Ciao
a tutti! Avrete notato che, da sabato, Diario di una dipendenza
ha ufficialmente aperto le porte al Natale. Cosa ne pensate della
nuova veste grafica? Ogni suggerimento sarà prezioso per il
sottoscritto! Inauguriamo, dunque, quest'ultima settimana di Novembre con
la recensione di un romanzo arrivato giovedì 22 nelle librerie
italiane. Ultimo titolo della Newton Compton e ultima fatica
dell'apprezzato Chris Priestley, si è rivelato una splendida
sorpresa! Ringraziando la gentile Maria per avermene inviato una
copia, vi auguro buona lettura :)
Titolo:
La creatura
Autore:
Chris Priestley
Editore:
Newton Compton
Numero
di pagine:
Prezzo:
€ 9,90 Ebook: € 3,49
Sinossi:
Londra, 1818. Billy è un piccolo furfante di strada. Portafogli e
borsette sono le sue specialità. Cretur invece è un mostruoso
gigante, un incubo orribile e spettrale, un essere che terrorizza e
spaventa chiunque lo incontri e che non sembra neppure umano.
All'inizio Billy e Cretur decidono di darsi una mano a vicenda, solo
per pura convenienza. Ma tra crimini orribili e grandi slanci di
generosità, a poco a poco tra loro nasce un legame che assomiglia
sempre più alla vera amicizia. Fino a quando i due decidono di
lasciare Londra e partire per un lungo viaggio verso nord,
affrontando ladri di cadaveri, esperimenti scientifici, folle
sanguinarie e amori impossibili, sulle tracce di uno scienziato che
si diletta di arti oscure. Un uomo che ha commesso un peccato che non
può perdonarsi e non può essere perdonato. Un uomo che si chiama
Victor Frankenstein...
La recensione
Mai
come in questo periodo, mentre le nostre nonne discutono con un mese
d'anticipo dei mille dilemmi del menù del cenone e, mentalmente, ci
prepariamo già a fare e a ricevere i regali più inutili e costosi,
alcune storie sono preziose come l'oro per riflettere in silenzio sul
nostro egoismo e sulla fortuna smodata che ci è stata data in sorte.
Da
bambino, ad esempio, bastava la triste fiaba della Piccola
Fiammiferaia o un capitolo o due
della mia versione illustrata di Oliver Twist per commuovermi e per
far tacere a colpi di singhiozzi ognuna delle mie vacue lamentale,
dandomi l'impressione di vestire i panni di uno di quei nobili dal
cappello a cilindro che, altezzosamente incurante dei volti emaciati
e degli occhi pieni di lacrime che fissavano dall'altro lato della
vetrina del ristorante le leccornie del suo pranzo luculliano,
chiudeva gli occhi sulla realtà ed apriva la bocca avida per
accogliere l'ennesima forchettata di caviale e ostriche. Leggendo
l'incipit dell'ultimo romanzo di Chris Priestley, sono tornato a
sentirmi così - emozionato e affranto, davanti a uno scorcio
impietoso e realistico, che, riscrivendo le mie priorità tra la
nebbia, la fame e il gelo della Londra ottocentesca, mi ha fatto
sentire potente e impotente al tempo stesso. Un vincitore che può
tutto, anche cambiare un mondo di infelici ombre che non è mai
svanito, e uno sconfitto senza nessuna speranza. Siamo
alla soglia del Natale e, in un'Inghilterra fredda e grigia, cade
finalmente la neve. Non porta risate, cappellini colorati e gioia sul
volto dei più piccini, ma solo freddo e una fame che si acuisce ad
ogni grado che si abbassa. Billy, non ancora l'età per lavorare ma
già tanto rimpianto dentro, vaga in quello scenario di desolazione e
gelo. E' appena l'inizio della sua avventura, ma lui è pronto ad
accogliere la fine del suo dolore, della sua vita. E' un
anacronistico “vinto” verghiano, un'anima sconfitta in partenza.
Solo.
Improvvisamente,
un corpo riverso in una strada secondaria. Un miserabile come lui che
non ha vinto la partita con la morte, ma che per Billy – in
occasioni disperate, anche sciacallo – è un pollo da spennare. In
una delle tasche del suo immenso giaccone, potrebbe esserci qualche
penny in grado di assicuragli una notte in un posto caldo o un
orologio da rivendere per un pezzo di pane. Poi la notte acquisisce
forma, la luna si eclissa momentaneamente. Il cadavere si alza e la
sua ombra mostruosa nasconde l'urlo del ragazzino. La fine. O il
principio...? Domanda fortemente retorica. E' da quando ho chiuso il
romanzo che ho la voglia irrefrenabile di parlare con voi
dell'originalità e della straordinaria inventiva che mi hanno
letteralmente contagiato. Ve lo dico io: è l'inizio! La
creatura mi ha portato indietro
nel tempo: alla mia infanzia, ai libri dell'orrore che hanno
caratterizzato il mio diventare grande, all'epoca in cui - una vita
fa – devo necessariamente aver vissuto.

