Un melò coi fiocchi. Davvero. Una storia d'altri tempi, un intreccio da romanzo. Una città color seppia, suggestiva, inospitale, ricca di spunti, in cui perdizione e speranza s'incontrano. Joaquin Phoenix, come sempre, è garanzia di bravura senza fine. Una candidatura, non dico una vittoria, sarebbe quantomeno doverosa. Dopo il malinconico protagonista di Her, qui è un uomo arcigno, opportunista, severo, ma che in uno struggente monologo finale svela la sua anima vorticosa allo spettatore e a lei, l'immigrata del titolo originale. Parla poco, la barriera linguistica è insuperabile. Il suo desiderio: essere felice. Glielo rubano, lo svendono, lo mettono all'asta. Marion Cotillard... Cos'è Marion Cotillard? Riempie un film. Anche dei suoi tanti silenzi. Sta lì, zitta, in un panorama da film di Giuseppe Tornatore, come la Fantine dei Miserabili. Ecco perché la adoro. Comunicativa, assolutamente, anche a bocca chiusa.