Non
conoscevo, d'altro canto, Chris Priestley e, da amante del gotico, mi
cospargo la testa di cenere. Mi è bastato un solo romanzo per
adorarlo. Ha uno stile minuzioso, evocativo, accattivante e
deliziosamente lugubre che, con il brio di Gaiman e la profondità di
Zafòn, strizza maliziosamente l'occhio alle penne più illustri ed
antiche e, in 300 pagine scarse, rende il suo ultimo romanzo un
mistero continuo ed affascinante, che non ha né laboriose
ridondanze, né lacunose voragini. Le pagine scorrono tra grandi
sorprese, sorrisi e dramma e, irresistibili, un capitolo tira
l'altro, fino all'astuto e geniale epilogo che prima sconcerta, poi,
a mente lucida, si comprende nella sua unicità. Ma,
errore ancora più grande, non conoscevo la grandezza del
Frankenstein di Mary
Shelley, che – fisico, brutale, claudicante e con i famosi (e
immancabili) bulloni ad uscirgli dalle orecchie – svaniva, per me,
nonostante la sua mole titanica, nel fascino raffinato e sanguinoso
di Dracula. Se del
Principe del male di Stoker ho letto rivisitazioni e sequel e visto
la miriade di reboot fatti per il cinema e la TV, il tormentato
gigante della Shelley mi ha sempre lasciato indifferente, relegato in
pomposi sceneggiati in costume e in pessime parodie. Non vi nascondo
che conoscerlo in queste vesti inedite mi ha riempito di una sorpresa
maggiore di quella relativa alla scoperta di una nuova, valente penna
del panorama horror.
La Creatura,
infatti, è la storia di un'amicizia straordinaria, di una dipendenza
irrinunciabile, capace di costruire e distruggere. Un sentimento più
vero e viscerale dell'amore, che renderà l'imponente Cretur ombra
del capriccioso Billy e Billy supporto del sognante Cretur, in un
giro di vite ed emozioni, che porterà il ragazzo mingherlino
dell'inizio a diventare un uomo forte e dalle spalle larghe e il
celeberrimo orco un uomo (sì, uomo), sempre più libero dal richiamo
del suo ambizioso creatore. I ruoli si ribalteranno spesso e i
“mostri” si riveleranno, all'occorrenza, romantici Cyrano col
pallino per Jane Austen e un innato senso della famiglia, mentre gli
“uomini” le vili e barbare bestie che, per loro natura, non
potranno mai aspirare alla gloria per cui sono nati. E lascio a voi
la scoperta di quanti sorrisi possa regalare l'immagine di un omone
che, con un cuore grande grande e le nocche ancora livide, si rifugia
nei grandi amori di Persuasione e
tra i versi dei poeti romantici. Sparsi
per l'intero romanzo come le briciole di pane nelle fiabe, una serie
di piacevoli rimandi ai coniugi Shelley, a Keats, Dickens e al Big
Fish di Tim Burton, tra circhi
erranti, orfani scapestrati, giovanotti che fanno colpo al suono di
“Una cosa bella è una gioia per sempre” e coppiette di mezza età
che, sui gradini del National Gallery, discutono delle prossime
vacanze in Italia e dei soggetti delle loro prossime opere. L'ho
apprezzato sin dall'inizio, poi è arrivato il finale e avreste
dovuto vedere la mia faccia. La quintessenza della delusione. E'
stato solo quando sono andato in cerca di un eventuale seguito che
all'amarezza è subentrato il sorriso. Un attimo... – mi sono detto
- io il resto della storia lo conosco già! Con
lo stomaco in subbuglio e la mente che gioiva, mi sono trovato a
esultare della genialità di Chris Priestley. Chapeau!
Oscuro, divertente, ambizioso, originale e commovente, in tempo di festa (e di crisi!) La creatura è il regalo perfetto. La versione orrorifica e macabra di Quasi Amici e Basta guardare il cielo. L'incubo dal quale non avrei voluto mai svegliarmi.
Oscuro, divertente, ambizioso, originale e commovente, in tempo di festa (e di crisi!) La creatura è il regalo perfetto. La versione orrorifica e macabra di Quasi Amici e Basta guardare il cielo. L'incubo dal quale non avrei voluto mai svegliarmi.
Il
mio voto: ★★★★
Il
mio consiglio musicale: Maybeshewill - He films the Clouds pt.2